«La Poesia è Scienza, la Scienza è Poesia»

«Beauty is truth. truth beauty,- that is all
Ye know on earth, and all ye need to know.» (John Keats)

«Darkness cannot drive out darkness; only light can do that. Hate cannot drive out hate; only love can do that.» (Martin Luther King)

«Não sou nada. / Nunca sarei nada. / Não posso querer ser nada./ À parte isso, tenho em mim todos los sonhos do mundo» (Álvaro De Campo)

«A good poem is a contribution to reality. The world is never the same once a good poem has been added to it. A good poem helps to change the shape of the universe, helps to extend everyone's knowledge of himself and the world around him.» (Dylan Thomas)

«Ciò che premeva e che imparavo, è che in ogni caso non ci potesse mai essere poesia senza miracolo.» (Giuseppe Ungaretti)
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domenica 14 luglio 2019

Frammento lirico



Amiche care, amici,

una piccola anticipazione:
presto sarà disponibile il mio secondo libro, intitolato “Sillabario lirico e sentimentale”.


Non mi dilungo per ora su questo argomento, lo presenterò meglio tra non moltissimi giorni, non appena sarà disponibile, nelle sue varie forme, su Amazon e analoghi punti di distribuzione.


Posso anticipare qui, oltre alla copertina (che ho cercato di rendere la più semplice e lineare possibile, impudicamente un po' ispirandomi ai notissimi e prestigiosissimi “bianchi” di Einaudi), che a differenza del mio primo libro di tre anni fa, “Le solitudini e i luoghi”, la maggior parte dei testi raccolti saranno relativamente recenti, e soprattutto inediti, nel senso di non pubblicati prima né su questo blog né in alcun'altra sede.


Detto questo (è un lavoro che mi ha impegnata negli ultimi quattro-cinque mesi, e quindi ci tenevo finalmente a farvene partecipi), vi lascerò oggi alla lettura, se vorrete, di questo breve componimento di diciotto versi, dedicati tutti, parola per parola, verbo per verbo, sillaba per sillaba, a colei che amo più della vita stessa, in un momento in cui lei esattamente, semplicemente questo è: tutta la mia vita.

Con amore, sempre
M.P.




Frammento lirico



Mentre il sole appiccava fuoco a nubi
simili a immensi rossi tavolieri,
e le cortine alla finestra accendeva
d’oro vivo, da icona santa,
tu, all’improvviso,


mi apparivi alla soglia, nuda,
ma pudica, ma insieme audace,
ma innocente, ma anche ardente,
ma sperduta, ma tuttavia procace,
come la promessa che ci scambiammo
quella notte di battaglia e di pace.


Sùbito, in un soffio d’affanno,
al vederti così, indifesa esposta
alla mia voluttà e al mio sguardo,
fui io che arsi di desiderio, tutta,
e temeraria piansi sul tuo petto.


Fui per te allora amante e sposa
in un solo, lungo, sfuggente istante.




Marianna Piani
Irlanda, Novembre 2018




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domenica 26 maggio 2019

Per essere te



Amiche care, amici,

quando non ci basta più nemmeno la presenza della persona che amiamo, quando la sua assenza, per qualsiasi motivo, diventa intollerabile, quando la nostra passione diventa tale da farci fantasticare una identificazione totale con lei, tale da desiderare non solo di essere dentro di lei, o che lei sia dentro di noi, ma di essere noi stessi lei, di fondersi e confondersi fino a prendere le sue sembianze, fino a assorbire la sua anima profonda e i suoi stessi desideri, non per annullarci in lei, ma per costituire una entità nuova e diversa, fatta di noi e di lei assieme.


Queste fantasie emergono nei momenti di assenza e di lontananza, che per me fino a poco più di un anno fa erano frequenti, lunghi e tormentosi: istintivamente, irrazionalmente (e forse follemente) ci pare allora che il solo modo di assicurare la nostra unione, di evitare che la vita faccia, come sembra, di tutto per separarci, sia quello di fonderci, di saldarci in una unica entità, indivisibile, con un'unica identità riconoscibile.


(Forse per questo anche noi coppie “non tradizionali”, desideriamo, sogniamo di suggellare la nostra unione con ciò che più si avvicina a questo status virtuale, un “riconoscimento” di identità sociale e legale, accettato, riconosciuto, stabile, "eterno". Per questo, anche per questo, io mi sposerò presto con la mia compagna…)

Con (folle) amore.
M.P.






Per essere te


Oh, quanto vorrei tu fossi ora qui,
proprio ora, trenta dopo mezzanotte
come il mio sogno di sempre, per sempre
incarnato, accanto a me, ammirato
corpo che emana bellezza al creato
anche nella oscurità del mio sguardo.

Fa che cali la notte sopra noi,
che giunga come un’amante gelosa
a coprirci, a entrambe, il corpo e le membra
di carezze e baci sempre più audaci!
Tu dici: “un bacio per ogni stella
che assieme a me trovi nella galassia”.

In fondo è una notte di fine estate
come le tante che abbiamo vissuto,
né più dolce, né più brutale, né
più chiara, né più tenebrosa. Solo
che ora posso immaginarti qui accanto
che respiri e sogni nei miei deliri.

Ti vedo, in un passato inconsapevole
di noi, che ti alzi, e indossi in fretta
e dolce silenzio l’abito viola,
e te ne esci di soppiatto lasciandomi
a smaniare nel letto sfatto, persa
nel tuo profumo che ostinato persiste.

Mi par di vederti, sbandierare
la tua fierezza di femmina alfa
che mi vince e mi schiaccia
con la sua bellezza, e l’imprendibile
imprevedibile giovinezza:
eppure ogni sera, qui, io ti aspetto.

. . . .

Ecco: mi par di vedermi, a esser te
tra la gente che si scosta a guardarmi
passare, tra due ali, come fossi
una regina, spodestata dal regno,
ma ancora emanante tutto il potere
e la gloria dell’essere amata.

Così a volte, a esser te
mi sorprendo, donna mia amata,
e te, a essere me.



Marianna Piani
Irlanda, 02/09/2018




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sabato 3 novembre 2018

Cinque pezzi facili - 2 Corrente



Amiche care, amici,
pubblico il secondo componimento di questa collana, come promesso.
Non vorrei commentare queste piccole liriche singolarmente, anche perché, proprio come in una suite musicale, ciascuna prende senso dall’accostamento con tutte le altre.
Il tema comune, naturalmente, è l’amore; e i ritmi, le armonie e le immagini che esso evoca e da cui è evocato, in un gioco senza sosta di rimandi, di palleggi e rimpalli, come un gioco, e come in una (immaginaria, ma non troppo) struttura polifonica. Ho scelto per questa raccolta un linguaggio volutamente distaccato dal tempo reale, "attuale", poiché desideravo che il "tempo" fosse tutto interno alle parole stesse.

Grazie di cuore se vorrete seguirmi in questo piccolo viaggio in versi...

Con amore
M.P.




Cinque pezzi facili 


2
Corrente



Tu sai dare nomi ai fiori:
questo è il giglio, questo il rododendro.
Questo il glicine che inebria
mille ditteri imprudenti, questo accanto
è l'oleandro, fiero e severo, e questa
è la magnolia, opulenta bianca sposa
con la sua veste di miele odorosa.

Così le rose, nelle aiuole,
si radunano in cespiti sereni,
alternando colori vivi
ai profumi più inattesi, e tu,
tu le chiami rose con affetto
disarmato, le rose in amore
del tuo giardino, da te le più amate.

Solo tu sai dare nomi propri
ai fiori, e ai colori, e ai suoni
immaginosi che originano
da quei colori, e ai pensieri
che da quei suoni s’involano al cielo:
io, ignara, so nominare solo
erba, albero, siepe, fiore, spina.

