«La Poesia è Scienza, la Scienza è Poesia»

«Darkness cannot drive out darkness; only light can do that. Hate cannot drive out hate; only love can do that.» (Martin Luther King)

«Não sou nada. / Nunca sarei nada. / Não posso querer ser nada./ À parte isso, tenho em mim todos los sonhos do mundo» (Álvaro De Campo)

«A good poem is a contribution to reality. The world is never the same once a good poem has been added to it. A good poem helps to change the shape of the universe, helps to extend everyone's knowledge of himself and the world around him.» (Dylan Thomas)

«Ciò che premeva e che imparavo, è che in ogni caso non ci potesse mai essere poesia senza miracolo.» (Giuseppe Ungaretti)

mercoledì 29 marzo 2017

Alba


Amiche care, amici,

di quando in quando, anzi, confesso che mi accade spesso, la poesia può essere semplicemente una cronaca intima di vita.
Qui ad esempio è il ricordo i quella la serenità, e anche l'ansia sottotraccia, di quel momento all'alba, dopo l'amore, in cui pare ancora lontano il giorno ma anche incombente la separazione che inevitabilmente ne verrà, ognuno degli amanti ricatturati dalle proprie incombenze, i propri programmi di vita e di lavoro, che li allontaneranno uno dall'altro per un tempo che sembrerà incolmabile — accade quando l'amore è ancora passione, e non è ancora maturato in una tenera consuetudine .

Vi lascio ora libere alla lettura, se vorrete, amiche dilette e amici, con amore
M.P.





Alba


 L'attimo da me più atteso di tutto
l'arco del giorno, ciò che viene dopo
la notte, ciò che reca con sé il frutto
del gioco o dell'abbandono, il fuoco

che riarde dal cuore e ci consola:
è l'alba, nostra alba amorosa, cieca
di luce, dispersa in ogni parola
che ci dicemmo, ogni frase che reca

in sé la propria gloria, o la disfatta.
All'alba, noi siamo come le onde
che si esauriscono nella risacca,
stanche di baci e carezze profonde.

    Fuori di noi, solamente il silenzio,
rari rumori di strada, isolati
mormorii di vento nella distanza
tra i rami e i nostri respiri affannati.

    E intanto la luce che per un tempo
che ci parve infinito fu assente,
si fa presente come un breve lampo
che scocca dal vetro - verso il niente.



Marianna Piani
Annecy, 15 Giugno 2016
.

martedì 28 marzo 2017

"If Poetry" di Norman Mailer


Amiche care, amici,

nel proseguire questa mia escursione nella Poesia Americana del '900, ho incontrato questo grande Autore della letteratura americana, Norman Mailer (Long Branch, 31 gennaio 1923 – New York, 10 novembre 2007), molto noto anche da noi come romanziere, legato anch'egli alla "beat generation", e attivissimo in molti campi dello scrivere e anche impegnato non marginalmente nell'industria cinematografica.
Come molti altri grandi autori di romanzi, racconti e fiction (pensiamo a James Joyce, che amo molto, o anche a Hemingway, a Faulkner) il suo rapporto con la poesia è sporadico, leggero, anche marginale, poco noto e frequentato.
Tuttavia rimane una voce originale anche in poesia, e mi piace proporre qui questo "divertissement" centrato proprio sul "fare poesia", intriso di ironia ma non privo di un sapore aspro, con quella staffilata inattesa nel finale.

Vi lascio alla lettura, amiche dilette e amici, con amore.

M.P.





Norman Mailer



If poetry is the food of the soul
then some poems are like pot roast
lots of meat, pannickins of gravy and
a great deal of taste all very
much the same.

              Other poems are fishy
tang, pepper, weed, and green like the
sea. I know a few which stick to the
fingers. Poetaster in patisserie.
But my poems—
              I want my poems
to be like bones. Bones make it possible
to stay in good form.
              And there are
poems which taste of grass, air, earth,
rock salt and old lady granite in the
minerals (not to mention all
the dairy products, milky poems,
vegetables and gourds.)

              But I want
my poems to be like bones and shine
silver in the sun.
              For poems which
are like bones crackle in my teeth.
Look for the death within the death.

Norman Mailer






Se la poesia è il nutrimento dell'anima
alcune poesie allora sono come un arrosto,
un mucchio di carne, tegami di sugo e
un gran sapore, sempre più o meno
lo stesso.

