«La Poesia è Scienza, la Scienza è Poesia»

«Darkness cannot drive out darkness; only light can do that. Hate cannot drive out hate; only love can do that.» (Martin Luther King)

«Não sou nada. / Nunca sarei nada. / Não posso querer ser nada./ À parte isso, tenho em mim todos los sonhos do mundo» (Álvaro De Campo)

«A good poem is a contribution to reality. The world is never the same once a good poem has been added to it. A good poem helps to change the shape of the universe, helps to extend everyone's knowledge of himself and the world around him.» (Dylan Thomas)

«Ciò che premeva e che imparavo, è che in ogni caso non ci potesse mai essere poesia senza miracolo.» (Giuseppe Ungaretti)

sabato 2 dicembre 2017

Germane



Amiche care, amici,

mi capita spesso di passare davanti al portone del liceo dalle parti di casa mia, a Milano, proprio nell'ora in cui studenti e studentesse, finite le lezioni, escono per tornare a casa.
Le ragazze, in particolare, sembrano davvero tutte comprese in un mondo soltanto loro, esclusivo...

A loro, e alla loro irripetibile giovinezza, dedico questo componimento, senza nostalgia o rimpianto, ma solo il puro piacere di osservare la bellezza nel suo esprimersi libero e unico, così come si prova piacere nell'osservare lo sbocciare di un giardino in fiore.

Con amore

M.P.






Germane


Quelle dieci, o venti, o forse cento
ragazze che sversano sulla via
dal liceo e mi vengono incontro
spavalde, come uno stormo
di germane in decollo sul lago,
e mi sfiorano sbattendo le ali
ignorando del tutto la mia esistenza
nel loro mondo, o tutt'al più
considerandola al pari di quella
dei platani muti del viale,
mi sopravanzano svelte vociando
e seguono oltre, intente solo di sé,
delle compagne e della lezione di Storia.

Già sono consapevoli a pieno
della loro bellezza, senza mostrare
né vanità né protervia, connaturate
nella loro innocenza come bestie
selvagge: ridono, squillano e fumano,
affettando nonchalance, simulando
voluttà eccessive, e gridano rauche
nomi maschili e femminili, a rinfusa,
così come è confusa questa loro
luccicante, acerba intelligenza.

Mi fermo, per dar loro il passo: tanto
se lo sarebbero preso comunque, tanto
io non sono che un'ombra sul loro cammino
e tra un secondo più nulla,
nemmeno un'increspatura nella memoria.
Mi fermo, e loro mi vengono incontro
come se volessero accogliermi tra loro,
ma all'ultimissimo istante, scartano a lato
come i capi d'una mandria in corsa
scansano un albero morto,
mi passano oltre, sempre vociando,
e nel contempo immerse ciascuna
nel suo cellulare: quante conversazioni
simultaneamente tengono e reggono
queste fanciulle dorate? Mai nulla
pare minare la loro fede, nulla
sfiorare la loro perentoria bellezza.

Le seguo per un tratto, con lo sguardo,
mentre sprofondano nel viale alberato
verso la metropolitana: invidio ora forse
questa loro sfacciata giovinezza
che già fu la mia - e ora posso soltanto
ammirare? Rimpiango forse
questa loro proterva bellezza,
assieme così ricercata e così naturale,
mentre intanto sfiorisce ciò che fu
la mia primitiva incoscienza, perdendo
petali cari che inaridiscono uno per uno,
e uno a uno cadono, perduti per sempre?

No, davvero, non v'è in me rimpianto,
né invidia, né rancore. Invece, loro svanite
ormai da tempo nelle stesse loro ombre
svelte e nervose come impavide cerve,
aspiro ancora per qualche istante
nell'aria già estiva il loro profumo:
morbido e dolce, con un fondo
di acre selvatichezza, un profumo
inconfondibile di giovinezza,
che come appena appare, già fu.



Marianna Piani
Milano, 30 Maggio
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