Tu ridi, intenerita, e mi fai dono
d'una coroncina di giovanissime
margherite di prato.



Marianna Piani
Milano, 18 Gennaio 2018




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sabato 8 settembre 2018

Colli Euganei



Amiche care, amici,

Il mio istinto pittorico, più che nel mio mestiere (sono una illustratrice, disegnatrice, ecc., ma non pittrice) trova sfogo nelle righe, anzi tra le righe dei versi che ostinatamente, colpevolmente, ma necessariamente continuo a scrivere.
Dopo il ritratto di figura che proposi la settimana scorsa, oggi “espongo” un paesaggio, da immaginare - come sempre per me - come un acquerello, in un formato piccolo, diciamo 30X40, non di più.

L’acquerello è una tecnica che conosco, tra le mie preferite in assoluto, ma che non pratico davvero, poiché non ne sono capace: è la tecnica forse più difficile da dominare in arte, ma secondo me è l’unica che consente di restituire l’atmosfera (nel senso dell’aria, della sua trasparenza, della sua essenza impalpabile di brezza e vento) e la luce, smaterializzando le forme e la concretezza degli oggetti, mutandoli in spazio. E in questo spazio inserire la visione, il sogno.

Data la mia passione per il paesaggio, in mancanza di una abilità sufficiente al pennello, non mi resta che la penna – o la tastiera - e in luogo dei tocchi di colore, le parole. Ma l’immagine che cerco di produrre è la stessa. Spazio, luce, visione.

Grazie - sempre - per il tempo che mi dedicate.
Con amore

M.P.








Colli Euganei


Ecco lo scenario:
la valle, e lungo la valle
una serpe di nebbia, che indugia
proprio come fa un rettile
al primo sole, sazio.

Nel fondo
grigie colline ornate
di quelle siepi, e selve, e radure
che tanto ho esplorato
amandole d'un tenero amore
fraterno nel corso della mia infanzia.

Vaghi casolari, campanili
come chiodi infitti nei terrapieni
e - attorno - grumi di case
come fiocchi di ovini spauriti
stretti tra loro per non perdere
la via del loro esilio dal mondo.

A ore precise, lontane,
sale col vento australe il suono
delle campane, a volte a festa,
altre a lutto, altre ancora
forse senz’altro motivo se non
di esondare e spazzare la nebbia.

Non potevo non sognare, allora.
Anzi, ero così fiduciosa da credere
in tutto nel nostro legame:
un giorno, mi dicevo,
ci sposeremo laggiù,
in una di quelle caste chiesette.

Già udivo lo scampanio
intonarsi alla festa nuziale,
gridare di gioia sulla gioia
che ci avvolgeva come le nostre
candide vesti, ricolme di vento,
di vita, e del nostro godimento.

 

. . .


Illusa - la cupa ragione diceva -
nessuna chiesa ci avrebbe accolto,
peccatrici senza contrizione,
senza pudore e senza perdono!





Marianna Piani
Dicembre 2017

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domenica 26 agosto 2018

Fine dell'estate




Amiche care, amici

questi versi li scrissi quasi un anno fa, mentre su un Lago Maggiore già autunnale scendeva una pioggia leggera e densa, come quella che oggi, in un luogo e un tempo che pare infinitamente diverso, vedo depositarsi sui rami degli alberi davanti alla mia finestra.
A quel tempo ero in attesa, ansiosa, intensa, di qualcosa che pareva ancora tanto lontano, quasi irraggiungibile, e in effetti c'erano mesi di lavoro, preparazione e organizzazione, e danaro, e piccoli o grandi disagi burocratici e  logistici che mi aspettavano prima di arrivare al momento di quella attesissima partenza.
In più ero da sola, la mia compagna era impegnata qui, nella preparazione di un giro di concerti, e riuscivamo a comunicare solo con brevi whatsapp, senza dirci nulla che potesse essere davvero significativo per i nostri cuori, come spesso accade quando si vorrebbe dire tutto, significare tutto, e i pensieri si accavallano lasciandoci solo a balbettare del tempo e dei baci che avremmo voluto darci.

Ma ci bastava, perché ormai il tempo delle incertezze e dei dubbi era finito, e l'attesa del bello in fondo è qualcosa che rende la vita degna di essere vissuta.

(Nota a margine, oggi, 26 Agosto 2018:
attendevo un felice, volontario esilio, nulla di nemmeno lontanamente paragonabile alla solitudine e alla disperazione di uno di questi migranti che tanti di noi malsopportano, quando non apertamente odiano, eppure mi viene ora da pensare che chi non ha mai provato in prima persona cosa vuol dire, anche felicemente, in piena libertà e con tutti gli agi, lasciare il proprio Paese, non potrà mai capire davvero quanto di sofferenza, di disagio, di solitudine, di dolore questo comporti.)

Con amore

M.P.







Fine dell'estate


Come muore l'estate, dentro me,
in questi giorni ancor lunghi, d'attesa,
e queste notti di silenzio teso
mentre - desta - ti so tanto distante.

Piogge improvvise, copiose, profumano
di terra intrisa l'aria: prima indugia
un tepore opprimente, uterino,
e un lavacro di colpe inesistenti.

Poi, un freddo vento discende la valle
disperdendo le nubi, e in qualche parte
la mia disperazione: non sei qui
al tuo posto, al mio fianco, sopita:
 

ma almeno l'amara pioggia è finita.
Attendo il sole, che sempre ritorna.



Marianna Piani
Nebbiuno, 20 Settembre 2017


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sabato 23 giugno 2018

La sposa d'Irlanda




Amiche care, amici,
diversi mesi fa scrissi questa "poesia nuziale", dedicata alla mia compagna, e allora non immaginavo come tutto ciò sarebbe stato presto vero, un sogno a un passo da essere realizzato.
E non sapevo, anche se lo sognavo, che avrei lasciato il mio Paese per stabilirmi in questo - che mi sembrava ancora lontanissimo - accanto a chi riamato mi ama.
Mille cose mi legavano al mio (ahimè, disgraziato) Paese, e muovermi, emigrare, mi sembrava una impresa azzardata e difficilissima. E lo era.
Eppure, quando è forte la volontà, la necessità, ogni ostacolo viene superato.
Perfino portare qui i miei adorati gattini, che certo non volevo lasciare per nessun motivo; vi assicuro che non è stato il più semplice dei problemi che ho dovuto affrontare. Poverini, loro poi si sono dovuti sopportare quattordici ore chiusi in una gabbietta, proprio loro che sono stati allevati liberi e senza costrizioni. Ma ora. dimenticata la paura e la sofferenza, sono anch'essi felici, come noi.


Ora stiamo finendo di metter su casa, che non chiamiamo nido, direi piuttosto "tana": due gattoni e due… gattine…

Vi voglio bene, amiche dilette e amici miei, con tutto il mio amore…

M.P.






La sposa d'Irlanda


Ti chiamerò mia sposa, un bel giorno.
Quando le nubi dell'Irlanda, tutte
allineate e docili di sguardi
ci faranno da corteo, noi due,
tu ed io, entrambe in veste bianco-crema
sulla nostra Toyota in carta bianca
e zucchero filato.

Ti chiamerò mia sposa, tu che fosti
la mia amante per questi lunghi mesi
di lontananza, ti chiamerò sposa
e lo sarai, stretta al mio fianco,
per una volta doma, una puledra
che scalpita ma resta, resta solo
perché ella mi ama.

Sarai mia sposa, quel giorno, donna,
mentre le campane delle chiese,
senza sapere, squilleranno a festa
per noi due che siamo come sorelle
nel pensiero e nei sogni più proibiti.
Ti prenderò per mano, son piccina,
spalancherò la casa del mio cuore.

