«La Poesia è Scienza, la Scienza è Poesia»

«Darkness cannot drive out darkness; only light can do that. Hate cannot drive out hate; only love can do that.» (Martin Luther King)

«Não sou nada. / Nunca sarei nada. / Não posso querer ser nada./ À parte isso, tenho em mim todos los sonhos do mundo» (Álvaro De Campo)

«A good poem is a contribution to reality. The world is never the same once a good poem has been added to it. A good poem helps to change the shape of the universe, helps to extend everyone's knowledge of himself and the world around him.» (Dylan Thomas)

«Ciò che premeva e che imparavo, è che in ogni caso non ci potesse mai essere poesia senza miracolo.» (Giuseppe Ungaretti)

venerdì 4 gennaio 2013

Cronache dal sottosuolo

. . . . .

Silenzio

Il Tempo, come un tarlo, invisibilmente, progressivamente, silenziosamente rode le fibre della nostra esistenza.

L'Assenza, come un rettile di nebbia, si insinua gelida e diaccia in ogni angolo della nostra coscienza, opacizzando, offuscando, celando le forme, le testimonianze stesse delle nostre azioni, del nostro pensiero.

La Perdita, questo spettro spietato che minaccia giorno per giorno il nostro affetto e trafigge i nostri cuori, siede immobile sulla soglia della nostra prigione, sorvegliando ogni nostra mossa, pronta ad aggredirci, vogliosa di annientarci.

La Solitudine, come un vento artico, spazza l'anima e la gela, immobile specchio d'acqua mutato in pietra.

La Follia, sinistra, affascinante, dolce, atroce compagna di vita, mi cinge le spalle in un tenero geloso abbraccio, illusoriamente amica, e offre visioni, percorsi di senso senza senso, sentieri bordati di fiori, in discesa, invitanti, verso abissi che forse non hanno nè fine nè ritorno.


Discesa

Amiche care, amici diletti, quanto tempo, quanti giorni, ore infinite sono rimasta lontana da voi, irraggiungibile, muta. Una distanza, una assenza che ho subìto, e sofferto, ma anche fermamente, inevitabilmente voluto.

Ebbene, sapete, ho avuto molte, tante, forse troppe perdite, in una successione temporale forsennata, quasi farsesca, per certi aspetti: l'amore, il lavoro, la salute, il maledetto danaro, e con esso una buona fetta di ciò che ho di più caro, la libertà. E insieme a questo ho smarrito la coscienza, il riconoscimento e il rispetto di me stessa. La percezione d'un qualsiasi valore della mia esistenza.
Mai però ho perduto la mia dignità di donna. Quella davvero mai.

Tuttavia la mia mente, che alcune delle più intime tra voi sanno essere già fragile da sempre, ha vacillato paurosamente come un'edificio ancora incompiuto - vulnerabile fin nel cuore dei suoi più intimi pilastri - investito da un sisma profondo e devastante.
E ho desiderato la fine, pur amando indicibilmente la vita; anzi, proprio per questo con più intensità, quasi con voluttà l'ho desiderata, cercata, e a lungo corteggiata.

Il danaro che svaniva mi ha costretta a molte rinuncie, alcune banali, superficiali, passeggere, come graffi di un ramo di rosa sulla pelle: un paio di scarpe carine da desiderare e indossare, un abito che mi facesse sentire bella, quel paio di calze stupende in vetrina, il rossetto e lo smalto preferiti che finivano e che non potevo riacquistare. Altre più importanti, più grevi da sostenere o da accettare: la mia mobilità con la macchina, l'impossibilità di riparare o sostituire il computer che si era guastato, i costi dell'affitto, del telefono e di connessione sempre più difficili da coprire.
Altre ancora, decisamente dolorose, di cui ora non ho cuore di parlare.
Per chi mi conosce più da vicino, e certo comprenderà, faccio solo un nome: Chica. Gli altri mi perdonino se non posso andare oltre.

Infine, a un certo punto, come un naufrago allo stremo delle forze, mi sono lasciata andare, mi sono lasciata affondare adagio, senza fretta ormai, con il solo desiderio di vedere chiudersi sopra il mio capo le onde del mio smarrimento.
Sapete, è terribilmente dolce sentirsi veramente perdute. Ci si ritrova bimbe, fragili, indifese, in balia del mondo intero, coscienti solo della nullità delle proprie forze, e ci si raggomitola, piccine, le braccia attorno alle gambe, la fronte incollata alle ginocchia, affidando solo al pianto, un silenzioso sommesso singhiozzo, tutta intera la propria vita.


