«La Poesia è Scienza, la Scienza è Poesia»

«Darkness cannot drive out darkness; only light can do that. Hate cannot drive out hate; only love can do that.» (Martin Luther King)

«Não sou nada. / Nunca sarei nada. / Não posso querer ser nada./ À parte isso, tenho em mim todos los sonhos do mundo» (Álvaro De Campo)

«A good poem is a contribution to reality. The world is never the same once a good poem has been added to it. A good poem helps to change the shape of the universe, helps to extend everyone's knowledge of himself and the world around him.» (Dylan Thomas)

«Ciò che premeva e che imparavo, è che in ogni caso non ci potesse mai essere poesia senza miracolo.» (Giuseppe Ungaretti)

sabato 8 agosto 2015

Rare nebbie


Amiche care, amici,

Eccomi al mio irrinunciabile appuntamento con voi, con una composizione che cerca di ritrarre quel momento, sfuggente e indefinito, in cui per la prima volta sentiamo che la persona che amiamo, e su cui abbiamo riposto tutta la nostra fede, le nostre speranze, i nostri progetti per un futuro e un mondo da percorrere assieme, si sta allontanando da noi, forse definitivamente.


È spesso questione di minimi dettagli, di inezie, sapete. La grande litigata, il battibecco, la giornata di mutismo, di ripicca, i musi lunghi, anche la piazzata furibonda, tutto questo tra amanti spesso sfocia, paradossalmente, in riappacificazione, pianto liberatorio, a volte finendo in un appassionato amplesso, di amore ritrovato.

Sono le piccole cose invece, i piccoli segnali, quelli che preludono spesso al definitivo distacco, e non si può mai sapere veramente quale delle due parti abbia iniziato il percorso di allontanamento. Ciò che è certo, è che si tratta di una esperienza dolorosa, spiazzante, il percorso opposto all'innamoramento: quando cadono tutti i muri, le barriere tra due persone, e si fa strada una straordinaria e perfetta intimità. Alla fine del percorso invece, ciascuno si rintana in sé stesso, cerca di erigere nuovi confini, percepisce l'intimità dell'altro via via più estranea, rarefatta, incostante, fino ad essere negata del tutto, come un fastidio, un'abitudine, un superfluo.

Queste sono le "nebbie" di cui parlo, quelle in cui sprofondano due persone che iniziano a non riconoscersi più come parte una dell'altra.
Che gelo. E che tristezza, che malinconia profonda, che solitudine bastarda...

Condivido con voi, amiche dilette e amici, come sempre, sempre con amore.

M.P.





Rare nebbie


Rare tali nebbie tra queste alture,
eppure, può capitare di vagare
in una lattigine diffusa
tanto da smarrire di sé il dove
il come, e il quando di questo andare
quale nave alla deriva senza approdo.

Tu eri due passi più indietro a me
a chiacchierare con un'amica tua casuale
e già più non scorgevo le tue sembianze.
Udivo la voce, i fervidi accenti,
quasi udivo le parole, ma tu
e la tua bellezza eravate già sfocate.

Avrei voluto raggiungere il luogo
del nostro ristoro, la casa tra i prati
accanto al vasto castagno ombroso,
là dove mille ore abbiamo trascorse
a ragionare di cose, amore, vita
e ricordo: ma ormai m'ero perduta.

Davanti a me solo immagini vaghe,
dietro, un mormorio indistinto
che forse era rugiada
che stillava dai curvi rami,
e attorno, globi luminescenti
erano i lampioni stradali che già

si accalcavano, come presenze
di anime inquiete, disorientanti
anziché rischiarare il mio cammino;
e la strada nota di tutti i giorni
era un percorso oramai senza meta,
che si svagava davanti ai miei passi.

Mi chiedevo intanto se avrei mai più
ritrovato la nostra casa, il patio, il parco
sul retro con il roseto e il cancello
che dava verso lago, e il tuo sorriso
caldo e rassicurante che si affacciava
tendendomi quelle mani adoranti

di rubino e avorio, candide e impure,
e quel tuo sguardo fervido e sfuggente
solo faro e guida per la mia mente.



Marianna Piani
Milano 16 Febbraio 2015

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