«La Poesia è Scienza, la Scienza è Poesia»

«Darkness cannot drive out darkness; only light can do that. Hate cannot drive out hate; only love can do that.» (Martin Luther King)

«Não sou nada. / Nunca sarei nada. / Não posso querer ser nada./ À parte isso, tenho em mim todos los sonhos do mundo» (Álvaro De Campo)

«A good poem is a contribution to reality. The world is never the same once a good poem has been added to it. A good poem helps to change the shape of the universe, helps to extend everyone's knowledge of himself and the world around him.» (Dylan Thomas)

«Ciò che premeva e che imparavo, è che in ogni caso non ci potesse mai essere poesia senza miracolo.» (Giuseppe Ungaretti)

venerdì 17 novembre 2017

Strada Napoleonica



Amiche care, amici,

mi piace, di tanto in tanto, affidarmi alla armonia dal sapore antico (e in certo modo senza tempo) di una forma chiusa, classicamente conclusa, e breve come il respiro di un pensiero preso un attimo prima che sfugga alla nostra memoria.
In questo caso il ricordo lontano di un luogo e di un affetto - le passeggiate per mano con mamma - mi hanno suggerito il motivo assolutamente "nobile" di un sonetto metricamente quasi "perfetto".
Decenni ormai di verso libero hanno reso il ricorso alle forme chiuse - di cui il sonetto di modello petrarchesco rappresenta forse quella più consolidata e tuttora insuperata - una scelta del tutto voluta, che ha un senso già nel fatto stesso di sceglierla tra le tante, anzi infinite possibilità.
In ogni caso, la forma chiusa in sillabe e rime precise e codificate costringe a una espressione estremamente sorvegliata e perfettamente calibrata, nulla può essere fuori posto, nulla affidato al caso, meno che mai all'alea dello stream of consciousness tipica delle espressioni poetiche contemporanee, con il rigore di una formula matematica.
L'emozione si affida a un codice di scrittura, proprio come la scrittura di una partitura musicale. Mantenere la spontaneità e la freschezza dell'ispirazione è la prima difficoltà, ma la rinuncia a priori della spesso abusata "facilità" compensa con una maggiore profondità e, alla fine, paradossalmente, a una maggiore autenticità.





Strada Napoleonica: sullo sfondo, il Castello di Miramare


 

Per chi non è nato e cresciuto come me a Trieste, dirò che la "Strada Napoleonica"  è storicamente una delle mete preferite per le passeggiate degli "indigeni" locali, una strada che percorre per un tratto la costiera a una non trascurabile altezza dal mare sottostante, offrendo un panorama impagabile sulla città, il suo golfo, e i dintorni.
Cito:

"La strada Napoleonica va dal parcheggio di borgo San Nazario, in periferia della frazione di Prosecco, sino alla piazzola dell'Obelisco di Opicina, e si trova quindi interamente nel comune di Trieste.
Il nome ufficiale del sentiero è strada Vicentina, dal nome dell'ingegner Giacomo Vicentini che ne progettò il tracciato e ne iniziò la costruzione nel 1821. La conformazione attuale è dovuta agli interventi di miglioramento effettuati nell'immediato secondo dopoguerra.
Sono circa 3,7 chilometri sul ciglione carsico, in alto rispetto al mare, con stupendi panorami su Trieste e sul suo golfo. Il sentiero è largo, praticamente in piano (si passa dai 276 m s.l.m. delle rocce di Prosecco ai 343 m della piazzola dell'Obelisco), e con buon fondo (strada bianca). La passeggiata è soleggiata ed al riparo della bora, per cui è piacevolmente percorribile anche d'inverno."

Con amore, amiche dilette e amici

M.P.







Strada Napoleonica


L'
accidentato sentiero percorso
da me bambina aggrappata serena
alla mano di mamma – svolta appena
dalla pineta sopra un mare pietroso.

Non ho rimpianto, né punto rimorso
d'avere abbandonato questa scena
di dolcezza e di pace – ormai lontana:
solo l'amaro del tempo trascorso.

Lo sciabordio del mare ed il sentore
dei gelsi fusi ai pini e alla aspredine
slava e mediterranea sono l'incanto

che dalla memoria travolge il cuore
come una mai obliata abitudine.
Ciò mi consola e mi ricovera il pianto.



