«La Poesia è Scienza, la Scienza è Poesia»

«Beauty is truth. truth beauty,- that is all
Ye know on earth, and all ye need to know.» (John Keats)

«Darkness cannot drive out darkness; only light can do that. Hate cannot drive out hate; only love can do that.» (Martin Luther King)

«Não sou nada. / Nunca sarei nada. / Não posso querer ser nada./ À parte isso, tenho em mim todos los sonhos do mundo» (Álvaro De Campo)

«A good poem is a contribution to reality. The world is never the same once a good poem has been added to it. A good poem helps to change the shape of the universe, helps to extend everyone's knowledge of himself and the world around him.» (Dylan Thomas)

«Ciò che premeva e che imparavo, è che in ogni caso non ci potesse mai essere poesia senza miracolo.» (Giuseppe Ungaretti)

domenica 28 luglio 2019

Non una parola più, non un verso


Amiche care, amici,

inizio oggi a pubblicare su queste alcuni estratti dal mio libro "Sillabario lirico e sentimentale", disponibile già da una decina di giorni presso Amazon, sia in formato "tradizionale" su carta che in formato eBook. 
(In fondo a questo post e a lato i link per procurarveli, se vorrete)

Prima di tutto desidero ringraziare i non pochi amici e amiche lettori/lettrici che hanno già ordinato il libro, ovviamente soprattutto in formato digitale, ma anche, in alcuni casi, su carta.
Mi ha sorpreso questa grande dimosrazione di fiducia e disponibilità, considerato anche il fatto che il libro "di poesia" ha un mercato estramamente limitato e specialistico, anche in caso di grandi collane e Case Editrici. Quindi in un caso di un libretto del genere anche poche copie in più rappresentano un grande risultato. Non è una questione "economica", io su queste aventuali vendite ho scelto di ricavare praticamente nulla, ma, come dicevo prima, di fiducia e stima da parte di chi mi legge, una stima che mi piace immaginare guadagnata in questi anni di presenza costante su queste pagine.
Grazie ancora, davvero, di cuore.

Venendo alla mia proposta di oggi, si tratta di una delle liriche più recenti tra quelle raccolte nel libro, ed è, paradossalmente, dedicata alla difficoltà - a volte anche l'impossibilità - di scrivere poesie oggi, ora, in questo tempo storico.
Viviamo in un periodo, secondo me, di tale angoscia e minaccia - per la democrazia, per la nostra serenità, per i nostri diritti anche più elementari - che diventa sempre più difficile, almeno per me, cercare piacere e in una attività così apparentemente "astratta" e spirituale quale il componimento di versi.
In verità esiste una storia millenaria di poesia, da Dante a Pasolini tanto per fare due nomi estremi, che si "sporca" con la realtà del momento, con le tragedie della Storia, con la società, con la politica, e che pare smentire con forza e risolutezza che la scrittura poetica non abbia invece un ruolo di testimonianza, di agitazione, di riflessione, di partecipazione, e anche di lotta, di formidabile importanza.
Tuttavia, il livello di queste stesse esperienze (basti pensare solo ai due nomi citati!) non nega la grande difficoltà e impegno necessari, la estrema arditezza e sobrietà formale e sostanzialeindispensabili per essere davvero efficaci e incisivi sulla realtà, sulle persone, sul mondo.


In questo periodo il mio cuore trabocca di indignazione, di dolore, di proccupazione, e questi sentimenti cercano rabbiosamente di farsi strada tra i pensieri e le emozioni, per scaturire, riversarsi sulla pagina scritta. Eppure non è affatto facile, né scontato. Come per ogni emozione viva e intensa, è presso che impossibile, mentre la si vive, trovare e mantenere la freddezza e il distacco necessari per realizzare un testo che abbia un valore di comunicazione e di articolazione estetica al di là del grido spontaneo, del proclama, dell'invettiva.
È una questione di lucidità, di controllo, di serenità, anche: per questo io non pubblico mai un mio testo prima di diversi mesi dalla sua prima stesura, in modo da consentire all'emozione di placarsi, di rendersi trattabile nel "laboratorio tecnico" dello scrittore, pur senza perdere nulla della propria urgenza.

