«La Poesia è Scienza, la Scienza è Poesia»

«Darkness cannot drive out darkness; only light can do that. Hate cannot drive out hate; only love can do that.» (Martin Luther King)

«Não sou nada. / Nunca sarei nada. / Não posso querer ser nada./ À parte isso, tenho em mim todos los sonhos do mundo» (Álvaro De Campo)

«A good poem is a contribution to reality. The world is never the same once a good poem has been added to it. A good poem helps to change the shape of the universe, helps to extend everyone's knowledge of himself and the world around him.» (Dylan Thomas)

«Ciò che premeva e che imparavo, è che in ogni caso non ci potesse mai essere poesia senza miracolo.» (Giuseppe Ungaretti)

sabato 27 giugno 2015

USCIRE!


Amiche care, amici carissimi,

così avvenne, ieri, in una chiara e fresca giornata di Giugno:

Supreme Court of the United States
June 26 at 11:09
The nature of injustice is that we may not always see it in our own times. The generations that wrote and ratified the Bill of Rights and the Fourteenth Amendment did not presume to know the extent of freedom in all of its dimensions, and so they entrusted to future generations a charter protecting the right of all persons to enjoy liberty as we learn its meaning. When new insight reveals discord between the Constitution’s central protections and a received legal stricture, a claim to liberty must be addressed. …
The States have contributed to the fundamental character of the marriage right by placing that institution at the center of so many facets of the legal and social order.
There is no difference between same- and opposite-sex couples with respect to this principle. Yet by virtue of their exclusion from that institution, same-sex couples are denied the constellation of benefits that the States have linked to marriage. This harm results in more than just material burdens. Same-sex couples are consigned to an instability many opposite-sex couples would deem intolerable in their own lives. As the State itself makes marriage all the more precious by the significance it attaches to it, exclusion from that status has the effect of teaching that gays and lesbians are unequal in important respects. It demeans gays and lesbians for the State to lock them out of a central institution of the Nation’s society. Same-sex couples, too, may aspire to the transcendent purposes of marriage and seek fulfillment in its highest meaning. …
No union is more profound than marriage, for it embodies the highest ideals of love, fidelity, devotion, sacrifice, and family. In forming a marital union, two people become something greater than once they were. As some of the petitioners in these cases demonstrate, marriage embodies a love that may endure even past death. It would misunderstand these men and women to say they disrespect the idea of marriage. Their plea is that they do respect it, respect it so deeply that they seek to find its fulfillment for themselves. Their hope is not to be condemned to live in loneliness, excluded from one of civilization’s oldest institutions. They ask for equal dignity in the eyes of the law. The Constitution grants them that right.
The judgment of the Court of Appeals for the Sixth Circuit is reversed.

It is so ordered.

Ritengo questa una conquista di Civiltà valida per tutti, tutte le persone che, indipendentemente da sesso, nazionalità, colore della pelle, religione, vivono un sincero sentimento d'amore.

Per questo ieri ho sentito la necessità impellente di vestirmi a festa, con uno dei miei abiti più belli (per la cronaca un abitino semplice, bianco con grandi rose rosse, corto, senza maniche e un paio di scarpe alte, color corallo) e uscire, all'aria aperta, tra la gente. Uscire, ieri sera, come "coming out"? Certo!


Lo stesso bisogno di uscire, di trovare me stessa di fronte al mondo, che è all'origine di questa composizione, risalente a qualche mese fa, e che ora sembra scritta apposta per questa occasione.
Certo, i problemi del mondo non sono risolti, le ingiustizie, le disparità, la violenza, l'odio, le discriminazioni, tutto questo rimane ben presente, nello sfondo di questa giornata.
Tuttavia non posso non sentirmi felice per una espressione di Suprema Giustizia Umana, pronunciata in modo definitivo da una Grande Nazione (che pur contraddittoriamente mantiene in essere l'orrendo, disumano misfatto della Pena di Morte) che, con tutte le ombre possibili, getta una vivida luce su un simbolico atto di fede nella potenza reale dell'Amore: #LoveWins - appunto!

Per voi, amiche dilette e amici cari, e per gli uomini e le donne che ho amato, che amo e che amerò, per la mia vita, più che mai, più che mai con passione.

