«La Poesia è Scienza, la Scienza è Poesia»

«Beauty is truth. truth beauty,- that is all
Ye know on earth, and all ye need to know.» (John Keats)

«Darkness cannot drive out darkness; only light can do that. Hate cannot drive out hate; only love can do that.» (Martin Luther King)

«Não sou nada. / Nunca sarei nada. / Não posso querer ser nada./ À parte isso, tenho em mim todos los sonhos do mundo» (Álvaro De Campo)

«A good poem is a contribution to reality. The world is never the same once a good poem has been added to it. A good poem helps to change the shape of the universe, helps to extend everyone's knowledge of himself and the world around him.» (Dylan Thomas)

«Ciò che premeva e che imparavo, è che in ogni caso non ci potesse mai essere poesia senza miracolo.» (Giuseppe Ungaretti)
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domenica 30 giugno 2019

VENTENNIO


Ventennio






Amiche care, amici,

Come vedete, questa settimana ho rinunciato alla mia consueta pubblicazione di poesia, come ho fatto altre volte in occasione di particolari eventi drammatici, avvenuti negli anni precedenti, tali da rendermi inopportuno, o penoso, o addirittura impensabile fermarmi a esporre su questa bacheca le mie poesiole. Feci così, ad esempio, in occasione della la strage parigina del CharlieHebdo, o per quella del Bataclan...

In questo caso si tratta, per fortuna, di una situazione assai meno tragica, anche se per certi aspetti non meno drammatica, che però almeno per me personalmente ha avuto la valenza di una svolta epocale.

Sulla vicenda della Sea Watch, perché attorno questa vicenda voglio soffermarmi, cioè del lungo braccio di ferro tra il nostro attuale governo - o meglio ancora, tra la persona che ora occupa la carica di ministro dell'interno del nostro paese - e questa nave ONG impegnata in una operazione di soccorso in mare, sul blocco navale, sulla decisione di disobbedienza civile che ha spinto il Capitano Carola Rackete a violarlo, e sulle conseguenze penali del suo gesto, non voglio soffermarmi.
La mia posizione, tanto per fugare ogni dubbio o "nénéismo", è semplicissima: se devo scegliere tra diritti umani e il rispetto di una "legge" che li mette in discussione, io sto dalla parte dei Diritti Umani, senza se e senza ma.
- Per prima cosa perché una legge (o addirittura un decreto, come in questo caso) è scritta da un governo in carica, e quindi è soggetta ad essere impugnata, modificata, cancellata, superata in ogni momento da un qualsiasi governo successivo; mentre di converso i Diritti Umani sono quelli, solidi, validi ovunque, sempre, inoppugnabili.
- In secondo luogo perché, se una legge "mette in discussione" i diritti umani, per definizione essa è una cattiva legge, e in sè contiene i presupposti per la sua contestazione.
Così come avvenne ad esempio per le leggi razziali di triste memoria: pur essendo leggi promulgate in una forma apparentemente legale, rimanevano intrinsecamente fuori legge, e andavano combattute e destituite nel più breve tempo possibile.
Ma non mi fermerò oltre su questo tema specifico, come dicevo.

Parlerò invece dell'ormai famoso video (1) che è apparso sui social, e che registra "senza filtri" - come il suo autore tiene a precisare - l'arresto della comandante Rackete e le contemporanee urla di una piccola folla di fanatici leghisti e sovranisti che l'hanno accolta in un diluvio di insulti e minacce irripetibili. La visione di questo filmato ha rappresentato, per me davvero come un simbolico spartiacque epocale, nonostante la folla di fanatici presente si potesse definire più "sparuta" che "oceanica".
No, non possiamo più nasconderci dietro il dito delle nostre illusioni, delle nostre convinzioni generosamente positive riguardo una intelligenza e una sostanziale "bontà" della specie umana.
O, quanto meno, io non riesco più a farlo, dopo aver visto quel video nella sua interezza.

Queste illusioni, questa fiducia di fondo, questa razionalità umanistica, alla visione - e soprattutto all'ascolto - di quel filmato (perché l'audio di un filmato e le immagini che lo accompagnano sono una rappresentazione viva, diretta, e non "in vitro" come le centinaia di insulti dello stesso tenore apparsi contemporaneamente sui social), tutto questo è crollato, angosciosamente e dolorosamente dentro di me, come un ideale Ponte Morandi, che è venuto giù, e mai più si potrà ricostruire uguale a prima.

