«La Poesia è Scienza, la Scienza è Poesia»

«Darkness cannot drive out darkness; only light can do that. Hate cannot drive out hate; only love can do that.» (Martin Luther King)

«Não sou nada. / Nunca sarei nada. / Não posso querer ser nada./ À parte isso, tenho em mim todos los sonhos do mundo» (Álvaro De Campo)

«A good poem is a contribution to reality. The world is never the same once a good poem has been added to it. A good poem helps to change the shape of the universe, helps to extend everyone's knowledge of himself and the world around him.» (Dylan Thomas)

«Ciò che premeva e che imparavo, è che in ogni caso non ci potesse mai essere poesia senza miracolo.» (Giuseppe Ungaretti)

sabato 9 novembre 2013

L'una


Amiche care, e amici,
come scrivevo nella mia precedente introduzione, quest'estate mi sono trovata a scrivere - una dopo l'altra - una piccola serie di composizioni, tutte incentrate su quelli che sono i confini del giorno, l'alba e il tramonto.

Questa che segue parla in realtà in primo luogo della notte, la notte notte più fonda, le prime ore di un nuovo giorno che conducono inesorabili verso l'alba.
È una composizione che mi giunge a proposito, in questi giorni. Io infatti, come alcune delle amiche più intime sanno, soffro ormai da anni di insonnia cronica, solitamente dormo pochissimo, raramente più di tre/quattro ore per notte, trascorro le ore a fare ciò che durante il giorno non mi è possibile fare: leggo, traduco, scrivo, rifletto, studio.
Nessuno finora mi ha saputo dire se questo mio stato di veglia quasi costante e invincibile sia l'effetto oppure piuttosto una delle concause del mio più generale disagio psichico. Sia come sia, è all'origine certo di una stanchezza profonda e ricorrente che a volte mi sovrasta, mi sopraffà addirittura, come mi è accaduto qualche giorno fa, quando mi sono trovata a terra all'improvviso, in casa, un po' malconcia, vittima di uno svenimento degno di una cagionevole donna dell'ottocento - secolo cui a volte mi pare di appartenere…
Un episodio limite e isolato, spero, che ora sto affrontando e superando, ma chi ha la ventura di soffrire come me di questa difficoltà cronica a prendere sonno conosce bene la sensazione di smarrimento e di impotenza che assale in certi momenti, quando pare di non essere in grado di riposare mai, per quanto stanchi si sia, e quanto infinito pare il tempo che ci separa ancora dall'arrivo di un nuovo giorno. Che attendiamo però non come una liberazione, ma come una ulteriore minaccia, un qualcosa che non saremo in grado di affrontare ancora una volta.

Scritta proprio nel corso di una di queste veglie ostinate, questa è una di quelle composizioni che nascono in abbozzo, molto imprecise ed incerte, come la voce di un delirio; e infatti - a differenza di altre - ha avuto bisogno di una profonda e lunga revisione, prima di potersi dire degna di essere "presentata" in pubblico. Fino all'ultimo anzi sono rimasta incerta se non ascriverla piuttosto al numero delle "non pubblicabili", ma alla fine forse sono riuscita a darle un poca di scorrevolezza. Del resto le asprezze e le disarmonie di certi passaggi si adattano bene ad esprimere, anche "formalmente", lo stato di disagio ne è origine.

Dunque ora la condivido con voi, amiche mie dilette e amici cari, come di consueto, senza inutili pudori, con amore.
M.P.






L'una



Nell'oscurità sopraggiunta,
nel cavo della mia vita,
nell'ora più muta e giovane
del giorno, inutilmente,
perdutamente veglia
la mia mente, avida
pur di riposo, come il prato
lo è di rugiada, e pioggia.

Rugiada che irrora
di sé come un velo
da sposa sopra le messi,
dorate avventate chiome,
e pioggia, copiosa, che infradicia
le zolle, ed empie i canali,
e forza gli argini, a fatica
eretti da braccia umane

in difesa delle terre dell'uomo.
La mente ha infinita sete,
riarsa dall'arida illusione,
asciugata dal vento e dall'inganno,
la mente sorbirebbe avida
ogni stilla di quiete
spremuta alla notte,
distillata dal silenzio.