M.P.






USCIRE!


E quindi uscire, uscire!
Gran Dio, uscire, nel mondo,
scendere quei quattro gradini, svelta,
ticchettando i miei tacchi sul marmo,
fitti come un breve scroscio
di pioggia, e gettarsi nel taxi,
che attende paziente,
per istigarlo alla corsa,

immediatamente;
uscire, finalmente, uscire
verso la gente, verso la luce,
verso chi mi ama e mi attende
sulla soglia della Rinascente,
senza curarmi degli sguardi
che mi avvolgono di ammirazione,
oppure di curiosità bonaria,
o malvagia, o di sospetto,
non appena la mia mano
sfiora il suo viso 
radioso come il mio.

Uscire, all'aperto, senza timore
di giudizio o di condanna,
ad accogliere il sole, teneramente,
tra le nostre braccia;
intenerire più ancora,
tra le vetrine ricche di niente,
vagare, senza meta apparente,
mano nella mano, fiere,
erette, sicure, desiderose,
ridenti, illuminate di beltà
negli occhi svagati, spettinate
da un venticello audace, quello
che a tradimento ci alza le gonne;
e ridere allora, ridere insieme,
scoprire i nostri denti innocenti,
con la voglia di addentare gelato
e giocare con le nostre guance
arrossate, accaldate
da questo correre come fervidi insetti
di fiore in fiore, di quest'amare
eccitato, vagabondo,
in faccia al mondo.

E poi, visitare gli empori, i negozi,
i magazzini, come api
nelle corolle di fiori multicolori
indaffarate, agitate,
impolverate di polline d'oro,
innamorate, eccitate,
semplicemente votate
al godere d'un giorno almeno,
un giorno intero
dall'alba al tramonto
di amore pieno,
fuori dalle mura e dalle grate
della prigione, fuori dai legami
delle ore, fuori perfino
dal respiro del tempo
che c'insegue, affannato,
e via anche dal mondo
che ci invidia la giovinezza
del nostro passo rapido
e lieve, senza stanchezza.

E infine, infine stremate
come rondini dopo una giornata
di stridi e di voli, ci posiamo -
ripiegando le ali e gettando
le sporte ai nostri piedi -
al tavolino d'un baretto
piccino come un nido,
che ben conosciamo,
con una mano soppesando
il bicchiere di vetro dozzinale,
che ci pare di fine cristallo,
colmo d'un vino leggero
appena frizzante,
e sfiorandoci
reciprocamente le dita con l'altra;
parliamo poco, a voce lieve,
sussurrando dolci frasi
mai complete, sempre
lasciate sospese
per il sopraggiungere
di altre frasi
più dolci e tenere ancora.

E allora, colà attendiamo,
assieme, tutte sole,
che giunga finalmente
lenta e solenne per noi
la dolce notte che seguirà
il nostro intenso, affannoso,
appassionante giorno.


Marianna Piani
Passy - Milano, 10 gennaio 2015

mercoledì 24 giugno 2015

Sposa giovane


Amiche care, amici

in quei giorni apprendevo, un poco a sorpresa, che una mia giovane amica con una decisione molto improvvisa e inattesa si era maritata, con una bella e completa cerimonia religiosa, come nelle più classiche tradizioni italiane, seguita da rinfresco, partecipazioni, servizio fotografico e viaggio di nozze.
Vi fu un tempo in cui anch'io fantasticai molto su questo argomento, la famiglia di colui che a quel tempo viveva con me come mio compagno "spingeva" molto per due obiettivi precisi e molto ambiti: prima di tutto un bel matrimonio come si deve, e poi la nascita di uno o più eredi al trono, alla cui fattura io ovviamente ero chiamata a collaborare.
Non avevo ancora maturato la definitiva accettazione della mia omosessualità, ero in una posizione per così dire di incertezza al riguardo, per motivi sia di carattere "sociale", quanto puramente personali. Nonostante l'attrazione per il mio sesso fosse da sempre chiara, non avevo abbandonato le fantasie e in fondo il desiderio di stabilità, "famiglia felice", onorabilità che il convolare a regolari nozze (come si dice) nel nostro mondo ancora oggi in sé sancisce, elevando l'amore a un ruolo istituzionale all'interno del nostro ordinamento. Inoltre il ragazzo con cui convivevo da quasi cinque anni era (ed è, siamo rimasti davvero "amici") una persona straordinaria, con cui il mio istinto femminile mi diceva che sarebbe stato meraviglioso unirsi "per la vita", e certo a modo mio lo amavo.  Inoltre esisteva, potente e pressante in me, la motivazione "biologica", il fatto di poter esprimere la mia femminilità al completo, ed esprimere il mio "ruolo nel ciclo della vita" con la maternità.
Bene, la mia realtà personale era molto lontana da questo progetto, e non solo per le mie inclinazioni di genere, ma più ancora per la scoperta della mia sterilità biologica, ahimé definitiva, causata da un problema medico scatenato proprio da un primo disgraziato tentativo di maternità.

