«La Poesia è Scienza, la Scienza è Poesia»

«Darkness cannot drive out darkness; only light can do that. Hate cannot drive out hate; only love can do that.» (Martin Luther King)

«Não sou nada. / Nunca sarei nada. / Não posso querer ser nada./ À parte isso, tenho em mim todos los sonhos do mundo» (Álvaro De Campo)

«A good poem is a contribution to reality. The world is never the same once a good poem has been added to it. A good poem helps to change the shape of the universe, helps to extend everyone's knowledge of himself and the world around him.» (Dylan Thomas)

«Ciò che premeva e che imparavo, è che in ogni caso non ci potesse mai essere poesia senza miracolo.» (Giuseppe Ungaretti)

mercoledì 22 luglio 2015

Dolci, appartate


Amiche cari, amici,

Il titolo è volutamente sghembo, perché qui provo a ritrarre il piccolo cimitero del mio paese, nelle vicinanze del Lago Maggiore...

Vi parrà strano, o almeno un poco bizzarro, ma io lo visito con una qualche frequenza, nei periodi in cui sono ospite della casa della mia ex mancata suocera, che è anche il mio luogo d'elezione per quando ho bisogno di sollevarmi dall'oppressione dei miei spettri e ossessioni.
Non so com'è, ma quando sono in quei luoghi le mie angosce, le manie depressive che mi schiacciano e devastano in città, svaniscono come nebbia al mattino, o almeno si attenuano di molto.
In quel piccolo camposanto, così tipico delle zone rurali e di collina, sono sepolti i nonni e bisnonni del mio ex compagno, e per questo a suo teempo lo conobbi ed ebbi modo di frequentarlo sporadicamente. Il luogo è così distante dal concetto che ognuno di noi può avere di un luogo come quello, lugubre e offuscato dell'ombra della morte, ed è invece così pervaso di quel senso di serenità e limpidezza che proprio un luogo così, dedicato essenzialmente alla memoria, dovrebbe avere, che per me sempre rimane una meta delle mie passeggiate e delle mie riflessioni, piacevole per il silenzio e la concentrazione d'animo che vi si può trovare.

Condivido ora con voi amiche dilette e amici quest'altro piccolo quadro d'ambiente e di pensiero.
Con amore

M.P.





Dolci, appartate


Dolci, appartate sono le case dei morti
nel camposanto raccolto, come un nido
dopo il viale di cipressi - duecento metri
di composto dolore - qui a Nebbiuno.

Dicono che scriverne così, in versi,
sia banale, ma ditelo a quei morti,
a quelle anime pie, a quelle anziane
che si chinano sulle steli, curve di memorie.

Ditelo a quelle presenze, senza corpo,
che popolano le lapidi di nomi
e di date, e soprattutto le date, segni
del tempo, sublimi e concreti come le pietre.

Ogni coppia di date dice una vita,
accanto a un nome, a volte, di rado,
lunga, a volte breve, a volte
troppo, troppo disperatamente breve.

Sopra, una volta di cielo s'inarca
come un abbraccio materno,
tutto attorno le colline spossate
in un tripudio di verde, e le case:

allacciate una all'altra, le case dei vivi,
a formare il paese, il borgo, intorno
alla grigia torre della Parrocchiale
che punta verso un cielo che lì pare

di poterlo toccare: è l'antico
che rimane tale, in silenzio
innocente, nonostante le vetture
abbarbicate alle vie, come capre.

L'innocenza e la pietà sono tutte
in questo silenzio, che pare respirare
con il fiato del vento che gonfia
le chiome degli olmi come polmoni.

Io, perché non dirlo, invidio quei morti,
trapassati sereni, oppure nel dramma,
ma ora, e per sempre, acquietati
in quella dolcezza profonda, tra il bosco

e il sussurrare lontano del lago.



Marianna Piani
Milano, 1 Febbraio 2015

4 commenti:

  1. Veramente magnifica quest'ultima tua pubblicazione, Mari.
    Il tuo stile c'è, si vede e si tocca con mano, però, gradualmente, ti stai spingendo "oltre".
    Ogni tanto osi, ogni tanto no.
    Sai, i cimiteri di paese sono luoghi "magici", quasi da set cinematografico.
    Trasmettono veramente quella sensazione di serenità da te giustamente sottolineata nel corso dell'introduzione.
    Perdonami se copio e incollo :

    "soprattutto le date, segni
    del tempo, sublimi e concreti come le pietre.

    Ogni coppia di date dice una vita,
    accanto a un nome, a volte, di rado,
    lunga, a volte breve, a volte
    troppo, troppo disperatamente breve".

    Quel "disperatamente", è talmente imponente da costituire un mondo a sè. (Va a braccetto con il tuo mondo).

    Mi ha steso, letteralmente, leggere :

    "il fiato del vento che gonfia
    le chiome degli olmi come polmoni"

    Paragonare le "chiome" degli olmi gonfiate dal vento al movimento vitale che compiono i nostri polmoni è davvero geniale.
    Ti faccio i miei più sentiti complimenti.

    Il finale, se vogliamo, può riagganciarsi al concetto da te espresso in precedenza, ovvero :

    "Non so com'è, ma quando sono in quei luoghi le mie angosce, le manie depressive che mi schiacciano e devastano in città, svaniscono come nebbia al mattino, o almeno si attenuano di molto".

