«La Poesia è Scienza, la Scienza è Poesia»

«Darkness cannot drive out darkness; only light can do that. Hate cannot drive out hate; only love can do that.» (Martin Luther King)

«Não sou nada. / Nunca sarei nada. / Não posso querer ser nada./ À parte isso, tenho em mim todos los sonhos do mundo» (Álvaro De Campo)

«A good poem is a contribution to reality. The world is never the same once a good poem has been added to it. A good poem helps to change the shape of the universe, helps to extend everyone's knowledge of himself and the world around him.» (Dylan Thomas)

«Ciò che premeva e che imparavo, è che in ogni caso non ci potesse mai essere poesia senza miracolo.» (Giuseppe Ungaretti)

domenica 23 agosto 2015

La fine dell'Estate calda


Amiche care, amici,

per prima cosa mi scuso per il mancato appuntamento di Mercoledì, e per quello assai ritardato di Sabato, spostato a oggi, entrambi dovuti a pressanti motivi di lavoro - nonostante la stagione, lavorando per Aziende estere per me in questo periodo il lavoro non diminuisce, ma se mai aumenta.
Capiteranno purtroppo ancora disguidi del genere, probabilmente, e di questo mi scuso ancora in anticipo.
Per me, come ho già detto, questo con voi è un appuntamento fondamentale, perché la scrittura è prima di tutto comunicazione, altrimenti non avrebbe alcun senso, almeno per me, qualunque ne sia il livello e la tensione emotiva.

Oggi in compenso, comunque, in deroga alla regola che da sempre mi sono imposta, cioè di non pubblicare mai testi nella immediata vicinanza della loro composizione, vi propongo una mia cosetta, quasi appena scritta, "di occasione" si potrebbe dire.
Ma, parlando proprio di "tensione emotiva", qui è tale e così pressante che non ho saputo resistere all'impulso di dare libertà al testo, giusto il tempo di una guardatina per sistemare alcune disarmonie (o errori) più evidenti.

Parlo della fine di quest'Estate, qui da me particolarmente torrida, pesante, forse anche perché ho dovuto lavorare più del consueto. L'attesa dell'arrivo del primo temporale probabilmente "risolutivo", dalle alture del Lago Maggiore, la rinascita dalla sete e dalla arsura, la voglia di abbracciare la Natura, di farne parte, il ritorno finalmente della voglia di cantare…

Per voi, amiche dilette e amici, in terzinette senza schema, quasi un racconto, come sempre con amore.

M.P.





La fine dell'Estate calda


Qualcuno dirà ch'è pazza
questa ragazza, e c'è del vero
in questo pensiero:

sento alzarsi un vento teso
che scuote le chiome ai salici
e alle donne, sibilandone il nome.

Un vento atteso, a lungo atteso,
mentre il cuore penava oppresso
in questi pomeriggi di bonaccia.

Nulla allora pareva rimasto in vita,
perfino l'acqua del ruscello
indugiava tra i miasmi dello stagno

forse in cerca d'un semplice riposo
alla sua corsa precipitosa,
in questo luogo ombroso.

L'atmosfera era propizia
solo alla resa, oppure all'assedio
o alla clemenza senza perdono.

Ogni suono, ogni voce
pareva soffocata da una coltre
opprimente di silenzio fosco.

E mentre il sole tramontava
in un'ardente febbre di colori,
anche le cicale nei frutteti

regine indiscusse della calura
tacevano sfinite, non avendo
quasi più nulla da narrare.

Proprio come a me che mancava il fiato -
e il pensiero - e il canto - e la parola -
e m'assopivo in un ottuso oblio.


* * *


E ora finalmente che il cielo oscura
e folate di salvezza giungono
da occidente, portando in sé

il profumo della menta dalle alture,
io esco, sul pianoro, indosso solo
sul corpo nudo l'ampia veste bianca

che mi fa così simile a una sposa,
apro larghe braccia, accolgo in seno
la tempesta che mi si getterà addosso

come una gelosa amante, lascio
gli orli della gonna come impazziti
frustare le mie gambe, sode e salde,

i piedi nudi dentro l'erba arsa
come radici, e qui mi faccio pianta,
e attendo ferma l'urto della pioggia

che mi travolga come un fuscello,
incollando sulla pelle viva
il gelo e il piacere dell'amplesso

della Natura che risorge a me
in tutta la potenza del suo grido
contro ogni morte - che essa sia subita

oppure ardentemente amata. Quindi
attendo, accanto al bosco esausto
riarso e casto, di giubilare

la fine di questa Estate calda:
lei, e le Perseidi - pallide suicide
di queste eterne notti senza ristoro.

