«La Poesia è Scienza, la Scienza è Poesia»

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«Ciò che premeva e che imparavo, è che in ogni caso non ci potesse mai essere poesia senza miracolo.» (Giuseppe Ungaretti)

mercoledì 7 dicembre 2016

Le solitudini e i luoghi - XI e XII


Amiche care, amici,

penultimo appuntamento con la mia raccolta, con due composizioni d'amore,
d'ispirazione esplicitamente erotica, come evidente già nel titolo del secondo sonetto.
Il sonetto da sempre è la forma poetica con maggiori implicazioni con il discorso amoroso; non so bene se per i secoli di tradizione, o per una sua particolare intrinseca e concentrata musicalità, forse non c'è modo più efficace in poesia per esprimere la sensualità e l'emozione del sentimento - e dell'atto - d'amore.
In questi due "pezzi" ho ricercato scientemente una tessitura armonica e musicale particolarmente intensa con l'uso ampio di rime, assonanze, allitterazioni dentro una metrica piuttosto rigorosa sulla base endecasillabica che è un po' lo sfondo di tutta la raccolta.

Vi lascio alla lettura, amiche dilette e amici, come non mai, con amore

M.P.






Le solitudini e i luoghi



XI
Femina


Mi passò accanto, la fiera figura
eretta, avrei detto quasi altezzosa,
senza degnarmi uno sguardo, la pura
bellezza d'una sorgente radiosa.
La chioma era una fiammata d'aurora,
le vaste pupille erano distese
di vergine neve, la fronte più chiara
delle messi di giugno, palese
il riserbo nell'imbronciato sorriso,
prezioso in quelle labbra rubino
come lapilli di lava sul viso.
L'adorai, sognai in quel seno divino
d'affogare il respiro, e in quel paradiso
bramai immolare il mio intero destino.




XII

Eros
 

E una dolce sera apristi, inattesa,
a me il tuo fiore, il giglio, la rosa
orgogliosa, preziosa, odorosa,
e io, ammaliata, fui subito presa.
In quei petali immersi, inebriato
il mio bacio, come un'ape, cercando
il tuo nettare d'oro, nel profondo
segreto, e lo bevvi d'un solo fiato.
Le tue mani vibrarono febbrili
sul mio dorso come ali di cigno,
o di angelo umano, così gentili
da parere generate da un sogno;
m'avvinsero le tue spire, fatali,
e il mio cuore serrasti nel tuo scrigno.



Marianna Piani
Milano, 15 Marzo 2016
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