Con i fatti d'amore e morte della vita questo deposito graduale nella memoria e nella elaborazione del pensiero è spontaneo, continuo, grazie anche alla fugacità delle emozioni umane: oggi il mio sentimento d'amore per quella persona è diverso da quello che provavo mesi fa, si è evoluto, è cresciuto, è maturato, oppure, all'opposto, ha declinato, si è spento.
Ma con l'indignazione, la rivolta, la ribellione sociali e politiche, il processo, almeno per me, è assai più difficile, poiché le condizioni della loro evoluzione sfugge alla mia percezione e sensibilità personale, sono esterni, incontrollabili, sempre vivi e privi di prospettiva che non attenga alla sfera dell'azione - politica, di intervento, di lottta, di resistenza - dell'individuo inserito nel proprio tessuto sociale.

Una difficoltà che a volte rasenta il limite della indicibilità, della impossibilità di esprimere con la serenità e sincerità che sono indispensabili in un testo poetico, per avere un miniimo di senso.

Ciononostante, io continuo a sentire l'urgenza, la spinta alla scrittura, più forte che mai, ed è questo il paradosso "sano" di quella che, in altre occasioni, ho chiamato "l'inutilità della poesia", richiamandomi proprio a un testo celebre di Pier Paolo Pasolini... 

Con Amore

M.P.







Non una parola più, non un verso



Nulla. Non una parola distillata
nell’attesa, non una sola
scaturita dal pensiero
che pur mai è stato turbato
com’è ora.


Davanti, il precipizio – giù a piombo
la vasta la pianura, che si dilata
fino all’orizzonte, pare, e oltre.
Non si può guardare dentro quel vuoto
senza un senso di scoramento.


La nebbia rende vaga la distanza,
stare lassù e non sapere cosa
davvero avviene sotto quelle coltri,
questo è il dramma, la nostra ansiosa
afasia in fronte a ciò che accade fuori.


Vorremmo prendere parola
ma non riusciamo a superare il chiasso
di chi esulta stoltamente – per niente! –
mentre il mare ingrossa: ed è il naufragio.



Marianna Piani
Irlanda, Aprile 2019






In appendice 15 liriche in dialetto triestino
Pagine 250, paperback, formato pocket
Con prefazione e note
Euro 11,00
ISBN 978-0-244-18660-9


Euro 1.00






sabato 20 luglio 2019

Sillabario lirico e sentimentale



Amiche care, amici
È un momento felice:

nel giorno del cinquantenario del primo allunaggio, ebbene, io sono sulla Luna.
Sì, nonostante tutto, nonostante le profonde inquietudini, e anche i seri timori per ciò che sta accadendo in questo periodo in Italia, in Europa e nel mondo, non posso negare che questo sia per me un momento felice:

dopo un lavoro piuttosto intenso di alcuni mesi, come ho anticipato la settimana scorsa, pubblico il mio secondo libretto di poesia, a distanza di quasi tre anni da quello d'esordio ("Le solitudini e i luoghi"), e da oggi esso è disponibile su Amazon, sia in forma così detta cartacea, di libro "vero", che in quella, più effimera e virtuale - ed economica - di eBook.
(I link per ordinare il volume nei due formati sono in fondo a questa pagina, oppure nella cornice a sinistra)

Ma questa doppia distribuzione (di cui scriverò tra poco più in particolare) non è l'unica novità, per ciò che mi riguarda, di questo volumetto.




La prima, la più importante probabilmente poiché è di contenuto, riguarda i criteri e il metodo con cui ho raccolto i testi da pubblicare.
Mentre nel primo libro mi sono limitata a selezionare quelli che ritenevo i più interessanti tra quelli già pubblicati su questo blog, aggiugendo soltanto in appendice una dozzina di testi inediti più recenti, questa volta ho preferito selezionare in maggior parte testi finora inediti, aggiungendo soltanto una piccola parte scelta tra quelli già pubblicati sul blog.
In ogni caso ho operato una selezione molto rigorosa, poiché il fatto di pubblicare senza la mediazione di un Editore, e di un editor professionista, mi ha lasciato moltissima libertà, è vero, ma anche una grandissima responsabilità, nel bene e nel male, su ciascun testo pubblicato; e di conseguenza se volevo essere minimamente credibile con tutti voi mi sono sentita obbligata a un giudizio il più possibile severo ed oggettivo, senza cedimenti, per quanto ciò si possa effettivamente applicare su creature nate dalla nostra stessa penna.
In ogni caso, se un dato numerico può essere minimamente indicativo, meno di un quarto dei testi presi in considerazione hanno ottenuto il privilegio di essere stampati.
Inoltre ho sottoposto ogni singolo testo, inclusi quelli già pubblicati, a una revisione approfondita e in alcuni casi sostanziale, per cercare di allinearli alla fase attuale della mia ricerca, in particolare sulle forme del ritmo, della misura, della prosodia e del suono (da qui viene del resto l'idea del titolo "Sillabario", anche se riferito a uno dei testi pubblicati), un lavoro che, come ho detto, mi ha preso diversi mesi per essere completato.