E sarà per sempre, almeno quel giorno:
ti prenderò così, al volo, farfalla,
ti morderò le labbra di corallo,
come a te piace sopra ogni cosa,
e poi annegherò nel mare inquieto
del tuo piacere, assaporerò

il dolce gusto del nostro abbandono.


Marianna Piani
Milano, 22 Settembre 2017



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sabato 9 giugno 2018

Quell'ora




Amiche care, amici,

ripenso oggi a quei giorni, e quelle notti, di solitudine densa, quasi palpabile, ora che sono scivolate spero ormai per sempre nel passato, e di cui i versi che oggi vi propongo sono la traccia. Un tema a me caro, ci ritorno spesso.

Innamorarsi di una persona che non può starci vicina quanto vorremmo è davvero una specie di supplizio, anche se d'altra parte ricordo vivamente l'intensità quasi parossistica del desiderio vissuto in quei giorni, acceso e in un certo senso alimentato in parte proprio da quelle assenze e da quelle distanze. Quasi a compensazione di ciò che perdiamo, passiamo dei momenti indimenticabili quando finalmente la persona ritorna dal viaggio, dall'assenza più o meno lunga, e seppur per poco ci è accanto.
Ora finalmente la sua presenza sta diventando una tenera, calda, costante sicurezza, e l'amore per noi due ha iniziato la quieta fase della consuetudine, dell'intimo reciproco abbandono. "L'amore che strappa i capelli" - per citare Fabrizio De Andrè - non è ancora finito, per fortuna, si esprime a momenti ancora con tutta la sua intensa sensualità. Ma ora la nostra storia, dal tumulto iniziale si è evoluta in una per noi nuova, dolcissima vita coniugale.
Sarà come nelle fiabe un "e così vissero felici e contente"?

Amiche dilette, amici, grazie di cuore per la vostra amicizia e la lettura che mi concedete.
Con amore


M.P.




Quell'ora


È quasi l'ora.
Ogni giorno, alla fine del suo tempo
giunge quest'ora,
calda, se ci accoglie amica,
gelida quando la solitudine assale.

È l'ora in cui la stanchezza prevale,
il sonno tarda a trovarci,
la solitudine, nella lontananza,
è intollerabile, e non sa perdonare.
Affondiamo tra coltri indifferenti.

Le dita affondano con brama
vorace nel guanciale:
è la brama della sua essenza,
mai così intensa com'è ora ch'è assente.
Speriamo ancora nel nostro sogno.

È un rinnovato gesto di fede
questo che ci accompagna ogni notte
al sonno. Fede di ritrovare
dopo l'oblio di questa morte apparente
la vita ancora, nuovamente.

Sul guanciale permane
un profumo ben noto:
quello dell'amante lontana
che non s'è ancora dissolto.
"Tu sei con me, lo sei sempre" - ci diciamo

e ci addormentiamo, finalmente.


Marianna Piani
Milano, 14 Ottobre 2017

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sabato 19 maggio 2018

Lontananze



Amiche care, amici,

ora mi sembra un tempo lontano ere geologiche, ma nemmeno un anno fa ancora vivevo questo amore a distanza, lei mi raggiungeva a Milano di quando in quando - e più di rado perché lavoro e portafoglio non me lo consentiva più di tanto, ero io a raggiungere lei.
Era un amore esaltante, con questi continui distacchi e ricongiungimenti, era come innamorarsi di nuovo daccapo ogni volta.

Ma le lontananze, e le solitudini, proprio io che non ho mai per fortuna nella mia vita sofferto di solitudine, si facevano via via più pesanti da sopportare.
Avevamo questo progetto di iniziare una convivenza vera e piena - io da parte mia anche un progetto di matrimonio che pian piano sono riuscita a condividere con lei che, essendo assai più giovane di me, si mostrava un poco riluttante - ma non sapevamo se questo si sarebbe concretizzato in Italia o in Irlanda.
Personalmente non avevo dubbi sulla scelta, fin dall'inizio, ma lei era (ed è) innamorata dell'Italia, come lo sono gli stranieri che dell'Italia sanno solo il tantissimo bello che il nostro Paese può offrire e trascurano o non sanno il troppo pessimo. Ma poi la situazione da noi si è fatta sempre più irrespirabile, perfino pericolosa per coppie "diverse" come noi, e la decisione è stata presa: sono emigrata io, tanto io dell'Irlanda me ne innamorai durante un viaggio di tre anni fa, prima ancora di incontrare lei e di innamorarmi follemente anche di una irlandese dal pelo rosso e occhi verdi, come nel più puro stereotipo.

Inoltre potevamo sempre tornare come turiste in Italia, che è probabilmente (costi e organizzazione a parte) il modo migliore di "vivere" il nostro Paese - "bello e impossibile" - considerando che io ovviamente, essendo indigena, posso evitare comunque tutte le trappole micidiali tese ai danni dei turisti - e delle turiste ancor di più - straniere.

A quel tempo comunque la solitudine si faceva rabbiosa, intollerabile, ogni volta che la mia amata chiudeva la porta dietro di sé, e sentivo i suoi passi frettolosi scendere le scale e il taxi allontanarsi nella nebbia come in un dramma sentimentale in Bianco e Nero (l'ho accompagnata in aeroporto solo una volta, poi non l'ho fatto più, perché detesto piangere in pubblico).

Mi accorgo adesso di averne scritte molte di poesiole, di volta in volta dolci o disperate, su questa tematica, e mi viene anche la tentazione di raccoglierle tutte in un libretto apposta, che potrei intitolare proprio col titolo di questa cosetta che pubblico oggi: "Lontananze".
Chissà…

Per ora vi lascio alla lettura, amiche dilette e amici, con amore, come sempre, più che mai anzi.
Una vecchia canzone (Modugno) faceva (cito a memoria): "La lontananza sai, è come il vento / Spegne i fuochi piccoli, ma / accende quelli grandi".
Fuoco grande il nostro, un vero incendio!
Auguro di cuore un amore così a tutte/i voi!


M.P.





Lontananze


Ho cercato il tuo nome nel mio nome,
ho cercato il tuo volto
il fuoco dei capelli
i prati e le radure
dei tuoi occhi, ho cercato.

Ho cercato a lungo, ho cercato
nella tua assenza,
ho cercato in me la tua essenza,
la tua vera presenza
pur nell'acre assurda distanza.

Ho cercato le tue mani
riposare ancora sopra il mio seno,
e l'ebbrezza del tuo respiro
mentre le gambe tue - infinite -
si legavano alle mie, avventizie

come radici: ho cercato dentro me
tutto di te, come un riarso altopiano
del Carso cerca assetato nel precipizio
di segrete, e strapiombi, e anfratti
l'acqua pura del fiume sepolto.

È saggio, questo amore?
Oppure è folle, vivere così
di te -  lontano da te -
con te dentro, incisa nel cuore
esposta come una ferita?

«Io non sono te»: è un'illusione
questo confondersi estremo
nella segreta angoscia degli amplessi
rubati al tempo nostro, breve,
troppo breve per non essere vissuto.

Eppure, ora, ora che sei lontana,
ora più che mai sento quanto oro
vero vi è nel dorato frumento
della tua amicizia che, nuda al sole,
nel calore, si è fatta infine amore.