Risalita

È stato Marco, il mio ex compagno, ad afferrarmi all'ultimo istante e a trascinarmi a riva.
Dio, quanto l'ho detestato e quanto lo ho amato per questo! E quanto l'ho odiato per l'amore che ha risvegliato dentro di me, un amore la cui fine mi aveva straziato e che era stata l'inizio di questo mio precipizio!
Mi ha aiutato: senza il suo aiuto oggi non sarei qui a raccontarvi di me, e tutt'ora concretamente, fattualmente mi aiuta. E mi sento indicibilmente umiliata e offesa per questo, per la gratitudine cui mi costringe, lui che ho adorato un tempo e che ha tradito la fede che, attraverso lui, avevo di me stessa.
Un amore vano, comunque, che non potrà mai più rifiorire, perchè il Desiderio e la Passione in me hanno trovato ormai direzioni e territori diversi e assai lontani. E anche perchè lui ha un'altra donna con sè ora, credo. No, non ne sono gelosa. Non mi addolora. E, no, non dirò neppure che sono contenta per lui: non provo nulla per questo, in verità. Eppure ecco, sentire sul mio braccio la presa salda e virile della sua mano che mi trattiene e mi trae a sè mi ha scosso: una mano vasta, immensa, capace di coprire col palmo l'intero mio viso, o con una sola presa cingermi i fianchi, forte da parere onnipotente, solida come le radici di una quercia, e insieme sensibile come il fremito di una foglia - una mano che tanto mi ricorda quelle di mio padre quando, bimbetta, mi afferrava alla vita con quella forza sua che mi pareva sovrumana, e forse lo era, e mi faceva volare, fino al cielo, e io, senza fiato, ridevo e ridevo, perduta in ciò che era, senza saperlo, estasi d'amore...
Sentire quella mano, sopra di me, quale nostalgia, quale sete di protezione e di saldezza e di tenerezza suscitava in me, mio malgrado, malgrado tutto...

Come sia. Mi ha tratto a riva, Marco, non so come, non so nemmeno quando, e con le parole e con l'agire, e con denaro anche, in qualche modo mi ha fatto riavere, e da allora è iniziato il mio nuovo viaggio, non so se di riscatto, non so se alla ricerca di una nuova rotta. Non so se senza rischio di nuove più terribili cadute.
Ho abbandonato allora la Sirena di Vetro, e il suo fluido ammaliatore, tra le cui braccia per qualche tempo, breve per fortuna, ho cercato un sollievo e un rifugio, fosse anche pura illusione. Non serve a nulla, potete credermi. È una traditrice, e una vigliacca - la bottiglia dico - vi lascia intatta - o moltiplicata - ogni disperazione, mentre intacca e infetta il vostro intelletto, tentando come un parassita vorace di sostituirsi ad esso.
Potete perdere la speranza, la fede, e la carità per voi stesse, ma mai, vi prego, il vostro meraviglioso intelletto.
E quindi vennero i farmaci, duri e spietati, lanciati come funi e lacci per trarmi dall'abisso, segnandomi la pelle di cicatrici profonde e dolenti. Oh, sapeste, quanta nausea, quante nottate di vomito, solitaria e angosciata, inginocchiata davanti alla tazza del cesso!
Ma gli incubi, le allucinazioni, i deliri, e le rappresentazioni di morte, gradualmente iniziarono a dissolversi, ad allontanarsi da me, e ho potuto riposare, finalmente, almeno un poco, io che, chi mi conosce bene sa, non sapevo dormire più di tre o quattro ore per notte.
E poi sono venuti saltuari lavori, malpagati, a fatture da (forse se va bene) novanta giorni finemese, maledette loro, per potermi sentire ancora me stessa, Marianna, illustratrice e grafica, di non eccelso talento. Ma viva, in qualche modo, ancora...
E infine rivenne appunto la vita, e con essa la realtà, con tutta intera la lotta strenua, ostinata, faticosa per sostenerla.
E ora in questa lotta ho impegnato tutte le mie energie.