E così sono rimasta una donna "imperfetta", o incompleta, almeno rispetto ai sogni e all'immagine che su me stessa avevo tentato di edificare.
E ogni volta che una amica, specialmente se molto giovane come questa del mio racconto, prende una tale decisione, io mi sento coinvolta, con un misto di ammirazione, dolcezza, partecipazione, tenerezza, e anche tanta sincera gioia.
Eppure, sempre, mi rimane il senso della "perdita" che questo passo comporta per una donna, per qualsiasi donna, pur nella felicità di un progetto di vita preso con convinzione piena e certo con amore.
Da una parte, appunto, un futuro d'impegno, ma anche di gioia, di soddisfazione, di gratificazione. La "maturità".
Dall'altra, alle spalle, la libertà di movimento, di scelta, di follia. In una parola, la giovinezza.

A questa giovane sposa dedicai quindi questi versi, sentiti e sinceri (che però non le inviai mai).

Versi che ora condivido con voi, amiche dilette e amici, come sempre, con amore.

M.P.




Sposa giovane


Sali in fretta, piccola giovane sposa,
fin sulla vetta, sull'orlo del dirupo,
e ora guarda, laggiù, ciò che hai lasciato

della tua libera vita di bimba
e di ragazza, guarda i tuoi sogni,
i tuoi giochi in riva come una pazza

a inseguire granchi e timidi paguri
in fuga dalla marea, e a specchiarti
nelle ombre dei gabbiani sulla sabbia.

Tu eri sempre in volo, piccola audace
rondinella, in alto fin oltre i cirri
trillavi, e poi in picchiata sopra i campi

a far strage di libellule e mosconi.
Tu eri libera come una ventata
di libeccio, che scompiglia e fugge

dove nessuno lo potrà acchiappare.
Tu eri un frizzante inebriante sorso
di vin novello, e rossa eri al pari,

e potevi perdere ogni umano
al tuo solo sguardo, malizioso
e inerme come un ranuncolo nel grano.

Sali dunque, bianca piccola sposa,
sali ora in cima alla tua gioia,
e da quel dirupo grida giù al mondo

a pugni chiusi grida il tuo bisogno
di essere viva in faccia al tempo,
di mai cedere il tuo amore innocente

per una manciata di assennatezza.
Sali, e guarda che cosa lasci, ora,
per questo tuo mirabile destino

di piccola fiammante femmina feconda.




Marianna Piani
Milano, 19 Gennaio 2015

sabato 20 giugno 2015

Perdersi


Amiche care, amici,

"perdersi", in un pensiero, in un paesaggio, in un nuovo amore, in un viaggio, in una intera filosofia…
Mille modi per perdersi, mille modi per abbandonare il mondo e ritrovare sé stessi, mille modi per "un po' morire" prima di incontrare il nulla, la notte oscura, il freddo dell'inverno, il deserto della mente.

E' la condizione ideale del'incanto, e del sogno, l'abbandono nel sonno, nell'incoscienza: il corpo e la mente, per reggere a una sofferenza troppo forte e violenta, staccano il collegamento, si allontanano dal reale, entrano in una dimensione aliena, o alienata. Sul confine della malattia mentale, sulla border line tra angoscia e illusione, in cerca del futile più palese così come ci affascina il vuoto più profondo...
Non vorrei andare oltre, questa volta, con una mia "lettura" che per forza di cose risulterebbe riduttiva, piuttosto vorrei lasciarvi, se vorrete, da soli nell'incontro con questi miei pensieri.


