«La Poesia è Scienza, la Scienza è Poesia»

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«A good poem is a contribution to reality. The world is never the same once a good poem has been added to it. A good poem helps to change the shape of the universe, helps to extend everyone's knowledge of himself and the world around him.» (Dylan Thomas)

«Ciò che premeva e che imparavo, è che in ogni caso non ci potesse mai essere poesia senza miracolo.» (Giuseppe Ungaretti)

domenica 13 gennaio 2013

Cocai

(Trieste a volo d'uccello, Agosto 2012. Scatto personale)


Amiche dilette, amici cari, questa è la seconda composizione che è nata - dopo "Mio Mare" - durante quel breve soggiorno a Trieste, la mia città natale…

Per chi non è di quelle parti il titolo suonerà esotico, quasi cabalistico, e invece ha un significato molto banale. "Cocai" nel nostro dialetto significa semplicemente "Gabbiani".
Sono i gabbiani che sorvolano il mare e parte dell'entroterra dei luoghi della mia infanzia, e la loro voce particolarissima, così sgraziata, addirittura un poco sinistra per noi umani, questa voce udita fin dal primo mattino di quel giorno di Luglio, mi ha richiamato prepotenti memorie profonde, e sentimenti densi di addolorato abbandono.


"Cocai" (e il suo singolare "Cocal") in triestino ha una sfumatura colloquiale, divertita, anche se non dispregiativa, e dimostra la antica consuetudine di queste genti con questo animale, così nobile nel cielo e insieme così impacciato a terra, uno strano incrocio tra un angelo e una papera… Inoltre il dialetto triestino ha di suo una vocazione intima e incoercibile, atavica per l'ironia, per il witz (la "battuta di spirito" che qui si chiama proprio pari pari: "viz"). Ma non vi aspettate tutto questo in questa composizione, stesa in un momento di profondissimo disorientamento e sconforto, a un passo dall'eclisse che stava per abbattersi su di me e in cui mi sarei perduta per lungo tempo.
Il volo dei gabbiani, come nell'albatros di Baudelaire (che il Dio della poesia mi perdoni questo accostamento azzardatissimo e verticalissimo) è la precisa metafora della tensione al distacco, dal terreno, in cerca di  rotte elevate, nel cielo, e di spettacolari, precipitose picchiate verso  baratri del nulla… Con la bellezza e l'armonia di quel volo solenne, maestoso, intenso, e nello stesso tempo senza apperente senso, che è a sua volta la metafora della gratuità (inutilità?) della parole poetica.

Per chi non "mastica" il dialetto di queste terre, specie per le nostre amiche delle contrade del Sole (i lombardoveneti sono già attrezzati a comprenderlo anche senza aiuto), aggiungo una traduzione di alcuni versi che mi sono "sfuggiti", spontaneamente e necessariamente, in quell'idioma di lassù, così particolare, a mezzo tra il veneto e le lingue della mitteleuropa. Per chi non lo conoscesse inoltre, immaginatelo pronunciato  in modo piuttosto ruvido, accentato, senza il canto morbido e aperto, quasi cantilenante, del dialetto veneziano…

Per voi dunque, amiche mie, e amici gentili, come sempre, scritto e pubblicato con amore.
Con un pensiero tutto speciale alle mie amiche Daniela, Miya e Sabri, "mule" (ragazze) di Trieste, autentiche, intense e frizzanti come la Bora.

M.P.



Cocai
 
Così chiamano qui i candidi sovrani dei venti
e delle maree...

Riudire all'alba il grido del gabbiano,
dapprima cadenzato, ripetuto,
vano, come un richiamo umano
nell'eco delle vie ancora deserte,
che discendono al mare, ripide e sghembe.
Poi lamentoso come il singhiozzo
d'un ferito al cuore, come un'anima
che pena per qualche smarrito amante.

Riudire in quel richiamo - straziante
al mio orecchio - ma così puro e chiaro,
o anche festante per la lor specie, sontuose
bestiole che hanno gli oceani nel sangue:
tutto il profumo e il sapore e il colore
dell'antico paziente possente Mare
e della sua risacca quieta e costante
nelle brevi notti senza luna di luglio.