La seconda, è anch'essa, per me, una novità piuttosto importante: ho voluto chiudere questa raccolta, in appendice, con una quindicina di testi scritti nel mio dialetto d'origine, il Triestino.
Non si tratta di un cedimento a un facile folclore, o a un nostalgico regionalismo, e del resto è una operazione che non avevo mai tentato prima. Si tratta piuttosto, almeno nelle intenzioni, di un naturale proseguimento, o derivazione, della mia ricerca primaria sulla parola, sui ritmi, le sonorità della lingua, del sintagma, di cui accennavo nel paragrafo precedente. Questi elementi emergono in modo decisamente più scoperto proprio in un testo dialettale, che fornisce suoni, lessemi, accenti, ritmi spesso totalmente diversi da quelli dell'Italiano "standard".
E proprio in questa distanza dallo "standard", il dialetto (qualunque dialetto, io ho scelto questo semplicemente perché per motivi biografici è quello che conosco meglio) esprime un grande fascino, sia alla lettura che nella scrittura, non solo per la conservazione di una cultura in lento declino, ma forse più ancora per la revitalizzazione di una lingua che tende ad appiattirsi su una medietà asettica, modellata non più su una lingua effettivamente parlata, ma sempre più su quella, semplificata fino a divenire opaca, dell'italiano "scritto" nei media digitali e web. Non a caso questi mezzi hanno promosso una lingua in scalata verticale sul piano della violenza verbale, dell'aggressione (o difesa), della semplificazione estrema, della esasperata deriva a destra, ideologica e di metodo, perdendo drammaticamente ogni sfumatura di complessità e di innovazione. E forse della sua stessa adesione alla realtà. Per questo oggi il lavoro degli scrittori, narratori e forse anche più i poeti, ha acquistato una importanza cruciale, rappresentando una via di "salvezza" per la qualità della lingua stessa, e quindi del pensiero che essa è in grado di sostenere e di esprimere. E in questo, la ricerca sul dialetto costituisce come una specie di fonte d'innocenza in cui attingere forme, ritmi, suoni e lessico per completare un lavoro - fondamentale - di purificazione e - ripeto - revitalizzazione della lingua.

La terza novità, infine, è a suo modo anch'essa "rivoluzionaria", soprattutto per me che ho sempre detestato vivamente gli eBook, ed è appunto la mia decisione di proporre il contenuto del libro ANCHE in questa - non amata - versione digitale.
Non è un cambiamento così radicale come potrebbe sembrare: io personalmente continuo a detestare l'eBook come strumento di lettura, e ritengo che esso non potrà mai sostituire l'oggetto-libro come deposito della coscienza critica, della storia e della cultura dei popoli. La mia scelta è stata semplicemente strumentale: ho sempre desiderato offrire i miei testi in forma gratuita (o quasi), così come faccio da anni con questo blog, per motivi diciamo "ideologici", economici e di onestà intellettuale su cui qui non penso sia il caso di soffermarmi; e purtroppo, per motivi ovvi legati alla fisicità dell'oggetto, il libro cartaceo, anche comprimendo il mio fee al minimo possibile, ha sempre un costo relativamente rilevante: undici Euro. Praticamente più o meno la somma con cui potreste portarvi a casa da Einaudi un volume, che so, di Rilke, o Bertolucci! La cosa mi fa arrossire come una ladra, ma la carta, la stampa e la spedizione purtroppo hanno dei costi di materiali e retribuzione fissi e non azzerabili, come del resto è giusto che sia, dal momento che dietro ogni edizione a stampa c'è anche una catena persone che lavorano, nell'ombra, per portare a casa nostra un volume da noi ordinato.
L'eBook non è altro che un modo per offrire lo stesso testo in forma quasi gratuita (un euro, quasi simbolico), realizzando così con facilità una mia piccola utopia personale.