Amiche dilette, amici, eccomi dunque a voi, come sempre, con amore

M.P.






Perdersi

 

Perdermi, vorrei perdermi.
E forse domani lo farò.
Indosserò l'abito più bello
che ho, e lascerò il vento
giocare con la sottana,
ampia e tesa, come una vela.

Ciò che parrà una goletta
lanciata in mare aperto:
la mia vela di cotone bianco
vibrante sull'alberatura
delle gambe salde indorate
dal sole di maggio, lustre

come snelli fusti d'abete.
Dirigerò senza pensare,
di traverso alle onde, laddove
la spuma s'invortica nervosa
come una rosa di petali bianchi,
travolgendo le Sirene festanti.

Sirena tra Sirene vorrò
intrecciare i miei capelli
alle loro chiome d'alga,
ornate d'anemoni marini
e sontuose valve incrostate
di coralli, come gioielli fini.

Oppure, fisserò lo specchio
con un misto di terrore
e attrazione, mordendomi di rabbia

le labbra per stillarvi
un'unica goccia di sangue
dal gusto amaro come pianto.

E fuggirò, prima che la mia figura
mi sovrasti, e mi renda
troppo autentica e sensuale,
discenderò quasi correndo
i gradini verso la vita, in basso,
nella città notturna, ancor stupita.

Ascolterò i miei passi ritmare
sul lastricato la mia apparente
disinvoltura - poiché da una ragazza
dotata di una qualche grazia
é attesa costantemente una misura,
e che non sia indecente la postura.

Ma poi sarà soltanto la passione
a spingere il mio corpo e la mente
tra la gente, indifferente,
e a esporre di me ciò che di me
è pura e semplice natura:
non l'abito, dunque, non la paura.

Perdermi: e sia, mi perderò.
Nel mio mare, sommersa, amata,
tra ondine, sirene, stelle marine...
Oppure lo farò nel futile mondano
che ricerco, che bramo, benché detesto,
per reggere a questo vuoto disumano?

Perdersi! Certo lo farò.
Prima di morire,
prima che la notte divori
l'orizzonte gettando la sua coltre
sopra ogni cosa, prima di trovare
la via fatale, nel silenzio diaccio.

Mi perderò. Forse domani:
come in un sereno abbraccio.



Marianna Piani
Plateau D'Assy, 7 Gennaio 2015

mercoledì 17 giugno 2015

L'Arco




Amiche care, amici,

oggi una proposta - questa breve composizione in sestine brevi - un poco diversa dai miei temi e stili più consueti.
Anche se a ben vedere, non così estranea a ciò che mi sta più a cuore: come io sostengo da sempre, la poesia è per me essenzialmente una forma di conoscenza, uno "strumento d'indagine" per dirlo con le parole di Pound, non a caso citate in testata di queste pagine. Così io considero, all'antica, la Poesia parente e consanguinea della Scienza, e non solo in senso lato, ma proprio in senso stretto, speculativo, di metodo empirico e sperimentale.
Nel mondo della scienza in senso stretto ogni teorema necessita di una dimostrazione, un po' come in una frase significante ogni predicato necessita di un soggetto.
E la dimostrazione, in campo scientifico, può essere, come sappiamo, costruttiva, induttiva, o per absurdum.
In un discorso poetico, parallelamente, ogni esposto è simile a un teorema, ma la sua dimostrazione avviene per intuizione, o illuminazione.
L'intuizione è frutto primario della nostra sensibilità e umanità, ciò che ci consente di elevare il nostro pensiero, il nostro discorso a una dimensione estetica, che consenta la partecipazione e la soddisfazione di un bisogno da parte di un potenziale lettore - o fruitore. L'illuminazione è la scintilla sprigionante della metafora, e la metafora è la visione dell'Arte per eccellenza.
Eppure, quanta parte di intuizione, illuminazione, "insight" esiste nel lavoro scientifico, nella costruzione stessa delle teorie, e quanta di contro di ricerca, di sperimentazione, di rigore occorrono nel lavoro artistico, e poetico in special modo, dato che la Poesia è l'essenza di ogni Arte?
Dunque della stessa materia sono fatte Arte e Scienza. E dato che la scienza, per parafrasare Nietzsche (Die fröhliche Wissenschaft), è "gaia", dunque mi sia concesso giocare, con qualche rischio per la mia incolumità, in bilico sul filo teso tra queste due forme primarie di conoscenza...