Marianna Piani
Milano, 9 Ottobre 2016


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sabato 14 aprile 2018

Cucciola di donna



Amiche care, amici,

permettetemi di pubblicare questa piccola "canzone" dedicata alla mia fiamma, scritta diversi mesi fa, quando eravamo ancora lontane dal concretizzare il nostro sogno.
È un rapporto strano il nostro, fisicamente così diverse, quasi opposte quanto a gusti e stile, lei sempre casual, studiatamente trasandata, con quelle tenute un poco eccentriche, da musicista, da artista bohémien, io con i miei vestitini italiani, le mie scarpe coi tacchi, proprio io che ho sempre cordialmente detestato lo "stile boho"…
E con uno strano incrocio di ruoli, lei sensibilmente più grande di me, sebbene abbia dodici anni meno, mi segue come una paperella segue la mamma, d'istinto attratta dal mio spirito materno, me nello stesso tempo, giustamente, spinta a ribellarvisi. Io, piccola e (apparentemente) fragile tendo d'istinto a difenderla, a proteggerla, poi celo l'ansia perché so che l'irriterebbe.
Eppure, ne sono certa, queste differenze sono ciò che in ogni coppia felice salda l'unione.
Perché poi, miracolosamente, nell'intimo dell'unione d'amore ogni differenza, ogni contrasto di luce e ombra, si annulla, e assieme, solo quando siamo assieme, per incanto troviamo un perfetto equilibrio.

Amiche dilette, amici, vi lascio alla lettura, se lo vorrete, con amore

M.P.





Cucciola di donna


Son piccina, è vero.
E tu sei alta:
mi sopravanzi quasi
d'una testa intera. Eppure
sono io che di te
mi predo cura, sono io
che ti proteggo, quasi
come una mamma, dici,
e un poco sbuffi,
con quel certo accento
d'impazienza.

Amarti, cara fiamma,
è anche questo,
guardarti andare via
celando il pianto
perché tu non veda,
trasalire al tuo passo
sulle scale, tremare
al pensarti via da me
ad affrontare il crudo mondo
senza la mia difesa,
star con te
per quanto tu sia lontana.

Le tue mani sono grandi,
mani grandi, dico sempre,
da musicista;
le mie, minute –
tu mi dici, da bambina
imbronciata –
sono armate e pronte
al graffio e al morso
perché nessuno al mondo
ti ferisca.

Fragile la mia cura,
eppure è salda e forte,
quanto sei forte e salda tu
da femmina spavalda,
come alta alzi fiera
la fiamma della tua chioma
mentre lasci
che il mondo tuo t'applauda;
intanto attendo il tuo ritorno
con l'ansia stretta in gola
e l'orgoglio di chi ammira e ama
la sua cucciola gloriosa.
 


Marianna Piani
Milano, 28 Agosto 2017

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lunedì 2 aprile 2018

Prima Primavera



Amiche care, amici,

una donna in amore, quale sono io ora, dimentica, trascura, abbandona tutto, ogni cosa, si lascia andare in un vortice di sensi e azioni attorno al solo centro gravitazionale della sua vita, in quel momento, il suo amore.
Così è anche per ciò che di più essenziale vi è al mondo, per me, la poesia, e anche per questo incontro periodico qui, con voi, che avete la pazienza e la bontà di soffermarvi su queste pagine a leggere i miei pensieri, e che ho trascurato, colpevolmente.
Perdonatemi.
So che mi perdonerete, per la mia sincerità.

Ma essere innamorate è anche rompere gli schemi, è una rivoluzione della propria vita, una rivolta alle convenzioni e alle abitudini, è un rinnovamento, una rinascita; e così anche qui, oggi, questo per voi voglio fare.
Non pubblico mai - come sapete - un solo verso prima che sia passato del tempo, anche molto tempo, prima di aver avuto il modo e la lucidità di riprenderlo, rielaborarlo, se necessario anche stravolgerlo del tutto. E mai pubblico ciò che ho appena scritto, magari di getto, mai alla prima stesura.
E non pubblico quasi mai versi così direttamente occasionali, come questa cosetta che esplicitamente intitolo alla Primavera che inizia appunto in questi giorni, clamorosa e luminosa come non mai.
Ecco. Oggi faccio eccezione. Cento eccezioni. Lo voglio fare, perché mi sento felice, così come sento felici questi ultimi versi, non sento nemmeno la necessità di rileggerli, perché parlano semplicemente di sensazioni che ho provato, che sto provando, perché sono nudi e sinceri, e veri, e parlano di me e di colei che amo, direttamente, senza "letteratura" o orpelli di stile. E l'amore che provo è tutto ciò che ho da dire, e da condividere con voi, amiche dilette, amici cari. Forse me ne pentirò… No non me ne pentirò: dell'amore non ci si pente, mai.

Perciò, per tutto ciò, ecco una poesia d'occasione, dedicata a colei che amo, a lei che, cattiva! non legge mai le mie poesiole…

Con amore

M.P.





Prima Primavera


Spalanco l'uscio di casa,
esco, quasi irrompo nel porticato:
il rigoglio precoce delle foglie
d'edera a cornice m'accoglie
come una sovrana salvatrice
del suo caro regno, e intanto
in disparte so che sta mia moglie
e m'osserva con la sua dolce
indulgenza amorosa, silenziosa.

È già tempo di gambe nude
e calze a sopire nel cassetto,
di vesti lievi che rivelano
più di quanto vogliano coprire,
del sentire la carezza delle gonne
che accolgono nell'intimo la brezza
eccitante e satura di voluttà
della natura che sospira di bellezza -
é tempo di obliare ogni volontà.

E così sia: per questo giaccio
abbandonata sul vimini a guardare
il cielo, che si svela azzurro
come un vaso di porcellana,
di quel blu banale, da dipinto
dozzinale da mercatino turco,
eppure così sereno da comunicare
serenità e quasi oblio del mio male
d'anima, che oramai è nel passato.

Sento intanto il verde del suo sguardo
indugiare tra i miei capelli sciolti,
e sulla fronte appianata (finalmente),
e poi discendere con grazia
e perfetta innocenza alle mie labbra
ancora umide di baci, e fermarsi
come in rapita contemplazione
sul balcone del mio seno, laddove
sotto palpita più tenero il mio cuore.

Darei un battito di quel cuore,
un intero battito per sapere
ciò che pensa ora la mia compagna:
forse è tanto immersa nella bellezza
di questo istante rubato al tempo eterno,
da non vedermi neanche... Oppure, oppure
vede di me ciò che di lei io vedo,
una fiamma che arde come vessillo

al nostro primo primaverile amore.


Marianna Piani
Ovunque con te, 01 Aprile 2018

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domenica 25 marzo 2018

«Pretty You»



Amiche care, amici,

ragionavo proprio ieri con una amica sul concetto di "felicità", la condizione umana più fragile e relativa.
Indubbiamente in questi giorni, personalmente, intimamente, io sono felice: ho realizzato un sogno che ,ai tempi in cui scrivevo la lirica che oggi vi regalo, sembrava lontano, irraggiungibile, quasi irreale.
Questa decisione presa e realizzata non senza difficoltà e paure, ha rinfocolato il mio amore come una folata di vento su un falò, sollevando scintille a coprire per numero e luminosità le più luminose stelle.

E con l'amore, con le sue ansie, con le sue attese, giunge quella che noi umani usiamo chiamare "felicità".
Eppure questo è un periodo triste, intorno a me, una situazione in cui ho capito di quanto sia difficile vedere non dico realizzati, ma almeno non minacciati i propri ideali, le proprie convinzioni più alte, le più care tra le proprie certezze. E ho realizzato di quanto l'essere umano possa, e voglia essere egoista, assetato di potere, razzista, chiuso a riccio nel proprio orticello striminzito con l'illusione che tutto ciò possa continuare per lui, al diavolo tutti gli altri, tutti. E di quanto la paura domini questo nostro universo, generando odio, risentimento, anche violenza. Che delusione, per una Umanista quale mi pregio di essere, "scoprire" l'esistenza di questa maggioranza rumorosa, tutta attorno a noi.