Certo il corrispondente libro cartaceo è tutt'altra cosa, dal punto di vista dell'impaginazione, della grafica, dell'uso stesso della pagina: infatti il libro è nato così, è stato ideato e definito per l'edizione cartacea, e la versione su eBook non ne è altro che la conversione automatica, senza aver subito un editing specifico, per cui certamente qualcosa si perde - e non poco, dipende anche dal device utilizzato - della "forma" (che in poesia è assai "sostanza", certo più che nella prosa).
Per questo mi piacerebbe molto di più sapere che vi siete procurati la versione "tradizionale", anche se il guadagno per me è praticamente nullo in entrambi i casi.
Ma se qualcuno ha solo voglia di dare un'occhiata, per curiosità, al mio lavoro, o se per lui lo strumento eBook in questi casi è ideale, bene, questa versione è a disposizione...
Se poi qualcuno dall'eBook ricavasse una sensazione positiva, potrà sempre acquistare anche il corrispondente volumetto cartaceo, da conservare nella sua libreria, sapendo che ciò mi renderebbe immensamente felice...

Nelle prossime settimane pubblicherò qui alcuni estratti dal libro, in anteprima, se avrete la bontà di seguirmi anche in questa piccola grande avventura.
Infine, se vorrete - e che vi procuriate o meno il libro - fatemi conoscere le vostre sensazioni, i vostri commenti, qui o su twitter o via mail, ne avrei davvero molto caro...

Qui sotto (e a lato sinistro sulla cornice del Blog) i link per acquistare la versione su carta e quella "digitale".

Con amore
M.P.

Marianna Piani
"Sillabario lirico e sentimentale"
Ordina da qui il libro su Amazon
In appendice 15 liriche in dialetto triestino
Pagine 250, paperback, formato pocket
Con prefazione e note
Euro 11,00
ISBN 978-0-244-18660-9


eBook
Euro 1.00

domenica 14 luglio 2019

Frammento lirico



Amiche care, amici,

una piccola anticipazione:
presto sarà disponibile il mio secondo libro, intitolato “Sillabario lirico e sentimentale”.


Non mi dilungo per ora su questo argomento, lo presenterò meglio tra non moltissimi giorni, non appena sarà disponibile, nelle sue varie forme, su Amazon e analoghi punti di distribuzione.


Posso anticipare qui, oltre alla copertina (che ho cercato di rendere la più semplice e lineare possibile, impudicamente un po' ispirandomi ai notissimi e prestigiosissimi “bianchi” di Einaudi), che a differenza del mio primo libro di tre anni fa, “Le solitudini e i luoghi”, la maggior parte dei testi raccolti saranno relativamente recenti, e soprattutto inediti, nel senso di non pubblicati prima né su questo blog né in alcun'altra sede.


Detto questo (è un lavoro che mi ha impegnata negli ultimi quattro-cinque mesi, e quindi ci tenevo finalmente a farvene partecipi), vi lascerò oggi alla lettura, se vorrete, di questo breve componimento di diciotto versi, dedicati tutti, parola per parola, verbo per verbo, sillaba per sillaba, a colei che amo più della vita stessa, in un momento in cui lei esattamente, semplicemente questo è: tutta la mia vita.

Con amore, sempre
M.P.




Frammento lirico



Mentre il sole appiccava fuoco a nubi
simili a immensi rossi tavolieri,
e le cortine alla finestra accendeva
d’oro vivo, da icona santa,
tu, all’improvviso,


mi apparivi alla soglia, nuda,
ma pudica, ma insieme audace,
ma innocente, ma anche ardente,
ma sperduta, ma tuttavia procace,
come la promessa che ci scambiammo
quella notte di battaglia e di pace.


Sùbito, in un soffio d’affanno,
al vederti così, indifesa esposta
alla mia voluttà e al mio sguardo,
fui io che arsi di desiderio, tutta,
e temeraria piansi sul tuo petto.


Fui per te allora amante e sposa
in un solo, lungo, sfuggente istante.




Marianna Piani
Irlanda, Novembre 2018




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sabato 6 luglio 2019

Eccomi, nel pomeriggio autunnale


Amiche care, amici,

Riprendo il mio dialogo con voi pubblicando una delle ultime liriche dedicate ai paesaggi che per anni furono il rifugio per la mia anima, di volta in volta ferita, oppure lieta, oppure turbata, oppure innamorata: sono le alte sponde sopra il Lago Maggiore, tra Arona e Nebbiuno, dove ho passato, anche nei momenti più dolorosi e complicati della mia vita, momenti, ore di serena, a volte disperata pienezza.

