«La Poesia è Scienza, la Scienza è Poesia»

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«Não sou nada. / Nunca sarei nada. / Não posso querer ser nada./ À parte isso, tenho em mim todos los sonhos do mundo» (Álvaro De Campo)

«A good poem is a contribution to reality. The world is never the same once a good poem has been added to it. A good poem helps to change the shape of the universe, helps to extend everyone's knowledge of himself and the world around him.» (Dylan Thomas)

«Ciò che premeva e che imparavo, è che in ogni caso non ci potesse mai essere poesia senza miracolo.» (Giuseppe Ungaretti)

sabato 25 luglio 2015

I ciliegi di Màlchina


Amiche care, amici,

Màlchina è una località proprio nel cuore del Carso Triestino, uno dei luoghi in cui d'estate la mia famiglia si recava per una cena all'aperto, assieme a qualche famiglia di amici, presso una delle indimenticabili trattorie del luogo.
Arrivavamo nel pomeriggio: in attesa dell'ora di cena gli adulti, mamme e papà, si sedevano al tavolo a conversare attorno a una bottiglia di Terrano, o una birretta, i ragazzi si scatenavano a giocare negli appezzamenti dietro la fattoria di cui il locale era parte.
Il mío ricordo più vivo però erano i ciliegi, trionfanti e carichi di frutti in quella stagione, su cui io adoravo arrampicarmi, trascurando la compagnia degli altri bambini che giocavano alla guerra (non era roba per me, in realtà) tra spinosi cespugli di more e nei campi di zucchine e pomodori.
Io ho sempre amato arrampicarmi, su qualunque cosa mi potesse portare lontana dalla superficie terrena, ogni sasso, roccia, albero o costruzione umana dismessa era una sfida per me, e come una gattina mi arrampicavo con l'agilità mirabile dell'età, indifferente al rischio di cadute, e agli strappi che rimediavo puntualmente ai vestitini, assai poco adatti a quell'esercizio (già allora disdegnavo i pantaloni, e adoravo le gonne, meglio se belle fru fru e delicate).
Il mio obbiettivo erano le ciliegie, di cui ero ghiotta, e che così colte dall'albero vi assicuro avevano un gusto impossibile da trovare al mercato, oppure il fatto in sé di allontanarmi dal suolo, e di vedere le cose, il mondo, da una prospettiva diversa? Oppure ancora era la sfida alle regole degli adulti, che mi avevano sempre interdetto quell'esercizio, sia per il rischio in sé sia per il fatto che gli agricoltori cui il campo apparteneva non gradivano affatto quel sia pur piccolo saccheggio?
Non saprei dire. Più avanti mi sarei dedicata per un po' alla arrampicata su roccia, e qui so che la motivazione primaria era la gioia dell'elevarsi, corpo e spirito, e la sfida con i propri limiti umani. Ma qui, su questi ciliegi generosi e pazienti, all'età di dieci anni, nulla era definito, o meglio, tutto era parte del magma della mia vita, erratica, minuscola, incosciente bimba dai capelli neri e arruffati…

Per voi, amiche dilette e amici cari, questo quadretto, libero e lieve, con amore

M.P.






I ciliegi di Màlchina


Salivo i ciliegi a piedi nudi,
avevo dieci anni, e uno strillo
caldo di vita nel corpo minuto
come quello d'un magro fringuello.

Sfidavo le cortecce rugose
che sbucciavano - talora a sangue -
la pelle, che a quel tempo era
una finissima seta.

E sfidavo l'altezza, che più alto
il cimento, più dolci erano i frutti,
e i fragili rami sfidavo, malcerti,
a un soffio dal cedere in schianto.

E sfidavo le vespe - attratte
da quelle purpuree dolcezze -
a titillarmi le mani e il viso;
e i merli sfidavo, liberi briganti

come me intenti a rubare tesori
dai rami riottosi; e i ragni adirati
che fuggivano incespicando
nella fine peluria delle mie braccia.

Non so se più mi attirava
a quell'avventure il bottino
succoso di maggio, oppure
via da terra, lieve, fuggire.

E di lassù spaziare la piana,
i frutteti e le vigne e le radure
che segnano il confine
della frontiera, e le pigre colline

svolate dai merli e dalle gazze
della cui libertà sconfinata
mi sentivo ora parte, il cui segreto
linguaggio mi figuravo carpire.

Allora, illuminata da un sorriso
che fugava il broncio mio usuale,
a mo' d'amuleto appendevo
due coppie di ciliegie alle orecchie

deliziosi fiammanti pendenti
gioielli d'infanzia beata.



Marianna Piani
Milano, 2 Febbraio 2015
(Alla bellissima e carissima Paola
che in questi luoghi - felice lei - è cresciuta)


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