«La Poesia è Scienza, la Scienza è Poesia»

«Beauty is truth. truth beauty,- that is all
Ye know on earth, and all ye need to know.» (John Keats)

«Darkness cannot drive out darkness; only light can do that. Hate cannot drive out hate; only love can do that.» (Martin Luther King)

«Não sou nada. / Nunca sarei nada. / Não posso querer ser nada./ À parte isso, tenho em mim todos los sonhos do mundo» (Álvaro De Campo)

«A good poem is a contribution to reality. The world is never the same once a good poem has been added to it. A good poem helps to change the shape of the universe, helps to extend everyone's knowledge of himself and the world around him.» (Dylan Thomas)

«Ciò che premeva e che imparavo, è che in ogni caso non ci potesse mai essere poesia senza miracolo.» (Giuseppe Ungaretti)

giovedì 12 gennaio 2017

"Dream Variation" di Langston Hughes


Amiche care, amici,

proseguo questa mia serie di traduzioni dedicate all'America che amiamo, e che ora sta trascorrendo un momento di transizione e di smarrimento come forse mai era accaduto nella sua storia, con la voce di un grande poeta, forse uno dei più grandi di questo scorcio di secolo, che è anche un poeta di colore, Langston Hughes (1902-1967).
Proprio oggi gli americani, e noi con loro, abbiamo salutato la fine del mandato del primo Presidente Americano di colore, una celebrazione davvero dovuta, venata di malinconia, come può capitare nell'assistere alla fine di un capitolo storico importante, ma anche di sbigottimento al pensiero dell'individuo che è destinato a succedergli, scaraventando indietro la Storia di decine e decine di anni. Non si poteva immaginare un contrasto più stridente, e non si poteva temere un arretramento più drammatico.
Tuttavia la Storia insegna che, anche nei momenti più oscuri le conquiste dell'umanità non possono essere sconfitte, forse rallentate, o conculcate, mai annullate.
In questo clima ho trovato appropriata la voce di un poeta di colore, e del livello di Hughes, che qui presento in una lirica splendida, intessuta attorno all'anelito di libertà e di orgoglio della gente di colore in una società ancora basata sulla discriminazione e il pregiudizio.
Più avanti presenterò una sua lirica d'amore nei confronti della Nazione Americana, ma ora mi piace proporvi questo suo canto pieno di grazia e di entusiasmo, questo danzare, e girare, davanti al sole…

Vi lascio alla lettura, amiche dilette e amici, con amore.
M.P.



Langston Hughes





Dream Variation

To fling my arms wide
In some place of the sun,
To whirl and to dance
Till the white day is done.
Then rest at cool evening
Beneath a tall tree
While night comes on gently,
Dark like me-
That is my dream!

To fling my arms wide
In the face of the sun,
Dance! Whirl! Whirl!
Till the quick day is done.
Rest at pale evening...
A tall, slim tree...
Night coming tenderly
Black like me.

Langston Hughes


Variazioni di Sogno

Spalancare le mie braccia
in qualche luogo contro il sole,
roteare e danzare e vorticare
finché il giorno chiaro muore.
E allora riposare nella fresca sera
sotto un albero immenso
finché non giunga dolce la notte,
scura, come me -
questo è il mio sogno!

Spalancare le mie braccia
in fronte al sole,
e danzare, e girare, e girare!
Finché il breve giorno muore.
Riposare nel vago imbrunire…
Un albero, alto, sottile…
Giunge la notte teneramente

nera come me.