Ora la vita mi ha strappato a quei luoghi, per trascinarmi lontano, inseguendo dei sogni che si facevano realtà. Provo un sentimento di conflitto, tra la gioia di rinnovare la mia vita accanto alla persona che amo, e lo strazio di lasciare, molto probabilmente per sempre, questi luoghi, per me insostituibili e amatissimi.

Certo questi luoghi, questi momenti rimarranno per sempre nella mia memoria, in ogni minimo dettaglio, ma il ricordo, la memoria, sono solo una nebbia indistinta ed impalpabile in cui cerchiamo di proiettare il film della nostra vita nel tempo. La memoria, il ricordo, è il sigillo che chiudiamo sopra la cassa in cui abbiamo riposto ciò che sappiamo non potremo mai più rivivere o riavere, o rivedere. Sono immagini, lacerti, persone e oggetti, fantasmi che si smaterializzano tra le dita nel momento stesso in cui cerchiamo di afferrarli e di fermarli.

Il vettore tempo ha un’unica direzione, e noi con esso dissolviamo, assieme a tutto ciò che ci portiamo dentro, in una nebbia di nostalgia e di lutto.

Con amore
M.P.







Eccomi, nel pomeriggio autunnale
dolce ancora dei raggi d’un Sole
che mi vuol bene: giungo alla fine
del giardino, proprio accosto
alla siepe che, memore dell’Infinito
chiude lo sguardo a tutto ciò che può
turbare il mio abbandono.


Mi siedo; anzi mi raccolgo così
sull’erba che pian piano ormai
langue in mute pungenti stoppie,
asciutta e fredda, così come sono
i miei occhi. Adagio il libro
sulla gonna azzurra, quasi come
fosse un bimbo, accoccolato
assopito sopra il grembo,
e davanti a me vedo ciò che sarà
presto solo un indizio, o un ricordo.


La terra, dal profumo intenso
e dolciastro di putredine incolta,
boscaglie di querce pensose
e betulle sventate a fischiare nel vento,
e lo sguardo di colei, confusi col verde
cupo delle conifere quando
si preparano all’inverno.
Tutto questo lascerò dietro a me
forse per sempre, nell'esilio.


Giù, in fondo alla valle, il lago giace
splendente e arrogante come un sovrano.
Non rammenterà, se mai m’avesse
riconosciuta, di questi anni che mi ebbe
come amante, forse nemmeno saprà,
indifferente, della mia partenza: in pace
nella sua saggezza millenaria,
serenamente, al cielo guarda, e tace.




Marianna Piani
Irlanda, 20/10/18

domenica 30 giugno 2019

VENTENNIO


Ventennio






Amiche care, amici,

Come vedete, questa settimana ho rinunciato alla mia consueta pubblicazione di poesia, come ho fatto altre volte in occasione di particolari eventi drammatici, avvenuti negli anni precedenti, tali da rendermi inopportuno, o penoso, o addirittura impensabile fermarmi a esporre su questa bacheca le mie poesiole. Feci così, ad esempio, in occasione della la strage parigina del CharlieHebdo, o per quella del Bataclan...

In questo caso si tratta, per fortuna, di una situazione assai meno tragica, anche se per certi aspetti non meno drammatica, che però almeno per me personalmente ha avuto la valenza di una svolta epocale.

Sulla vicenda della Sea Watch, perché attorno questa vicenda voglio soffermarmi, cioè del lungo braccio di ferro tra il nostro attuale governo - o meglio ancora, tra la persona che ora occupa la carica di ministro dell'interno del nostro paese - e questa nave ONG impegnata in una operazione di soccorso in mare, sul blocco navale, sulla decisione di disobbedienza civile che ha spinto il Capitano Carola Rackete a violarlo, e sulle conseguenze penali del suo gesto, non voglio soffermarmi.
La mia posizione, tanto per fugare ogni dubbio o "nénéismo", è semplicissima: se devo scegliere tra diritti umani e il rispetto di una "legge" che li mette in discussione, io sto dalla parte dei Diritti Umani, senza se e senza ma.
- Per prima cosa perché una legge (o addirittura un decreto, come in questo caso) è scritta da un governo in carica, e quindi è soggetta ad essere impugnata, modificata, cancellata, superata in ogni momento da un qualsiasi governo successivo; mentre di converso i Diritti Umani sono quelli, solidi, validi ovunque, sempre, inoppugnabili.
- In secondo luogo perché, se una legge "mette in discussione" i diritti umani, per definizione essa è una cattiva legge, e in sè contiene i presupposti per la sua contestazione.
Così come avvenne ad esempio per le leggi razziali di triste memoria: pur essendo leggi promulgate in una forma apparentemente legale, rimanevano intrinsecamente fuori legge, e andavano combattute e destituite nel più breve tempo possibile.
Ma non mi fermerò oltre su questo tema specifico, come dicevo.