Ebbene mai, fino a un paio di anni fa, avrei potuto nemmeno lontanamente immaginare di assistere a una simile manifestazione di barbarie assoluta, allo stato brado, immagini e suoni che credevo confinati nei recessi più oscuri della Storia, e che non avrei mai immaginato si potessero ripetere così, nudi e crudi, davanti ai miei occhi.
Per di più agiti da parte di persone abbronzate, in maglietta e ciabatte infradito, apparentemente "normali", apparentemente uguali a noi. Non da orde barbariche o da fanatici religiosi radunati sotto un patibolo eretto per la strega di turno,  legata ("manette, le manette!") ed esposta agli sputi, agli insulti, al ludibrio. A questi sedicenti "cristiani" lì presenti, e a quelli che vomitano insulti in rete, ricordo, per inciso, che simili grida e urli, simili insulti, simili sputi furono riservati al Cristo mentre veniva issato sulla croce, simbolo primigenio di tutte le forme di "disobbedienza civile".
Sì, siete voi, che la baciate e ci sbavate sopra a TRADIRE quella croce, quel simbolo, quella tradizione alla base della nostra Civiltà Occidentale! E se davvero foste credenti (ma NON lo siete, tranquilli, è del tutto evidente!) temereste ora l'ira del vostro Dio, che si è sempre presentato come UN DIO GIUSTO, o vi sotterrereste dalla vergogna, come avete fatto negli anni passati, prima che arrivasse qualcuno che fosse, finalmente, davvero peggiore di voi!

A parte ciò, quel video, pur essendo un piccolo reperto, quasi insignificante di fronte all'oceano dell'odio quale si presenta ormai senza remore né freni un po' ovunque, ripeto, non solo mi ha sconvolto profondamente, sebbene fossi razionalmente preparata al peggio, ma ha fatto crollare dentro di me ogni speranza sulla possibilità di recuperare questa gente se non combattendola, apertamente, duramente, e senza tentennamenti.
E da questo ho capito anche, in modo chiaro e definitivo, che ormai siamo DENTRO un prossimo ventennio leghista e sovranista, e che NULLA ce lo potrà risparmiere ormai; meno che mai i nostri leader, disorientati, letteralmente travolti e frastornati dalla attività frenetica e incontenibile di un piccolo uomo grasso, a modo suo molto abile e immensamente ambizioso, che aspira chiaramente a "entrare nella Storia", costi quel che costi.
Di fronte a questo abbiamo una leadership del tutto impotente di una controreazione minimamente efficace, incapace di una vera unità di intenti, quale la Storia sta reclamando a gran voce.

Dunque siamo dentro un nuovo ventennio, il "ventennio leghista", e da ora in avanti potrà andare solo peggio: finora abbiamo solo saggiato i primi test "in vivo" che ogni regime totalitario compie per misurare fino a che punto può, gradualmente o a strappi progressivi, spingersi, per procedere a tappe forzate fino all'obbiettivo finale di un regime che è ancora da definire nei dettagli, ma di cui ad esempio la recente intervista di Putin al Financial Times ha dettato delle chiare ed efficaci linee guida. L'Italia in pratica si sta preparando, e, bisogna dare atto, perfettamente in chiaro e senza sotterfugi, ad abbandonare la civiltà politica e sociale dell'Occidente e dell'Europa, e si appresta a entrare a tutti gli effetti nell'orbita delle "democrature" orientali; e tutto questo - quel video è lì a testimoniarlo - avverrà, e avverrà presto, molto presto. Anzi, sta già avvenendo. Non ci sarebbe nemmeno più il tempo materiale per opporci con un minimo di efficacia, anche se miracolosamente trovassimo di colpo quell'unità e saldezza d'intenti che finora non abbiamo saputo trovare.

Quel video, insomma, mi ha convinta DEFINITIVAMENTE che dobbiamo prepararci a una lotta di resistenza lunga, scomoda, che costerà sempre più caro a chi avrà il coraggio di esporsi (coraggio di cui il Comandante Rackete è simbolo ed esempio), a chi vorrà manifestare il proprio dissenso (cosa che sta già accadendo) o la propria semplice "diversità" nei confronti dei canoni del potere (anche questa fase è già pienamente in atto), con una inaudita apertura di credito nei confronti dei gruppi attivisti neofascisti, il "braccio secolare", ormai scatenati sul campo godendo di una sostanziale totale impunità.