Per carità, lo sconforto, razionalmente, non ci deve far vedere ciò che (ancora…) non c'è. Siamo, grazie al Cielo, ancora lontani da una tragedia concreta e reale (anche se per alcune minoranze ciò potrebbe non essere del tutto vero) che possa paragonarsi a quelle maggiori della Storia: Il totalitarismo serpeggia pericolosamente nel nostro privilegiato occidente, preceduto come sempre nella Storia da un apparentemente più "inoffensivo" populismo, ma abbiamo ancora strumenti, creati in decenni di Democrazia Reale e di Lotte, che ci consentono di tenere a bada la belva, se lo vogliamo, anche se con fatica ed esponendosi a qualche rischio. E sappiamo che quanto più saremo disposti ad esporci in prima persona, e a correre questi rischi (come ha fatto quella coraggiosa ragazza che ha rifiutato di servire un potente perché dichiaratamente razzista, rimettendoci il lavoro, per me un simbolo di questi tempi, una Rosa Parks in sedicesimo), tanto più difficile sarà per i nemici della Democrazia e della Tolleranza "vincere" davvero.

Dico questo perché, personalmente ho vissuto, sto vivendo questo periodo in uno stato di angoscia, di tristezza, di delusione che contrasta drammaticamente con la felicità presente in questo stesso momento nella mia vita personale.
Come è possibile che convivano due sentimenti così opposti, la gioia esaltante di mettere su casa con chi amo, e la tristezza infinita per una situazione, da noi in Italia, ma non solo da noi purtroppo, di marea montante di odio, razzismo, xenofobia e, ciò mi riguarda anche privatamente, omofobia?
Ebbene, non è possibile, nel senso che le due cose non devono affatto "convivere", perché ciò che alla fine deve prevalere è il senso di ciò che noi siamo, le nostre certezze, le nostre convinzioni, e, naturalmente, il nostro amore.
Se c'è una lezione che Etty Hillesum, con il suo straordinario emozionantissimo Diario, ci ha lasciato è proprio questa: non c'è tragedia, orrore della Storia che possa scalfire la nostra profonda reale interna felicità, che proviene dalla certezza e dalla bellezza dei nostri Ideali, e dall'amore che sappiamo di poter esprimere con la nostra vita. La profonda, invincibile Umanità che si trova nelle righe di questa giovane donna, che rimane sé stessa, con la sua intima felicità di esistere, anche a contatto, fino ad esserne travolta, della peggiore tragedia dell'Umanità, questa è una testimonianza che deve rimanere un esempio per tutte, tutti noi.

I nostri "mostri" - per fortuna - sono ancora poco più che dei buffoni, e la loro "granitica coerenza" si sfalda già ora solo per la smania di accarezzare la ampolla tossica del Potere. Possiamo e DOBBIAMO combatterli, rallentandoli, fermandoli (ricordando che anche Mussolini e Hitler parevano dei "buffoni" all'inizio, così come oggi ci appaiono personaggi molto pericolosi come trump o kim) prima che possano crescere tanto da provocare danni davvero irreparabili.
No, personalmente non lascerò che l'amarezza del momento incida in alcun modo sulla mia felicità privata, personale. L'amore, che è il sentimento che in questo momento prevale su tutto nella mia anima, è superiore a qualsiasi malvagità. E promuove un ottimismo di fondo in ogni mia azione...

Vi lascio alla lettura, amiche dilette, amici, di questa lirica, che racconta, tenta di raccontare come è avvenuto, inatteso, improvviso, imprevedibile - e travolgente - il mio primo incontro con l'amore della mia vita. A volte la vita cambia in un istante, in un "colpo di fulmine", generato magari da una piccola, breve frase, come quella del titolo…

Con amore, più che mai, carissime, carissimi!

M.P.






«Pretty You»


Mi dicesti così, innocente e piana
come solo tu sai fare:
"sei bella". You're so pretty.
E io non seppi che crollare ai tuoi piedi
e innamorarmi alla follia di te.

Proprio tu, che la bellezza,
quella umana e quella degli dei,
tratti da pari a pari, proprio tu,
che incedi e ti concedi da regina,
giocavi coi miei capelli e l'impazzivi.

Proprio tu che hai il fuoco
in cuore e fiamme in luogo di capelli
e i prati delle tue terre proiettati
nelle pupille, tu con il tuo volto
candido costellato di scintille:

tu mi dicesti bella, nel tuo accento
morbido e suadente, e una luce
di desiderio già sulle tue labbra
vivido e perverso, come il riflesso
viola del tuo colpevole rossetto.

Dall'ammirarti a amarti allora fu
questione d'un istante.
E quando fosti nuda nel mio letto
e io fui totalmente soggiogata
dalla tua essenza, solo allora seppi.

Seppi, oppure m'illusi, e dissi:
il nostro amore è un amore bambino,
lo nutriremo, lo cresceremo insieme,
tu ed io, fino a che
riluceranno le nostre stelle in cielo.


Marianna Piani
Milano, 20 Agosto 2017


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mercoledì 21 marzo 2018

Sono figlia



Amiche care, amici,

non commenterò troppo a lungo questa breve lirica, che è una confessione di felicità e di ardore, nonostante la melanconia sembra pervaderla. Vi lascio volentieri alla sua lettura...

Solo alcune riflessioni a margine, oggi, rpimo giorno di Primavera...

Per tutte e tutti l'accettazione di sé stesse/i è solo l'arrivo, mai raggiunto, di un lungo, faticoso percorso.
Per una persona omosessuale, ve lo posso assicurare, vi è una componente di sofferenza e di intensità maggiore, per lo scontro continuo con morali e convenzioni che si sente in qualche modo di infrangere, per sensi di colpa tormentosi e che paiono infiniti.
Eppure raggiungere l'amore, in qualunque forma sia, è l'unica cosa che ci può dare il senso di questo nostro cammino.
Amare una persona, rispecchiarsi in essa, è l'unico modo che abbiamo per avvicinarci alla meta del proprio completamento.
Rimane sempre una parte di accettazione del sé che rimarrà perennemente critica, problematica, ma ritrovare nello sguardo di un'altra persona il proprio volto, oddìo, aiuta, aiuta molto: a pensare che in fondo, nella nostra fragile umanità, contiamo qualcosa per qualcuno, esattamente come costei, o costui conta per noi.

Sporadicamente ho partecipato a qualche "Gay Pride", e mi piace questo senso di "orgoglio" conclamato, perché occorre gridarlo al mondo, senza vergogna, contro quanto ancora rimane (e non è poi molto, per fortuna, almeno da noi in Europa) di oscurantismo, chiusura, pregiudizio, paura (sì, molti, Dio solo sa perché, hanno paura di noi!), fino all'odio che arma mani di fanatici e squilibrati.
Ma non è tanto l'orgoglio il sentimento che io sento di professare.
È piuttosto la serenità, pur nell'inquietudine, di essere me stessa.

Essere nata omosessuale, ora, dopo un lungo, sofferto percorso, lo considero un dono, non una privazione, o tanto meno una deviazione: un dono perché mi ha dato modo di vivere la mia vita più intensamente, di confrontarmi con il mondo da una posizione di fragilità e debolezza, di non dare mai nulla per scontato o acquisito. E tutto questo ha certamente contribuito a esaltare la mia sensibilità.
È più facile, quasi naturale, per persone sottoposte a discriminazione, sia pur blanda come nel mio caso, costrette a lottare - anche con sé stesse - per affermare la propria individualità, il proprio diritto alla felicità, giorno per giorno, è più facile, credo, anche se certo non automatico, comprendere e solidarizzare con le parti più deboli, esposte, della nostra spietata società, i poveri, gli immigrati, i clandestini, tutti i deboli e i diversi, di ogni fede, sesso o colore.
Forse devo proprio a questa mia sensibilità, più acuta e scoperta, quanto di bello e di buono io cerco di essere proprio nei confronti del mondo, in una visione di tolleranza, accoglienza, condivisione.
Di questa sensibilità sì, amiche dilette e amici - e non dell'essere omosessuale per la cui cosa non ho alcun merito o demerito - sono "proud", orgogliosa!