Marianna Piani
Milano, 18 Maggio 2017
.

sabato 11 novembre 2017

La nuda assenza



Amiche care, amici

vivere un amore a distanza è qualcosa di esaltante e doloroso insieme. La persona che si ama è fisicamente con noi solo per brevi tratti della nostra vita, per il resto ci separano miglia e miglia di volo. Oggi è tutto meno drammatico, grazie a skype e a molti modi di rimanere in contatto, ma certo non è la stessa cosa. Poi avviene che ci si incontri, finalmente, lei da me o io da lei, magari dopo mesi di lontananza, e la vita diventa di colpo come un meraviglioso sogno, la solitudine svanisce d'incanto, è come innamorarsi di nuovo per la prima volta. Così non c'è mai il tempo di costruire una consuetudine, l'emozione è intensa quasi come quella della prima notte assieme, il tempo diventa prezioso e viene vissuto come non ci fosse mai stato un passato e non ci fosse mai più un domani, minuto per minuto, con la massima intensità emotiva immaginabile.
Ma poi giunge, inesorabile, già largamente programmato ma sempre come fosse inatteso, e sempre troppo presto, il momento di un nuovo distacco, della partenza, del dirsi addio, e si cade nell'abisso dell'abbandono, anche se si sa bene che è un abbandono temporaneo. E davanti a noi si aprono ore e giorni e settimane, e forse mesi, che ci sembrano di colpo vuoti, insensati.
Questo rinascere e poi morire e poi rinascere, ciclicamente continuamente rinnovato, in questo tipo di amori è come dicevo all'inizio una dannazione e una benedizione insieme, un mettersi alla prova continuo, costante, un esercizio che, in quanto regge e si perpetua, rafforza indicibilmente il legame che ci unisce all'altra persona. Lungi da logorare il rapporto d'amore, lo tempra.
Ma, in prospettiva, rimane sempre quello che pare un sogno irraggiungibile, ma che presto si realizzerà: quando saremo finalmente e stabilmente insieme, a costruire finalmente la nostra dolce, meravigliosa consuetudine coniugale…

Vi lascio, dilette e cari, come sempre, alla lettura - con amore.

M.P.








La nuda assenza


Primo giorno, prime ore
senza lei, dopo
la sua partenza: ora
passerà il tempo, un tempo
vuoto, cavo, deprivato,
negato, lei assente,
un tempo, questo tempo
che non inizia, né
mai si esaurisce,
un tempo di per sempre,
un tempo di niente.

Camminare, ecco,
per un poco camminare
è ciò che mi resta
da fare: non pensare
al distacco, soltanto
camminare, qui nel parco,
un passo appresso all'altro,
tra i passanti indifferenti,
che non vedono, non vivono,
e non sanno il mio dolore,
e i cani, a spasso coi padroni,
occhi umidi che mi osservano
innocenti, annusandomi
interroganti
la mano tesa
ad accarezzare.

Camminare, per un'ora
o due, o tre,
in attesa di qualcosa
che non so, che forse
non voglio neanche sapere,
con un'ansia del tutto
vana, perché ormai
è già tutto fatto e non c'è
nulla d'inatteso, di temibile
nel già avvenuto; e così
camminare lungo i vialetti
sullo sterrato con i tacchi
che affondano come coltelli
nel vivo corpo della mia
desolazione – o è ghiaia –
non mi consola,
non mi solleva,
non mi lascia forza quasi
per respirare.

«Ecco, ora il volo sarà
quasi sopra il mare...»
mi dico, ad alta voce,
come se avessi qualcuno
di fronte a me, e invece
è solo il muro vecchio
d'un palazzo,
e solo così realizzo
d'essere uscita a parlare
a un cieco e muto
intonaco scrostato.

Devo accettare,
devo anzi prima capire
questa assenza sua
dalla mia vita,
sconvolta vita fatta
di ore che seguono a ore
come macerie,
questa mia vita
senza di lei.
Vorrei che fosse già finita,
così come assai presto
il destino comunque vorrà
in vece mia.

Penso soltanto che, presto,
presto, presto,
lei ritornerà, e con lei
tornerà a me
tutta la mia vita, tutta
la mia volontà di vita.



Marianna Piani
Milano, 16 Maggio 2017
.

domenica 5 novembre 2017

La mia femminile bellezza


Amiche care, amici,

posso dire di essere una donna bella, abbastanza bella, insomma. E la mia (seppure non clamorosa) bellezza è un dono e un fardello che mi accompagna fin da ragazzina.
Sì, per una donna la bellezza è un dono, ma anche un grave fardello.
La bellezza fisica, per una donna in particolare, è attrazione, è seduzione, è qualcosa che può aprire porte ma anche spalancare baratri inaspettati. Ed è una condizione di continua, estrema fragilità, poiché ogni bellezza comporta l'onere di un costante giudizio esterno e di infiniti incessanti pre-giudizi. Senza contare poi il costo di una lunga e faticosa e dolorosa conquista di una percezione ed accettazione di sé stesse.