Se pensate che esagero, ditemelo, vi prego.
Ma prima, vi prego anche di riguardare un attimo quel video, ascoltate.
Questo non è un film di fiction, non è una rappresentazione sui social, è realtà, la NOSTRA realtà.
Per me, personalmente, quelle urla, che è difficile definire "umane", sono le voci che, sulla soglia dei miei 47 anni, hanno distrutto ogni residuo di "innocenza", politica, sociale, antropologica, per sempre.
Non perdonerò mai più che costoro mi abbiano fatto questo!

Grazie per avermi seguito anche in questo intervento, purtroppo, molto deprimente, e assai poco ottimista.

Scusatemi.
Con amore, comunque, sempre.

M.P.
30 Giugno 2019
Kilkenny, Irlanda

(1: il video di cui parlo, ripreso con uno smartphone, purtroppo non è raggiungibile su Youtube, ma solo via social, per cui non sono in grado di inserirlo qui, come avrei voluto)



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domenica 27 gennaio 2019

Giornata Della Memoria, 2019




Giornata Della Memoria - 2019






Amiche care, amici,

oggi, mentre si ravviva il braciere della Memoria, la Poesia tace, annichilita:

nulla al mondo, e quindi neppure la poesia, anche quella più grande e insostituibile, potrà mai essere adeguata a commentare, a rappresentare una tragedia immane e immonda quale fu la Shoah.
Ogni parola è inadeguata, l'arte è accecata, il pensiero si arrende, ammutolisce, la Ragione stessa arretra sconvolta di fronte alla Follia Assoluta.
Solo la Testimonianza può avere il coraggio di prendere la parola.

E intanto la testimonianza diretta sta lentamente ma inesorabilmente abandonandoci, lasciandoci nudi, indifesi e soli di fronte alla Storia. Presto, troppo presto purtroppo, anche gli ultimi testimoni diretti ci lasceranno. Quelli che ancora ci rimangono, pur carichi di anni e di dolore, ancora sentono come un dovere indifferibile quello di continuare a raccontare, a scrivere, a portare al mondo, a tutti noi la loro testimonianza. Di questo dobbiamo essergli infinitamente grati, per la loro forza, il loro coraggio, la loro formidabile resistenza.
E infatti siamo tutti atterriti al pensiero che presto queste persone non ci saranno più, accanto a noi. Resteranno certo i segni del loro operato, gli scritti, i documenti, le immagini. Ma loro, le persone, saranno altrove, ognuno nel luogo che la sua fede avrà eletto a suo ultimo approdo, e riposo.
Perciò tutto il peso della testimonianza rimarrà interamente nelle nostre mani, e interamente nostra sarà presto la responsabilità di tenere viva la fiamma della memoria, per tenere lontane le tenebre dell'odio, della paura, dell'ignoranza, della bestialità.
Non avremo più alibi, saremo come ragazzini cui mancano di colpo i genitori, che devono provvedere improvvisamente alla propria sopravvivenza. Tutto dipenderà da quanto salda sarà la NOSTRA coscienza, e solo su di essa si baserà la speranza che quanto è accaduto non debba MAI PIÙ ripetersi.


Pensiamoci: è una resposabilità immensa, su cui dobbiamo vigilare, da cui non dobbiamo flettere nemmeno per un istante. Perché la Storia - i nostri testimoni - ci hanno insegnato che il Mostro non si presenta tutto in un tratto come tale, ma che inizia con subdola intelligenza criminale ad insinuarsi nelle pieghe, nei recessi degli animi, intossicandoli, si manifesta inizialmente in piccoli dettagli, cose che sembrano trascurabili, e gradualmente, passo per passo, fa filtrare narrazioni e pensieri e azioni che istintivamente rifiutiamo di credere possibili o reali, di cui non riusciamo a valutare la pericolosità, anche per il semplice fatto che non riusciamo a riconoscere il Male camuffato nella sua goffa, a volte ridicola Banalità; e non riusciamo proprio a concepire come sia possibile che nostri simili possano davvero incarnarlo, esercitarlo, accettarlo. La nostra stessa fiducia nell'Uomo, la nostra umanità, paradossalmente, ci rende più vulnerabili perché non riusciamo a credere che certe cose siano possibili, oppure (vedi il dramma orribile dei Migranti in mare di questi giorni) pur vedendo l'atrocità daventi a noi non sappiamo riconoscerla, non sappiamo connetterla alle altre atrocità passate o presenti come un disegno unico di morte, non riusciamo a capire che ciò che sta accadendo a persone che sono lontane e diverse da noi, un giorno, in qualunque momento, una volta scatenato il Mostro, potrà riguardare direttamente anche ciascuno di noi.

