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mercoledì 12 settembre 2018

Questo istante




Amiche care, amici,

Vorrei lasciarvi – se vorrete – alla lettura di questo componimento, direttamente, senza un mio commento.
Vorrei che comunicasse direttamente con voi, senza mediazione, nuda quale è nata, scabra come la sento, sulla mia pelle, bruciante, come un taglio che apre e espone. Come tutte le poesie, belle o brutte, per forza sono, o dovrebbero essere: un taglio, profondo, per liberare la nostra anima, e consegnarla viva a chi ci legge, e a chi ci ama.
La scrittura dovrebbe essere perciò un atto d’amore.
Di fede nell’Altro, e d’amore.

M.P.




Questo istante


Questa è la forza della vita
che mi dà vita,
questo ciò che ancora mi spinge
a puntare il remo
contro la vorace
corrente del tempo.

(Inesorabile tempo che non attende
ma stermina le nostre speranze
facendone strame di illusioni!)

Questo è quanto mi rende
meno penoso il respiro:

la traccia impervia, spaccata,
d'un sentiero che conduce alla roccia,
e quindi alla inaccessibile cima.

Il ramo dell'olmo
che ombreggiava il viale
in cui crebbe la mia infanzia
beata di corse, e fughe, e ritorni.

Gli occhi chiari di questa ragazza
che sorridono così del tutto
innocenti, del tutto svagati.

E ora, l'incedere calmo
di questa donna, verso la vita:

mille anni di sanguinosa battaglia
scolpiti nel corpo perfetto,
desiderabile quanto sfuggente,

lei che mi ebbe tra le sue braccia
per un tempo che non fu,
come brevemente m’illusi,
infinito - ma un solo istante.



Marianna Piani
Milano, 26 novembre 2017


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