Ecco, io giaccio,
come un corpo inerte
sopra il lino bianco,
e mi aggrappo ai lembi
fino quasi a spezzare
le dita nel tessuto compatto,
affondate nei deliri
d'un sonno rinnegato.

Disperato è il sonno
che giunge inatteso
come un falco in volo,
mi sfiora sibilando il viso,
indugia tessendo un lento
ricamo nell'aria immota,
e d'un tratto dirige deciso
all'orizzonte, e lì svanisce.

Io veglio, e veglio ancora,
confidando in quel volo, che vorrei
mi portasse con sé lontano,
in contrade remote, tra genti
ignote e buone, e tempi
privi dell'assillo del tempo,
affrancati della memoria
e delle stagioni del pianto.

Rimango, invece, pietra greve
aderente al terreno, inabile
a ogni moto, esposta ai giorni,
ai venti, alle nevi, alle maree,
che susseguono altri giorni,
e nevi, e venti, e maree; il volo,
inesauribile fiamma, arde
soltanto nel chiuso cuore.

Il nucleo preme con infinita
energia, cercando una via
per sfuggire filtrando dalle ferite
un fiotto di rossa lava
incandescente: per questo
il mio cuore è così caldo.
Per questo cercando un riposo
canto: alle stelle, io canto!

E ora - in segreto a ogni gente -
mi preparo a partire, a lasciare
il lago, la valle, la dimora,
l'amore sperato e mai incontrato,
i brividi dell'alba e la tenerezza
liquida come sangue, propria
di ogni tramonto: le valigie
e le sporte sono già disposte.

La notte procede, intanto,
nel suo silenzio affranto, indifferente,
spezzato soltanto di quando in quando
dal crepitio di un motociclo
che si perde in un'eco lontana
come il brontolio d'un vecchio.
E dal grido acuto e dolente
d'una ambulanza, forse

annuncio di una morte già impaziente.
Chiudo il taccuino, ho gli occhi
brucianti, non posso procedere oltre,

in questo delirio stanco,
a tracciare segni sui muri
dell'anima e a ricercarne il senso.
Meglio è lasciarsi spegnere
nel dormiveglia cangiante

finché mi sorprenderà l'aurora
vegliando ancora.


Marianna Piani
Milano, 8 Settembre 2013

3 commenti:

  1. Cara Marianna,
    Come sempre, l’introduzione è servita a dare un senso, o comunque, a dare al lettore le “basi” per poter apprendere al meglio la tua composizione.
    Non riuscire a prendere sonno è veramente una cosa terribile.
    Hai iniziato paragonando la tua mente vogliosa di riposo alla terra di un prato sempre in attesa di acqua, sia sotto forma di rugiada, sia sotto forma di pioggia.
    Non potevi comporre inizio migliore.
    In seguito, la composizione inizia ad avere toni sempre più accesi, parli di sonno rinnegato (quello che non riesci a prendere), e di sonno disperato e inatteso (quello che, finalmente, ti coglie).
    Ho “viaggiato” con te nel passaggio inerente le contrade remote, e tempi privi dell’assillo del tempo.
    “Tempi privi dell’assillo del tempo”, tra l’altro, è veramente qualcosa di eccezionale.
    Lasciano inermi i passaggi successivi.
    Proiettano il lettore (in questo caso, parlo di me, in prima persona), quasi senza forze, o comunque spiazzato.
    Sei riuscita a far comprendere il tuo dramma di non poterci fare nulla.
    “La notte procede, nel suo silenzio affranto, indifferente…” - ne è la conferma.
    Il finale è molto significativo, ed evoca un qualcosa di ciclico.
    Come dire : “Per oggi è andata, da domani riprenderà l’incubo del mio dormiveglia”.