Con amore

M.P.







Sono figlia


Sono figlia del mio stesso sogno
che contempla la mia fuga, il viaggio
verso un vasto mondo, oltre la distesa
delle onde ostili e infide.

Sono gemella del mio anelito
di ghermire e donare il godimento
del corpo e l'anima nella bellezza
aperta del mio stesso stupendo sesso.

Sono immagine del mio immaginare
la ribollente vita contro l'immota
morte, che non demorde, triste segno
sopra muri a calce secca.

Sono il volto del mio tempo consumato
che mi sfuma dentro come una fiamma
che non trova più alimento
né ragione di avvampare, eppure avvampa.

Sono il vento che mi colse dalla culla
e mi rapì con sé fino in vetta, dove
potei abbracciare i destini della gente
e quello mio, differente.


Marianna Piani
Milano, 12 Agosto 2017

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sabato 17 marzo 2018

Audace



Amiche care, amici,

questa lirica racconta di un viaggio, l'unico finora in cui ho potuto presentare la mia città alla mia fidanzata, lei Irlandese, della terra di Joyce, era curiosa ed eccitata. Mi disse tra l'altro che voleva assolutamente provare questo famoso vento, la bora, di cui aveva sentito parlare, ed ebbe fortuna, perché, anche se un poco fuori stagione, e pur essendo più rara che in passato, furono proprio giorni di bora, anche se moderata.

La condussi a fare forse l'esperienza più "triestina" che si possa immaginare: risalire, in piena bora, fino in cima al grande molo che fronteggia la piazza del Municipio - Piazza dell'Unità - e si spinge per oltre duecento metri nel golfo, in direzione del (lontano, sullo sfondo) Castello di Miramare. Il molo ha il nome di "Audace" in ricordo del cacciatorpediniere Audace che vi attraccò nel 1918 segnando la fine del I° conflitto mondiale e la definitiva annessione della Città al territorio Italiano. Per la Storia…

È una esperienza davvero speciale, il molo è molto largo e sicuro, ma la bora, quando soffia con acceso vigore come in quei giorni, spazza il mare e inonda di schiuma e salsedine l'intera superficie. Questo, più il lastrico a grandi pietre rettangolari in granito, molto irregolari, che rendono faticosa e precaria la camminata con i tacchi (del resto sempre sconsigliati in quella città così mossa e irregolare, ma io su questo sono una testarda), più la spinta vigorosa del vento - credetemi, molto vigorosa, e per di più a folate imprevedibili e improvvise - danno la sensazione di essere a bordo di una nave, in navigazione a un'andatura da macchine a tutta in pieno mare. Credo che questa esperienza sia unica, unica di questa città, che per tanti versi mi somiglia, o magari sono io che, nonostante tanta assenza fin dai miei vent'anni, continuo a somigliarle.

Per gli innamorati - o le innamorate - poi è quasi d'obbligo, raggiunta la cima del molo, accanto alla grossa bitta con la rosa dei venti che segna la ideale "prua" di questa ideale imbarcazione di pietra, emulare la scena del Titanic con un lungo, appassionato, profondo bacio, con i capelli che sferzano i visi infiammati dal desiderio, dalla salsedine e dal sole, e le vesti piene di vento e di mare, che giunge fino nei più intimi e segreti recessi dell'anima e del corpo…
Audace è il nostro amore; audace - sempre - è l'amore…


Per voi, amiche dilette e amici, con infinito amore!

M.P.






Audace


Vieni, vienimi accanto, non temere,
qui con me sull'orlo ultimo del molo,
guarda, guarda questo mare audace
che si stringe a noi tutto intorno.

Questo mare che si spinge oltre il mondo
e l'immaginazione, guarda e ascolta
quando rumoreggia contro gli scogli
o canta melodie esotiche e ci incanta.

Ascolta e non temere il solenne
folle infuriare del vento
che ci investe alle spalle, solleva
le vesti con brividi di malizia

scoprendoci le gambe al sole
che tramonta sul limite finale
del cielo estivo che ci appartiene
come si appartengono i nostri cuori.

Tu, che non sei nata su queste spiagge,
non sei avvezza alla nostra allegra
impudicizia, cerchi di fermare
la gonna che impazza sulle tue cosce

mirabili e fiere; io lascio che gonfi
come una vela la sottana bianca,
come fa ogni ragazza di questi luoghi,
per l'emozione di sentire il vento

e lo sguardo ammirato della gente
accarezzare la mia pelle nuda.
Anche il tuo sguardo su me si posa
sorpreso e pieno di domande mute.

Nulla, credimi, può darmi incanto -
e turbamento - più di quel tuo verde
innocente sguardo su me confuso
per un istante che voglio eterno.

Vieni accanto a me, non temere,
appoggia il capo sulla spalla mia,
lascia che i tuoi capelli e i miei avventati
si fondano in un groviglio di colori

nero e rosso, porpora e carbone.
Guarda questo mare che ci attende:
affidiamoci alla sua forza
per la costa opposta, anneghiamo

nei nostri magici pensieri: siamo
solo frammenti sparsi, nell'assenza,
nella nostra attesa d'un infinito
che ci prenda.



Marianna Piani
Milano, 16 Agosto 2017

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sabato 20 gennaio 2018

Miroir


Amiche care, amici:

Uscire...
E prima di uscire, mentre sappiamo che chi amiamo ci aspetta con ansia e desiderio, il piacere tutto nostro, privatissimo, di renderci desiderabili e belle.
Non vi è nulla in quei gesti, così consueti e naturali, se non la sensazione di benessere che dà, almeno per un momento, il sentirsi perfettamente adeguate, nonostante tutte le insicurezze che ci divorano l'anima e che ci sforziamo di celare sotto una per noi greve maschera di cinico orgoglio.
La nostra femminilità è come un delicato fiore di serra, che proteggiamo con gelosa riservatezza, ma in questi particolari, specialissimi momenti lo lasciamo sbocciare, sotto i nostri occhi, perché è il dono che vogliamo recare a chi ha trovato la strada per penetrare e comprendere il nostro cuore.
La bellezza per una donna, e in questo senso davvero ogni donna è bella, è un abito assai difficile da portare, questo lo sappiamo tutte. Il più delle volte il nostro rapporto con la nostra stessa bellezza è conflittuale, teso, spesso addirittura negato. Esprimere la propria bellezza, liberamente e disinvoltamente, è un privilegio di poche, e anche queste poche spesso pagano un conto salato per questo stesso privilegio.
Ma quando l'amore, l'essere innamorate, ci porta questi momenti di abbandono, in cui non pensiamo più a noi stesse, ma semplicemente a vivere, per noi e per chi amiamo, ecco, scopriamo, e gustiamo, forse il più alto, delicato ed esaltante privilegio che, come donne, ci è concesso: il piacere di piacere, il piacere della seduzione.

Per tutte voi, amiche dilette e amici, questo autoritrattino allo specchio, dichiaratamente narciso, in forma, direi quasi ovviamente, di sonetto.

Con amore

M.P.



Miroir


Raccogli i neri capelli in un nastro
di raso. Nulla abbisognano gli occhi
per risaltare quel loro notturno
chiarore, più di un cielo settembrino.

Le labbra invece vogliono un audace
sboccio di rosso, caldo e vivo come
lo smalto sulle tue dita sgorgato
da una puntura di rosa fiorita.

Copri il timido seno con il velo
d'una camicia di seta, sincera
nel far vedere quell'orlo di pizzo

antico, e indossa la gonna, svasata
come una aperta corolla di giglio
sopra le gambe da cerva fuggita.