"Ara come che i ziga ogi i cocai
svolando per tuto come se i fossi
ciapadi dale strighe, 'scolta che zighi,
e che zoghi de mati che i fa per aria,
andando e vignindo come anime in pena,
par che i se ciami, un co l'altro,
e inveze ognidun xe come se'l fussi
sior e paron del'aria e del mar e lu solo." (*)

Cocai: così chiamano quassù questi candidi sovrani
con il vago dileggio e il familiare affetto
della gente di mare, forse per assonanza col  loro verso,
forse per l'aria impettita, impacciata, che sfoggiano a terra,
"Sempi come i cocai che svola  drio la barca"… (**)
E questo nome, anch'esso risuona
nelle viscere profonde della memoria
come quei loro voli, senza intenzione maestosi.

La mia mente è così: appollaiata in cima a una bitta
o a una pertica infitta nel bassifondo della rada
che qui chiamano per la sua angustia "sacchetta", (***)
a lungo osserva il baluginare del sole nel mare,
a lungo, con cura, rassetta le immacolate penne,
a lungo contempla quanto appare distante
e infinito il nastro argentato dell'orizzonte,
a lungo meditando di volerlo finalmente violare.

Alla fine, alle ultime luci del giorno, essa,
la mia mente, dispiega così - solenne - le ali
larghe e sottili, saggia il vento, il manto di penne
freme, e in un istante ecco, prende il volo.
Non un rimprovero, non un dileggio, dagli astanti.
Solo lo sguardo verso l'alto, a seguire quel volo
nel vuoto, senza meta, silenzioso come la notte
senza motivo alcuno, solenne... inutilmente?

Vai, pensiero, vai mente, vola alta,
vola ad ali spiegate, vola audacemente,
vinci con le sole tue forze l'opposizione
tenace dei venti, sopporta, ad occhi spalancati
il pulviscolo dei prati che brucia le cornee,
impénnati orgogliosa e strenua e affannata
fin verso i cumulunembi bluastri, e oltre!
oltre i cirri sfrangiati di ghiaccio abbagliante.

Che importa se sei sola, allora, che importa
se tremila, ottomila, o diecimila metri di vuoto
ti rendono invisibile al mondo? Che importa?
Se ora il tuo sguardo abbraccia i campi
e le foreste, e le strade, come geometrie,
come reti, come ife bianche infestanti
di senso, di un fine il continuo apparente
demente moto browniano dell'esser vivente.

E infine, stremata, mente mia, abbandònati, lasciati,
lasciati cadere nell'ebbrezza che dà l'altezza,
ripiega le ali, dietro di te, strette,
ma non chiudere gli occhi nel precipizio.
Sorvola, in un istante di pura gioiosa esaltazione
i borghi, i campanili che ami perchè verticali,
le case, che sono i rifugi di milioni di amori,
i palazzi, che racchiudono tesori e illusioni.

E, concludendo il tuo giorno, senza ritorno,
piomba nel mare, lasciati ingoiare
dai flutti neri schiumanti della placenta
che ti generò così, capace di pensare,
capace di volare, capace di osservare,
capace di comprendere ciò che separa
il puro dall'impuro. Incapace soltanto, ahimè,
di sopportare a lungo quel duro futuro.

...Cocai chiamano qui i candidi sovrani dei venti
e delle maree, senza dileggio, familiarmente.


Trieste, fine luglio - Monaco, primi di Agosto 2012
Nebbiuno, 13 Gennaio 2013

Marianna Piani


(*)
"Senti come gridano oggi i gabbiani,
volando ovunque, come fossero
impazziti, ascolta ti prego che grida
e guarda che giochi intessono nel cielo,
andando e venendo, come anime nel tormento,
sembra che si chiamino, tra loro,
e invece è come se ognuno fosse lui solo
signore e padrone del mare e dei cieli."

(**)
"Stupidi come gabbiani che inseguono la nave."


(***)
Porticciolo per barche da diporto, collocato all'inizio dell'arco della storica area portuale, Seicento metri a sinistra (guardando il mare) della piazza principale della città, Piazza dell'Unità d'Italia. La Sacchetta è uno dei luoghi più caratteristici della città, con i suoi splendidi palazzi ottocenteschi affacciati sul mare e i mille alberi delle barche ormeggiate nelle sedi delle società veliche triestine, come lo storico Yacht Club Adriaco, la Società della Vela, la Canottieri Trieste, da dove, partono decine di imbarcazioni, alla volta di mete diverse, dalla costa al largo di Grignano, a Punta Sottile, di fronte a Muggia, dove i triestini trascorrono intere giornate in rada e ritornano in Sacchetta al tramonto con la fresca brezza della sera.