Risveglio

Amiche mie care, per mesi e mesi non ho letto, scritto, tradotto, pensato, composto una sola riga, un solo singolo verso. Per me scrivere, sapete, è respirare, da sempre. Immaginate, vi prego, come mi sentivo: soffocare.
E nello stesso tempo ho abbandonato ogni contatto con voi. Con dolore, vi assicuro. Ma ineluttabilmente. E anche questa è stata una lunga, penosa apnea.
Il primo distacco è stato causato dal crash del mio computer, che non ero in grado di sistemare, come vi ho già accennato. Per settimane e settimane sono rimasta isolata, e mi è sembrato di impazzire, anche perchè temevo di avere perduto oltre al contatto con voi anche molto del mio lavoro, e molte delle mie cose più care. Ho dei dischi di ripristino, naturalmente, ma cosí alla cieca non sapevo quanto, cosa, se e quando avrei mai potuto recuperare.

In seguito però il distacco è stato anche mentale, definitivo. Non mi sentivo più me stessa, non me la sentivo, non potevo, e non volevo più comunicare con il mondo, semplicemente.
Non ho più tentato, nè osato collegarmi, in alcun modo.
E con questo sono discesa nel sottosuolo della mia coscienza. E ho compiuto l'intero arco del percorso che vi ho narrato fin qui.

Qualche giorno fa, all'improvviso, come se nulla fosse avvenuto, con la naturalezza e l'imprevedibile fulgore che ha il sole in certe mattine d'inverno quando pigramente si affaccia all'orizzonte, ho sentito di nuovo dentro di me nascere l'urgenza, proprio quella antica Urgenza, e in pochi istanti sono sgorgate nuove parole, nuovi versi, senza sforzo, senza misura.
Una parte di me, che credevo perduta, si risvegliava?

Ho ripreso i miei scritti, quelli pubblicati, e i tanti ancora inediti, testimoni di un passato che mi sembrava lontanissimo, di una me stessa capace di raccontare, di dire, di comunicare.
Ho provato ancora il bisogno, che conoscevo bene, di donarmi, attraverso quelle parole, a qualcuno, e attraverso quell'atto risentirmi viva.

Quasi contemporaneanente ho sentito il bisogno, incoercibile, di sapere cos'era accaduto di me, e del mondo, di voi, in questo lunghissimo tempo.
Ho titubato a lungo, per giorni e giorni ancora ho fissato quelle icone sul desktop senza avere il coraggio e la forza di aprirle, come un infermo che dimesso dopo una lunga degenza, pur odiando quella angusta stanza così simile a una prigione in cui è rimasto relegato per un tempo che gli pare infinito, trema e si blocca sulla porta d'uscita, terrorizzato all'idea di trovarsi finalmente all'aperto.

Alla fine, con il cuore in tumulto, l'ho fatto.
Sicura d'altra parte di essere ormai solo più un pulviscolo lontano, del tutto cancellata, rimossa, dimenticata.
E invece, con indicibile emozione, ho scoperto di esserci ancora, muta, immobile, ma ancora viva, nei vostri pensieri, nelle vostre attese, nel vostro ricordo.
Ho scoperto decine e decine e decine di messaggi, appelli, saluti accorati e ripetuti da parte di tanti, tantissimi di voi, creature dolcissime, amiche, donne stupende, bellissime, di quel grande magico intelletto che sanno avere le donne, e uomini, anche, amici di commovente intensa disarmante sensibilità.
Ho pianto, a lungo, immobilizzata, sopraffatta dall'emozione, senza sapere che fare, che dire; e infine decisi che no, non potevo tacere ancora, non potevo non rispondere, ora che sapevo, non potevo non parlare, ora che riacquistavo la parola.

Per questo ho deciso di raccontare tutto, qui, ora, senza reticenze, senza pudori, di getto e senza rilettura, perchè - per questo vostro affetto, per questa vostra fiducia accordata senza alcun fine se non un'umana generosità - semplicemente ve lo dovevo.


Ritorno?

Vorrei tornare con voi amiche care, amici diletti. Perchè vorrei tornare a donarvi parte di me, dei miei pensieri, del mio essere ciò che sono. Perchè ho un bisogno folle di comunicare.
Certo, solo se mi perdonerete questa assenza, questo rifiuto, e questo silenzio.
E se vorrete accettare ora ancora la mia presenza tra voi, e se riterrete ancora di qualche valore  le mie parole.
E se mi perdonerete infine se non dovessi riuscirci, se mi sentissi ancora obbligata a ritirarmi nell'ombra…

Non sarà come prima, però, non per ora di certo.
Le amiche e gli amici di più antica data forse ricordano la Marianna di appena otto, dieci mesi fa: una ragazza viva, spumeggiante, un poco futile, divertita, divertente, innamorata, non serena (quello non lo sono stata mai) ma placata, almeno, e vitale.
Quella Marianna non c'è più, ora, e finchè non l'avrò ritrovata credo che affiderò i miei pensieri a queste pagine, principalmente: non ce la farei a riprendere come prima il dialogo diretto, pulsante, caldo di twitter. Almeno per ora...