Per questo, per questo incrocio di contingenze inquietanti e concretissime, proprio in questo 27 Gennaio dell'anno 2019, il Giorno della Memoria assume un significato diverso, se possibile perfino più forte e impositivo di quelli passati.

Un vento di Oblio, cavalcato da nuovi zombies usciti dal processo di putrefazione, e banali Lanzichenecchi del Male, sta attreversando l'Europa e quello che ancora possiamo chiamare il Mondo Libero.
Non a caso, secondo me, proprio ora che si sta indebolendo, come ho detto prima, la evidenza fisica delle Testimonianze Dirette, e siamo nel pieno di questo delicatissimo passaggio di consegne tra loro e noi, il Male ne ha approfittato per emergere dalle discariche della Storia e per sferrare un nuovo attacco in forze. In questo preciso momento si è creata una incrinatura nella nostra coscienza collettiva che ha indebolito, per così dire, le difese immunitarie della nostra Società, e il cancro sta tentando di insinuarcisi, con ogni mezzo, con quell'abilità sinistra che le forze del male hanno sempre mostrato nell'utilizzare le più avanzate conquiste tecniche della stesso tessuto sociale che mirano a infettare e distruggere. Questo cancro sta penetrando fino dentro le nostre vite, nelle nostre dirette conoscenze e famiglie, dividendo persone, spezzando affetti, ed è in una fase di pericolosissima espansione. Questo cancro ha un nome preciso, non voglio rimanere nel vago della metafora, si chiama nazionalismo populista (sebbene ora si presenti con molteplici falsi nomi, come "sovranismo", "leghismo", "negazionismo", ecc.), e quando avrà metastatizzato l'organismo della democrazia, allora sarà troppo tardi, e potrebbe allora (con altri modi, tempi, nomi, perché la Storia si ricicla, ma non si ripete mai uguale) scatenarsi la tragedia. Perché le tragedie epocali sono i "meccanismi automatici" di autodifesa con cui le società cercano di evitare l'estinzione. Naturalmente a costi altissimi, inimmaginabili, se non a cose finite, come sappiamo bene appunto dalla Storia.

Per questo, in questo anno particolare, in questo luogo che io riservo alla mia piccola modesta riflessione poetica, sento di dover lascare spazio al silenzio (non saprei proprio, oggi, come fare a proporre uno dei miei piccoli componimenti sulla bellezza e l'amore), e limitarmi alla testimonianza.

Perché di questo dobbiamo renderci conto, e sarà sempre più così: la testimonianza non è solo quella diretta, del martire, del sopravvissuto, di colui che l'inferno lo ha attaversato personalmente e fisicamente. È anche quella che ognuno di noi può dare, mantenendo saldi i nostri valori, agendo nella realtà coerentemente ad essi, resistendo e combattendo con la persuasione e se necessario con il rigore inflessibile della ragione contro e idee maligne e i loro profeti. Combattendo la paura, l'odio, l'ignoranza, il razzismo, con le armi più efficaci che abbiamo: la conoscenza, la cultura, la bellezza, l'amore.


Già, l'amore:
Io concludo sempre questi miei interventi con un saluto a tutte voi e tutti voi, che avete la bontà di "seguirmi" su queste paginette, con un augurio d'amore.
Perché, per quanto possa sembrare banale, solo l'amore può vincere l'odio.
E se il male e banale, il bene è complesso, difficile, impegnativo, spesso ingrato, doloroso.
Eppure, poiché la nostra stessa condizione umana è fondata su un atto d'amore primario, l'amore, sempre e comunque, vincerà sull'odio. Questo è inevitabile.
Così come la Ragione vincerà sempre, prima o poi, sulla barbarie, poiché è questa la linea e la direzione da almeno tre milioni di anni (Homo Abilis) della evoluzione della nostra Specie.

Con amore

Marianna Piani
Kilkenny, Irlanda, 27 Gennaio 2019



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domenica 25 marzo 2018

«Pretty You»



Amiche care, amici,

ragionavo proprio ieri con una amica sul concetto di "felicità", la condizione umana più fragile e relativa.
Indubbiamente in questi giorni, personalmente, intimamente, io sono felice: ho realizzato un sogno che ,ai tempi in cui scrivevo la lirica che oggi vi regalo, sembrava lontano, irraggiungibile, quasi irreale.
Questa decisione presa e realizzata non senza difficoltà e paure, ha rinfocolato il mio amore come una folata di vento su un falò, sollevando scintille a coprire per numero e luminosità le più luminose stelle.

