«La Poesia è Scienza, la Scienza è Poesia»

«Darkness cannot drive out darkness; only light can do that. Hate cannot drive out hate; only love can do that.» (Martin Luther King)

«Não sou nada. / Nunca sarei nada. / Não posso querer ser nada./ À parte isso, tenho em mim todos los sonhos do mundo» (Álvaro De Campo)

«A good poem is a contribution to reality. The world is never the same once a good poem has been added to it. A good poem helps to change the shape of the universe, helps to extend everyone's knowledge of himself and the world around him.» (Dylan Thomas)

«Ciò che premeva e che imparavo, è che in ogni caso non ci potesse mai essere poesia senza miracolo.» (Giuseppe Ungaretti)

lunedì 16 gennaio 2017

"By Disposition of Angels" di Marianne Moore


Amiche care, amici,

oggi affronto un'Autore, e un'Artista, che amo molto, se non altro perché condivido con lei il nome: Marianne Moore (1887-1972), considerata una delle voci più interessanti e vigorose della letteratura americana moderna.
Per chi volesse saperne di più, consiglio la lettura di questa bella recensione di Nadia Fusini, "Marianne Moore, l'America nelle vene"

Dico "affronto" di proposito, perché si tratta di una scrittura estremamente complessa, di difficile decifrazione,  enigmatica nella sua grande e nitida efficacia rappresentativa, e spiazzante per la sua libertà formale unita a una architettura solida e rigorosa come poche. Non diversamente da grandi innovatori come Eliot e Pound, ma con un accento di grazia e precisione assolutamente - direi - femminili.


Vi sono due modi di intendere la traduzione di un testo poetico. Il primo è quello "di servizio", nel senso di fornire ai lettori non in grado (o non perfettamente in grado) di comprendere il testo nella lingua originale uno strumento per potersi avvicinare maggiormente alla sua comprensione. Si tratta di un compito delicatissimo e molto impegnativo. Contrariamente a quanto si possa pensare, questo tipo di traduzione non serve soltanto a chi non comprende del tutto la lingua dell'Autore, ma anche, e forse più ancora, a coloro che sono in grado di leggerla in modo più o meno agevole. In quel caso la "traduzione" diviene anche un aiuto alla "interpretazione" del testo, e possiamo capire perciò di quale delicatezza e responsabilità sia investito il compito del traduttore.


Il secondo è quello che chiamerei di "studio", ed è quello che io pratico, posso dire da quando ho iniziato un milione di anni fa ad occuparmi di Poesia, ed applico in queste mie umili proposte.
In questo caso la traduzione, affrancata dalla responsabilità di rispecchiare più alla lettera possibile il testo scritto dall'Autore, diventa uno strumento d'indagine, una forma di interpretazione vera e propria, simile a quella - nella pratica musicale - di un esecutore nei confronti dello spartito, ma con un grado ulteriore di libertà - e di creatività.
La traduzione per me è sempre stato il modo più profondo di "visitare" un testo poetico, più della semplice lettura, più dello studio sistematico ma astratto del lessico e della struttura. La necessità di trasportare in un altro codice linguistico e formale la lettera, la struttura, la prosodia e soprattutto lo spirito vitale, il significato profondo, di un testo poetico costringe a un grado di analisi e comprensione assai più approfondito e accurato. Se si lavora bene - no quindi alle traduzioni affrettate, o superficiali, occorre davvero spendere del tempo e del lavoro su ogni singola parola, e quanto più denso e complesso è il testo, tanto più impegnativo è il compito - se si lavora bene, dicevo, si riesce davvero a entrare in sintonia con lo spirito profondo dell'autore. Ogni poesia degna di essere definita tale infatti contiene nel suo nucleo tutta l'anima e la personalità del suo Autore.

La "fatica" della traduzione è inoltre il modo più sicuro per comprendere quanto sia arduo e quanto costi in termini di lacrime e sangue lo scrivere poesia, oggi come in ogni tempo.

Marianne Moore è uno di quegli autori in cui più evidenti sono le difficoltà della traduzione - assieme a grandi come Dickinson, Plath, Eliot, Pound, e molti altri, come vedremo sempre su queste pagine - e dove più indispensabile appare questo lavoro di studio, ricerca e interpretazione. Impossibile non applicare questi criteri a testi come questi, non se ne capirebbe nulla, leggere superficialmente un testo come quello che segue significherebbe ridurlo a un enigma, un geroglifico indecifrabile. "Intraducibile", appunto.
Invece si tratta di Poesia nella sua più integra chiarezza, dove il suono, il significato, la forma, il contenuto, non sono elementi in contraddizione e in conflitto uno contro l'altro, ma concorrono tutti in egual misura a un unico gesto artistico e al suo risultato cognitivo ed estetico.

(P.S. I limiti di impaginazione del formato HTML di questo blog mi costringono, per tentare di riprodurre in modo corretto la disposizione formale dei versi da parte dell'autrice, a ricorrere a un piccolo trucco tipografico, quel "˙" seguito da uno spazio. L'indentazione di alcuni versi è prevista dall'originale, mentre il "punto alto" non è presente nel testo.)

Vi lascio alla lettura, dilettissime e carissimi, come sempre, con amore.


M.P.





Marianne Moore






By Disposition of Angels

Messengers much like ourselves? Explain it.
Steadfastness the darkness makes explicit?
Something heard most clearly when not near it?
˙    Above particularities,
these unparticularities praise cannot violate.
˙    One has seen, in such steadiness never deflected,
˙    how by darkness a star is perfected.

Star that does not ask me if I see it?
Fir that would not wish me to uproot it?
Speech that does not ask me if I hear it?
˙    Mysteries expound mysteries.
Steadier than steady, star dazzling me, live and elate,
˙    no need to say, how like some we have known; too like her,
˙    too like him, and a-quiver forever.

Marianne Moore




Per disposizione degli Angeli

Messaggeri così simili a noi? Spieghiamocelo.
Una costanza che la tenebra rende esplicita?
Qualcosa che s'ode con più chiarezza quand'è lontana?
˙     Al di sopra d'ogni peculiarità,
queste banalità che una lode non può violare.
˙     Qualcuno ha notato, in questa costanza mai deflessa,
˙     come una stella dall'oscurità sia resa perfetta.

Quella stella che non ha mai preteso d'essere vista?
Quell'abete che non mai vorrebbe ch'io l'eradicassi?
Quel discorso che non richiede ch'io lo comprenda?
˙     Misteri che enunciano misteri.
Più salda che costante, stella che m'abbagli, viva e fiera!
˙     Superfluo dire quanto simile sei a qualcuno che conobbi; troppo tale a lei,
˙     troppo quale a lui, e trepida in eterno.


Marianne Moore
(Versione Italiana di Marianna Piani)
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