«La Poesia è Scienza, la Scienza è Poesia»

«Beauty is truth. truth beauty,- that is all
Ye know on earth, and all ye need to know.» (John Keats)

«Darkness cannot drive out darkness; only light can do that. Hate cannot drive out hate; only love can do that.» (Martin Luther King)

«Não sou nada. / Nunca sarei nada. / Não posso querer ser nada./ À parte isso, tenho em mim todos los sonhos do mundo» (Álvaro De Campo)

«A good poem is a contribution to reality. The world is never the same once a good poem has been added to it. A good poem helps to change the shape of the universe, helps to extend everyone's knowledge of himself and the world around him.» (Dylan Thomas)

«Ciò che premeva e che imparavo, è che in ogni caso non ci potesse mai essere poesia senza miracolo.» (Giuseppe Ungaretti)

sabato 21 marzo 2020

I lamenti



Amiche care, amici.
Dunque oggi è la “giornata mondiale della poesia”.

Negli anni passati lo ho “celebrato” con tutta la sghemba serenità che questa ricorrenza mi suscitava, anno dopo anno, perché quello della poesia lo considero il mio secondo mestiere, o forse addirittura il primo, almeno per l’impegno che mi richiede e la costanza che mi impone, fin da giovanissima. Un impegno non retribuito, del tutto gratuito, e proprio per questo più caro anche di quello che mi permette di vivere, in modo dignitoso, in una bella casa in capo al mondo, in compagnia di un’artista meravigliosa, due viziatissimi e amatissimi gatti e una collezione di peluche invidiata da tutti.

Quest’anno tutto è diverso, la ricorrenza cade in un momento di così cupa prostrazione che è impossibile perfino fermarsi un attimo a riflettere, non parliamo neanche della possibilità di celebrare, che implicherebbe una gioia e una spensieratezza che ci sembrano lontanissime, irraggiungibili.

Eppure, se anche spesso mi piace citare il monito di Pierpaolo Pasolini sulla “inutilità della poesia”, tanto da farlo mio fino a intesservi dei versi, forse in momenti come questi si può percepire, in filigrana, contro il buio della notte che ci accieca, la più autentica essenzialità della di questo che alcuni considerano un “genere”, ma che per me è il fondamento stesso dell’arte.
Infatti “inutilità” sottende un giudizio - appunto - utilitaristico, economico, che certo, nella sua totale gratuità, la poesia non ammette. La “essenzialità” intende la sua irrinunciabilità da parte dell’Uomo, la traccia che la poesia scava nella vita di chiunque di essa si nutra, per condurlo fuori dalla solitudine, dalla perdizione, dal dolore, dalla follia.

Per questo, per la altissima sfida che in questi giorni la poesia si trova a dover affrontare, ho scelto di “celebrare” questa giornata non con una mia composizione, che sarebbe quanto mai inadeguata, ma con i versi di uno dei più grandi poeti italiani moderni, se non il più grande in assoluto, secondo il mio parere, una dizione poetica che gli anni stanno valutando sempre di più, anche in confronto di altri grandissimi suoi contemporanei.

In queste lunghissime ed evanescenti ore libere regalateci da questa catastrofe, vi trasmetto l’invito - e in fondo è proprio questo il senso di questa “giornata mondiale” - di provare, sia che siate degli appassionati evoluti che dei lettori occasionali, a leggere/rileggere qualche pagina di poesia. Sullo sfondo del silenzio delle nostre città, con la luce che oggi ci pare perfino stridente di una primavera che comunque, infischiandosene delle nostre stupide angosce, oggi stesso inizia il suo percorso.

Vi lascio ora alla lettura di Giorgio Caproni, un sonetto tratto dalla raccolta “Il passaggio d’Enea” (1943-1955), dove appaiono evidentissime TUTTE le qualità della poesia, quando è GRANDE Poesia: densità, armonia, equilibrio perfetto tra parola e struttura, tra discorso e narrazione, musicalità, ritmo, emozione, lussureggiante ricchezza filosofica e perfino (laicamente) religiosa.
E, come potrete constatare voi stessi, sono versi, sono parole sconfinanti e senza tempo, folgoranti, che paiono scritte oggi proprio per le tragedie di questi giorni…

Con amore, oggi più che mai.

M.P.





I lamenti

I

  Ahi i nomi per l’eterno abbandonati
sui sassi. Quale voce, quale cuore
è negli empiti lunghi – nei velati
soprassalti dei cani? Dalle gole
deserte, sugli spalti dilavati
dagli anni, un soffio tronca le parole
morte – sono nel sangue gli ululati
miti che cercano invano un amore
fra le pietre dei monti. E questo è il lutto
dei figli? E chi si salverà dal vento
muto sui morti – da tanto distrutto
pianto, mentre nel petto lo sgomento
della vita più insorge?… Unico frutto,
oh i nomi senza palpito – oh il lamento.


(Giorgio Caproni)



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