«La Poesia è Scienza, la Scienza è Poesia»

«Darkness cannot drive out darkness; only light can do that. Hate cannot drive out hate; only love can do that.» (Martin Luther King)

«Não sou nada. / Nunca sarei nada. / Não posso querer ser nada./ À parte isso, tenho em mim todos los sonhos do mundo» (Álvaro De Campo)

«A good poem is a contribution to reality. The world is never the same once a good poem has been added to it. A good poem helps to change the shape of the universe, helps to extend everyone's knowledge of himself and the world around him.» (Dylan Thomas)

«Ciò che premeva e che imparavo, è che in ogni caso non ci potesse mai essere poesia senza miracolo.» (Giuseppe Ungaretti)

mercoledì 18 gennaio 2017

Barra a nordovest


Amiche care, amici,

questa breve composizione mi è nata di getto, praticamente senza sforzo, durante un viaggio in treno dalla "mia" Trieste alla (altrettanto "mia" ormai) Milano.
Alla prima stesura mi parve ben riuscita, cosa - credetemi - rara, e ora che la rileggo a distanza di tempo sento di amarla ancora, tanto che non ho sentito la necessità di apportare che pochissimi aggiustamenti e correzioni, tutti di poco rilievo.
Naturalmente si tratta di una predilezione affettiva e del tutto personale, nulla ha da vedere con un qualsiasi giudizio di valore, questo solo il lettore lo può dare. Lo scrittore può decidere solamente se un suo testo è degno di essere pubblicato. Da quel momento in poi il suo destino è tutto nelle mani dei lettori.
Tuttavia nel mio metodo di lavoro, che prevede molte fasi di revisione e di messa a punto a volte anche sostanziali, quando càpita un testo che appare all'origine quasi non modificabile senza squilibrare il suo impianto formale ed emotivo, potrebbe significare di aver raggiunto un buon risultato, almeno nei limiti del talento che la sorte mi ha concesso.

Di solito viaggio in automobile, con la mia toyotina nera, oppure (se qualcuno mi parta con sé) in motocicletta, e quando è proprio indispensabile (ne ho paurissima) ovviamente in aereo, ma è piuttosto raro che prenda il treno: ho sempre il tempo contato, e detesto il prima e il dopo (la stazione, le atese, i ritardi, i casuali compagni di viaggio invadenti o screanzati, i mezzi pubblici per arrivare a casa, la fatica di trascinare valigie, ecc.), però devo dire che il treno, una volta a bordo, è il modo più rilassante per spostarsi, di sicuro lo è se il viaggio non dura più di cinque/sei ore - e non meno di una. Al di là di questi limiti gli svantaggi superano secondo me i vantaggi. Ma entro di essi la metafora del viaggio come mutamento personale e crescita spirituale ha la sua maggiore evidenza.


Questa composizione è il frutto, quasi il distillato, di questo viaggio e delle riflessioni che mi ha dato il modo di elaborare, dentro quel limbo spazio-temporale che è la carrozza in movimento attraverso un paesaggio che muta e si trasforma al di là del cristallo del finestrino. Una esperienza relativistica in nuce, che induce a un ozio fertile di pensiero, sempre se abbiamo la fortuna, sempre più rara, di capitare in uno scompartimento lontano da schiamazzatori e starnazzatrici da telefonino, o da dongiovanni (o pappagallli) importuni.

Rientrare dalla mia amata città natale a quella dove vivo e lavoro mi ha spinto a riflettere su come in questi miei ultimi anni ho potuto ritrovare me stessa, accettandomi finalmente per ciò che ero e sono, dopo anni di conflitto, ferite e sofferenza, prima di tutto con me stessa: diversa, disallineata, squinternata, per molti amorale… Ma assetata di vita e di bellezza…

Amiche dilette, amici, condivido dunque con voi queste riflessioni, con amore, come sempre.

M.P.






Barra a nordovest


Salpa ora, giovane navigante
dagli occhi chiari, grigi come le spume
del tuo mare, e le chiome chiare
intrise di schizzi d'onde, corrose
dal sale: salpa, tronca l'ormeggio,
l'ultimo tuo legame con l'immutabile
suolo, getta la prua del natante
diritta nell'imprevedibile mare,
vira e drizza la barra all'orizzonte,
e come hai giurato a te stesso
questa notte stessa, levando al cielo
il calice rosso d'un vino forte,
non girarti indietro, nemmeno
un'istante, non avere rimpianti,
segui la tua unica autentica sorte!

Chiudi gli occhi, mentre la prua
s'impenna, fin quasi al cielo, e poi
quasi di schianto lo scafo ricade
sulla sua scia, balzando in avanti,
come un purosangue allo sprone.
Lascia che il viso riceva i mille aghi
degli spruzzi esplosi dalla chiglia
e strappati dal vento, e con essi
ritorni il ricordo pungente
del disprezzo, dell'indifferenza
del mondo che ti condannò
senz'appello solo perché non eri
ciò che il mondo di te voleva.
Vola ora via, sfiorando le onde,
davanti a te non sia più che l'orizzonte!



Marianna Piani
Trieste–Milano, 2 Maggio 2016
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