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sabato 13 aprile 2013
Inattesa
Amiche mie dilette, amici cari, nel mio precedente intervento qui ho cercato di descrivere il senso dell'attesa.
Ma spesso, dopo l'attesa, arriva - inattesa - la sua soluzione: viene l'Amore, come il fulmine precedente il tuono, e sposta tutto, sconvolge tutto, modifica tutto.
Noi siamo abbarbicate alla nostra solitudine, come a una ciambella di salvataggio, e ci lasciamo trascinare dalla corrente, pigra o impetuosa, della vita, che ci bagna e ci piega le ossa; quando arriva improvviso quel vento, e non siamo pronte, mai siamo pronte a ciò, e respiriamo affannate le spume sollevate da quel soffio potente, travolgente, sconvolgente…
Non sappiamo se sarà tempesta, fortunale, uragano o breve temporale di passaggio. Possiamo solo accoglierlo, accecate dalla pioggia che ci frusta lo sguardo e ci inonda i capelli, rendendoli grevi, densi, e più belli… Ciò che al momento nemmeno immaginiamo è quanto belle siamo, così sconvolte, quando ci innamoriamo…
Dedico questa mia piccola cosa a Micky, che ho tanto amato e amo, e a tutte voi, amiche care, che sapete farvi cogliere sempre impreparate dall'amore, e ai vostri amori e amanti, che sanno ispirarvelo.
M.P.
Inattesa
E venne questa fiamma,
questo ammasso globulare
di luce, incandescente,
venne, scoccando
come una freccia, che schianta
con un botto secco
contro l'uscio di legno
massello: così lei venne!
All'orizzonte, oltre il mare,
sfolgora improvvisa la saetta,
e scatena lo stormo dei gabbiani
in un volo panico lampeggiante
bianconero di ali agitate
frenetica fuga di anime caste.
Venne tale quale come viene
l'annuncio di una sventura,
o la notizia d'una somma gioia
prematura. Venne, improvvisa
come un cavaliere al galoppo,
da dietro l'altura,
o come l'aviogetto in volo radente
esplode il suo bang sopra le chiese
e le teste dei villaggi assopiti nel loro
pigro sereno meriggiare.
Venne senza annunciare
alcuna venuta, senza lanciare
avanti a sè alcun segno,
venne soltanto per illuminare
a giorno il mio personale giorno.
Venne soltanto quando
l'anima mia, e il mio cuore,
e la mia mente, da sè divise,
erano distanti, da me lontane,
disperse nel vasto echeggiare
di vuote stanze, e incolti giardini,
di un palazzo senza più storia
nè memoria: quando non v'era
più attesa nel mio percorrere il tempo,
nè speranza, nè fervore,
e le ore, e i giorni,
parevano sedimentare
sopra i giorni, e le ore,
come strati di fango sopra la torba.
Venne, la gioia, suprema,
e s'impadronì del mio tempo,
venne, e precipitò su di me
come l'acqua d'un lago
tracima la diga,
tutto sradicando
da ogni certezza,
e dragando la valle
fino alla foce, e alla fine...
Il rimbombo della mia mente
sconvolta e scossa
dalla sua quiete
destò l'intero mondo
dal suo indifferente sonno.
Milano, 28 Febbraio 2013
Marianna Piani
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