Langston Hughes
(Versione Italiana di Marianna Piani)
.

mercoledì 11 gennaio 2017

Stagioni seguono a stagioni


Amiche care, amici,

Scrissi questi versi l'anno scorso, all'inizio della Primavera, ma la riflessione da cui scaturiscono si allarga al di là del quadretto di genere, che pure descrivo con affetto e partecipazione emotiva. Il momento coincideva con la lontananza della persona che amo, cosa cui dovrei essere assuefatta, se non rassegnata, dato il mestiere che essa svolge e che la porta in giro per il mondo. Ma così non lo è né lo sarà mai. Anzi, la lontananza, come un motore ad induzione, alimenta il desiderio e l'amore, che a loro volta rendono più bruciante la separazione.
Ebbene, l'ansia del mutamento che invade l'atmosfera si riproduce e si rafforza con l'ansia e l'attesa del ritorno della persona amata. E in tutto questo il senso stesso dell'attesa: l'accettazione di ciò che tutto muta e consuma, il tempo, nostro sovrano e tiranno.
Chi è in attesa non teme il tempo: lo sfida, spera che trascorra più presto, più presto.
Chi attende il proprio amore, in fondo, sfida e sconfigge il tempo, e con esso la morte…

Condivido con voi, amiche dilette e amici, questi pensieri, come sempre con amore

M.P.



Stagioni seguono a stagioni


Attendo, come Emily un tempo,
in una vaga solitudine ansiosa
che giunga la prima ape
a saziarsi delle mie rose.

Non si decide a scuotersi, la stagione,
il sapore umido dell'inverno, ma
già le prime inquietudini risalgono
il pendio, scivolando sopra il prato.

Io penso alla creatura che alberga
il mio cuore, e che ora è lontana,
e intanto il giovane sole
e la luna di prima sera

si rincorrono nel cielo sgombro
immergendosi in un indaco
via via sempre più profondo.
La stagione adolescente indugia

sull'orlo del mutamento,
non vi è più il gelo, al mattino,
a rivestire di lamine i rami,
e non vi è ancora il tepore

a infondere sopore al meriggio.
È quel tempo in cui tutto
già pare concesso, in natura,
e tutto è ancora solo promesso.

I rami, le siepi, i giardini,
le piccole selve disperse, le alture,
i campanili delle chiese, i villaggi,
e laggiù il mio pallido lago:

tutto ciò è indifferente
alla mia ansia, alla insistenza
del mio disagio, alla solitudine
cruda che mi attanaglia.

Tuttavia mi sento contenta:
ora posso, se voglio,
sedermi sul ciglio del poggio,
e limitarmi ad osservare,

e ad accogliere in cuore
il tempo per ciò che è,
il sommo sovrano che muta
ogni storia in memoria.

Così, mi apparterò in un canto
di mondo, sotto un cielo casto,
già colmo di stelle e rimpianti,
e attenderò il suo glorioso ritorno.



Marianna Piani
Nebbiuno, 28 Marzo 2016
.

domenica 8 gennaio 2017

"Domination of Black" di Wallace Stevens


Amiche care, amici,

ci sono poesie, nelle diverse lingue, che sembrano sfidare ogni tentativo di traduzione.
Tali sono molte delle straordinarie liriche, ad esempio, di Emily Dickinson, che in tutta la mia vita continuo a rileggere e tradurre - oppure di Sylvia Plath.
Sono quelle liriche che sembrano dimostrare l'inutilità, più che la impossibilità, di una traduzione.
Il codice linguistico di ciascuna lingua supporta il significato con l'organizzazione dei fonemi di base, comuni al genere umano, ma in poesia il "significato" non è sempre il motivo dominante del discorso poetico. Una poesia letta in inglese da Sylvia Plath, come questa ad esempio, riesce secondo me a comunicare emozioni con una intensità che va al di là della comprensione letterale o meno del testo.

Nell'avvicinarmi a questa poesia di Wallace Stevens (1878-1955, concordemente considerato uno dei più importanti poeti americani del '900, subito dopo Pound, Eliot e Williams) ho avuto questa stessa sensazione, e ho dovuto lavorare non poco nel tentativo di restituire quella sensazione di vortice, di vertigine di immagini che il testo inglese riesce a dare in modo così straordinariamente efficace.
Ma, di sicuro, si abbia padronanza più o meno della lingua dell'Autore, diversamente che nei testi in prosa, in poesia occorre secondo me "utilizzare" lo strumento della traduzione principalmente come supporto per la lettura del testo nella sua versione originale.
Questo pone una serie di grandi interrogativi a proposito del ruolo del traduttore e di quanto il suo lavoro debba essere strumentale, oppure possa avere un proprio valore creativo, ma di questo parlerò in altre occasioni in questa stessa rubrica.