Per voi, amiche dilette e amici, come sempre, con amore.

M.P.






L'Arco


1


In principio era l'arco:

ogni moto d'un grave
segue un'orbita circolare,
o ellittica, perfetta, dove
la parabola nello spazio
è inscindibile dal tempo.

Il ricorso della traiettoria
descrive il ritmo, nostro
e di qualsiasi creatura
concepita dalla Natura.
È l'unico tangibile indizio
della nostra dimensione.

2

Orbitano elettroni attorno al nucleo,
come pianeti a una stella,
e costellazioni nelle galassie;
lo spazio circolare infinito
è il tempo stesso com'è scandito
dall'alternanza di luce e nulla,

o di carica gravitazionale.
Ogni fine e ogni inizio
è una purissima astrazione
legata all'umano pregiudizio
o al suo inesprimibile orrore
di ciò che è davvero l'infinito.

Convenzione è ogni misura,
e convenzionale è solamente
ogni ordine, e ogni legge
che la mente smarrita impone
all'incommensurabile niente
che sempre ci domina e prescinde.

3

Per millenni abbiamo cercato
nelle Fedi e nelle visioni
dei Fenomeni quella Costante
che ci conforti con l'illusione
d'un ordine geometrico o divino
in questo caotico inumano 

perfetto arco. Intollerabile,
sola certezza che ci rimane,
la nostra solitudine nel Cosmo.



Marianna Piani
Plateau d'Assy, 5 Gennaio 2015


sabato 13 giugno 2015

Assoluzione


Amiche care, amici,

Una composizione, in forma di sonetto raddoppiato, dal tono di preghiera, che scrissi in pieno inverno, in un momento di sconforto e malinconia. Lo stato d'animo si sposava così bene al paesaggio, inquadrato dalla finestra della mia stanzetta presso un'amica (una semplice cara amica) in montagna, nei pressi del Monte Bianco. Neve caduta da poco, gelo, e il rimpianto di non avere accanto a me la persona che avevo tanto amato che si condensava assieme al fiato sulla superficie di vetro della finestra.
Quando capitano quei momenti, la mia anima si dissocia, si separa da me, e fugge, in questo caso cercando di perdersi nei campi innevati, fino a divenire una figura indistinguibile dallo sfondo, una piccola convessità del terreno coperto da un alto strato di neve, uguale a tante altre convessità, che celano oggetti, pensieri, esistenze assolutamente dissimili tra loro, uniformandole in morbide scintillanti e mute ondulazioni…

Per voi, amiche dilette e amici cari, con amore.

M.P.




Assoluzione


Ha chiesto il cuore di essere assolto,
ha risposto l'anima intonandogli un canto,
io appoggiavo la fronte al vetro opaco
e intanto il gelo aveva il sopravvento.

Neve d'onice stendeva il suo manto
sopra le nobili alture di abeti
e larici antichi, ultimo lamento
al morire d'un sole dai raggi inquieti.

Presto avrebbe impresso alle pareti
gli ultimi languidi trepidi lampi
d'un giorno consumato nei segreti
e menzogne degli amori languenti.

Avrei voluto smarrirmi nei campi
affondare i piedi in vergini nevi,
trovar sollievo in contrade distanti
in attesa che il giorno si risollevi.

Invece restavo aderente a quel vetro
come l'edera, tenace ai rimpianti,
allontanandomi metro per metro

dalla creatura che avevo adorato
e che ora mi negava il suo sguardo
smeraldo come il suo tenero prato.

Il gelo ha vinto sulla pallida valle
e dalla fronte mi ha aperto al costato
come un coltello che squarci la pelle.

E l'anima infine ha sospirato
a un cuore carico di quelle colpe
di cui mai sarebbe stato sgravato.


