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sabato 26 settembre 2015

Un graffio


Amiche care, amici,

non commenterò oggi questa mia piccola composizione, desidero lasciarla alla vostra libera lettura, se vorrete: una meditazione sulla fragilità e la irripetibilità della vita.
Irripetibilità: per questo ogni vita lascia di sé una traccia tenue, ma indelebile, forse perenne, nel tempo.

Per voi, amiche dilette e amici, come di consueto, con amore.

M.P.





Un graffio


Non è che un graffio nel tempo
questa mia vita di cenere e fiamma,
un breve graffio, non sanguina neanche,
s'imporpora appena, lungo il margine
slabbrato dal rigore del ramo
spezzato che l'ha appena tracciato.

Ma è una ferita, se pur lieve,
com'è lieve e senza traccia
la mia rotta qui, a pelo d'acqua,
sopra un mare ora quieto
come uno stagno dietro il canneto;
come il volo svelto, sincopato,

di un'effimera dalle vesti cangianti;
senza traccia, salvo soltanto
qualche lieve increspatura sulle onde
di tanto in tanto, quando frullano
l'ali a un fiato dalla superficie
prima di schizzare verso il cielo.

È pur sempre un ferita
sulla cute del tempo
questa mia minima vita,
pur sempre nel tempo forse di sé
lascerà una cicatrice fine fine,
giusto una breve pallida vena.

E io ripenserò d'essere insetto
in libero volo appena appena
sopra lo specchio d'acqua, sopra il rischio
di affogare ingoiata da un'onda,

destinata così a restare in volo,
dopo morta, in perenne

custodita in una goccia d'ambra
dorata, traslucente.



Marianna Piani
Trieste, 12 Aprile 2015

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