          Altre poesie sanno di pesce,
e alghe, e pepe, e di verde, come
il mare. So di alcune poi che s'appiccicano
alle dita. Da poetastro in pasticceria.
Quanto alle mie, di poesie—
          Le mie poesie voglio che siano
come ossa. Le ossa aiutano certo a stare
in forma.
          E ci sono poesie
che sanno d'erba, di aria, di terra,
di salgemma, e di granita in minerale
(per non parlare poi di tutti i prodotti
caseari, poesie al latte, o alle verdure,
ai fiori di zucca.)

          Io voglio tuttavia
che le mie poesie siano come ossa
che luccicano al sole.
          Perché le poesie che sono
come ossa mi stridono tra i denti.
Come cercare morte dentro la morte.



Norman Mailer
Versione Italiana di Marianna Piani
Milano, 27 Marzo 2017
.

sabato 25 marzo 2017

Postulato e premonizione



Amiche care, amici,

siamo tutta la vita confrontati non dalle vicende di fortuna o sfortuna, non dal nostro alternarsi imprevedibile di gioie e di dolori, non dalla rarità dei momenti di felicità di fronte alla predominanza di quelli di tristezza, ansia, o anche disperazione. Non da speranza e disillusione. Non da bellezza e odio. No.

Il nostro primo cimento, lo sappiamo, è il Tempo. Un alleato nostro che è anche nostro acerrimo nemico. Come tento di dire qui, in questa mia composizione a terzinelle spicce, noi lo inseguiamo mentre esso ci insegue. E non appena rallentiamo e ci fermiamo poiché pensiamo di averlo raggiunto, oppure siamo stanche e non abbiamo più forze, esso si rivolge e ci coglie, sempre impreparate, finendo così con noi il nostro tempo… Eppure i doni che la vita, il nostro corso nel tempo, ci porta - l'amore, la bellezza del mondo - ci compensa e spinge a proseguire, sempre.

Amiche dilette, amici, grazie per la vostra meravigliosa presenza su queste mie pagine di vita.

Con amore
M.P.





Postulato e premonizione


Il tempo, che non rallenta,
che non si ferma, all'angolo
della vita, che non ci attende,

è il tempo che ci governa
come un sordido tiranno,
senza concedere una tregua.

Che ogni qualvolta lo raggiungiamo
esso ci fugge - lontano
come fugge una preda, elusiva

al ghermire del falco: ma noi sappiamo
di essere noi la preda, e il tiranno
è il falco che ci persegue.

Se ci fermiamo, lo sappiamo,
siamo perduti: il tempo, come il falco
piomba su di noi spietato.

Noi non ci fermiamo quindi,
perserveriamo alla caccia
d'un fuggitivo che ci insegue.

Finché le forze ci lasceranno,
e allora sarà il rapace
a piombare su di noi

e affondare fino al cuore
il rostro - e lì fermarlo.
.  .  .



Marianna Piani
Milano, 9 Giugno 2016
.

venerdì 24 marzo 2017

"Trees" di Howard Nemerov


Amiche dilette, amici,

tra i molti Autori recenti della Storia letteraria Americana, oggi vi propongo una voce meno nota da noi, sebbene molto stimata in USA, Howard Nemerov (New York, 29 febbraio 1920 – University City, 5 luglio 1991).
Una poesia concepita come "dottrina dei segni" che ha scopo di "persuadere… obbligare Dio a parlare", ha per tema dunque principalmente il rapporto con la natura, nel senso più vasto del termine — ma anche in quello più specifico di mare, alberi, colline — mentre agli inizi la poesia di Nemertov era spesso centrata su tematiche urbane.

Per un maggior approfondimento vi rinvio il consueto ampio e documentato articolo su Poetry Foundation.

Grazie amiche dilette e amici per l'attenzione e l'affetto.
M.P.





