«La Poesia è Scienza, la Scienza è Poesia»

«Darkness cannot drive out darkness; only light can do that. Hate cannot drive out hate; only love can do that.» (Martin Luther King)

«Não sou nada. / Nunca sarei nada. / Não posso querer ser nada./ À parte isso, tenho em mim todos los sonhos do mundo» (Álvaro De Campo)

«A good poem is a contribution to reality. The world is never the same once a good poem has been added to it. A good poem helps to change the shape of the universe, helps to extend everyone's knowledge of himself and the world around him.» (Dylan Thomas)

«Ciò che premeva e che imparavo, è che in ogni caso non ci potesse mai essere poesia senza miracolo.» (Giuseppe Ungaretti)

domenica 6 maggio 2018

Sto



Amiche care, amici, permettete che vi presenti oggi un piccolo autoritratto al sole, un po' impressionistico un po' pompier, il sole di una Estate ormai sul finire, già pallida e languida, ma ancora carica di colori e di profumi, giusto un giro di stagioni fa.
Devo confessare che mi piace indulgere in questi acquerelli veloci di me stessa, così come mi piace, per me stessa principalmente, indossare abiti che mi facciano sentire a mio agio, bella e desiderabile. Credo sia parte dell'istinto di ogni donna, questo. Perciò non me ne vogliate, è solo una piccola concessione al mio sterminato narcisismo femminile…

Una piccola nota, diciamo, tecnica, a margine. Qui il titolo, se pur separato come di consueto, fa parte integrante del testo. In altre parole, è titolo e testo insieme. Non mi piacevano quei due "sto" uno di seguito all'altro, così come apparivano se avessi lasciata la titolazione regolare. Per questo, e non per un errore tipografico, non c'è la maiuscola all'inizio del primo verso, che di fatto può essere considerato il secondo della composizione. E di conseguenza a ciò va regolata anche la lettura.

Con amore, sempre, dalla vostra amica innamorata

M.P.









Sto


come in un quadro di Segantini,
antico, figurativo, odoroso d'erba,
d'essenza e trementina: il sentore
della luce che lo pervade
mi prende il fiato, stringe in gola.
Mi lascio andare.

Indosso un abito tra i miei più belli,
a fiorami color pesca, la gonna larga
e generosa come questa campagna,
il corsetto stretto al seno, un abbraccio
che mi compiace.

E mi dà pace.

Siedo, all'antico modo, le gambe
piegate al lato, il dorso accoccolato
sopra un colmo di cuscini d'erba e viole,
le caviglie e i piedi bianchi al sole
intorpidito di questa fine estate
un poco esangue.

Lascio i capelli, che ora porto lunghi,
liberi di agitarmi la fronte e il viso,
cogliendo il mite vento della valle
che risale fino a me recando in sé
aromi umidi e carnali, e intanto
ascolto i lontani suoni del paesaggio.

Essi sono come la voce d'una madre:
non importa quanti anni stai lontana,
quando torni e la risenti, essa risuona
d'una melodia ch'è la purezza
della tua ormai smarrita innocenza,
sfiorita al sole come la tua bellezza.

In grembo ho un libro, non so quale,
aperto, come è aperto il mio cuore,
alla pagina della tenerezza,
leggo il canto di un poeta grande
e lo immagino qui accanto, a sfidare
per me ogni male, ogni nequizia.

Godo per qualche istante su questa terra,
in questo giardino di erbe e viole,
del sottile dolce abbandono d'essere
in quanto donna qui sbocciata,
all'ultimo sole di settembre,
nelle forme vellutate di una rosa.



Marianna Piani
Milano, 28 Settembre 2017

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