Parlerò invece dell'ormai famoso video (1) che è apparso sui social, e che registra "senza filtri" - come il suo autore tiene a precisare - l'arresto della comandante Rackete e le contemporanee urla di una piccola folla di fanatici leghisti e sovranisti che l'hanno accolta in un diluvio di insulti e minacce irripetibili. La visione di questo filmato ha rappresentato, per me davvero come un simbolico spartiacque epocale, nonostante la folla di fanatici presente si potesse definire più "sparuta" che "oceanica".
No, non possiamo più nasconderci dietro il dito delle nostre illusioni, delle nostre convinzioni generosamente positive riguardo una intelligenza e una sostanziale "bontà" della specie umana.
O, quanto meno, io non riesco più a farlo, dopo aver visto quel video nella sua interezza.

Queste illusioni, questa fiducia di fondo, questa razionalità umanistica, alla visione - e soprattutto all'ascolto - di quel filmato (perché l'audio di un filmato e le immagini che lo accompagnano sono una rappresentazione viva, diretta, e non "in vitro" come le centinaia di insulti dello stesso tenore apparsi contemporaneamente sui social), tutto questo è crollato, angosciosamente e dolorosamente dentro di me, come un ideale Ponte Morandi, che è venuto giù, e mai più si potrà ricostruire uguale a prima.

Ebbene mai, fino a un paio di anni fa, avrei potuto nemmeno lontanamente immaginare di assistere a una simile manifestazione di barbarie assoluta, allo stato brado, immagini e suoni che credevo confinati nei recessi più oscuri della Storia, e che non avrei mai immaginato si potessero ripetere così, nudi e crudi, davanti ai miei occhi.
Per di più agiti da parte di persone abbronzate, in maglietta e ciabatte infradito, apparentemente "normali", apparentemente uguali a noi. Non da orde barbariche o da fanatici religiosi radunati sotto un patibolo eretto per la strega di turno,  legata ("manette, le manette!") ed esposta agli sputi, agli insulti, al ludibrio. A questi sedicenti "cristiani" lì presenti, e a quelli che vomitano insulti in rete, ricordo, per inciso, che simili grida e urli, simili insulti, simili sputi furono riservati al Cristo mentre veniva issato sulla croce, simbolo primigenio di tutte le forme di "disobbedienza civile".
Sì, siete voi, che la baciate e ci sbavate sopra a TRADIRE quella croce, quel simbolo, quella tradizione alla base della nostra Civiltà Occidentale! E se davvero foste credenti (ma NON lo siete, tranquilli, è del tutto evidente!) temereste ora l'ira del vostro Dio, che si è sempre presentato come UN DIO GIUSTO, o vi sotterrereste dalla vergogna, come avete fatto negli anni passati, prima che arrivasse qualcuno che fosse, finalmente, davvero peggiore di voi!

A parte ciò, quel video, pur essendo un piccolo reperto, quasi insignificante di fronte all'oceano dell'odio quale si presenta ormai senza remore né freni un po' ovunque, ripeto, non solo mi ha sconvolto profondamente, sebbene fossi razionalmente preparata al peggio, ma ha fatto crollare dentro di me ogni speranza sulla possibilità di recuperare questa gente se non combattendola, apertamente, duramente, e senza tentennamenti.
E da questo ho capito anche, in modo chiaro e definitivo, che ormai siamo DENTRO un prossimo ventennio leghista e sovranista, e che NULLA ce lo potrà risparmiere ormai; meno che mai i nostri leader, disorientati, letteralmente travolti e frastornati dalla attività frenetica e incontenibile di un piccolo uomo grasso, a modo suo molto abile e immensamente ambizioso, che aspira chiaramente a "entrare nella Storia", costi quel che costi.
Di fronte a questo abbiamo una leadership del tutto impotente di una controreazione minimamente efficace, incapace di una vera unità di intenti, quale la Storia sta reclamando a gran voce.