Credete che esageri? Ma pensate a cose minimali, quotidianissime, come ad esempio la libertà di uscire, e non solo la sera o la notte, da sole, senza camuffarsi, o tentare di rendersi invisibili. Un maschio giovane, normalmente di bell'aspetto, non ha problemi a farlo, è libero come l'aria. Una ragazza no, quasi mai può farlo senza incappare come minimo in sguardi e commenti, e spesso purtroppo anche peggio. Quante volte nella mia non lunghissima vita sono rientrata a casa con l'affanno, col batticuore, a volte piangendo di paura, di rabbia e impotenza!

Infine, ma non da ultimo per importanza, la bellezza, la bellezza fisica di una donna, per tutto l'arco della vita ha da confrontarsi con la sua inesorabile caducità.
Io sono giunta a una età in cui - sul mio volto, sul mio corpo - si iniziano a percepire i chiari segni di una mutazione, simmetrica e contraria ma non meno drammatica e profonda di quel catastroifico mutamento che ci ha cambiato la vita per sempre: la pubertà. Metamorfosi, entrambe, più sconvolgenti e impressionanti di qualsiasi metamorfosi ovidiana.
La saggezza, che dovrebbe gradualmente arricchire la nostra vita con la luce dell'esperienza e della conoscenza, e quindi sostituire la dote dell'esteriore con l'interiore, in realtà non consiste affatto in una compensazione o una consolazione che ci è concessa con la così detta "maturità" (un obbiettivo mitico di completamento e perfezione, per definizione impossibile da raggiungere da un mortale). Serve in realtà soltanto a renderci coscienti di questa mutazione, e a renderci impraticabile ogni possibile alibi o fuga. Con l'inesorabile obiettività di uno specchio.
L'unico - ma importante - riflesso positivo di tutto questo è il fatto di riuscire finalmente a renderci conto (anche se ormai in irrimediabile ritardo) dell'autentico, immenso valore di ciò che ci è stato donato, assieme alla nostra capacità di comprenderlo e diffonderò.

Vi lascio alla lettura, amiche dilette e amici cari, se lo vorrete, come sempre - con amore.
M.P.





La mia femminile bellezza


Che fine avrà, che fine farà
la mia vita, mi domando ora,
quando infine mi sarò smarrita?

Sarà un lungo male, o un taglio netto,
oppure sarà un volo, oppure un sorso
di veleno, o una improvvida disgrazia?

Sarò ancor giovane, dotata
della mia prodiga bellezza, oppure
sarò una vegliarda, cieca e demente?

Mi trascinerò, semincosciente
per le vie cittadine, immemore
del mio passato, incapace al presente,

oppure toglierò potere al male
battendolo sul tempo, raggelando
d'un colpo solo il mio splendore e il mio

declino? Che vorrà da me il buon Dio?
E il Dio ch'è giusto? E quello di vendetta?
Forse ogni divinità mi ignora

poiché non sono che un nulla di tinta
pinta sulle pareti della chiesa
per immortalare il vestigio di ciò

che fu la mia femminile bellezza:
una vita spesa a essere un fiore,
per poi sfiorire, appena è sera.



Marianna Piani
Milano, 9 Maggio 2017
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sabato 28 ottobre 2017

Ma ti amo


Amiche care, amici,

ho esitato a lungo prima di decidermi a pubblicare questa poesiola, per la sua estrema intimità, scritta nel tentativo di cogliere dalla memoria l'attimo dell'incontro tra due persone proprio mentre si innamorano una dell'altra, e, superando di colpo ogni barriera, gettano la propria vita ciascuna nelle braccia e nella carnalità dell'altra.
La poesia è nata in un attimo, felice e del tutto libera, ignorando ogni pudore, poiché il pudore è un sentimento che non rinnego, anzi amo, ma che non ha spazio tra chi con passione si incontra e per passione si sceglie.

Poi ci lavorai per diversi mesi, per renderla sempre più concentrata, immediata, per toglierle possibilmente ogni traccia di retorica, e di sentimentalismo. Per ottenere una composizione d'immagine, non di parola.
Volevo raffigurasse l'incontro di due corpi e di due anime, come un'istantanea presa con un otturatore a un millesimo di secondo, volevo esprimesse la gioia e insieme la completezza assoluta di un incontro, semplicemente, pianamente realizzato.

