«La Poesia è Scienza, la Scienza è Poesia»

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«Ciò che premeva e che imparavo, è che in ogni caso non ci potesse mai essere poesia senza miracolo.» (Giuseppe Ungaretti)

domenica 8 gennaio 2017

"Domination of Black" di Wallace Stevens


Amiche care, amici,

ci sono poesie, nelle diverse lingue, che sembrano sfidare ogni tentativo di traduzione.
Tali sono molte delle straordinarie liriche, ad esempio, di Emily Dickinson, che in tutta la mia vita continuo a rileggere e tradurre - oppure di Sylvia Plath.
Sono quelle liriche che sembrano dimostrare l'inutilità, più che la impossibilità, di una traduzione.
Il codice linguistico di ciascuna lingua supporta il significato con l'organizzazione dei fonemi di base, comuni al genere umano, ma in poesia il "significato" non è sempre il motivo dominante del discorso poetico. Una poesia letta in inglese da Sylvia Plath, come questa ad esempio, riesce secondo me a comunicare emozioni con una intensità che va al di là della comprensione letterale o meno del testo.

Nell'avvicinarmi a questa poesia di Wallace Stevens (1878-1955, concordemente considerato uno dei più importanti poeti americani del '900, subito dopo Pound, Eliot e Williams) ho avuto questa stessa sensazione, e ho dovuto lavorare non poco nel tentativo di restituire quella sensazione di vortice, di vertigine di immagini che il testo inglese riesce a dare in modo così straordinariamente efficace.
Ma, di sicuro, si abbia padronanza più o meno della lingua dell'Autore, diversamente che nei testi in prosa, in poesia occorre secondo me "utilizzare" lo strumento della traduzione principalmente come supporto per la lettura del testo nella sua versione originale.
Questo pone una serie di grandi interrogativi a proposito del ruolo del traduttore e di quanto il suo lavoro debba essere strumentale, oppure possa avere un proprio valore creativo, ma di questo parlerò in altre occasioni in questa stessa rubrica.

Quello che nel caso di questa particolare composizione non può sfuggire è la grandissima capacità evocativa del Poeta, attraverso immagini che si susseguono e si intersecano, "turbinando" appunto, travolgendo il lettore di emozioni che travalicano il puro senso letterale della poesia.
Spero di essere riuscita a rendere, almeno minimamentr, tutto questo nella mia versione italiana.

Vi lascio, come sempre, alla lettura, se vorrete.

Con amore
M.P.

Wallace Stevens



Domination of Black


At night, by the fire,
The colors of the bushes
And of the fallen leaves,
Repeating themselves,
Turned in the room,
Like the leaves themselves
Turning in the wind.
Yes: but the color of the heavy hemlocks
Came striding.
And I remembered the cry of the peacocks.

The colors of their tails
Were like the leaves themselves
Turning in the wind,
In the twilight wind.
They swept over the room,
Just as they flew from the boughs of the hemlocks
Down to the ground.

I heard them cry - the peacocks.
Was it a cry against the twilight
Or against the leaves themselves
Turning in the wind,
Turning as the flames
Turned in the fire,
Turning as the tails of the peacocks
Turned in the loud fire,
Loud as the hemlocks
Full of the cry of the peacocks?
Or was it a cry against the hemlocks?

Out of the window,
I saw how the planets gathered
Like the leaves themselves
Turning in the wind.
I saw how the night came,
Came striding like the color of the heavy hemlocks
I felt afraid.
And I remembered the cry of the peacocks.


Wallace Stevens (1916)





 Dominante in nero

La notte, accanto al fuoco,
il colore delle siepi,
e delle foglie morte,
ripetendosi,
turbinavano nella stanza,
come quelle stesse foglie
turbinano nel vento.
certo: ma intanto precipitava
il greve colore degli abeti.
E io rammentavo il grido dei pavoni.

Il colore delle loro code era
quale quello di quelle foglie
che turbinavano nel vento,
nel vento all'imbrunire.
Inondavano la stanza,
come involandosi dai rami di quegli abeti
fino a spargersi al suolo.

Li sentivo gridare - i pavoni.
Era un grido contro il tramonto?
O era contro quelle foglie
che turbinavano nel vento,
che turbinavano come le fiamme
turbinano nel fuoco vivo,
che turbinavano come le code
dei pavoni turbinavano nel fuoco
ruggente come ruggenti erano gli abeti
carichi dei gridi alti dei pavoni?
Oppure era un grido contro gli abeti?

Di là dalla finestra,
vidi allora raccogliersi gli astri
come le foglie si raccoglievano
turbinando nel vento.
Vidi allora come giungeva la notte,
precipitando giungeva
come il greve colore degli abeti.
Provai paura.
E rammentai il grido dei pavoni.


Wallace Stevens
(Versione Italiana di Marianna Piani - Gennaio 2017)
.

2 commenti:

  1. Arrivo su questo blog così per caso, turbinando e girovagando come una foglia. Complimenti per il tuo blog e le tue passioni. La traduzione molto bella.

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    Risposte
    1. Caro Giuseppe,
      grazie di cuore per la tua visita e per le belle parole che mi riservi.

      È bella l'immagine che usi, con una strizzatina d'occhio al testo di Stevens.
      Io spero che vorrai seguirmi ancora, lo dico con un poca di impudenza, ma la scrittura, e quella poetica in particolare, come ripeto spesso in queste pagine, vive di lettura come una pianta vive di sole...

      Un caro abbraccio
      Marianna

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