«La Poesia è Scienza, la Scienza è Poesia»

«Darkness cannot drive out darkness; only light can do that. Hate cannot drive out hate; only love can do that.» (Martin Luther King)

«Não sou nada. / Nunca sarei nada. / Não posso querer ser nada./ À parte isso, tenho em mim todos los sonhos do mundo» (Álvaro De Campo)

«A good poem is a contribution to reality. The world is never the same once a good poem has been added to it. A good poem helps to change the shape of the universe, helps to extend everyone's knowledge of himself and the world around him.» (Dylan Thomas)

«Ciò che premeva e che imparavo, è che in ogni caso non ci potesse mai essere poesia senza miracolo.» (Giuseppe Ungaretti)

mercoledì 29 luglio 2015

Penelope


Amiche care, amici,

in questa composizione mi sono concessa un piccolo espediente retorico, mi sono rivestita del Mito, come in un dramma a Teatro, per dare voce a un mio acuto, doloroso sentimento di assenza.
Nella mia storia personale ho subito molti, troppi distacchi, e perdite, e molte, troppe assenze. Per tutti noi un distacco, una perdita, un abbandono, quando sono definitivi, di una persona davvero cara, è sempre un dolore, uno strappo dell'anima, che non infrequentemente non si riesce a ricucire in alcun modo, nemmeno rifugiandosi nella memoria, o all'opposto nell'oblio.
Per me il distacco, l'allontanamento definitivo, di chi amo è ormai divenuto intollerabile, oltre il limite del patologico. Non riesco più ad affrontare una perdita, nemmeno quella più veniale e consueta, ad esempio l'abbandono o il tradimento di un amica, di una sorella, o - come nel caso narrato nella mia composizione - di un'amante, non dico con equilibrio - e meno ancora con distacco - ma nemmeno con un "normale" sconforto. I tanti abbandoni della mia vita pesano, si accumulano, mi schiacciano, e quando la situazione, com'è normale del resto, purtroppo si ripresenta, io mi sento precipitare in un abisso di disperazione, di prostrazione fisica e mentale, che non di rado richiede un intervento medico, anche pesante.

Il mito di Penelope - tessitrice di speranza - è proprio quello di non sapere né volere accettare l'evidenza dell'assenza, ma il rimanere pervicacemente, irrazionalmente, a volte follemente aggrappata a un - spesso impossibile - mitico "ritorno".
Giorno per giorno ci si reca in riva al mare, in attesa di vedere all'orizzonte la sagoma di un battello, e quando finalmente la si scorge, il cuore sale in gola per l'ansia di vedere confermata la propria speranza. E quando la realtà demolisce implacabilmente l'illusione, dopo un nuovo ingorgo di sconforto, ci si aggrappa disperate al domani, quando saremo ancora lì, sulla riva, in attesa, come sempre.
Sentimento storicamente femminile questo rifiuto dell'assenza, come il rimpianto, la nostalgia, il nutrire giorno per giorno la pianta dell'amore semplicemente con la pioggia delle proprie lacrime. Quante donne in attesa, a volte per anni, a volte per sempre, dei loro uomini dispersi in guerra, quante donne, più semplicemente, in attesa di amanti infedeli, o bugiardi, o fuggitivi. Ed è alle donne che è affidata la cura, come dei vivi, anche dei morti, di coloro che ci abbandonano e non potranno mai tornare, basta entrare in un cimitero di paese per rendersene conto, per vedere chi cambia i fiori, chi tiene pulite le lapidi e i sacelli: in gran maggioranza, ancora, donne. Semplici donne, di tutte le età, di ogni estrazione sociale. E quei fiori, quel pulire, quel raccogliersi in preghiera, o in meditazione, è sempre l'espressione di una ostinata, incorruttibile, irragionevole speranza, nutrita dall'amore.

Per voi, amiche dilette e amici cari, queste mie riflessioni e questa "canzone libera" in nome dell'amore che non ammette l'assenza.

M.P.





Penelope


Queste le scale che conducono al porto,
questi i gradini di calce e di lava
sanguinanti di passi smarriti
e di rimpianti, e tradimenti,
questi i luoghi da cui t'ho visto partire,
questi dove attendo da sempre
ogni giorno un tuo ritorno, non importa
da quanto lontano, non importa
se i giorni e gli anni hanno scavato
tra noi solchi di sfiducia e di pianto,
che importa se il tuo volto è altro
da quello che un tempo m'ha amato!