Quello che nel caso di questa particolare composizione non può sfuggire è la grandissima capacità evocativa del Poeta, attraverso immagini che si susseguono e si intersecano, "turbinando" appunto, travolgendo il lettore di emozioni che travalicano il puro senso letterale della poesia.
Spero di essere riuscita a rendere, almeno minimamentr, tutto questo nella mia versione italiana.

Vi lascio, come sempre, alla lettura, se vorrete.

Con amore
M.P.

Wallace Stevens



Domination of Black


At night, by the fire,
The colors of the bushes
And of the fallen leaves,
Repeating themselves,
Turned in the room,
Like the leaves themselves
Turning in the wind.
Yes: but the color of the heavy hemlocks
Came striding.
And I remembered the cry of the peacocks.

The colors of their tails
Were like the leaves themselves
Turning in the wind,
In the twilight wind.
They swept over the room,
Just as they flew from the boughs of the hemlocks
Down to the ground.

I heard them cry - the peacocks.
Was it a cry against the twilight
Or against the leaves themselves
Turning in the wind,
Turning as the flames
Turned in the fire,
Turning as the tails of the peacocks
Turned in the loud fire,
Loud as the hemlocks
Full of the cry of the peacocks?
Or was it a cry against the hemlocks?

Out of the window,
I saw how the planets gathered
Like the leaves themselves
Turning in the wind.
I saw how the night came,
Came striding like the color of the heavy hemlocks
I felt afraid.
And I remembered the cry of the peacocks.


Wallace Stevens (1916)





 Dominante in nero

La notte, accanto al fuoco,
il colore delle siepi,
e delle foglie morte,
ripetendosi,
turbinavano nella stanza,
come quelle stesse foglie
turbinano nel vento.
certo: ma intanto precipitava
il greve colore degli abeti.
E io rammentavo il grido dei pavoni.

Il colore delle loro code era
quale quello di quelle foglie
che turbinavano nel vento,
nel vento all'imbrunire.
Inondavano la stanza,
come involandosi dai rami di quegli abeti
fino a spargersi al suolo.

Li sentivo gridare - i pavoni.
Era un grido contro il tramonto?
O era contro quelle foglie
che turbinavano nel vento,
che turbinavano come le fiamme
turbinano nel fuoco vivo,
che turbinavano come le code
dei pavoni turbinavano nel fuoco
ruggente come ruggenti erano gli abeti
carichi dei gridi alti dei pavoni?
Oppure era un grido contro gli abeti?

Di là dalla finestra,
vidi allora raccogliersi gli astri
come le foglie si raccoglievano
turbinando nel vento.
Vidi allora come giungeva la notte,
precipitando giungeva
come il greve colore degli abeti.
Provai paura.
E rammentai il grido dei pavoni.


Wallace Stevens
(Versione Italiana di Marianna Piani - Gennaio 2017)
.

sabato 7 gennaio 2017

Quasi mattino




Amiche care, amici,

mi concedo oggi una divagazione nell'eros più scoperto e sincero, il ricordo ancora vivo di una notte d'amore, colto all'alba, quando, come mi accade di consueto con la mia compagna, io sola veglio, mentre lei è immersa nel profondo del sonno più sereno e indifeso, con quell'espressione distesa, pura, priva di qualunque ombra o malizia (nonostante tra le due sia proprio lei di gran lunga la più ombrosa e sensuale) in un distacco dal mondo e da me che io, nonostante ne sia tentata fino al perdere la ragione, mi guardo bene dal disturbare.
È tutto qui: rimanere in contemplazione di quell'essere, quell'anima, quel corpo, quella persona meravigliosa che la sorte mi ha dato di incontrare, di conoscere e di amare, e che, per chissà quale sortilegio, quale sfacciata fortuna, quale incomprensibile congiunzione degli astri, mi concede il dono di sé.

