«La Poesia è Scienza, la Scienza è Poesia»

«Darkness cannot drive out darkness; only light can do that. Hate cannot drive out hate; only love can do that.» (Martin Luther King)

«Não sou nada. / Nunca sarei nada. / Não posso querer ser nada./ À parte isso, tenho em mim todos los sonhos do mundo» (Álvaro De Campo)

«A good poem is a contribution to reality. The world is never the same once a good poem has been added to it. A good poem helps to change the shape of the universe, helps to extend everyone's knowledge of himself and the world around him.» (Dylan Thomas)

«Ciò che premeva e che imparavo, è che in ogni caso non ci potesse mai essere poesia senza miracolo.» (Giuseppe Ungaretti)

domenica 3 settembre 2017

Graffiti urbani - 8



Amiche care, amici,

questo componimento, ottava stazione del nostro viaggio urbano, è l'ideale proseguimento del precedente.
La notte, quasi senza che vi sia segno di tale passaggio, sfuma presto nell'alba.
Pochi sono gli indizi che la distinguono, l'oscurità è ancora profonda, le voci sono ancora quelle della notte, e così i silenzi. È in questo momento che si rivela in tutto il suo severo rigore la solitudine metropolitana, quell'essere da solo di ogni individuo pur immerso in una folla sterminata di solitudini come la sua.
I versi qui sono volutamente spezzati, discontinui, aritmici, per lo più brevi e molto brevi, ho scelto parole di un vocabolario urbano, rumoroso, impoetico. Il pigro ambiente della provincia è già ormai un vago ricordo, sostituito dal fermento inquieto della Grande Città. Questa città, che non fu, e non sarà mai, anche dopo anni, la mia.

Vi affido questi versi, amiche dilette e amici, come sempre - con amore

M.P





8
Alba



Prima dell'alba, di là
dalla finestra chiusa
le voci che s'odono sono
solo quelle delle
spazzatrici meccaniche
che soffiano via lordura
dagli scoli ai lati
delle carreggiate,
e qualche acuto isolato
strillo di ragazza, in distanza,
mentre i woofer di una vettura
diffondono un cupo rimbombo
nel trascorrere tra i palazzi,
grev, più che severi,
che incoronano il centro.

Le voci, e i suoni,
giungono annebbiati
dai doppi vetri, ma basta
per apprendere l'idioma
delle divinità notturne,
quelle dei nostri sogni
sconsiderati, quelle
dei nostri incubi
improvvidi, ricorrenti:
narrano, le voci,
storie di solitudini
umane, ai margini
dell'indifferenza del mondo
dei vivi, di morte anime
e morti cuori dispersi
nelle vie senza fine
e senza traccia
di pietà e accoglienza.

I suoni e le voci, remote,
sono solo  un'eco
tra muri di pietra
e androni deserti, tra piazze
desolate e i rintocchi
di qualche lontana
campana di Dio: l'eco
di un collettivo
salmo all'abbandono
e al dolore di questa città
che mi ha adottata,
ma mai per me sarà

la madre ormai perduta
indimenticata.


Marianna Piani
Milano, 25 Marzo
.

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