Inoltre il mio impegno, la mia lotta per la sopravvivenza è totalizzante ora, giorno per giorno, e non potrei avere la frequenza e la costanza che avevo un tempo. Forse potrei tenere degli appuntamenti regolari, magari settimanali, se ci riuscirò, così le amiche, le ragazze, le donne, e gli amici che desidereranno ancora seguirmi sapranno quando e dove agganciarmi, trovarmi, se lo vorranno.

Grazie amiche care e amici gentili.
Grazie veramente, semplicemente, di esistere...

Con amore
Marianna

Fribourg, 5 gennaio 2013

(Dedicato a Sonja, Paola, Paoletta, Carolina, Stefania, Mara, Elena, Rosanna, Daniela, Roberta, Laura, Miya, Rossella, Serenella, Natascia, Lara, Gioia, Eva, Surfiniae, Rossana, Rita, Muria, Mary, Alessandra, Dolcestellina, Labyrinth1983, Chantal, Laura, Pamela, Silvia e altre ancora che spero tanto mi perdoneranno se l'emozione non mi consente ora di citare proprio tutte: ragazze, donne meravigliose, vi amo tanto e non vi ho dimenticate, davvero, non potrei mai.
Alvaro: O Maestro! My Maestro! You're in my hearth, forever.
Luca, Stini, gentiluomini, amici, persone che è bello avere accanto.
)

18 commenti:

  1. Dolce,dolcissima amica,nulla ci devi se non il piacere delle tue parole sincere e vere. Chi ha patito la vita sa come apprezzarla ,per me fu il cancro per te altro ma credi c'è sempre un orizzonte a cui affacciarsi come da un balcone di gode il paesaggio. Un abbraccio grande .

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    1. Cara, lo so, ognuno ha il suo dramma, altrimenti vuol dire che non ha veramente vissuto. Io vorrei essere accanto a te, su quel balcone.
      Una carezza, e un bacio.

      Mari

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  2. leggere tutto questo mi ha lasciata senza fiato,.sono commossa...io ci sono...per qualsiasi cosa...sopratutto per tenderti una mano...e abbracciarti...con tutto il mio affetto!

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    1. Dolcissima, mia stellina, che piacere ritrovarsi.

      Un abbraccio

      Marianna

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    1. Grazie cara, ti voglio bene.
      Solo questo.

      Mari

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  4. Marianna... Trovarti tra le righe mattutine di Twitter mi ha fatta sobbalzare e balzare. Ho acceso tutte le luci e mi sono messa retta per non soffocare dalle lacrime per leggerti. Non sapevo più come cercarti ma io sapevo, e molti con me, che non eri sparita. Se ti vogliamo? Io sono senza parole ma il linguaggio cuore non fa chiasso... Ascolta. Grazie Marianna. Bentornata, amica mia. E nel mio cuore, per sempre, Chica.

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    1. Non so chi sei, cara... Ma il mio cuore lo sa bene, invece. Le tue parole, il tuo stile, la tua dolcezza, il tuo riferimento a Chica: tutto ti rivela...
      Amica mia diletta, mi spiace averti fatto soffrire, incolpevole stella...
      Ti stringo forte, sul cuore!
      Tua Marianna

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  5. Cara
    Nella foga di scriverti non mi sono firmata. Non è stato voluto, è stata una dimenticanza, di me, per scrivere a te. Con errori e nella fretta, con mille parole da dirti e altre mille pensate per non ferirti con i tuoi ricordi dolorosi.
    Ricorda solo quelli belli ora, cara amica mia. Sei qui.
    Sonja... Ma tu lo sapevi già.

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  6. Sì, il mio cuore ti aveva riconosciuto all'istante cara, come ti ho scritto sopra, solo il cervello aveva qualche timido dubbio... Ma chi altri poteva essere? Non c'è bisogno della firma, ti riconosco dalla scrittura, dal pensiero...

    Questa è Sonja, la mia amica...

    Marianna

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  7. A me sei mancata moltissimo.

    Serenella

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    1. Anche a me sei mancata tu, Serenella, credimi!
      Grazie di esserci!

      Marianna

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  8. Tra tutte le sofferenze mi ha folgorata la parola Chica... No, questo no, non può essere vero...
    Mi dispiace...