E attendere con trepidazione l'arrivo del giorno, per essere certa che tutto questo sia realtà, e non sogno…

Per voi, amiche dilette e amici, con infinito amore.


M.P.






Quasi mattino
(canzone)


Il suo seno candido
accanto a me riposa.
Dietro di esso, l'altro,
che da qui, distesa,
di scorcio non scorgo.
L'ultimo amplesso
(oddio, è quasi mattino!)
l'ha lasciata così,
nuda, abbandonata
in sé stessa, celata soltanto
da una coperta azzurrina
che col sonno è discesa
fino alla metà del suo
serico mirabile busto.

E ora, nel silenzio che io
riempio di voci e di canto,
a lungo veglio su lei
serena dormiente, dimentica
innocente della passione
che ci siamo a lungo concesse,
e osservo quel seno
regale, superbo, quasi
sacrale, ergersi
in un arco, teso, convesso
come un duomo
di cattedrale, splendente
come un colle di neve
contro la notte che adagio
svanisce, mentre lei
sempre più mi lascia indietro
allontanandosi nel suo sonno
virtuoso, e geloso.

Appena un poco compresso
sopra il costato dallo stesso
suo peso, quel suo seno, teso
e disteso dal ritmo lento
del respiro - e in cima ad esso
come ultimo premio
alla costanza dell'amante
la cuspide rosa,
il bocciòlo in fiore,
il delicato tempietto
ancora profumato
delle mie labbra assetate,
riposa sereno, mentre
un fremito lieve rivela
per un istante
il segno d'un sogno
d'alcova, segreto.

Oh, l'irresistibile impulso
di tendere la mano
e di accarezzarlo, ancora,
quel dolcissimo frutto!
Di stringere piano
tra l'indice e il medio
quel chicco silvano
che non riesco credere
sia stato già mio,
colto e gustato
come un rosso mirtillo
nel sottobosco. Ma io

non lo faccio, resisto,
non mi muovo, trattengo
il respiro, non voglio
turbarla, non devo
proprio ora destarla:
che mai non sia
quel fremito lieve
in quel cuore serrato
come un fiore di notte
il sentore di me
che le appaio e l'amo
proprio ora, ancora,
dentro il suo sogno?



Marianna Piani
Milano, 4 Aprile 2016

giovedì 5 gennaio 2017

"The Garden" e "Sigil" di H.D. (Hilda Doolittle)


Amiche care, amici

continuo il mio breve viaggio nella Poesia del novecento Americano, e propongo oggi alla vostra attenzione l'opera di una poetessa poco nota da noi, considerata "minore" anche in patria, ma che, incontrata casualmente nelle mie ricerche, ha subito innamorata: Hilda Doolittle (1887-1961).
Nata in Pennsylvania, si trasferì ancora bambina a Philadelphia, dove, durante gli studi, conobbe personalmente M.Moore e W.C.Williams, e, trasferitasi presto in Europa (Italia, Francia, Inghilterra e infine, definitivamente, in Svizzera) entrò letterariamente nella cerchia di Pound, che ne promosse, e anche - certo - influenzò il lavoro.
Si firmò sempre H.D. - secondo un uso tutto femminile di adombrare la propria identità - ed ebbe un'attività e una vita poetica molto intensa, e anche vasti interessi in campo artistico e cinematografico (fu co-fondatrice di una rivista cinematografica, Close-Up), e fu la prima donna a conseguire The Award of Merit Medal for Poetry, nel 1960.
Se desiderate maggiori dettagli su questa Autrice, potete trovarli in questo articolo in PoetryFundation (in Inglese).

