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mercoledì 14 maggio 2014
Cuore dell'inverno
Amiche care, amici,
Non vorrei commentare troppo questa piccola composizione, in sestine libere, nata - come dice il titolo stesso - nella malinconia di una mattina nel "cuore dell'inverno".
Giusto due righe per introdurla, come si fa con una nuova amica, e lasciare che sia lei poi a presentarsi a voi, con il suono della sua propria voce.
Si tratta di uno dei miei piccolo quadri, ma non un acquerello, forse piuttosto un quadretto a olio, a tinte dense, ma risolto per velature, le velature della malinconia invincibile di un'alba invernale, quando il risveglio è doloroso e la giornata si annuncia senza luce né prospettiva.
Si può essere nel cuore dell'inverno, condizione contingente, oppure avere l'inverno nel cuore, condizione esistenziale... Oggi - per contrasto una giornata luminosa, accarezzata da una brezza tesa e ansiosa - mi sento relativamente serena, e rammento rileggendo quei giorni cupi, grevi, mentre al mattino faticavo a uscire dal letto, che pur non sopportavo come fosse una camicia di Nesso, per l'angoscia di dover affrontare una nuova giornata intollerabile, intontita dai farmaci, raggelata dalla sfiducia.
Poesia è anche questo, il deposito di un disagio, di una memoria che si incrosta nel fondo del nostro cuore, e che necessita di lasciare entrare la luce, di ritrovarsi, per non perdere l'orientamento, nell'oscurità.
Ve la propongo, come sempre, amiche dilette e amici cari, senza dolore, ma lucidamente, oggettivamente, semplicemente con amore.
M.P.
Cuore dell'inverno
Il cuore dell'inverno è soffuso
in una nebbia viola, avvelenata,
e sbuffi bianchi escono dalle bocche
assieme alle parole, raggelandosi
in discorsi senza peso
né influenza sulle cose.
I passi di semplici passanti, inconsistenti,
si aggrumano sul selciato come granchi
che si snocciolano e s'aggrappano
crepitando agli scogli, sotto colpi insistenti
incessanti di marea
e di amarezza.
La ferrovia, non lontana, canta sibilante
i suoi lamenti di partenze disperate
e arrivi sconsolati: solo il viaggiatore sa
quanta malinconia è racchiusa
nel clangore dei carrelli sugli scambi,
mentre va via.
Il cavalcavia è deserto, in attesa
dei primi autotreni sulla soglia dell'alba cittadina,
intanto - inascoltato ai più -
trascorre il fluire delle ore, inutili
come la notte stessa, trascorsa
in dolorosa e paludosa veglia.
Abbacinante è l'alba
per chi s'è assuefatto all'ombra,
assordante il brusio lontano dei viadotti
per chi ha percorso in solitudine un millennio,
caldo e tenero il fragile tepore del primo sole
per chi ha vagato lungamente nel gelo della notte.
E ha temuto che tutto ciò fosse eterno
Marianna Piani
Milano, 18 Febbraio 2014
Le stagioni sono dentro ogni cuore. Esse non hanno tempo o durate prestabiliti. Decidi tu se lasciare il tuo cuore in inverno od esporlo al sole della vita. @V_Rober on twitter
RispondiEliminaCaro amico, grazie!
EliminaÈ vero, le "stagioni" sono nel nostro cuore, tuttavia purtroppo il vivere un inverno senza fine, o arrivare a uscirne, non è sempre una decisione volontaria. A volte è un destino.
Un abbraccio
Marianna