    Chi nasce e cresce a "contatto" con la natura, ovvero al mare, in montagna, al lago, e chi più ne ha, più ne metta, si sente vivo (è paradossale parlarne in questo caso) ogni qualvolta riesce a scappare dalla città, respirando nuovamente certi profumi, certe "arie" immacolate e pure.

    P.s. Dolci, appartate è un titolo azzeccatissimo.
    Perdonami se ho fatto errori di battitura, non ho riletto il commento.

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  2. Caro Luca,

    sottoscrivo totalmente il tuo commento (dove non ho trovato ombra di errore di battitura ndr) - e come non potrei.

    Parli di paradosso, ed è proprio per tentare di esprimere questo paradosso che è nata questa composizione. Il paradosso del "sentirsi vivi" a casa dei morti, di QUEI morti, questa gente semplice, ignota, che ci fissa dalle fotografie - alcune un po' sbadite ormai, altre ancora fin troppo vivacemente colorate - con sguardi chissà perché così insopportabilmente malinconici, ma mai con astio, mai con invidia, mai con rabbia.

    In nessun luogo come in questo si può "toccare con mano" il circolo della vita, a volte basta fare un breve giro, in punta di piedi per non disturbare, tra le lapidi, osservando quei volti e compitando quelle date, per comprendere quanto siano effimere le nostre esistenze e invece viva - purché alimentata dall'amore di chi abbiamo vicino - la memoria.

    La memoria: infine è la cosa più preziosa che abbiamo, l'unica divinità che ci compete, l'unico ponte aperto - al di là della nostra stessa esistenza, appunto - verso l'ordine infinito del Cosmo. ciò da cui proveniamo e verso cui siamo destinati.

    Temevo, nel mettermi a scrivere questa composizione, che le parole non si sarebbero piegate facilmente al sentimento del tempo che volevo esprimere, temevo che le mie forze non sarebbero bastate a piegarle, e che ne sarebbe risultato un pastiche crepuscolare.
    Ma poi mi sono lasciata andare, semplicemente, al piacere del verso, senza forzare, senza cercare di dimostrare nulla, solo dire, pronunciare.
    Spero davvero di esserci, almeno un poco, riuscita. Il tuo commento in questo mi conforta.

    Grazie ancora, a presto

    Marianna

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  3. Carissima Marianna , da qualche tempo non commento le tue liriche ma credi non per disamore ma per svogliatezza mia.
    In questo tuo scritto ho trovato tanta serenità, trattando un argomento così delicato come il rispetto di chi non è più e il dolore composto di chi rimane a vegliare su loro.
    Ti capisco; quando fu il momento per mio padre scelsi un piccolo cimitero appena fuori città,senza nulla intorno solo le dolci colline emiliane, sempre aperto,silenzioso.
    Vado presto di buon ora e resto sola a pensare , molte volte a me , alla mia vita come chiedessi il suo parere , come sempre ho fatto.
    Svanisce ogni dolore o rimpianto e al ritorno da questo viaggio nella memoria sempre mi scopro più serena.
    Si, un isola dove approdano i sentimenti di entrambi quelli passati e quelli presenti in un magico ritrovarsi di menti.
    Grazie Marianna
    sempre pronta a cogliere le sfumature dell'esistenza e dare loro un senso più dolce e puro di quel che spesso percepiamo.
    con immensa stima e affetto
    Rossella

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao Rossella, che piacere per me rileggerti qui tra le mie pagine... Piacere ed emozione.

      Non ti preoccupare, è già tanto per me sapere che mi segui e leggi le mie cosette. Anch'io del resto sono - come hai detto? - "svogliata" a volte nell'intervenire in pagine che peraltro seguo fedelmente, come le tue. Il lavoro, gli impegni, tutto quanto il "mondano" non lascia molto tempo libero allo spirito e al pensiero, purtroppo...

      Serenità:
      quanto è vero, cara amica mia, è proprio questa l'emozione che ho tentato di esprimere, anche nella costruzione stessa della composizione, per quartine distese elente, in musica definirei un "adagio" o "adagetto" questa misura.
      Perché è proprio questo il sentimento che mi trasmettono i luoghi che sono il soggetto di questo quadro, non i cimiteroni grandi e truci di città, ma questi piccoli cantucci, nemmeno tanto appartati, anzi a volte addirittura dominanti, dei nostri paesini, dei nostri borghi di campagna, collina o montagna.
      Io non ho timore della morte, come te, e tanto meno dei morti, di quei nomi con le date accanto di cui parlo nei versi, che siano sconosciuti oppure persone amate, ne provo tenero affetto anzi, perché li so ora in pace, lontani dalle tensioni, dalle angosce, dai dolori della vita.
      Serenità è ciò che provo, invariabilmente, quando visito quei luoghi silenziosi, come dici tu con una espressione bellissima e perfetta, in stile tipicamente tuo:

      "...un'isola dove approdano i sentimenti di entrambi quelli passati e quelli presenti in un magico ritrovarsi di menti"

      Che dire di più?

      Grazie a te cara: le tue letture, come quelle di Luca e di tutti i miei pochissimi ma meravigliosi lettori, sono quelle che danno il senso finale alla mia scrittura.

      Stima e affetto ricambiati, moltiplicati!

      Tua
      Marianna

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