La sua è una scrittura di grande fascino e intensità, del tutto priva di compiacimento, e descrive un mondo d'immagini più mentali che visive, venate di una sorprendente amarezza esistenziale. Come traduttrice trovo un grande piacere nell'entrare in questi testi, così concentrati e definitivi, pur non essendo di facilissima comprensione.

Vi lascio alla lettura, amiche dilette e amici
Con amore

M.P.






Hilda Doolittle - H.D. - 1887-1961




The Garden


I

You are clear
O rose, cut in rock,
hard as the descent of hail.

I could scrape the colour  
from the petals
like spilt dye from a rock.

If I could break you  
I could break a tree.

If I could stir
I could break a tree—
I could break you.


II

O wind, rend open the heat,  
cut apart the heat,  
rend it to tatters.

Fruit cannot drop  
through this thick air—
fruit cannot fall into heat
that presses up and blunts
the points of pears  
and rounds the grapes.

Cut the heat—
plough through it,
turning it on either side  
of your path.


H.D. (Hilda Doolittle)




Il Giardino


I

Sei luminosa, Rosa mia,
tagliata nella pietra, concreta
come un rovescio di grandine.
Potrei eraderti il colore
dai petali come tinta
spillata sopra una roccia.

Potessi abbattere te
potrei abbattere un albero intero.

Potessi scuotermi da quest'abulia
potrei abbattere un albero,
potrei abbattere te.


 

II

Vento, squarcia questa calura,
talgliala in due,
riducila in brandelli.

Non c'è frutto che possa cadere
in quest'atmosfera immobile e pregna -
non c'è frutto che possa cadere
in questa calura che cresce e arrotonda
le punte delle pere,
e che rigonfia i grappoli d'uva.

Taglia questa calura -
traversala come un aratro
rivoltandola ai due lati
del tuo cammino.


H.D.
(Versione Italiana di Marianna Piani)





Sigil


Now let the cycle sweep us here and there
we will not struggle;
somewhere,
under a forest-ledge,
a wild white-pear
will blossom;

somewhere
under an edge of rock,
a sea will open;
slice of the tide-shelf
will show in coral, yourself,
in conch-shell,
myself;

somewhere,
over a field-hedge,
a wild bird
will lift up wild, wild throat,
and that song, heard,
will stifle out this note.

H.D. (Hilda Doolittle)



Sigillo


Lascia che il ciclo ci travolga
non lotteremo;
da qualche parte,
sotto un riparo nel bosco,
fiorirà un bianco
pero selvatico;

da qualche parte
sotto una sporgenza di roccia,
si aprirà un mare;
un lembo del fondo mostrerà
te come corallo -
come conchiglia,
me stessa;

Da qualche parte,
oltre la siepe d'un campo,
un uccello di selva
leverà un fiero, indomito canto,
e quel canto, appena udito,
soffocherà questa nota


H.D.
(Versione Italiana di Marianna Piani)
.

mercoledì 4 gennaio 2017

L'amore nostro.



Amiche care, amici,

già molte volte in passato ho rilevato come la forma sonetto sia, tra le forme chiuse della prosodia italiana (e non solo Italiana) quella che, come scrittrice, più mi affascina, e nello stesso tempo più mi intimidisce, proprio per l'immensa e mai sopita fortuna nella storia della nostra letteratura, praticamente dalle origini ai giorni nostri.
E ho anche più volte annotato come tale forma si sia rapidamente affermata come il più perfetto e ricercato veicolo in versi per il discorso d'amore.
Scrivere un sonetto d'amore oggi è una doppia sfida: da una parte per la nobiltà e perfezione della forma, che non si può manipolare senza il forte rischio di far danni, dall'altra il tema stesso dell'amore, l'argomento più inflazionato e quindi più difficile in assoluto.  Una sfida per chiunque, e tanto più per una dilettante pura quale io mi definisco, ma la gioia e la soddisfazione che può dare tale scrittura è tale da superare ogni ritrosia e prudenza. E poi io, come molti di voi sanno, sono letterariemente un'incosciente.

