«La Poesia è Scienza, la Scienza è Poesia»

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«Não sou nada. / Nunca sarei nada. / Não posso querer ser nada./ À parte isso, tenho em mim todos los sonhos do mundo» (Álvaro De Campo)

«A good poem is a contribution to reality. The world is never the same once a good poem has been added to it. A good poem helps to change the shape of the universe, helps to extend everyone's knowledge of himself and the world around him.» (Dylan Thomas)

«Ciò che premeva e che imparavo, è che in ogni caso non ci potesse mai essere poesia senza miracolo.» (Giuseppe Ungaretti)

mercoledì 4 febbraio 2015

Sistiana e Sirena





Amiche care e amici,

Una cosetta leggera, oggi, un ricordo infantile, di quando passavo le mie mattinate estive al mare.
Sistiana, o più precisamente Sistiana Mare, è una località che si affaccia su una piccola baia con un porticciolo di piccolo cabotaggio, a pochi chilometri da Trieste, la mia città natale. E a due passi di quella Duino cantata da Rilke nelle sue Duineser Elegien.

Sistiana è storicamente una delle mete più amate dei triestini per "andare al mare" in estate, grazie ai suoi antichi stabilimenti balneari e alla stupenda posizione sul golfo. E da piccola era infatti uno dei luoghi frequentati dalla mia famiglia, anche se non la più frequentata in assoluto.

Inizio con due versi nel mio dialetto, per dare subito il sapore del luogo. Li traduco, per chi non conoscesse questa parlata, di radice veneta ma più asprigna,  molto contaminata per la sua posizione di confine:

"Fa freddo pungente, e la bora soffia forte:
Nemmeno i gabbiani s'avventurano in mare stamattina"


Per una bimba com'ero io allora, ogni cosa è magia, ogni cosa è reale, e ogni sogno è a portata di mano

La dedico alla mia amica Paola C., che in quella località vive (come l'invidio), e la condivido con tutti voi, amiche dilette e amici cari, con amore.

M.P.




Sistiana (TS)





Sistiana e Sirena


«Xe zima e bora, la sufia forte,
gnanca i cocai i va in mar stamatina»

sentivo dire dal vecchio affacciato
su dai gradini del seminterrato.

Io ero la pupetta che giocava
sulla battigia di ghiaia e di sassi,
Attendevo che la mamma chiamasse
ancora una volta - un poco alterata.

Così vicina alle onde, sentivo
di tramutarmi in bambina-sirena.
Ero talmente minuta e leggera
che una folata più forte m'avrebbe

strappata dal suolo, come una foglia -
o un foglio di diario - a Primavera.
M'avrebbe portata in mare aperto,
fin oltre le dighe che chiudono il porto.

Mi avrebbe posata come una perla
tra le valve sontuose d'una conchiglia,
mi avrebbe donata forse a un Nettuno
o a un giovane Giove come una piccola

Venere in costumino di rose
e rosse stelle marine.



Marianna Piani
Milano, 28 Agosto 2014

2 commenti:

  1. una delicata meraviglia, che si compone di piacevoli momenti dove sogni, fantasie e memorie si mescolano in un melange d'intense emozioni. Una poesia fresca come l'innocenza di allora che sa coinvolgere il lettore.
    Grazie
    Francesco

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    Risposte
    1. Grazie Francesco, come sempre cogli l'essenziale.

      Infatti proprio per riprodurre quei ritagli d'innocenza infantile dall'album dei miei ricordi ho scelto una leggerezza e una elementarietà dell'espressione per me non cosuetissima, cercando ri rirarre e rendere la luce e l'ariosità del racconto.
      Sono felice che questo mio lavoro ti sia arrivato esattamente come me lo ero immaginando componendolo.
      E di essere riuscita a "coinvolgere" un lettore raffinato e attento come te - che è anche scrittore.
      Grazie ancora!

      Un abbraccio

      Marianna

      Elimina

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