«La Poesia è Scienza, la Scienza è Poesia»

«Darkness cannot drive out darkness; only light can do that. Hate cannot drive out hate; only love can do that.» (Martin Luther King)

«Não sou nada. / Nunca sarei nada. / Não posso querer ser nada./ À parte isso, tenho em mim todos los sonhos do mundo» (Álvaro De Campo)

«A good poem is a contribution to reality. The world is never the same once a good poem has been added to it. A good poem helps to change the shape of the universe, helps to extend everyone's knowledge of himself and the world around him.» (Dylan Thomas)

«Ciò che premeva e che imparavo, è che in ogni caso non ci potesse mai essere poesia senza miracolo.» (Giuseppe Ungaretti)

sabato 1 agosto 2015

Città di mare


Amiche care, amici,
prima una piccola comunicazione di servizio, per così dire, dedicata a tutti i miei pochi ma preziosi e amatissimi lettori.
Da qualche tempo, come qualcuno di voi si sarà accorto, non riesco a redarre regolarmente la traduzione delle poesie che amo, e a pubblicarle per voi, come faccio da qualche anno parallelamente su Twitter e su queste pagine.
Non si stratta di stanchezza, o di un periodo di ferie (vista la stagione), al contrario, è il lavoro, quello che mi dà da vivere, che occupandomi in questo periodo dall'alba alla notte non mi lascia praticamente il tempo che mi necessiterebbe per onorare degnamente questo impegno. Vi prego di perdonarmi, perché una traduzione, sapete, non è un lavoro da poco, se fatta con onestà e rispetto, sia dell'Autore d'origine, sia della lingua di partenza e di arrivo, sia del lettori cui ci si rivolge.
Mi manca assai, devo dire, questo esercizio quasi quotidiano, che ritengo fondamentale, insostituibile per la mia crescita e conoscenza, e anche perché così spero di contribuire a diffondere - nel mio piccolissimo - il valore di quest'arte primaria, l'arte da cui ogni arte prende vita.
Per questo farò in modo di riprendere, davvero, appena mi sarà possibile.

Ora due parole su questa piccola composizione, dedicata, semplicemente, alla mia città d'origine.
Ho girato il mondo, e ora vivo e lavoro prevalentemente in una città del tutto differente, grande e pesante, che amo e non amo insieme: Milano.
Avevo lasciato Trieste (questa, per chi non lo sapesse, la città di cui sto parlando) con un sentimento quasi di ripulsa, non oso dire odio, subito dopo la perdita dei miei, decisa ad allontanarmi il più possibile e determinata a non ritornarci più.
Ma lei non è una città che può lasciare veramente il cuore di chi ci è nato e vissuto, è un retaggio, radici che non si possono strappare dalla propria anima, così come non si possono cambiare - se non artificialmente - il colore delle pupille, o i solchi delle proprie mani.
Alla fine parlo di "rimpianto", ma, credetemi, è soltanto perché nonostante mi ci sia applicata a lungo, per mesi, non sono riuscita a trovare un termine che possa meglio esprimere il sentimento che mi lega tuttora a questa città: un misto di amore filiale e di sorellanza, di complicità e di irritazione…
Trieste è come una sorella che mi ha lasciata, senza salutare, e che tuttavia non posso fare a meno di amare, con tutti i suoi immensi difetti, la sua follia, il suo egoismo orgoglioso, e la sua unica straordinaria bellezza…

Condivido con voi amiche dilette e mici, con amore

M.P.





Città di mare


E le case si calavano al mare
dalle alture aspre di rupi bianche,
pallidi palazzi giungevano a riva
in attesa delle notturne burrasche.

Un vento impetuoso precipitava
come una furia giù per i viali
ululando nei rami il giudizio
d'un dio adirato - o forse annoiato.

Tu che m'amavi, m'afferravi le mani
con le tue pietre rudi, così scabre
da ferirmi, e mi tenevi salda
nelle tue braccia, io che ti sfuggivo.

Fuggivo di te ciò che avrei più amato,
la tranquilla dolcezza dei tuoi seni
ove trovavano requie i natanti
inseguiti dalle infide tempeste,

le darsene, i moli, i promontori
protesi al mare con quella tranquilla
disperazione, gli abbracci alle gambe
di quel tuo gelido vento virile,

il cimento delle tue erte vie,
le chiome fulve dei tuoi castagneti,
lo sguardo azzurro dei tuoi cieli miti,
e la tua voce, il tuo scabro parlare

di popolo spiccio, gente di mare,
quel cantar di vocali che ricorda
tiri di reti, virate di barra,
e sillabe asciutte che sanno di terra.

Tu che m'amavi, non m'hai trattenuta
dalla mia dolorosa caduta,
tu che mi ami, ora cerchi un tuo canto
nel profondo del mio inquieto rimpianto.



Marianna Piani
Milano, 12 Febbraio 2015

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