Howard Nemerov



Trees



To be a giant and keep quiet about it,
To stay in one's own place;
To stand for the constant presence of process
And always to seem the same;
To be steady as a rock and always trembling,
Having the hard appearance of death
With the soft, fluent nature of growth,
One's Being deceptively armored,
One's Becoming deceptively vulnerable;
To be so tough, and take the light so well,
Freely providing forbidden knowledge
Of so many things about heaven and earth
For which we should otherwise have no word —

Poems or people are rarely so lovely,
And even when they have great qualities
They tend to tell you rather than exemplify
What they believe themselves to be about,
While from the moving silence of trees,
Whether in storm or calm, in leaf and naked,
Night and day, we draw conclusions of our own,
Sustaining and unnoticed as our breath
And perilous also — though there has never been
A critical tree — about the nature of things.
Howard Nemerov



Alberi


Essere un gigante, e non parlarne,
Rimanendo al posto che compete;
Significare la presenza costante del processo
E apparire sempre lo stesso;
Essere saldo come roccia e tremare
Al tempo stesso, avere l'apparenza
Cruda di morte e la dolce affluente natura
Dell'adolescenza, l'una ingannevolmente
Armata, l'altra vulnerabile, ingannevolmente;
Essere così forte, e così bene
Prendere la luce, procurando proibita
Gratuita conoscenza di tante cose
In cielo e in terra, per le quali
Non ci sarebbero state parole altrimenti —

Le poesie, o la gente, raramente son così amabili,
E quand'anche abbiano qualità grandi
Tendono piuttosto a dire che a dare esempio
Su cosa pensano essere la loro missione,
Mentre dal silente movimento degli alberi,
Che fossero in quiete o in tempesta,
Rigogliosi o spogli, giorno o nottetempo,
Ne deriviamo conclusioni personali
Vitali e inosservabili come il respiro,
E pericolose, anche — sebbene mai
Vi sia stato al mondo un albero filosofo —
Riguardo la ragione delle cose.



Howard Nemerov
Versione Italiana di Marianna Piani
19 Marzo 2017
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mercoledì 22 marzo 2017

La coppa


Amiche care, amici,

dopo la mia escursione nel difficile ma affascinante territorio della "forma chiusa", mi concedo una dolce divagazione nel "verso libero", anche se ai più accorti di voi (ma che dico, siete tutte/i "accorti") non sfuggirà che questa "libertà" pur sempre si gioca attorno ai due capisaldi della prosodia italiana, l'endecasillabo e il settenario. È come una danza attorno a un ritmo che avvolge e coinvolge, e non può che essere così in fondo, trattandosi di scrittura in italiano, cui questi due schemi sono connaturati come un respiro.
La composizione d'amore,un amore che sempre magicamente si rinnova ad ogni incontro, a ogni scambio, ha una sua naturale, spontanea espressione in una libera canzone,
come questa che oggi propongo: basta lasciare che i sentimenti, le emozioni e tutta la sensualità, la carnalità di una carezza, si esprimano da sole attraverso le nude parole del cuore.

Per voi, amiche dilette e amici, ovviamente, come sempre, con amore.

M.P.






La coppa


Apri questa tua mano
atteggiala come una coppa -
Oh, dolce coppa di vino novello -
e dolcemente poggiala
a coprire il mio seno bianco
con un fremito appena,
senza stringere, senza premere,
lascia che s'empia tutta
di tutta la mia bellezza,
ch'è solo tua, ora,
e forse sarà per sempre.
Senti tra le dita la piena forma
fluire immodesta e dolce come
fluisce l'anima mia alla tua.

Gustala ora, questa coppa colma
del distillato spirito divino
di ciò che per te io sento,
fattene ebbra, ora ch'è tempo,
consumala fino l'ultima goccia,
che tanto il mio cuore
ora per ora la rinnova,
che più te ne riversa,
più la ricolma.


Lascia, sulla liscia diafana pelle
la vaga impronta delle tue dita
che piano svanisce, come assorbita
nella luce viola dell'alba, traccia
della tua — e della mia — persistenza.




Marianna Piani
Milano, 5 giugno 2016
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martedì 21 marzo 2017

"The Springtime" di Denise Levertov


Amiche care, amici,

proseguendo il nostro breve viario in terra di Poesia americana oggi incontriamo una importante poetessa che americana non è, di origine, ma inglese, naturalizzata americana dal 1955, Denise Levertov (Ilford, 24 ottobre 1923 – 20 dicembre 1997). Ne parlo perché può considerarsi a tutti gli effetti come un'autrice americana, sia per lo stile, la lingua, e i temi, sia perché molto vicina ai poeti del gruppo del così chiamato gruppo della "Black Mountain" — come ad esempio Olson — e ad autori americani come Ezra Pound e William Carlos Williams.

La breve lirica che vi propongo è — casualmente ma non troppo — in tema con la giornata di oggi, primo giorno di primavera... Per una lettura eccentrica e un poco inquietante, come in fondo è giusto che sia, di questo un poco abusato soggetto...