 



12 commenti:

  1. Risposte
    1. Grazie, mia cara amica, sono felice che le mie parole possano aver suscitato in te qualche emozione. È di certo la più grande aspirazione, questa, per chi scrive, la più grande gioia. In fondo questo è proprio ciò per cui ci sentiamo spinti a scrivere: comunicare, creare un ponte tra noi e le persone sensibili e preziose come te. Noi grazie all'attenzione e all'apprezzamento di chi ci legge, arricchiamo!

      Con affetto
      Marianna

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  2. Un immenso catalogo di immagini poetiche, musicali dell'alto Romanticismo, con sconvolgenti spirali emozionanti che ricordano le infinite melodie che si susseguono come nelle opere di Wagner, specialmente il preludio di Tristano e Isotta. Ti sei nuovamente superata, non esistono piú orizzonti per te, solo profondità. Dopo questo tuo "naufragio" il mare di Triste si é addolcito, ora é nettare per la mia "farfalla"! Adorevolmente, "il tuo Corsaro" xo!!

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    1. Mio caro, sono senza parole.

      ...

      Lascio a te la responsabilità intera di questo tuo commento, così alto, troppo alto. Che vertigine!

      Per la verità non sono appassionata molto a Wagner, pur essendo triestina di nascita, una città molto Wagneriana. Mio padre era un appassionato di Bach, invece, e mi ha trasmesso questa passione. E a volte penso che certi miei versi abbiano piuttosto qualcosa di barocco, nel bene (fugati, contrappunti), e qualche volta, come tu spesso mi dici - in privato - nel "male" di certe sovrabbondanze, trilli e figure retoriche.

      Invece Wagner non l'ho ascoltato molto, lo trovo immenso, forse troppo per me. Amo e conosco "Die Meistersinger von Nürnberg", quello sì, e adoro (da amante della poesia) i Wesendonck-Lieder; del Tristan apprezzo il grandissimo preludio, naturalmente, ma non l'ho mai ascoltato per intero. Ma accetto il tuo accostamento, per me troppo lusinghiero, almeno per quello che riguarda questo fluire "romantico" o "postromantico" di temi, che la mia "ispirazione", quando è al suo meglio, mi fornisce come la corrente di un torrente spumeggiante, che a volte faccio anche fatica a contenere.

      Un'ultima nota, giocosa: la keyboard, malandrina, ti fa scrivere "Triste" anzichè "Trieste", facendoti commettere un meraviglioso "lapsus" da manuale, proprio a proposito della città di Hector Schmitz e di Edoardo Weiss...

      Non ti ringrazio, sarebbe inutile, ti voglio bene invece, con tutta l'anima.

      O Corsaro, mio Corsaro!

      Tua

      Marianna

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  3. amazing, always loving your purposes!
    wish you the best for thi 2013
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    Sergio,

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  5. wooow complimenti a te e alle tue parole!!!

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    1. Oh, grazie, grazie Benedetta! Sei molto gentile. Le mie parole sarebbero orfane perdute senza persone come te a leggerle. Per questo mi farà grandissimo piacere se tornerai ancora a farmi visita qui, e spero di sentire presto nuovi tuoi commenti, giudizi, idee.

      Un abbraccio

      Marianna

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  6. Sempre emozionante leggerti, come scavare dentro la tua anima.....ti voglio bene

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    1. Laura, Lauretta mia, che piacere leggere da te anche solo due righe - sempre dolcissime e dense - e così sapere che mi leggi.
      Sì, è la mia anima ciò che vedi, viva e nuda, su queste pagine...

      Grazie per il tuo affetto. Non so che ho fatto per meritarlo.

      Un bacio.

      Mari

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  7. Sempre semplicemente meravigliosa ... sei ... sei ... infinita sorgente di poesia ... adoro leggere le tue parole è come ascoltare musica incantatrice ... "e il naufragar m'è dolce in questo mare".
    Besos querida

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    1. Cara, amica dolce, grazie. Non provo nemmeno a dirti quanto le tue parole mi commuovano. Ti dico solo che per persone come te, sensibili, attente alla vita, io scrivo cercando di donare parte di me stessa. La scrittura è un dono. Il dono di donare.

      Un beso y un abrazo, dulce amor mío!

      Marianna

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