E con l'amore, con le sue ansie, con le sue attese, giunge quella che noi umani usiamo chiamare "felicità".
Eppure questo è un periodo triste, intorno a me, una situazione in cui ho capito di quanto sia difficile vedere non dico realizzati, ma almeno non minacciati i propri ideali, le proprie convinzioni più alte, le più care tra le proprie certezze. E ho realizzato di quanto l'essere umano possa, e voglia essere egoista, assetato di potere, razzista, chiuso a riccio nel proprio orticello striminzito con l'illusione che tutto ciò possa continuare per lui, al diavolo tutti gli altri, tutti. E di quanto la paura domini questo nostro universo, generando odio, risentimento, anche violenza. Che delusione, per una Umanista quale mi pregio di essere, "scoprire" l'esistenza di questa maggioranza rumorosa, tutta attorno a noi.

Per carità, lo sconforto, razionalmente, non ci deve far vedere ciò che (ancora…) non c'è. Siamo, grazie al Cielo, ancora lontani da una tragedia concreta e reale (anche se per alcune minoranze ciò potrebbe non essere del tutto vero) che possa paragonarsi a quelle maggiori della Storia: Il totalitarismo serpeggia pericolosamente nel nostro privilegiato occidente, preceduto come sempre nella Storia da un apparentemente più "inoffensivo" populismo, ma abbiamo ancora strumenti, creati in decenni di Democrazia Reale e di Lotte, che ci consentono di tenere a bada la belva, se lo vogliamo, anche se con fatica ed esponendosi a qualche rischio. E sappiamo che quanto più saremo disposti ad esporci in prima persona, e a correre questi rischi (come ha fatto quella coraggiosa ragazza che ha rifiutato di servire un potente perché dichiaratamente razzista, rimettendoci il lavoro, per me un simbolo di questi tempi, una Rosa Parks in sedicesimo), tanto più difficile sarà per i nemici della Democrazia e della Tolleranza "vincere" davvero.

Dico questo perché, personalmente ho vissuto, sto vivendo questo periodo in uno stato di angoscia, di tristezza, di delusione che contrasta drammaticamente con la felicità presente in questo stesso momento nella mia vita personale.
Come è possibile che convivano due sentimenti così opposti, la gioia esaltante di mettere su casa con chi amo, e la tristezza infinita per una situazione, da noi in Italia, ma non solo da noi purtroppo, di marea montante di odio, razzismo, xenofobia e, ciò mi riguarda anche privatamente, omofobia?
Ebbene, non è possibile, nel senso che le due cose non devono affatto "convivere", perché ciò che alla fine deve prevalere è il senso di ciò che noi siamo, le nostre certezze, le nostre convinzioni, e, naturalmente, il nostro amore.
Se c'è una lezione che Etty Hillesum, con il suo straordinario emozionantissimo Diario, ci ha lasciato è proprio questa: non c'è tragedia, orrore della Storia che possa scalfire la nostra profonda reale interna felicità, che proviene dalla certezza e dalla bellezza dei nostri Ideali, e dall'amore che sappiamo di poter esprimere con la nostra vita. La profonda, invincibile Umanità che si trova nelle righe di questa giovane donna, che rimane sé stessa, con la sua intima felicità di esistere, anche a contatto, fino ad esserne travolta, della peggiore tragedia dell'Umanità, questa è una testimonianza che deve rimanere un esempio per tutte, tutti noi.

I nostri "mostri" - per fortuna - sono ancora poco più che dei buffoni, e la loro "granitica coerenza" si sfalda già ora solo per la smania di accarezzare la ampolla tossica del Potere. Possiamo e DOBBIAMO combatterli, rallentandoli, fermandoli (ricordando che anche Mussolini e Hitler parevano dei "buffoni" all'inizio, così come oggi ci appaiono personaggi molto pericolosi come trump o kim) prima che possano crescere tanto da provocare danni davvero irreparabili.
No, personalmente non lascerò che l'amarezza del momento incida in alcun modo sulla mia felicità privata, personale. L'amore, che è il sentimento che in questo momento prevale su tutto nella mia anima, è superiore a qualsiasi malvagità. E promuove un ottimismo di fondo in ogni mia azione...