    P.s.
    In questi giorni di tempo “bizzarro”, ho avuto modo di rivedere al meglio il tuo blog.
    Incredibilmente, non c’è neppure un errore, né di ortografia, né di punteggiatura.
    E neppure di traduzione (parlo delle traduzioni da inglese e francese, le altre lingue non le so).
    Niente di niente, anche a voler essere pignoli !
    Ti dico una cosa, sperando tu mi creda : in vita mia, non ho mai visto niente di simile.
    Non ho mai “incontrato” una persona come te. Mai.
    Ho studiato, ma se ti paragono alle mie professoresse, sei di un altro pianeta.
    Loro facevano errori clamorosi, di ogni tipo, non sapevano neppure coniugare i verbi.
    Tu hai un cervello molto particolare, molto sviluppato.
    Se credi che sia esagerato dirti questa cosa, trovami un’altra persona con le tue stesse capacità, poi ne riparliamo.
    Guarda, ringrazio internet, pur non amandolo molto, pur reputandolo un mondo finto.
    Se non fosse stato per “lui”, non ti avrei mai scoperta.
    Assolutamente pazzesco quello che sto leggendo su questo blog da due mesi a questa parte.
    Quando un talento è così cristallino, è un piacere tornare a leggere le ultime novità, le ultime composizioni.
    E’ un qualcosa di meccanico, indipendente da me.

    Hai ragione comunque, è abbastanza "strano" continuare un discorso a due, però credimi, mi fa piacere commentare i tuoi lavori.
    Meritano di essere commentati.
    Se non si commenta un blog così, quale si dovrebbe commentare?


    Buona giornata !

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    1. Caro Luca,

      Ti confesserò che sono stata tentata per un attimo di non pubblicare questo commento, così "troppo" entusiasta ed encomiastico.
      Ma poi ho pensato che fosse da parte mia segno di una esagerazione di "modestia" (e io "modesta" non lo sono per nulla, credimi!), oltre ad essere un inutile sgarbo nei confronti di una persona dolce e gentile, e certamente appassionata, come sei tu.
      Caro, io penso che sia la tua giovinezza a accendere il tuo entusiasmo. Ne sono lusingata, non credere, non ti sottovaluto affatto con questo, anzi credo che sia il segno che il mio "messaggio" arriva, al lettore, anche a un lettore diverso da me, giovane e uomo, e comunichi emozione e conoscenza.
      Altre volte l'ho detto, l'esercizio della scrittura è un atto di comunicazione, che non ha alcun senso per autoaffermarsi, per esibirsi e "competere" come fosse un esercizio ginnico in mostre e concorsi: lo ha soltanto quando "incontra" l'anima vera di un lettore, magari anche uno solo. In quel momento si compie la magia dell'arte, solo in quel momento. Tutto il resto è fuffa (per non dire altro).

      In questo, posso crederti quando mi dici che "non hai mai incontrato" eccetera "in vita tua"... La tua vita è ancora breve, avrai ti auguro molte occasioni per ben altri incontri.
      Per iniziare, comunque, se veramente questa è una tua passione, come pare, ti consiglio di "avvicinare" i grandi, i veri poeti, non solo quelli da dozzina, come sono io al confronto. Gente che ha speso letteralmente la propria vita per la propria arte, leggi Plath e Dickinson, anche se sono difficili, e Lorca, e Borges, Saba, Eulard, che io ho tanto amato nella mia adolescenza... Le mie "traduzioni" e "poesiadelmattino"hanno proprio questo scopo, di fare un poco da "guida" nella mia biblioteca, di suggerire dei nomi, degli spunti, a chi volesse approfondire...

      Grazie ancora caro amico.
      Ma sì, dialoghiamo pure, è un piacere cui non voglio privarmi.

      Tua
      Marianna

      (PS. Sono felice per l'apprezzamento per la "pulizia" del mio blogghino, ci tengo assai, come tengo alla pulizia di casa, sobbarcandomi ogni settimana ore di lavoro di straccio e ramazza. Nonostante questo spesso mi sfugge qualche svarione, ne ho scoperto uno proprio ieri, e proprio nel corpo del testo di una strofa, pensa un po'... Comunque io ce la metto tutta, grazie che hai colto anche questo)

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  2. Grazie per la risposta Marianna.
    Io intendevo dire che non ho mai incontrato persone "comuni" come te.
    Ovvio che i grandi poeti che citi tu sono di un altro livello.
    Ma di gente comune con le tue capacità ce n'è davvero poca in giro.
    Basta che ti guardi attorno !
    Comunque, è davvero una mia passione.
    Altrimenti, questo blog non l'avrei neppure visitato !
    E se ci fossi capitato, non mi sarei certo fermato a leggere.
    Grazie per i consigli, li apprezzo molto !
    Alla prossima, allora !
    Ciao !

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