Dedicata all'amore della mia vita (e letta a lei e solo a lei ad alta voce in occasione del suo compleanno) questa composizione in forma classica è nata per esprimere con tutta la sensualità e la gioia che mi fosse possibile la meraviglia di questo sentimento che ora ci lega, e forse - lo spero tanto - ci legherà per sempre..

La condivido oggi con voi, amiche dilette e amici, sempre con tutto il mio amore

M.P.




L'amore nostro


È devozione. È costanza. È una danza.
È sbigottimento, dal primo sguardo,
è l'avventura, è quella baldanza
di ergere il cuore come uno stendardo

sopra il vascello della mia speranza.
È tremore, è dolore, è smarrimento.
È attesa inesausta, è la costanza
d'una fede senz'ombra di pentimento.

È conquista della vetta più ardita,
è il lungo cammino che mi conduce
alla salvezza, fin nelle tue braccia.

È un precipizio - e una risalita,
dalle mie tenebre alla tua luce,
questo amore nostro, è viva roccia.



Marianna Piani
Milano, 04 Aprile 2016
.

martedì 3 gennaio 2017

"Icarus" e "Iris" di William C. Williams

William Carlos Williams


Amiche care, amici

proseguo con il mio omaggio alla Grande Poesia Americana proponendovi due splendide poesie di uno dei più importanti poeti del '900 Americano, William Carlos Williams (1883-1963), nato nel New Jersey da padre inglese e madre portoricana - un incrocio di culture che di certo ha conformato il suo DNA letterario. Laureato in medicina nel 1906, eserciterà la professione per tutta la vita, parallelamente all'attività letteraria, incarnando quell'ideale di "dilettante puro" che io stessa, nel mio piccolissimo, perseguo. Ebbe i suoi guai nel periodo del maccartismo, pur essendo in stretta amicizia con Ezra Pound, a dimostrazione di come la Società Politica americana abbia i suoi corsi e ricorsi di demenza. E proprio per questo ritengo significativo riproporlo proprio ora.
La sue poetica possiede, come potete vedere da questi due esempi, una forza evocativa e una chiarezza - di lingua, di immagine e di concetti - assolutamente cristallina, pur dentro un gioco quasi virtuosistico sulla struttura prosodica del verso.

Buona lettura, amiche dilette e amici, con amore



M.P.


Attr. Pieter Bruegel, "La caduta di Icaro"
Museo reale delle belle arti del Belgio, Bruxelles



Landscape with the Fall of Icarus

According to Brueghel
when Icarus fell
it was spring

a farmer was ploughing
his field
the whole pageantry

of the year was
awake tingling
near

the edge of the sea
concerned
with itself

sweating in the sun
that melted
the wings’ wax

unsignificantly
off the coast
there was

a splash quite unnoticed
this was
Icarus drowning

William Carlos Williams



La caduta di Icaro

 

Per Bruegel
Icaro cadde
a Primavera:

un contadino arava
il suo campo,
tutto lo sfarzoso corteo

della stagione
era spiegato
squillante

sulla riva del mare
intento
soltanto a se stesso,

sudato sotto il sole
che aveva disciolto
la cera dell'ali

e intanto, al largo,
si produsse un tonfo
insignificante,

del tutto inosservato:
quello era
Icaro che affogava



William Carlos Williams
(Versione Italiana di Marianna Piani)




Iris Japonica


Iris


A burst of Iris so that
come down for
breakfast

we searched through the
rooms for
that

sweetest odor and at
first could not
find its

source then a blue as
of the sea
struck

startling us from among
those trumpeting
petals

William Carlos Williams



Iris

Un'esplosione d'iris tale
che quando scendemmo
per colazione

cercammo tra le stanze
cos'era
quel

profumo dolcissimo e
dapprima non riuscimmo
a trovarne

la fonte, finché
un azzurro come di mare
ci colpì

di sorpresa, sferrato
da quei petali
squillanti



William Carlos Williams
(Versione Italiana di Marianna Piani)
.