Vi lascio alla lettura, amiche dilette, amici, di questa lirica, che racconta, tenta di raccontare come è avvenuto, inatteso, improvviso, imprevedibile - e travolgente - il mio primo incontro con l'amore della mia vita. A volte la vita cambia in un istante, in un "colpo di fulmine", generato magari da una piccola, breve frase, come quella del titolo…

Con amore, più che mai, carissime, carissimi!

M.P.






«Pretty You»


Mi dicesti così, innocente e piana
come solo tu sai fare:
"sei bella". You're so pretty.
E io non seppi che crollare ai tuoi piedi
e innamorarmi alla follia di te.

Proprio tu, che la bellezza,
quella umana e quella degli dei,
tratti da pari a pari, proprio tu,
che incedi e ti concedi da regina,
giocavi coi miei capelli e l'impazzivi.

Proprio tu che hai il fuoco
in cuore e fiamme in luogo di capelli
e i prati delle tue terre proiettati
nelle pupille, tu con il tuo volto
candido costellato di scintille:

tu mi dicesti bella, nel tuo accento
morbido e suadente, e una luce
di desiderio già sulle tue labbra
vivido e perverso, come il riflesso
viola del tuo colpevole rossetto.

Dall'ammirarti a amarti allora fu
questione d'un istante.
E quando fosti nuda nel mio letto
e io fui totalmente soggiogata
dalla tua essenza, solo allora seppi.

Seppi, oppure m'illusi, e dissi:
il nostro amore è un amore bambino,
lo nutriremo, lo cresceremo insieme,
tu ed io, fino a che
riluceranno le nostre stelle in cielo.


Marianna Piani
Milano, 20 Agosto 2017


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domenica 24 dicembre 2017

Una buona costituzione


Attribution, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=8642565

Due giorni fa, il 22 Dicembre di settanta anni fa una Assemblea di nostri rappresentanti, dopo un lungo e laborioso dibattito, approvò la Carta Fondamentale della nostra Repubblica, definita solennemente e definitivamente come Democratica, con 458 voti favorevoli, 62 contrari e nessun astenuto, su di un totale di 520 votanti.

Ieri, settanta anni e due giorni dopo, un'altra Assemblea di nostri rappresentanti, di ben altra caratura politica, culturale e morale, ha provveduto ad affossare un piccolo, quasi simbolico disegno di legge che intendeva rendere attuali alcuni dei principi fondamentali di questa stessa Carta, e lo ha fatto mediante forse il più vile e ipocrita dei metodi, quello dell'assenza ingiustificata: 116 presenti su 319.

Evidenzio qui solo un paio di quei Principi Fondamentali che sono stati umiliati e calpestati da questo atto di totale insensibilità civile e democratica:

Articolo 2
La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

Articolo 3
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale [cfr. XIV] e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso [cfr. artt. 29 c. 2, 37 c. 1, 48 c. 1, 51 c. 1], di razza, di lingua [cfr. art. 6], di religione [cfr. artt. 8, 19], di opinioni politiche [cfr. art. 22], di condizioni personali e sociali.
E` compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Non occorre aggiungere altro, credo. I nostri rappresentanti non potevano scegliere modo più sconsolante e deprimente per "celebrare" una ricorrenza come quella del 22 Dicembre 1947. Una codardia politica, travestita da opportunismo elettorale, che getta un'ombra cupa su altre piccole, simboliche ma pur importanti acquisizioni in campo civile di questi ultimi tempi. Spazio lasciato a disposizione dei peggiori nemici della nostra democrazia, che infatti non hanno mancato di esultare felici, con l'ebete sorriso degli stolti o con il clamore dei fanatici.

Nel mio piccolissimo mi rammarico di non aver saputo fare abbastanza, e mi vergogno di fronte al mondo, quale cittadina Italiana, per questo segnale di incapacità e inconsistenza morale e civica che le Istituzioni del mio Paese hanno voluto scientemente dare.

Oggi avevo in programma la consueta pubblicazione di un mio piccolo componimento, ma ho rinunciato, perché sono troppo amareggiata e indignata per farlo. E per mandare, sempre nel mio piccolissimo, un segnale di forte disagio nei confronti di tutti quei miei concittadini che oggi, con questo "non atto" di fatto si vedono "ufficialmente" negato un diritto fondamentale della persona, e per questo diventano, contro ogni dettato costituzionale, cittadini di serie B.
Perdonateci. Perdonatemi. Se potete.