Mi aggrapperò ai muschi tenaci
e agl'intonaci di questi muri spaccati
dall'urto dei venti e dei marosi
furiosi, e pianterò i piedi
su queste rocce taglienti,
contorte dal dolore d'esser frustate
dal gelo fiaccante e dal torrido sole,
e sarò roccia tra la roccia
ti attenderò salda di cuore e di mente,
senza arretrare d'un passo
incontro alle tempeste, alle burrasche,
e alle più mortali bonacce.

Attenderò il tuo battello,
lo stesso che t'ebbe rapito quel giorno
alla mia vista e al mio ardore, attenderò
il tuo aviogetto, il tuo motore dalla testata
cromata: attenderò il tuo arrivo
foss'anche mill'anni, e mille ancora,
attenderò di vederti alzare l'elmo
nero come l'elitre d'uno scarabeo,
e rivelare quel tuo sguardo incantato,
e liberare i lunghi capelli di rame
sulle spalle, e sul petto, e riudire
la voce del tuo canto, sereno.

Quanti sono gli amori
che m'han posseduto e quanti
quelli che ho consumato
senza passione e senza illusione
mentre tu eri distante; quanti letti
ho lasciato, ancora caldi, sgualciti
di notti sprecate, per tornare
a quel braccio di mare,
a fissare il deserto orizzonte
della mia vita, quante volte
ho bruciato e poi scritto e riscritto ancora
queste stesse accorate stanze.

Giungerai, e non sarai più ciò che eri,
eppure io ti riconoscerò, e travolta
d'illusione e passione, mi getterò ai tuoi piedi,
come ho sempre fatto.



Marianna Piani
Milano, 6 Febbraio 2015


4 commenti:

  1. "Ti attenderò SALDA di cuore e di MENTE"
    E' un passaggio importantissimo :
    Prima di tutto, dona ossigeno nei confronti del sentimento attorno al quale ruota l'intera composizione.
    In secondo luogo, dona importanza e verità incontestabile ai TUOI sentimenti (contrasto tra mente salda e mente instabile...la tua, attualmente).
    Il fatto stesso di attendere con "mente salda" quella determinata persona, sta a significare che ella stessa è in grado di "curarti" seppur provvisoriamente, mediante il ricordo e la speranza di un suo eventuale ritorno.
    E se poi dovesse tornare in pianta stabile nella tua vita...

    Composizione "importante", corposa ma non troppo, per nulla scontata pur trattando una tematica di per sè abbastanza utilizzata in Poesia, titolo adeguato e "pulito".
    .....................................................................................

    "La tua moto, e te"
    "In Nomine - 2 - Gioia"
    ... ?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Bene, Luca, sono contenta perché, nonostante avessi qualche dubbio, la composizione funziona, e il tuo commento mi tranquillizza in proposito.
      Un tema sentito, molto sentito, non è mai il viatico migliore per la "riuscita" in arte, che richiede (sembrerà paradossale, ma è così) sufficiente "distacco" e freddezza, proprio come a un chirurgo troppo legato emotivamente e affettivamente alla persona su cui operare non è mai consigliabile (e a volte nemmeno consentito) di procedere all'intervento.

      Con acutezza, in coda riveli certi indizi, e sono centrati in pieno, Sherlock. Del resto la chiave la dò io stessa nella penultima strofa (perdonate l'autocitazione, ma essendo così a ridosso è consentita:

      "....quante volte
      ho bruciato e poi scritto e riscritto ancora
      queste stesse accorate stanze."

      (Ah, quanto ho amato e amo ancora quella ragazza, nonostante tutto!)

      Ciao Luca, a presto.

      Marianna

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  2. Giungerai, e non sarai più ciò che eri,
    eppure io ti riconoscerò, e travolta
    d'illusione e passione, mi getterò ai tuoi piedi,
    come ho sempre fatto.

    tesoro bello rileggerti è un'emozione sempre grande, mi mancavano tanto i tuoi versi e oggi che son rientrata al lavoro e posso leggerti sul pc ho subito pensato di passare a trovarti...mi sei mancata cuore mio!!! TVTB

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    1. Laura, cara dolcissima e delicata amica!

      A me fa piacere immenso ritrovarti qui, tra le mie pagine.
      Mi sei mancata tanto anche tu, sai... Io sono occupata dal lavoro praticamente al 100% del tempo, e non riesco da un po' a seguire molto il "social", a malapena riesco a curare queste mie pagine, qui. Ti ho persa un poco di vista, ma non di memoria, l'amicizia in realtà se è forte resiste a temporanei distacchi, so che ti ritroverò, appena le corcostanza della vita lo consentiranno.
      E comunque ti aspetto qui, quando vuoi (e puoi). Il nostro dialogo è ininterrotto.

      A presto

      Un caro, dolce abbraccio!

      Marianna

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