    Carolina

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    1. Carolina cara, ieri mi hai fatto piangere di amarezza, per come sono fatta sbagliata io, oggi mi fai piangere di gioia, per ritrovarti qui...

      Sì, tu sei tra le persone che mi conoscono meglio, e la parola Chica ti ha immediatamente detto qualcosa.
      Voglio rasserenarti però: lei sta bene, ho dovuto separarmene perchè non ce la facevo più (pare incredibile, ma così sono ridotta) a provvedere come dovevo e vlevo al suo sostentamento e ai suoi bisogni. Ora è a casa di una persona che le vuole bene e vuole bene agli animali, non è pazza come me, e la riempie di coccole da mattina a sera. È un ragazzo gay, di una dolcezza e di una bontà meravigliose. Ovviamente per me è stato un dolore immenso, tanto che anche con lei, pur potendolo se vlessi (è qui a Milano) non ce la faccio ancora a andare a trovarla. E non penso che la riprenderei, se riuscissi ad uscire dalle mie difficoltà, non sono una persona adatta ad avere qualcuno che dipende da me, sono troppo instabile. E poi non voglio sottoporre Chica allo stress di un altro cambiamento di casa, i gatti sono molto sensibili a questo, lo sai.
      Insomma... Vedi come sono fatta Carol cara...

      Ma grazie di esserci, di essermi ancora vicina.

      Ti voglio bene, tanto

      la tua
      Mari

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  9. Sorella mia adorata,

    Il mio cuore vibra di emozioni indescrivibili.
    Sono stata davvero in pena per te. Ma ora ci sei, sei tornata ed è quello che conta.

    Sei tornata ad illuminarci con le tue meravigliose opere letterarie e il tuo modo d'essere, magari non perfetto...ma, in fondo, chi lo è?

    Bentornata mia sorella adorata!
    Dal profondo del mio cuore...ti adoro e ti voglio un gran bene!

    La tua sorellina, Mara

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  10. Mara, amica mia, sei qui!
    Sorellina adorata... Mi riempie di gioia sentire la tua letizia, e la tua emozione. Sono emozionatossima anch'io!
    Il mio modo di essere? Altro che perfetto! Io sono una catastrofe, un fallimento emotivo, sentimentale, affettivo, professionale!
    Ma ora che ho ritrovato persone come te, e le amiche che mi scrivono qui, sento che non solo posso, ma DEVO riprovarci!

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  11. Eccomi son qui, ti ho cercata per tanto tempo. Ogni tanto tornavo qui e rileggevo i tuoi scritti e controllavo se avevi scritto qualcosa o risposto a qualcuno giusto per avere la certezza che ancora eri qui; era come tornare a casa ma la casa era vuota, però c'era qualcosa che mi diceva che saresti tornata e allora mi sono seduta su di una sedia e ti ho aspettata ... non ti dirò mai cosa dovevi o non dovevi fare solo sappi che sempre ti darò la mia mano perchè insieme ce la faremo!
    E oggi anche se qui è una giornata di nebbia, per me, è una giornata felicissima perchè la mia amica è tornata ed è tornata per donarci quanto di più prezioso lei ha ... i suoi scritti ... quindi giubileo sia!!! Per Marianna la mia amica ritrovata che sapevo di non aver perduto. Cleo è qui con me ... e sta guardando mentre scrivo come tu ben sai lei ha capito e ti vuol bene ancor di più.
    Qui probabilmente annoio dimmi solo se posso mandarti una mail.
    Ti abbraccio dolcemente
    Milly

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    Risposte
    1. Cara, cara, cara la mia dolce amica Milly! Come sono felice di averti qui accanto a me!
      E come sono felice di essere un motivo di contentezza per qualcuno, nonostante i miei problemi, le mie ombre, le mie angosce.
      Sei stata meravigliosa, mi hai atteso, e quando sono tornata non mi hai chiesto nulla, nessuna giustificazione, o spiegazione: mi hai semplicemente ri-accolta. Le mie amiche più care (poche, ma meravigliose!)hanno fatto tutte così, e tu sei tra quelle. Sei tra le persone che mi stanno salvando probabilmente la vita...

      Se puoi scivermi direttamente? Ma di sicuro, quando vuoi! Così facciamo due chiacchiere più in privato, se vuoi. Se non hai la mia mail, scivimi un DM in TW.

      Un abbraccio, e un bacio

      Tua Marianna

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