Marianna Piani
Plateau d'Assy 4 Gennaio 2015

mercoledì 10 giugno 2015

Mano santa


Amiche care, amici,

da sempre le mani sono la prima cosa che osservo nelle persone, e sono il primo oggetto a attrarmi e eventualmente a scatenare il mio amore. Poi vengono gli occhi, poi le labbra,  poi certo i piedi, ma prima di tutto per me ci sono le mani, assolutamente.
La loro forma, fine o solida, lieve o nervosa, il loro muoversi, atteggiarsi, il colore della pelle, il tessuto delle vene sul dorso o nei polsi, per me dicono della persona che le possiede presso che tutto, perché sono segni di un linguaggio inconsapevole e diretto, non mediato da codici e sottintesi, o sovrapensieri. Sono tutti segni di bellezza di cui, quando scocca la scintilla, prima m'invaghisco, poi m'innamoro. Il primo gesto che mi unisce a una persona che mi attrae o che trovo desiderabile, il più emozionante e sensuale in assoluto, è il tocco della mano sulla mia mano, ciò che fa crollare il muro, quello che apre la chiusa al fiume delle emozioni.
Non è la prima composizione che dedico a questo argomento, e naturalmente non sarà l'ultima: ogni volta trovo nuovi motivi d'ispirazione, nuova emozione, semplicemente nell'osservare le mani della persona amata.

Per voi, amiche dilette, amici cari, alle vostre meravigliose, preziose, "sante" mani, e soprattutto a quelle di chi amate.

Con amore

M.P.






Mano santa


La tua mano, sul guanciale, osservo.
Bianca, come il candido tessuto
che l'accoglie. Dalla forma
d'un giglio chiuso, affusolato
come la cuspide d'un dardo.
Alla radice la tua dolce voluttà
scorre dentro il polso snello e dirama
in un albero di venuzze azzurre

avviticchiate misteriosamente.
Le dita sono fusi di alabastro,
terminate da una purpurea stilla
che pare sangue: cuspidi di passione
che s'infiggono nella carne quando
l'amore nostro travalica nei sensi.
Eppure in ogni piega di ogni nocca,
in ogni solco del tuo palmo io leggo

una inesprimibile purezza.
Potrei giungere la mia mano ora
alla tua, nella forma d'un arcangelo
in preghiera. E poi serrarla stretta
a formare un compatto groppo
come il gheriglio dentro il guscio,
come il nucleo dentro l'astro,
come il collasso d'una stella.

La tua mano osservo, che riposa
inerte ora, ma la sento ancora
sfiorarmi le labbra e i capelli
con la grazia d'una brezza,
con la sfinita tenerezza
della carezza d'una rosa.
Non v'è il più minuscolo dettaglio
di questa mano, ch'io non sospiri.

La tua mano è pura e santa - dio mio!
come lo sono i nostri colposi ardori.



Marianna Piani
Plateau d'Assy, 29 Dicembre 2014

sabato 6 giugno 2015

Finestra


Amiche care, amici

immagini direi quasi "impressionistiche", raccolte prima dell'alba dalla mia cameretta nel centro di una città - Friburgo, in Svizzera - peraltro davvero molto bella, d'architettura dall'aspetto così centreuropeo, ma senza la freddezza monumentale di talune metropoli più grandi.
Le piccole, minime immagini del mondo spesso ci offrono più contenuto poetico, più densità emotiva e d'ispirazione dei grandi temi e conflitti umani, dei sentimenti sublimi, dei "cuore/amore".
Occorre soltanto cogliere al volo ciò che propongono alla nostra sensibilità più attenta. E occorre farlo con delicatezza, precisione, destrezza e rapidità, come lo scatto d'un otturatore fotografico, perché dopo un istante queste immagini sono svanite, e non sarà mai più possibile ritrovarle, o ricostruirle.

Questo genere di scrittura, simile al lavoro di un disegnatore che abbozza dal vero e fissa sul suo taccuino una forma, un gioco di luce, una vibrazione di colore, è quella che più amo, e che più volentieri esercito, quasi quotidianamente. Il risultato non sempre è degno di essere "pubblicato", ma rimane come una sorta di sketchbook a uso puramente personale. Ma a volte, come credo in questo caso, emergono risultati interessanti, o almeno conclusi e "presentabili".