Poi la sentii così personale e segreta, così rivelatrice dell'anima, che, come dicevo prima, pensai di tenerla tra me e la mia compagna, come ho fatto e faccio con altri componimenti molto segreti e personalissimi.
Ma poi, alla fine, rileggendo, ho sentito che dietro, anzi, al di sopra di questo personalismo e questa intimità vi fosse una universalità che mi piace condividere con voi, miei pochi e carissimi lettori e lettrici, perché forse, parlando dell'amore mio posso trovare una sintonia con gli amori vostri. Perché, come dico sempre, l'amore è amore, la passione è passione, senza distinzione.  È in questa sintonia che si esprime tutto il miracolo di una composizione "riuscita". Ed è nell'amore, e più che mai nell'amore appassionato, in cui noi esprimiamo intera la nostra umanità più vera e profonda.

Grazie di cuore amiche dilette e amici cari per la vostra affettuosa attenzione.

Naturalmente, con amore
M.P.






Ma ti amo


Mi dicesti: "ma ti amo"
con quel viso da bimba
imbronciata, e io
credetti e ti cedetti: come fare
a non credere all'innocenza –
e a non cedere alla tua incoscienza?

Poi, semplicemente,
ti liberasti della tua maglietta,
e attendesti che io accarezzassi
quel tuo bel seno, candido e carnale
con due roselle scure al colmo,
perfetto, come un marmo del Canova.

Piano presi tra gl'incisivi quei bottoni,
quei due boccioli che di miele sanno,
e tu t'inarcasti sussurrando
il mio nome, lento e piano:
Ma-rian-ne, cadenzasti maliziosa,

per un vezzo tuo pronunciandolo
in francese, mentre io
ti discendevo tutta
palmo a palmo fino
a quel mio palmo ultimo

                      di paradiso.




Marianna Piani
Milano, 21 Aprile 2017
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sabato 21 ottobre 2017

Lei che parte



Amiche care, amici,

ecco, viene il giorno della partenza, del distacco, della lontananza. Viene sempre...
Non so farmene un'abitudine, non so accettare la solitudine che dopo si impossessa della mia vita, non so non piangere agli aeroporti, o alle stazioni, non so sentire il gelo dopo il calore dei giorni, delle ore trascorse tra le sue braccia, non so consolarmi nel pensare che presto tornerà…
In amore, come per i bambini, conta ciò che è ora, adesso, il passato non c'è più, il futuro non c'è.

Per tutte voi, amiche dilette, e amici, che amate chi vi ama…

M.P.





Lei che parte


È l'ora: e lei parte.
Non la seguirò all'aeroporto,
solo un bacio in fretta nell'alba
ancora madida di notte,
mentre un Roma 48 attende
fermo al nostro androne.

Non sarò con lei all'imbarco
a frignare tutta sola
sotto il pannello che s'aggiorna.
Resto piuttosto sola a casa,
a fissare una parete vuota
per un quarto d'ora ancora.

Sono le cinque scarse,
vorrei dormire, non pensare.
Non è per lei che però mi sento
così deserta e priva di pensiero:
ho l'amore, ho chi mi ama,
dovrei essere d'animo ricolmo.

Invece io mi sporgo
alla finestra del mio cuore
e vedo il vuoto, sotto di me
soltanto un severo vuoto,
Come un mare immoto
che mi chiama a sé insistente.

Oh, tuffarsi in questo mare!
Oh, lasciarsi andare
nelle onde gelide e profonde!
Oh, confondere i capelli
con le nere alghe, le falde
della mia veste con le meduse!

Oh, fermare il tempo della giovinezza,
farsi ritrovare, come una medusa
esanime sull'ultima battigia,
il volto al sole, la giovane bellezza
ancora intatta, la purezza
dell'anima ancora immacolata!

Penso che questo sia un privilegio
riservato all'anime più coerenti
e più dotate di coraggio.
Io so solo rimanere
aggrappata a questa vita
come un'ostrica allo scoglio.

(Non è, non sarà la prima volta
che un'amante lascia l'amore
per un'ora, un giorno,
o una vita intera: accade,
accadde, accadrà ancora.
La vita pare un valzer senza senso.)

Nel buio dell'aurora
che tarda ancora, canto a mezza voce
(chissà perché) una melodia d'Irlanda
che lei m'apprese, e intanto conto i tocchi
dei suoi tacchi sui gradini
come i rintocchi d'una condanna.

Ferma, ascolto: la vettura mormora
sotto il balcone e si allontana presto
nella caligine dell'abbandono.
A breve, il volo, e tra non molto
ci saranno mille miglia almeno
tra me e la mia vita.

La mia vita è in quel volo,
la mia anima nel suo petto,
il mio pensiero
è nel suo sguardo: qui da sola
sono solo una cosa sola,
sono solo una cosa morta.



