«La Poesia è Scienza, la Scienza è Poesia»

«Darkness cannot drive out darkness; only light can do that. Hate cannot drive out hate; only love can do that.» (Martin Luther King)

«Não sou nada. / Nunca sarei nada. / Não posso querer ser nada./ À parte isso, tenho em mim todos los sonhos do mundo» (Álvaro De Campo)

«A good poem is a contribution to reality. The world is never the same once a good poem has been added to it. A good poem helps to change the shape of the universe, helps to extend everyone's knowledge of himself and the world around him.» (Dylan Thomas)

«Ciò che premeva e che imparavo, è che in ogni caso non ci potesse mai essere poesia senza miracolo.» (Giuseppe Ungaretti)

mercoledì 12 agosto 2015

Ragazze


Amiche carissime, amici,

permettetemi di confessare (cosa che di norma qui cerco di evitare per lasciare a voi, lettrici e lettori, piena libertà di opinione) che amo particolarmente questa piccola composizione, un poco in tono di ballata, nata quasi per gioco, mentre osservavo dal tavolino di un bar un piccolo sciame di ragazze, bellissime, impegnatissime, libere come farfalle, uscire chiacchierando tra loro dal portone della Statale per la "pausa pranzo", il tutto in una limpida giornata di Febbraio, di quelle che a Milano sembrano preludere a una primavera ancora piuttosto lontana.
Di solito butto giù degli appunti rapidi, dove sia, taccuino o risvolto d'un libro o biglietto della metro, che più avanti eventualmente (non sempre, a volte tutto muore lì) riprendo e sviluppo in qualcosa che magari finisce per prendere una strada del tutto diversa dalle intenzioni originali.
Anche in questo caso è avvenuto qualcosa del genere. Un bozzetto tracciato alla svelta, più nella mente che in scrittura, con uno sguardo leggero, divertito, poi si è sviluppato in qualcosa di più intenzionale, di più meditato.

Ma il motivo della mia predilezione sta nel soggetto piuttosto che nello svolgimento o nella realizzazione, che spero comunque sia per voi efficace.
Tutta questa bellezza, tra il consapevole e l'inconsapevole, di queste giovanissime, e la loro libertà di speranza e anche, ancora intatta, di illusione mi hanno riportata fulmineamente ai tempi della "mia" università, ai miei vent'anni o poco più, e in un certo modo mi sono sentita parte di loro, comprensiva della loro intelligenza vivida e imprevedibilmente saggia, in costante equilibrio tra il profondo e il superficiale, tra il futile e l'appassionato.
E in tutto ciò ho percepito con vivezza quella forte appartenenza di genere, quell'orgoglio che noi tutte (perdonate, amici e compagni, se un po' vi escludo, ma voi avete altri imperativi, altre emergenze, in quanto maschi) ci rendono solidali nell'essere donne, anzi, nell'essere ragazze, prescindendo da ogni epoca, e ogni età…

Vi lascio questi pensieri, amiche dilette e amici cari, come sempre, con sempre rinnovato amore.

M.P.







Ragazze



Che fanno le ragazze
affacciate ai balconi
sulle vie affollate nell'ora
di punta, che cosa fanno
sui cornicioni di vetusti
palazzi, accosto ai lampioni
che costeggiano i viali,
raggomitolate sugli orli
dei moli a ricevere folate
di salso e di promesse false,
oppure ritte sulle terrazze
che guardano sul mare
a lasciar correre il vento
tra le gonne, lungo le gambe,
fino all'inguine palpitante?

Che fanno nelle cornici
degli androni a chiacchierare
di smalti e di Schopenhauer,
le studentesse, che fanno
sfilando pei portici degli atenei
a braccetto tra loro, sfoggiando
sorrisi e ombretti azzurrini,
che fanno balzando con i tacchi
dai torpedoni che incrociano
come megattere tra il bassifondo
e le banchine luride del porto?
Che fanno
col loro trepido affanno
nel vagar tra le vetrine
titillando il telefonino
trotterellando sulle gambe snelle
per lasciarsi ammirare
da ogni passante casuale,

distratto o attratto,
nella irripetibile bellezza
e nel fascino ingenuo
della loro prima - o ennesima -
fuga per amor di giovinezza?

Che fanno, le ragazze sole
al sole dei loro occhi
di giada e di smeraldo
nel popolare le piazze
e le banchine delle stazioni
come fiori selvaggi i prati,
lampeggiando di rosso
di oro di bruno di viola
le loro novelle arruffate corolle?
Perché questo loro affrettare
a erodere la vita
in un sogno che ha il nitore
di una serena speranza
ad attenderle a ogni varco?
Che fanno aggrappate
ai loro purosangue, lanciate
a perdifiato sulle autostrade,
singhiozzando
per l'eccitazione di stringere
saldo tra le ginocchia in arcione
il loro avvenire, e avere il vento
che sibila tra le ciocche,
i ricci, le onde agitate delle chiome,
qual loro fido compagno di viaggio?

.  .  .  .  .

Ogni domanda siffatta
rimarrà insoluta:
la bellezza,

così come il cielo
nei giorni d'Aprile,
la libertà incoercibile
della giovinezza,
il fiorire dei giardini
sugli argini dei fiumi,
le betulle che s'affollano
sulle sponde del lago
per specchiare le loro chiome
argentate, i petti frementi
rigonfi di piacere, torniti dal piacere,
le file garrule eleganti
delle rondini fanciulle affacciate
alle infinite balaustrate della vita,
i cirri come volute barocche
nel cielo, che annunciano
la fine del gelo, qui sulla terra,
con l'arrivo di Maggio
a destare le messi, gli sbocci
e le voluttà dell'amore...
tutto questo amici
rimarrà mistero.

Insoluto, sepolto nell'argilla
del nostro sesso docile e impuro.



Marianna Piani
Milano, 19 Febbraio 2015


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