Troppi sono i segnali di un imbarbarimento della nostra convivenza civile che stanno emergendo, anzi tracimando impetuosi, con dispregio non solo dei nostri principi di civiltà democratica e laica, ma anche (e forse soprattutto) di quelli di una cultura Cristiana e Occidentale di cui stoltamente vantiamo una presunta - e presuntuosa - superiorità. E questo alla vigilia di una ricorrenza che nella nostra cultura ha pur un significato preciso, che dovrebbe essere di amore, inclusione, tolleranza, fratellanza, non di odio, prevaricazione, esclusione, xenofobia, razzismo.

Continuerò, sempre nel mio piccolissimo, a fare Poesia, a leggere e scriverne, perché la Poesia, in tutte le sue forme, con la sua potenza di indagine e di bellezza è l'unico antidoto che ci rimane contro l'annullamento dell'anima che certe ideologie che stanno dilagando come un virus epidemico ci stanno portando. L'unico antidoto intellettuale contro la follia che ci minaccia.

E voglio ringraziare di cuore tutte le amiche e gli amici che in in questi anni, con affetto e indulgenza, mi hanno seguito e mi seguono in queste paginette, e augurare loro, nonostante tutto, un momento di serenità in questo periodo Natalizio, chè lungi dal essere lieto invece si veste di mestizia.
Chi ha la capacità di amare deve rompere l'isolamento, la solitudine e stringersi assieme, perché l'amore non è un dono gratuito, è una lotta quotidiana. E la lotta inizia davvero oggi, proprio oggi.

Grazie, amiche dilette e amici carissimi, grazie di tutto, grazie di esistere, vi abbraccio forte.

Vostra, sempre, con amore

Marianna

Milano, 24 Dicembre 2017

domenica 4 giugno 2017

«Uno, qualcuno, centomila»

(Editoriale)



(by David Hettinger)




Amiche care, amici,


concedetemi una breve premessa: non sono né mai sono stata una fanatica dei numeri o delle classifiche in rete. Ad esempio non ho mai sottoscritto quegli strumenti un po' tra il patetico e l'infantile che consentono di tenere un conto pedissequo, in tempo reale, dei followers e unfollowers, né mi sono mai curata del numero di "likes" o menzioni che ricevono i miei interventi, qui o altrove.
Se dicessi che non m'importa nulla che ciò che scrivo venga letto e considerato da più persone possibile sarei un'ipocrita bella e buona, ma non posso evitare di pensare che il freddo dato numerico in questi casi non sia che un vuoto dato statistico, che non tiene conto per prima cosa di ciò cui io invece tengo di più: la qualità.
Intendo dire, ed è del tutto ovvio dirlo, che per me vale assai più la presenza nella mia TL, o nel mio Blog di una singola persona che ammiro e stimo piuttosto che di cento anonimi "followers" conquistati magari a colpi di foto sexy delle mie (peraltro scarse) tette.
Per questo sono una frequentatrice assai sporadica delle "statistiche" che mi offrono gli strumenti standard del Blog, dato che continuo anche in questo caso a dare rilevanza alla qualità di chi mi "segue" piuttosto che al loro numero puro e semplice.

Tuttavia, poiché sono fatta di carne e narcisismo anch'io, di quando in quando vi butto l'occhio, osservo con curiosità la curva saltellante dei "contatti" nel corso del tempo, con interessanti picchi e avvallamenti, considerandoli in parallelo ai testi pubblicati, e non manco di riceverne qualche soddisfazione, forse anche proprio perché lascio passare diverso tempo tra una "sbirciata" e l'altra e quindi più marcate sono le differenze rilevabili.

E così è avvenuto che qualche giorno fa ho scoperto di aver superato "di slancio" il simbolico muro delle centomila visualizzazioni.

Non posso dire che la cosa non mi abbia fatto piacere: razionalmente, sì, so bene che questo numero rappresenta in modo cieco e acritico OGNI tipo di contatto, anche di chi capita qui per puro caso, o per errore, di chi apre, guarda e scappa due secondi dopo, di chi legge e pensa "che schifo è questo?" e chiude per mai più tornare. Tuttavia si tratta pur sempre di un parametro, di una indicazione grezza ma "oggettiva", e considerato che questo non è un fashion blog, ma uno spazio dedicato esclusivamente alla poesia, e non alla poesia in senso generico, critico, storico o antologico, ma proprio alla MIA personale scrittura poetica (incluse le traduzioni da grandi poeti del passato), io penso che sia un dato numerico tutto sommato interessante. Anzi, se ci penso, centomila "pagine aperte" sulle mie cosette, in un tempo così relativamente limitato, è un dato che mi impressiona, mi sorprende, e mi fa sentire anche una grande responsabilità.