Per questo, amiche dilette e amici, vi offro le immagini di questa composizione, come sempre, con amore.

M.P.




Finestra


Luce d'una finestra
nel bolo della notte nella città spenta.
Luce di una creatura che veglia
mentre Umanità e Pietà sono
immerse nel loro sonno indifferente.

Luce al sesto piano, tremula, gialla,
forse filtrata da una tendina;
di lontano ha l'aspetto d'una stella
sospesa sola a metà d'un cielo
nero come un vuoto senza mistero.

Luce forse d'una donna che dispera
d'un amore che l'ha ferita a morte,
lei senza più fede, né disinganno,
che a quel lume piangerà sommessa,
travolta da una colpa non commessa.

Luce di un'amante che contempla
in silenzio la fronte dell'amata,
calda dell'amore consumato appena,
e si perde con la mente nei suoi occhi
chiusi dal sigillo di ceralacca del piacere.

Luce forse anche di una madre che si sofferma
al bordo del lettino a intonare una nenia
antica come il mondo alla sua bimba.
Ma forse non è che un sogno, un quadro
evocato nella mia mente di fanciulla.

Lume d'una finestra, una sola,
nel desolato urbano nulla
che con il giungere dell'alba
d'un tratto, malinconicamente
si spegne - flebile fiammella.



Marianna Piani
Friburgo, 27 Dicembre 2014


mercoledì 3 giugno 2015

Donna invitta


Amiche care, amici,

una composizione forte ed esplicita, senza eufemismi, o ipocrisie.
Ritratto a fuoco di un'amica eccezionale, coraggiosa - anzi temeraria - e intensa, passionale e sincera come io stessa vorrei essere.

Un modo di essere donna che rappresenta un modello, un ideale per me: la grazia non disgiunta dalla certezza del proprio potere di fascinazione, sessuale e intellettuale, la sensibilità più squisitamente femminile non disgiunta da una fortezza d'animo inespugnabile. Ammirata, quanto invidiata, adorata quanto detestata. Una donna elevata a sé stessa, si potrebbe dire. Per me l'immagine stessa di ciò che una donna di intelligenza e talento fuori del comune può arrivare ad essere. Meravigliosa e unica.


Per riservatezza, non rivelerò il suo nome, perché un po' troppo noto, almeno in ambiente artistico. Del resto lei non leggerà mai queste mie parole, né questi miei versi. Rimarrà per me per sempre un sogno lontano, nella splendida Friburgo dove vive, pienamente, da artista libera e realizzata.

Posso però condividere con voi, amiche dilette e amici cari, questi miei pensieri, questo mio ritratto ideale, con (tanto) amore…

M.P.





Donna invitta


Quello sguardo un tempo
si sarebbe abbassato, invece ora
si solleva fiero in faccia al mondo
sfidando il disprezzo con l'audacia.

Non t'importa che qualcuno
ti definisca  puttana, o troia,
perché vuoi esserlo, e ne vai fiera,
inerpicata sui tuoi tacchi neri.

Le gonne ti svelano le belle gambe
fin dove si rifugia il tuo pudore,
s'ornano d'ardore e perle bianche
i seni dal profondo scollo fino al cuore.

Le tue mani e i piedi fieri
scintillano corallo, e le labbra
ridono infuocate di splendido rubino,
umettate di lealtà passione e vino.

Danzi, camminando nella notte
senza alcun timore, e canti
con la tua liquida dizione, e parli
con la tua voce e le tue anche.

Narri di sogni e di conquiste,
e distilli il tuo mirabile intelletto
in liberi pensieri di riscatto,
di sapienza, dolore e fitta vita.

Non accetti, né mai accettasti
compromessi né mai sconfitte,
fosti sposa, e amante, tu tradisti,
cento volte, e tante fosti tu tradita.

La bellezza indifesa intenerisce,
reca scandalo quella ben guarnita.
Tu fosti e sei insaziata e invitta
donna mia, donna del mio incanto.



Marianna Piani
(Pour Magali)
Friburgo, 26 Dicembre 2014