Sulla collina sto, come una croce.
...Sí, dev'essere davvero pazza
lassú, quella ragazza!


 

Marianna Piani
Nebbiuno/Milano, 20 Agosto 2015



4 commenti:

  1. Buongiorno Marianna ; e io che ti pensavo in vacanza ! Molto bella questa tua composizione , sempre Maestra nel fare vivere a chi legge le sensazioni . Il torpore stordente della calura e il sollievo provato all'arrivo del temporale a lavare quell'aria appiccicosa.
    Ho gradito molto ; brava.
    Un abbraccio
    Rossella

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    Risposte
    1. Buongiorno Rossella!

      Quanto mi sei cara, e quanto piacere mi fanno i tuoi commenti, anch'essi mi "risvegliano dal torpore stordente" ... della solitudine...

      Tuttavia, vedi, mai aver troppa fretta di pubblicare, almeno per me è così... Alla rilettura, solo un giorno dopo, ho trovato indispensabili diverse correzioni, modifiche e cambiamenti, sia di metrica e ritmo - quindi formali - sia di senso, che in realtà non muta, ma spero divenga più chiaro (come sai, io non amo affatto - che il sommo Ungaretti mi perdoni - l'ermetismo in sé).

      Quando hai tempo, cara, rileggila se vuoi, e fammi sapere che ne pensi ora...

      Un caldo (davvero... in tema) abbraccio.

      Tua
      Marianna

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  2. Molto volentieri Marianna , ma ricorda la metrica non è l'assoluto , lo è la "fisicità del testo" ; a mio modestissimo giudizio e questo lo fai benissimo, sempre :
    Grazie cara amica
    sempre tua
    Rossella

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    1. Capisco il tuo pensiero Rossella. Lo capisco bene.

      Ciò che chiami la "fisicità del Testo" è il motivo iniziale e finale di ogni scrittura, o meglio, di ogni ONESTA scrittura. Non si scrive per scrivere, non si scrive (insomma, non si dovrebbe farlo) per il gusto edonistico di esporre sé stessi, per il desiderio di esibizione di una - vera o presunta - abilità, di una - vera o presunta - acculturazione.
      Si scrive perché si vuole condividere un'emozione.

      In questo senso la "forma" è soltanto il supporto che serve a rendere efficace questa comunicazione.
      Tuttavia è anche vero che quanto più "consapevole e perfetto" è il proprio padroneggiare il linguaggio e il mezzo (i propri mezzi, per meglio dire), tanto più sarà efficace, e quindi apprezzato e utile, il nostro sforzo di comunicazione.

      In ambito poetico, ritmo e metro sono parte fondamentale dello strumento, così come la padronanza della tastiera o dell'archetto sono fondamentali per produrre, creare o ricreare musica in grado di emozionare, e anche quando si rompe o nega uno schema occorre essere consapevoli di farlo, anzi paradossalmente occorre ancor maggiore conoscenza del mezzo per poterlo fare con un minimo di efficacia.
      La Poesia, almeno per me, non è "sfogo" o passatempo, è lavoro.
      Umile, costante, duro e ostinato lavoro.
      Tutto perché ho qualcosa che mi preme dentro da comunicare, un'urgenza violenta, inarrestabile, e che ha bisogno di una dura e ferma disciplina per non tracimare e disperdersi in un nulla insensato, nel vagito, nel borborigmo inarticolato di una malata di mente confinata per sempre nella sua solitudine disperata...

      Confido nella tua comprensione, amica mia carissima!

      Tua
      Marianna

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Sarei felice di sentire di voi, i vostri commenti, le vostre sensazioni, le vostre emozioni. Io vi risponderò, se posso, sempre. Sempre con amore.