Marianna Piani
Milano, 26 Giugno 2017
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domenica 7 gennaio 2018

Vita!



Amiche care, amici,

Quanto tempo siamo disposti ad attendere l'amore della propria vita?
Quanto tempo lo si attende, davvero, infine?
A volte arriva senza preavviso, come una tempesta d'estate, o arriva tardivo, come un sole di novembre.
In ogni caso, sempre, ci travolge, e cambia i confini del nostro essere.
Prima, nell'attesa, avevamo l'illusione di vivere, forse, ma dopo ci rendiamo conto che ciò era appunto solo un'illusione: la vita si schiude per noi soltanto ora.
E da quel momento ecco che ogni assenza, sia pur breve, diviene un'attesa, e ogni ritorno una rinascita.
E scopriamo che l'amore non è un traguardo: è un infinito, stupefacente, faticoso, ineluttabile percorso.
Che è la vita, finalmente, totalmente.

Amiche dilette, amici, vi lascio alla lettura di questa cosetta. Con tutto il mio amore, come sempre

M.P.





Vita!


L'ho attesa - la vita mia -
quanto a lungo l'ho attesa?
Un tempo che pesa
sulla mia età che non concede
più alcuna dilazione.

L'ho attesa come si attende
una guarigione al male,
L'ho attesa con ansia letale,
senza potermi calmare,
sul parapetto del mio balcone
come in un amor cortese.

. . .

Varcata che ebbe la soglia
muta presi il suo viso
tra le due mani, e premetti
senza esitare la mia bocca
contro la sua. A lungo così stetti.

A lungo rimanemmo così,
le labbra contro le labbra
mentre io assaporavo
l'acceso velluto rosso
del suo morbido sorriso.

Non v'era nulla da dire,
e nel silenzio durò in eterno
quell'istante di liquido ardore
mentre il suo prezioso liquore
si mesceva al mio.

Inebriante come il vino nuovo.
Intimo come il battito
del suo cuore nel seno mio.
E in quell'istante solo
seppi d'essere viva, io!


Marianna Piani
20 Giugno 2017
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lunedì 11 dicembre 2017

Prendermi cura di te


Amiche care, amici,

Un poco in ritardo sul mio impegno settimanale con voi (perdonatemene), vi offro una breve lirica, dedicata tutta al mio amore. E ai giorni in cui mi risveglio sola, sola trascorro la mia giornata, e sola la chiudo, coricandomi sola, lei lontana, e immagino e ricordo di quando invece lei c'è, e mi concede il suo sguardo, mi affida la sua stanchezza, magari dopo un concerto (un concerto per un musicista è un impegno mentale e fisico inimmaginabile, per noi "mortali"), e lascia che sia io, proprio io a prendermi cura di lei…

Amiche dilette e amici, grazie infinite per essermi sempre vicini e per regalarmi la vostra attenzione. Con amore, sempre.
M.P.




Prendermi cura di te


Ecco, ora viene sera,
e mi prende questa malinconia
profonda, senza te
nella stanza a respirare
la mia tenerezza che si libera
nell'aria, come un profumo,
un soffio lieve - che ti veste di attesa.

Ecco, alla sera
tu rientri stanca, e io
t'accolgo tra queste mie braccia
e sorrido, immaginando il tuo viso
come uno sgualcito abbozzo
della tua incomparabile bellezza.

Più che abbracciarti, ti sorreggo,
poi, con un bacio posato di passaggio
sulle tue labbra schiuse,
ti sollevo piano, grata nel sentire
che t'abbandoni a me, e ti poso
sul nostro fiorito giaciglio - piano.

Tu socchiudi gli occhi
quasi stupita, mentre passo
la mia mano tra i tuoi capelli
fini e impalpabili come raggi
d'un tramonto autunnale,
e tu - indulgente mi lasci fare.

Ora, ti dico,  lascia
che mi prenda cura di te,
mia cara sposa.
Da ora, forse per sempre.



Marianna Piani
Nebbiuno, 5 Giugno 2017
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sabato 11 novembre 2017

La nuda assenza



Amiche care, amici

vivere un amore a distanza è qualcosa di esaltante e doloroso insieme. La persona che si ama è fisicamente con noi solo per brevi tratti della nostra vita, per il resto ci separano miglia e miglia di volo. Oggi è tutto meno drammatico, grazie a skype e a molti modi di rimanere in contatto, ma certo non è la stessa cosa. Poi avviene che ci si incontri, finalmente, lei da me o io da lei, magari dopo mesi di lontananza, e la vita diventa di colpo come un meraviglioso sogno, la solitudine svanisce d'incanto, è come innamorarsi di nuovo per la prima volta. Così non c'è mai il tempo di costruire una consuetudine, l'emozione è intensa quasi come quella della prima notte assieme, il tempo diventa prezioso e viene vissuto come non ci fosse mai stato un passato e non ci fosse mai più un domani, minuto per minuto, con la massima intensità emotiva immaginabile.
Ma poi giunge, inesorabile, già largamente programmato ma sempre come fosse inatteso, e sempre troppo presto, il momento di un nuovo distacco, della partenza, del dirsi addio, e si cade nell'abisso dell'abbandono, anche se si sa bene che è un abbandono temporaneo. E davanti a noi si aprono ore e giorni e settimane, e forse mesi, che ci sembrano di colpo vuoti, insensati.
Questo rinascere e poi morire e poi rinascere, ciclicamente continuamente rinnovato, in questo tipo di amori è come dicevo all'inizio una dannazione e una benedizione insieme, un mettersi alla prova continuo, costante, un esercizio che, in quanto regge e si perpetua, rafforza indicibilmente il legame che ci unisce all'altra persona. Lungi da logorare il rapporto d'amore, lo tempra.
Ma, in prospettiva, rimane sempre quello che pare un sogno irraggiungibile, ma che presto si realizzerà: quando saremo finalmente e stabilmente insieme, a costruire finalmente la nostra dolce, meravigliosa consuetudine coniugale…

Vi lascio, dilette e cari, come sempre, alla lettura - con amore.

M.P.








La nuda assenza


Primo giorno, prime ore
senza lei, dopo
la sua partenza: ora
passerà il tempo, un tempo
vuoto, cavo, deprivato,
negato, lei assente,
un tempo, questo tempo
che non inizia, né
mai si esaurisce,
un tempo di per sempre,
un tempo di niente.

Camminare, ecco,
per un poco camminare
è ciò che mi resta
da fare: non pensare
al distacco, soltanto
camminare, qui nel parco,
un passo appresso all'altro,
tra i passanti indifferenti,
che non vedono, non vivono,
e non sanno il mio dolore,
e i cani, a spasso coi padroni,
occhi umidi che mi osservano
innocenti, annusandomi
interroganti
la mano tesa
ad accarezzare.

Camminare, per un'ora
o due, o tre,
in attesa di qualcosa
che non so, che forse
non voglio neanche sapere,
con un'ansia del tutto
vana, perché ormai
è già tutto fatto e non c'è
nulla d'inatteso, di temibile
nel già avvenuto; e così
camminare lungo i vialetti
sullo sterrato con i tacchi
che affondano come coltelli
nel vivo corpo della mia
desolazione – o è ghiaia –
non mi consola,
non mi solleva,
non mi lascia forza quasi
per respirare.

«Ecco, ora il volo sarà
quasi sopra il mare...»
mi dico, ad alta voce,
come se avessi qualcuno
di fronte a me, e invece
è solo il muro vecchio
d'un palazzo,
e solo così realizzo
d'essere uscita a parlare
a un cieco e muto
intonaco scrostato.

Devo accettare,
devo anzi prima capire
questa assenza sua
dalla mia vita,
sconvolta vita fatta
di ore che seguono a ore
come macerie,
questa mia vita
senza di lei.
Vorrei che fosse già finita,
così come assai presto
il destino comunque vorrà
in vece mia.

