«La Poesia è Scienza, la Scienza è Poesia»

«Darkness cannot drive out darkness; only light can do that. Hate cannot drive out hate; only love can do that.» (Martin Luther King)

«Não sou nada. / Nunca sarei nada. / Não posso querer ser nada./ À parte isso, tenho em mim todos los sonhos do mundo» (Álvaro De Campo)

«A good poem is a contribution to reality. The world is never the same once a good poem has been added to it. A good poem helps to change the shape of the universe, helps to extend everyone's knowledge of himself and the world around him.» (Dylan Thomas)

«Ciò che premeva e che imparavo, è che in ogni caso non ci potesse mai essere poesia senza miracolo.» (Giuseppe Ungaretti)

sabato 7 gennaio 2017

Quasi mattino




Amiche care, amici,

mi concedo oggi una divagazione nell'eros più scoperto e sincero, il ricordo ancora vivo di una notte d'amore, colto all'alba, quando, come mi accade di consueto con la mia compagna, io sola veglio, mentre lei è immersa nel profondo del sonno più sereno e indifeso, con quell'espressione distesa, pura, priva di qualunque ombra o malizia (nonostante tra le due sia proprio lei di gran lunga la più ombrosa e sensuale) in un distacco dal mondo e da me che io, nonostante ne sia tentata fino al perdere la ragione, mi guardo bene dal disturbare.
È tutto qui: rimanere in contemplazione di quell'essere, quell'anima, quel corpo, quella persona meravigliosa che la sorte mi ha dato di incontrare, di conoscere e di amare, e che, per chissà quale sortilegio, quale sfacciata fortuna, quale incomprensibile congiunzione degli astri, mi concede il dono di sé.

E attendere con trepidazione l'arrivo del giorno, per essere certa che tutto questo sia realtà, e non sogno…

Per voi, amiche dilette e amici, con infinito amore.


M.P.






Quasi mattino
(canzone)


Il suo seno candido
accanto a me riposa.
Dietro di esso, l'altro,
che da qui, distesa,
di scorcio non scorgo.
L'ultimo amplesso
(oddio, è quasi mattino!)
l'ha lasciata così,
nuda, abbandonata
in sé stessa, celata soltanto
da una coperta azzurrina
che col sonno è discesa
fino alla metà del suo
serico mirabile busto.

E ora, nel silenzio che io
riempio di voci e di canto,
a lungo veglio su lei
serena dormiente, dimentica
innocente della passione
che ci siamo a lungo concesse,
e osservo quel seno
regale, superbo, quasi
sacrale, ergersi
in un arco, teso, convesso
come un duomo
di cattedrale, splendente
come un colle di neve
contro la notte che adagio
svanisce, mentre lei
sempre più mi lascia indietro
allontanandosi nel suo sonno
virtuoso, e geloso.

Appena un poco compresso
sopra il costato dallo stesso
suo peso, quel suo seno, teso
e disteso dal ritmo lento
del respiro - e in cima ad esso
come ultimo premio
alla costanza dell'amante
la cuspide rosa,
il bocciòlo in fiore,
il delicato tempietto
ancora profumato
delle mie labbra assetate,
riposa sereno, mentre
un fremito lieve rivela
per un istante
il segno d'un sogno
d'alcova, segreto.

Oh, l'irresistibile impulso
di tendere la mano
e di accarezzarlo, ancora,
quel dolcissimo frutto!
Di stringere piano
tra l'indice e il medio
quel chicco silvano
che non riesco credere
sia stato già mio,
colto e gustato
come un rosso mirtillo
nel sottobosco. Ma io

non lo faccio, resisto,
non mi muovo, trattengo
il respiro, non voglio
turbarla, non devo
proprio ora destarla:
che mai non sia
quel fremito lieve
in quel cuore serrato
come un fiore di notte
il sentore di me
che le appaio e l'amo
proprio ora, ancora,
dentro il suo sogno?



Marianna Piani
Milano, 4 Aprile 2016

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