«La Poesia è Scienza, la Scienza è Poesia»

«Darkness cannot drive out darkness; only light can do that. Hate cannot drive out hate; only love can do that.» (Martin Luther King)

«Não sou nada. / Nunca sarei nada. / Não posso querer ser nada./ À parte isso, tenho em mim todos los sonhos do mundo» (Álvaro De Campo)

«A good poem is a contribution to reality. The world is never the same once a good poem has been added to it. A good poem helps to change the shape of the universe, helps to extend everyone's knowledge of himself and the world around him.» (Dylan Thomas)

«Ciò che premeva e che imparavo, è che in ogni caso non ci potesse mai essere poesia senza miracolo.» (Giuseppe Ungaretti)

mercoledì 21 dicembre 2016

L'uomo di carta


Amiche care, amici,

conclusa la mia avventura con il ciclo di quattordici sonetti che ho appena finito di pubblicare, dopo una breve pausa di riflessione, riprendo a pubblicare i miei testi e a sottoporli alla vostra attenzione.


Come molti di voi sanno, amo la narrazione. Il mio lavoro, quello che mi dà da vivere, consiste proprio nel raffigurare una narrazione attraverso le immagini, sia che si tratti di singole illustrazioni o di sequenze narrative come in uno story board.
Naturalmente per me, nella scrittura, e in quella poetica in particolare, non mi sento meno attratta dalla narrazione, o dallo "story telling", come direbbero gli anglofoni, o gli anglofili.
Naturalmente in questo caso la narrazione segue leggi diverse, che con la realtà e la rappresentazione di essa ben poco hanno a che fare, quanto piuttosto accostarsi alla dimensione onirica, al libero gioco delle parole come particelle di significato in libera associazione - e dissociazione - e ai ritmi e alle vibrazioni dei suoni e delle loro armonie e dissonanze.
Qualcuno ha definito "surreale" questa canzonetta per immagini, tuttavia io non credo sia una definizione significativa, in poesia. Nel discorso poetico non esiste concetto di realtà, irrealtà, o  surrealtà. La parola poetica costituisce in sé il proprio codice generativo e - appunto - la propria realtà: la parola poetica non rappresenta, semplicemente presenta.

Vi lascio, come sempre, alla lettura, amiche dilette e amici, con amore.

M.P.





L'uomo di carta

L'ho incontrato quel giorno
che ero in ritardo, dalle parti
della stazione, l'uomo
di cartavelina, e indispettita
me ne sono subito innamorata.

Pensoso, lieve, fine,
sgualcito appena un poco,
seguiva il corso del vento
come fosse il suo intento,
a volte, per breve tratto, volava.

Mi guardò, con lo sguardo
più melanconico e triste
che avessi mai incontrato,
incredulo che al mondo
qualcuno di lui s'avvedesse.

Nonostante fosse mattina,
e i fringuelli impazzassero
nei cortili fino dall'alba,
pure io ero triste, perduta
sulla mia cagionevole strada.

Lui, che visto di sfilo
di fatto alla vista scompariva,
e che al tocco della mia mano
irrimediabilmente si sarebbe
gualcito, mi sorrise, inaspettato.

O almeno così credetti,
interpretando quale sorriso
quella increspatura sul bordo
del suo profilo, come
un impercettibile strappo.

Egli si girò verso di me
con il suo largo viso, ora di fronte,
pallido e sottile, quasi
traslucente, che mi parve
così dolce, e certo onesto.

Non disse nulla, forse
non ne aveva il fiato, la voce
non usciva, se non quel fruscio
lieve, come una brezza
tra le foglie a primavera.

Trasse di tasca una matita,
ridotta appena a un moncherino,
guardandomi ora negli occhi
con una muta malinconia, scrisse
sul proprio cuore una parola.

Poi si girò ancora,
e una folata improvvisa
(poiché era Marzo, infine)
lo colse e me lo portò via.
Ebbi appena il tempo

di scorgere quella parola
compitata sul suo cuore
un poco sciupato, di carta fina,
ma che pulsava ardore:
era il mio nome: Mariannina.



Marianna Piani
Nebbiuno, 23 Marzo 2016
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