Penso soltanto che, presto,
presto, presto,
lei ritornerà, e con lei
tornerà a me
tutta la mia vita, tutta
la mia volontà di vita.



Marianna Piani
Milano, 16 Maggio 2017
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mercoledì 18 ottobre 2017

Il tuo sguardo


Amiche care, amici

Pubblico oggi una lirica dedicata all'amore della mia vita, che vorrei condividere con voi.
Ho scelto di liberare il verso in un componimento in forma chiusa, affidandomi a una musicalità "antica" per esprimere sentimenti e sensazioni antiche e senza tempo, e ho cercato di sbozzare un ritratto vivo della persona, partendo da ciò che fin dal primo incontro mi ha colpito, affascinato, soggiogato: lo sguardo, il suo modo indagatore, severo, eppure dolcissimo e innocente di guardarmi, dritta negli occhi.

Ma voglio lasciare spazio ai versi, poiché altro, o di più, non potrei dire.

Con amore

M.P.




 
Il tuo sguardo


Sempre tenero, chiaro e variato,
il tuo sguardo sul mondo,
ha proprio il denso colore del prato
il tuo occhio profondo

pur sempre così inondato di luce,
ansioso di scandagliarmi la mente
incapace di mentire, incapace
di ogni pudore, eppure innocente.

Al destarsi del giorno
tra i viali, le buie corti e gli androni
questo tuo sguardo piano

indugia sul mio viso, adorno
delle tue emozioni
e mi prende per mano.

Assieme seguiremo questo raggio
nostro di luce, con fede, e coraggio.



Marianna Piani
Milano, 26 Aprile 2017
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mercoledì 21 giugno 2017

Più della mia vita




Amiche care, amici,

la persona che amo - come affermo qui "più della mia stessa vita" - è spesso lontana, per lavoro, per il corso della vita di due anime che si sono scelte pur vivendo in due paesi lontani tra loro. Per questo spesso la solitudine, intesa come mancanza, bisogno fisico della sue presenza, del contatto del suo corpo, della sua voce che mi racconta di sé mentre stiamo abbracciate, a lungo, prima di assopirci assieme, è sovente la mia compagna, al posto suo.
In realtà non temo la solitudine in sé, ma l'amore trasforma l'assenza in un dolore acuto, un senso di soffocamento, di bisogno d'ossigeno.
Devo dire che non ho mai condiviso la mia passione di scrittura con lei, non so nemmeno esattamente perché, forse perché temo che si annoi, dato che più volte mi ha espresso il suo scarso interesse in generale per la poesia. Probabilmente la sua Musa, la Musica, è gelosa e non la lascia frequentare volentieri le altre sue colleghe, la vuole per sé in esclusiva. Ad ogni modo, non le ho mai inviato, mostrato o letto i miei testi.
Questo che segue avrebbe dovuto essere una eccezione: lo avevo stilato di getto, anzi quasi d'impeto, in una notte in cui la sua mancanza era divenuta insostenibile. Avevo sognato di lei e con il realismo sconcertante che hanno certi sogni legati ai nostri più vivi desideri, e mi ero svegliata agitata e fremente.
Stavo per copiare il testo e inviarlo via mail, ma poi, aocnra una volta, qualcosa mi trattenne, e non lo feci.
Le telefonai, invece, anche se era piena notte…

Vi lascio alla lettura, amiche dilette, amici, come di consueto, anzi, di più, con amore.
M.P.

(PS: Ora lei è qui, rimarrà tutta la settimana con me, è l'alba e dorme serena nella stanza accanto; è bellissima. Non sa che sto scrivendo di lei...)




Più della mia vita


Le stelle han fatto corona
alla mia fronte, mentre
il cielo sgombro attorno a me
s'apriva in un abbraccio.

Vagavo — sola — nella piazza
vuota; in fondo, oltre i ritti
piloni delle bandiere, spogli,
mormorava un mare amaro.

Alito di brezza empiva salmastra
una vela che tardava alla deriva,
e quel mare conteneva in sé
già la notte e il suo lamento.

Io in quel momento
respiravo unicamente
perché dovevo, e intanto
ti pensavo a me accanto, così

pur se non c'eri ti vedevo
al fianco del mio riflesso
nelle onde tremule
che abbracciavano la sponda.

Mi dicevo che non t'avrei
mai lasciata, ora che t'avevo,
sebbene ecco che tu non eri
allora che nei miei pensieri.

I miei pensieri seguivano verso
occidente il corso delle correnti
e gl'impetuosi venti che spingevano
alla deriva la mia mente scossa

come un natante erratico divelto
del suo timone. Vanamente
il suo nocchiero interrogava l'ago
dello strumento e gli astri muti.

Per l'intera vita, e oltre ancora
t'avrei cercata, fuori ogni rotta,
poiché tu eri, e sei, e sarai colei
che amo più della mia vita.



Marianna Piani
Trieste, Milano, 30 Gennaio 2017
.

mercoledì 7 giugno 2017

Non chiedere, non dire



Amiche care, amici,

innamorarsi, sempre, è un dono immenso.
Innamorarsi "da grandi", a quarantadue anni, è qualcosa di sconvolgente.
Perché abbiamo passato un pezzo della vita a capire noi stesse, e ora che, finalmente, ci pare di aver risolto qualcuno degli enigmi più tormentosi della vita, tutto viene sconvolto, tutto viene rimesso in discussione.
La passione piomba improvvisa, come un vento che tracima dalle montagne e precipita a valle, e tutto, vita quotidiana, lavoro, impegni, interessi, tutto viene messo sottosopra, tutto passa in secondo piano, tutto si esaurisce nell'attesa del prossimo bacio, del prossimo incontro.

È magnifico anche perché, ebbene, a quarantanni e oltre non diamo più nulla per scontato, meno che mai l'amore, quello vero che "strappa i capelli" - come scriveva e cantava Faber - e se all'improvviso si presenta davanti a noi in tutto il suo splendore, non possiamo quasi credere ai nostri occhi, e alla fortuna che ci tocca. Non è vero che l'età, la "maturità" porti equilibrio, spenga le passioni, tutt'altro, credetemi: la maggiore coscienza di sé, il maggior peso delle proprie responsabilità, l'aver in qualche modo molto "da perdere", rende l'incontro con la passione ancora più intenso, totalizzante, vivo. L'importante è non perdere la ragione, o meglio, lasciarsi prendere dalla follia con quel poco di "metodo" che la vita ci ha insegnato. Perché l'amore, la passione, sia davvero il fondamento di una nuova fase di vita, una rinascita, una primavera, un progetto da realizzare, un sogno da cogliere al volo.

Dedico tutto l'amore a voi, amiche dilette e amici. Col cuore.

M.P.




Non chiedere, non dire


Non chiedermi chi sono,
non dire nulla, solo
stringimi la mano
forte, più forte
tra le tue mani,
e non lasciarmi inabissare.

Risalirò a te dal fondo
inarcando il dorso
come una sirena,
per baciarti sulla fronte
e odorare il tuo profumo
di alga e stella di mare.

Tu socchiuderai
quei tuoi larghi occhi chiari
come uno scrigno schiude
sul suo tesoro,
e mi offrirai la fronte al bacio
come una rosa al sole.

E quando mi sarò avvicinata
tanto da sentirti palpitare,
con un veloce scarto
alzerai il capo, a sorpresa,
così che le mie labbra
s'uniranno alle tue, come per caso.

E in quell'istante
io sospenderò il respiro,
e ogni battito di cuore,
e ogni pensiero, e ogni suono
della voce, e ogni parola.
Sbalordita da questo farsi vero

di ogni mio riposto ardito sogno.



Marianna Piani
Milano, 27 Dicembre 2016
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