Come sempre vi rinvio all'ottimo articolo di approfondimento su Poetry Foundation




Denise Levertov




The Springtime


The red eyes of rabbits  
aren't sad. No one passes
the sad golden village in a barge
any more. The sunset  
will leave it alone. If the  
curtains hang askew  
it is no one's fault.
Around and around and around
everywhere the same sound  
of wheels going, and things  
growing older, growing  
silent. If the dogs
bark to each other
all night, and their eyes  
flash red, that's
nobody's business. They have  
a great space of dark to  
bark across. The rabbits  
will bare their teeth at  
the spring moon.


Denise Levertov




Tempo di Primavera

I rossi occhi dei conigli
non hanno tristezza. Nessuno più
traversa fino al malinconico villaggio
dorato a bordo di chiatta. Solitario
lo lascerà il tramonto. Se i tendaggi
pendono biechi, nessuno ne ha colpa.
Intorno e intorno e intorno
ovunque il medesimo suono
di ruote che vanno, e cose
che si fanno più vecchie, in un silenzio
crescente. Se i cani latrano
l'un l'altro l'intera notte, e gli occhi
hanno rossi bagliori, ciò
non riguarda in fondo nessuno. Essi
hanno un vasto nulla di tenebra
in cui abbaiare. I conigli
sfodereranno i loro incisivi
alla luna di primavera.



Denise Levertov
Versione Italiana di Marianna Piani
19 Marzo 2017
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sabato 18 marzo 2017

Primo Libro dei Madrigali - VII - VIII


Amiche care, amici,

quarto e ultimo appuntamento della mia proposta d'omaggio alla forma madrigale, con i numeri VII e VIII e un epilogo finale.

Ora, se avrete voglia di rileggerli daccapo (ma presto provvederò a raccoglierli in una pagina dedicata, come faccio sempre con le mie "raccolte") potrete notare come tutti questi brevi pezzi, pur rimanendo perfettamente indipendenti uno dall'altro, tracciano una linea narrativa precisa, lungo il corso di una notte d'amore tra due amanti che si raggiungono, si prendono, e si lasciano, mentre scorrono le ore in un passaggio che va dal tramonto all'alba, e la stagione ancora incerta, di passaggio da un inverno ormai morente a un'estate ancora troppo precocemente desiderata.
Difatti avevo originariamente intitolato la raccolta "passaggi", ma poi ho preferito marcare di più la scelta formale.

A questo proposito aggiungo che ho voluto attenermi al canone del madrigale delle origini, quello tre/quattrocentesco, sia per lo schema strofico che per quello rimico e per l'uso dell'endecasillabo regolare (con qualche licenza qui e là). Infatti il "madrigale" attraversa tutta la produzione poetica Italiana, praticamente fino ad oggi, ma è anche piuttosto mutabile lungo la sua storia, presentando diverse varianti, con una certa libertà. Gli unici aspetti comuni a tutte le varianti nelle varie epoche sono la sua brevità, in generale mai superiore ai 10 versi, e la sua vocazione musicale, in origine addirittura predominante.

Grazie ancora amiche dilette e amici per avermi seguita anche in questa passeggiata primaverile nei passaggi d'umore della stagione, e dell'amore.

M.P.



Primo Libro dei Madrigali
(Madrigaletti amorosi di passaggio stagione)


VII

Più volte mi destai nella restante
notte, ritrovavo il tuo fianco quieto
accanto, e quindi mi acquietavo anch'io.

Ascoltando il respiro tuo costante
e lieve come il soffio d'un segreto,
nel nido del tuo sogno cercavo il mio:

annullarsi in questo sonno, trovare
il sensuale senso del nostro osare!


VIII

Caro giorno, che mi raggiungi, giovane
e pronto ad aggredire il mondo, vedi
a questa luce livida - ancora -

vedi crescere la desolazione
della mia aurora; ma tu non recedi,
anzi procedi, anzi prometti, e ora

non mantieni: arrivi, e poi te ne vai,
i tuoi "per sempre" svaporano in "mai".


* * *

Epilogo

Sto senza tempo a fissare l'opaco
del mio respiro sulla lastra, il volto
di questo sole è come il mio, assolve

e si rispegne in un sospiro fioco,
sento il vuoto che m'hai lasciato accanto
come un canto d'addio che si scioglie.

Tu andasti via piano, per non destarmi.
Non venne più l'estate a consolarmi.


Marianna Piani
Milano, Maggio 2016
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