Dunque siamo dentro un nuovo ventennio, il "ventennio leghista", e da ora in avanti potrà andare solo peggio: finora abbiamo solo saggiato i primi test "in vivo" che ogni regime totalitario compie per misurare fino a che punto può, gradualmente o a strappi progressivi, spingersi, per procedere a tappe forzate fino all'obbiettivo finale di un regime che è ancora da definire nei dettagli, ma di cui ad esempio la recente intervista di Putin al Financial Times ha dettato delle chiare ed efficaci linee guida. L'Italia in pratica si sta preparando, e, bisogna dare atto, perfettamente in chiaro e senza sotterfugi, ad abbandonare la civiltà politica e sociale dell'Occidente e dell'Europa, e si appresta a entrare a tutti gli effetti nell'orbita delle "democrature" orientali; e tutto questo - quel video è lì a testimoniarlo - avverrà, e avverrà presto, molto presto. Anzi, sta già avvenendo. Non ci sarebbe nemmeno più il tempo materiale per opporci con un minimo di efficacia, anche se miracolosamente trovassimo di colpo quell'unità e saldezza d'intenti che finora non abbiamo saputo trovare.

Quel video, insomma, mi ha convinta DEFINITIVAMENTE che dobbiamo prepararci a una lotta di resistenza lunga, scomoda, che costerà sempre più caro a chi avrà il coraggio di esporsi (coraggio di cui il Comandante Rackete è simbolo ed esempio), a chi vorrà manifestare il proprio dissenso (cosa che sta già accadendo) o la propria semplice "diversità" nei confronti dei canoni del potere (anche questa fase è già pienamente in atto), con una inaudita apertura di credito nei confronti dei gruppi attivisti neofascisti, il "braccio secolare", ormai scatenati sul campo godendo di una sostanziale totale impunità.

Se pensate che esagero, ditemelo, vi prego.
Ma prima, vi prego anche di riguardare un attimo quel video, ascoltate.
Questo non è un film di fiction, non è una rappresentazione sui social, è realtà, la NOSTRA realtà.
Per me, personalmente, quelle urla, che è difficile definire "umane", sono le voci che, sulla soglia dei miei 47 anni, hanno distrutto ogni residuo di "innocenza", politica, sociale, antropologica, per sempre.
Non perdonerò mai più che costoro mi abbiano fatto questo!

Grazie per avermi seguito anche in questo intervento, purtroppo, molto deprimente, e assai poco ottimista.

Scusatemi.
Con amore, comunque, sempre.

M.P.
30 Giugno 2019
Kilkenny, Irlanda

(1: il video di cui parlo, ripreso con uno smartphone, purtroppo non è raggiungibile su Youtube, ma solo via social, per cui non sono in grado di inserirlo qui, come avrei voluto)



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domenica 23 giugno 2019

Adriatico minimo e solenne


Amiche care, amici

Una lirica dedicata alla mia terra. Anzi, per meglio dire, al mio mare.

Ora che mi sono trapiantata proprio di fronte a “un altro mare”, per citare Claudio Magris (si chiama “Mare d’Irlanda”, in realtà è un pezzetto appartato di Oceano, e da Dublino, con una breve traversata, se voglio posso recarmi direttamente a visitare la casa natale di John Lennon, a Liverpool), la lontananza ha avuto l’effetto di una lente d’ingrandimento sulla memoria, e così ritrovo dentro di me dettagli e frattaglie che pensavo ormai dispersi da tempo.

Non si tratta di nostalgia, vorrei sottolineare. Si tratta di un sentimento complesso, in certo modo contradditorio, difficile da definire in poche righe. Un poco come se il tempo e lo spazio (come del resto sostengono le teorie relativistiche) non siano che il tessuto di un’unica coperta distesa sulla nostra esistenza: la tiri da una parte, e ne scopri un’altra.
La distanza dai miei luoghi d’origine è aumentata, soprattutto psicologicamente: non è più alla portata di una corsa in macchina sulla orribile A4, occorre un volo internazionale – e io detesto volare – e un trasferimento in treno. Nulla di tremendo, ma sufficiente per farmi percepire ed interiorizzare un netto distacco, che sarà probabilmente definitivo.
Questo distacco è ciò che mi ha portato quasi inevitabilmente ad esplorare ancora i luoghi della memoria con uno sguardo nuovo, insieme disincantato e intenerito, senza ombra di nostalgia, come dicevo, ma solo la voglia, e forse il bisogno, di riconoscermi in essi viva. In fondo, la memoria è come uno specchio, che rimanda immagini – e di conseguenza emozioni – strettamente intessute al tempo.