Dunque, credetemi, ben lontano da me ogni intento "celebrativo", ma voglio cogliere l'occasione per ringraziare, davvero e dal profondo del cuore, tutte le persone che hanno trovato il modo di dedicarmi qui un poco del loro tempo e della loro attenzione, e che con la loro presenza, crescente nel corso degli anni, hanno dato un senso al mio lavoro.
Nessuna scrittura ha senso, secondo me, se non incontra sul suo cammino dei lettori: l'atto d'amore della scrittura si consuma sempre in due, con l'incontro spirituale tra chi scrive e chi legge, e solo così è feconda.
E nel caso poi di una scrittura viva, in opera e sviluppo nel presente, è difficile dire chi ne sia alla fine il maggiore beneficiario, se il lettore o proprio lo scrittore.

Voi tutte, amiche carissime e amici, mi avete certamente dato tanto, tantissimo, con la vostra presenza, con i vostri commenti, anche e più che mai con le vostre critiche, sempre puntuali, rispettose, illuminanti. Avete apprezzato quel pochino o tantino di buono che avete saputo scoprire nelle mie parole, e avete pazientemente tollerato i miei cedimenti, i miei risultati più deboli o corrivi. Mi avete accompagnato, passo passo, in quella che spero sia una crescita nella evoluzione di una "scrittrice" che ho sempre voluto definire "dilettante", definizione in cui avete saputo cogliere non una abdicazione, ma anzi una maggiore assunzione di responsabilità.

Questo freddo dato numerico in certo modo mi conferma della vostra presenza, e della vostra preziosa amicizia, e mi stimola a tentare sempre più di compensare la vostra fiducia e il vostro interesse con tutta la mia passione, tutta la mia costante ricerca, tutto il mio appassionato lavoro. Continuerò ad aprire per voi la mia anima e il mio cuore, con onestà e sincerità, cercando sempre di condividere con voi le mie emozioni e la mia piccola esperienza di vita, e di regalarvi qualche piacere con oggetti plasmati con cura e convinzione.
La poesia è un'arte delicatissima e difficilissima, abusata in mille modi da mani maldestre, o decisamente inette, da persone attratte dalla sua apparente facilità tecnica, che invece nasconde una immensa complessità di realizzazione anche per il solo minimo risultato, appena al di sopra della più corriva mediocrità. Il mio rispetto per questa forma nobilissima e primaria di espressione, vi assicuro, va di pari passo con il mio rispetto per voi in quanto lettori. Ed è l'unico e solo obbiettivo che mi prefiggo, libera da ogni fardello di ambizione e di mondanità.



Approfitto di questa occasione, inoltre, per ringraziare tra voi in modo particolare tutti coloro, più che mai assai pochi ma assai imporanti per me, che hanno confermato la loro fiducia ordinando il mio libretto, il mio esordio sulla carta stampata "Le solitudini e i luoghi".

Grazie infinite a voi per aver compreso la mia scelta di non aver voluto affidare i miei versi a un mezzo "facile" e smerciabile come lo e-book, di certo assai più economico di un libro "tradizionale". Il costo che ho potuto spuntare (che copre esclusivamente i costi vivi di materiali e stampa, senza alcun ricavo per me) è sempre, aggiungendo anche i costi di spedizione, piuttosto impegnativo, me ne rendo conto. E questo aumenta la mia gratitudine nei vostri confronti.
È una esperienza nuova per me, che certamente ripeterò, che ha un valore di prova per i miei versi, togliendoli dalla aleatorietà del Blog per consegnarli alla "definitività" della carta stampata, e vuole essere nel contempo anche un omaggio sincero e convinto nei confronti di questo secolare e fondamentale oggetto di memoria e diffusione della Cultura che è e rimane - e spero rimarrà per sempre - il libro quale lo conosciamo.

Perciò, doppiamente grazie a tutti voi, amiche dilette e amici cari, prometto di proseguire questo cammino, se mi vorrete, assieme a voi finché il talento e le forze - e il vostro affetto - mi sosterranno.

Un abbraccio forte, con amore


Marianna
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