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sabato 27 aprile 2013

Fiume Poesia (Prima parte)


Amiche care, amici gentili. Ho composto questa sorta di poemetto praticamente in una notte, di getto, in omaggio ad una poetessa e donna e un'artista di grande spessore, di cui ho la fortuna e l'onore di godere l'amicizia, Rosanna Marani.
Ho immaginato lei, la sua inimitabile Poesia, come un fiume da esplorare risalendolo, in tutti i suoi multiformi e mutevoli aspetti, dal suo sfociare nel mare, al suo scorrere in pianure ampie e placate, fino alle sorgenti, tra le rocce di impervie montagne. Rosanna infatti, come un fiume, può essere larga, ampia, quieta, oppure agitata, schiumante, rapida come un torrente, o un fresco limpido rigagnolo di grazia in prossimità della sorgente.
Questo viaggio di esplorazione però per me è anche la metafora di un itinerario di scoperta della Poesia stessa.
Rosanna di certo non me ne avrà, ma parlare di lei, con lei, per me è un pretesto e un'occasione irrinunciabile per parlare di Poesia: la Poesia è conoscenza, è coscienza, è magia, è mistero, è scienza, è pazienza, è coraggio, è indulgenza…
Il poemetto è piuttosto ampio, come merita il soggetto, ed è articolato in tre capitoli più un prologo ed un epilogo, come le tappe di un vero e proprio viaggio di ricerca e di iniziazione.
Lo pubblicherò qui via via, un capitolo per volta, per permettervi di partecipare a questo viaggio senza perdervi, e senza stancarvi…

Lo dedico interamente a  Rosanna, e a voi amiche dilette e amici. Con amore, sempre

M.P.



Fiume Poesia


Prologo, all'alba

Domenica, l'alba: oggi giornata di caccia.
Dico ridendo, alle amiche che sobbalzando
mi fanno tanto di faccia: ma no, questa mia caccia
è alle emozioni e, se la scovo, in quell'anfratto
dove s'annida, all'anima mia selvaggia...

Dismetto per oggi i miei sandaletti col tacco,
per quanto di più mi si confacciano, e via la gonna plissé
e la camicetta di seta bianca. Indosso zuavi verdoni
elasticizzati, il giaccone in goretex nero e bluette
e le mie Lowa di cuoio che fanno di me tanto una Hobbit

fatta e finita, e calco un cappellaccio da maschio, caricando
il mio zainetto, alla rinfusa, Dickinson, Karin Boye
e Sylvia Plath per ristorarmi e dissetarmi, all'occorrenza.
Sono di fronte a un vasto mare ora, dietro me s'allarga
il delta del fiume, un abbraccio come di madre, confortante.


I
A valle placido scorre

Ecco: questo è il Fiume che voglio risalire, fino alla sorgente.
Fino a che avrò raggiunto l'origine di questo mistero
di conoscenza e di grazia, e questa mirabile lungimiranza
che lascia spaziare lo sguardo e la mente nell'orizzonte
di un cielo tormentato tra tempesta e sereno incombenti.

Qui ha il nome di estuario, dove le acque, cariche di memoria,
dense di storia, sagge di vita trascorsa tra le rocce montane
e le risaie delle piane, si distendono, pigre, ritardando
il loro avanzare, fino a confondere le dolci acque gravide
di sedimenti torbidi o chiari con le infinite onde del mare.

E qui finisce e inizia il Fiume, regale, solenne orazione
levata al mondo, nel suo mormorio profondo, privo
di ogni fretta o ansiosa attesa, già pago di grevi piogge,
di secche, di piene, di placide chiatte, di chiuse, di ponti
tra sponde sorelle, eppure opposte, del tutto diverse:

una sponda piana, l'altra scoscesa, una dolce, l'altra aspra, una saggia
e l'altra folle, una arginata di rocce, l'altra dispersa nei canneti.
Il suo moto denso, senza scosse, è presagio soltanto
di incombenti alluvioni, quando ogni cosa, ogni manufatto,
ogni ricordo dell'uomo può esser travolto e sopraffatto.

Più avanti, trascorse città luccicanti e pianure protette di nebbie,
il Fiume, ringiovanendo, si fa Fiume di Valle, con turbinosi
moti di correnti infide, potenti, che si fan strada tra i sassi
e le pietre affioranti, trascinando con sé rami divelti e tronchi
di alberi morti, come memorie che ingorgano il cuore.

E al temporale occorso più a monte, risponde la rabbia,
l'indignazione di mulinelli, di gorghi, di flutti
che s'infilano lesti come gatti sotto gli archi di pietre
nude dei ponti rurali, sempre a rischio d'esser travolti
quando la rabbia e la furia delle acque si fa quasi urlo.

La voce diviene via via più imponente, un canto spiegato,
fino a coprire la voce dei miei stessi pensieri, quando siedo
a riposare sull'argine, a mirare il passaggio di barche
pericolanti  in sella a flutti sempre più sfrenati, più selvaggi,
più verticali, più ribollenti, più schiumosi di ira ribelle.

Risalgo il letto, che stringe impercettibilmente
e si fa aspro, tagliente, mentre il mio procedere
controcorrente passo passo mi porta ridosso
di rapide che sfavillano al sole, rifrangendo
come cristalli i profili di vette che già incombono

dietro le selve. E io fatico, come faticano
i salmoni, spinti dal loro fato, inesorabilmente:
il medesimo fato che sopporta il poeta
nel suo progredire in parete, scavandosi
a mani nude la via, verso il cielo accecante.

Milano, 11 Marzo 2013
Per Rosanna Marani
"Fiume come Poesia"
Marianna Piani


1 commento:

Sarei felice di sentire di voi, i vostri commenti, le vostre sensazioni, le vostre emozioni. Io vi risponderò, se posso, sempre. Sempre con amore.