E, piccola anticipazione, questo distacco mi ha fatto ritrovare ed esplorare, per la prima volta in assoluto, il suono e i toni del mio dialetto. Ma di questo parlerò in una prossima occasione.

Con amore
M.P.




Adriatico minimo e solenne


I

Adriatico minimo e solenne,
come un bimbo che gioca
a esser grande; odore di salsedine,
di pece, e di pescato putrescente
nei recessi segreti dello scalo,
e io nel ricordo, a zonzo tra le barche.

Gli ormeggi ben tesi in attesa
dei tre giorni di bufera, il sartiame
che scampanella a ogni onda,
un poco più a quella, lunga e profonda,
del mercantile all’orizzonte,
pur già lontano miglia.

Pigramente, dondolano le rande
contro il cielo livido e viola
dei tramonti di settembre, in attesa
della pioggia improvvisa, che si perde
a rivoli tra le pietre del porto:
ricordi che mi vedono bambina.

Gridi aspri di gabbiani esasperati
con le strette ali lampeggianti
contro gli oscuri nembi sullo sfondo:
dicono di viaggio, di fuga libera
oltre i confini, di malinconia,
del coraggio selvaggio delle onde.

Così immaginavo che si potesse,
amare, venerare il mare,
fino all’esaurimento di ogni forza,
di ogni volontà, oltre ogni prudenza.
proprio come si fa in amore, un viaggio
verso, dentro un ignoto mondo.

Il grido degli uccelli nel mio cuore,
il lamento a tratti di questo vento
che adorna di spume d’argento l’onde,
le voci spigolose e il suono brusco
del dialetto, i volti antichi, scolpiti,
dei vecchi uomini di mare, bruni

come tizzoni arsi: li avrei amati
se li avessi rivisti, a bestemmiare
e ad imprecare sulle loro barche
ingombre di cordami, e reti vuote,
e di sfasciumi di memoria. E invece
trovo che tutto è ormai scomparso.

Spazzato via. Come nulla lascia
l’onda che si ritira dalla battigia,
abbandonando solo
una torma di carapaci e valve
svuotate, nella sabbia.
Fino alla futura onda già in arrivo.


II

Questa riva cui mi accosto è una linea
che non è stabile, che non si ferma,
che si avvicina, e subito mi sfugge,
un limite vago, che del confine
non ha la sostanza né la costanza:
non è un confine, non è una barriera.

Basta un minimo alito di vento:
se non mi sposto in fretta, l’acqua salsa,
carica di fragranze e turbinii,
mi investe il piede, nudo
nel sandalo festivo, e l’accarezza
con un sensuale mormorio d’invito.

In piedi sulla riva, sola,
penso che potrei ripartire, ora,
senza indugiare oltre, traversare
l’immenso piano d’acqua che
come separa, così unisce
le sponde delle nazioni, e le genti.



Irlanda, 2018
Marianna Piani




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sabato 15 giugno 2019

Sguardo chiaro


Amiche care, amici,
Scrissi questa breve lirica nell'ormai lontano 2012, in omaggio del compleanno di Margherita Hack, e la ripropongo oggi, solo leggermente "sistemata" di metrica, e in lieve ritardo con la ricorrenza.
Ero una bambina di forse sei anni quando ebbi il privilegio di conoscere questa straordinaria donna di scienza, grazie a mio papà, che la frequentava sporadicamente. Mi lasciò una impressione fortissima, ne fui soggiogata, anche se non sapevo perché, con un misto di reverenza, timore e attrazione. Margherita Hack fu per decenni il Direttore dell’Osservatorio Astronomico di Trieste. Ci ha lasciato troppo presto, fiera e indomita ancora nei suoi 91 anni come era sempre vissuta, il 29 Giugno del 2013, appena un anno dopo la composizione di questi versi...


Con amore, per la donna, per la scienza.

M.P.




Sguardo chiaro
(Per Margherita Hack)



Sguardo chiaro di donna infinita
più limpido del limpido cielo
più luminoso di un astro morente
più misterioso di una galassia lontana
più autentico di questo immenso
che tu esplori per nostro sapere
da un’intera incommensurabile vita.


Noi siamo estasiati
dalla grazia di conoscenza
della tua esistenza
che ha dato e dà un senso
al nostro profondo costante
incoercibile anelito alla bellezza,
dall’eterno all’infinito.



Marianna Piani
Milano, 12 Giugno 2012




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