Marianna Piani
Milano, 3 Maggio
.

mercoledì 18 ottobre 2017

Il tuo sguardo


Amiche care, amici

Pubblico oggi una lirica dedicata all'amore della mia vita, che vorrei condividere con voi.
Ho scelto di liberare il verso in un componimento in forma chiusa, affidandomi a una musicalità "antica" per esprimere sentimenti e sensazioni antiche e senza tempo, e ho cercato di sbozzare un ritratto vivo della persona, partendo da ciò che fin dal primo incontro mi ha colpito, affascinato, soggiogato: lo sguardo, il suo modo indagatore, severo, eppure dolcissimo e innocente di guardarmi, dritta negli occhi.

Ma voglio lasciare spazio ai versi, poiché altro, o di più, non potrei dire.

Con amore

M.P.




 
Il tuo sguardo


Sempre tenero, chiaro e variato,
il tuo sguardo sul mondo,
ha proprio il denso colore del prato
il tuo occhio profondo

pur sempre così inondato di luce,
ansioso di scandagliarmi la mente
incapace di mentire, incapace
di ogni pudore, eppure innocente.

Al destarsi del giorno
tra i viali, le buie corti e gli androni
questo tuo sguardo piano

indugia sul mio viso, adorno
delle tue emozioni
e mi prende per mano.

Assieme seguiremo questo raggio
nostro di luce, con fede, e coraggio.



Marianna Piani
Milano, 26 Aprile 2017
.

sabato 14 ottobre 2017

Tra non molto



Amiche care, amici,
ritorno alla mia "ispirazione" preferita, una schietta, semplice poesia d'amore, anzi, di passione, non temo di ammetterlo.
Io e il mio amore abitiamo. viviamo, lavoriamo lontane, e solo strappando ore e giorni alla nostra attività, alla nostra quotidiaità, viaggiando da un capo all'altro dell'Europa, riusciamo, non senza difficoltà, ad incontrarci. Per questo gli incontri sono rari, ma intensissimi, desiderato tanto a lungo da farci impazzire. Sempre una emozione quasi fosse il primo appuntamento.
Nei giorni in cui lei è da me, in Italia, di solito è perché si è presa una pausa dal lavoro, mentre io sono sempre pressata dalla mie scadenze, per cui mi capita di lasciarla a riposare, mentre io corro da qualche Agenzia per consegnare, discutere o acciuffare al volo un lavoro, un incarico. In quei casi mi affretto a ritornare il più presto possibile, sperando sempre di ritrovarla lì, da me, proprio dove e come l'avevo lasciate. Questo è qualcosa che mi dà un senso di intimità, di tenerezza e di serenità indicibili: è così che immagino, quando sarà, la nostra vita insieme, lei a riposare e a esercitarsi per prepararsi alle serate, io al mio tavolo da lavoro (digitale) oppure in giro dai committenti. E poi... tutto il resto…

Un componimento lieve, scritto in punta di piedi, in terzinette sciolte: la dedico a colei che amo, e a voi, amiche dilette e amici…

M.P.




Tra non molto
- mi alzerò.


Ormai la livida opacità
dell'alba spia tra le cortine azzurre
appena un poco scostate.

Mi alzerò, piano per non svegliarla,
ma per ora la osservo, nell'ombra,
vedo la morbida curva del fianco

adagiato, anzi abbandonato al riposo,
con un languore che mi travolge,
dopo la nostra notte senza respiro.

Vorrei carezzarle i capelli, ora,
ma non voglio destarla: li lascio
sciolti e arruffati sull'omero bianco

a figurare le fiamme del mio
desiderio, anche ora, anche adesso
acceso, mai sopito. Del resto

come potrei ignorarlo?
Guardo ancora un istante quelle mani
che paiono così grandi, e forti,

assuefatte a strappare il canto
dagli antichi strumenti -
e a modulare in me il piacere

con pari maestria, fino a farmi
impazzire. Ora vorrei baciarle,
quelle mani, ma non voglio destarla.

Tra poco, lo giuro, mi alzerò,
ricoprirò il mio corpo
con qualcosa che troverò lì al volo,

poco, niente trucco, tranne
sulle labbra quel tono di rosso
che amo, perché mi ricorda di lei.

Me ne andrò, piano, senza
far cigolare la porta, le scarpe
per mano, la borsa riempita

alla rinfusa, le chiavi
nel pugno serrato perché
non un solo rumore è ammesso:

non la voglio destare, la voglio
trovare così, quando ritorno...
Che sogno, ricominciare proprio


daccapo, da dove abbiamo lasciato.


Marianna Piani
Nebbiuno, 18 Aprile 2017
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