«La Poesia è Scienza, la Scienza è Poesia»

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«Não sou nada. / Nunca sarei nada. / Não posso querer ser nada./ À parte isso, tenho em mim todos los sonhos do mundo» (Álvaro De Campo)

«A good poem is a contribution to reality. The world is never the same once a good poem has been added to it. A good poem helps to change the shape of the universe, helps to extend everyone's knowledge of himself and the world around him.» (Dylan Thomas)

«Ciò che premeva e che imparavo, è che in ogni caso non ci potesse mai essere poesia senza miracolo.» (Giuseppe Ungaretti)

sabato 5 dicembre 2015

Delusa


Amiche care, amici,

dopo le divagazioni delle ultime settimane, per me piuttosto impegnative, oggi vorrei tornare ai territori a me più consueti: il racconto di un momento di vita, fotografato dalla memoria e impresso nella nostalgia, a distanza di un tempo che pare ora incalcolabile (ma in realtà è il giro di poche stagioni).
Stavolta resisterò, non appesantirò di prefazioni o commenti preliminari questo raccontino in versi liberi, di struttura semplicissima, quasi discorsiva.
Lo lascio volentieri del tutto disponibile alla vostra lettura, sempre così benevola, se avrete la bontà di concedermela.

Per voi, amiche dilette e amici, sempre con amore.

M.P.





Delusa


Stanotte, alquanto tardi, com'ė mio uso
mi coricai accanto alla mia sposa.
Era già buio: il mondo e il volto suo.
Fu nervosa oggi, lei, fin da prima sera,
"Sono delusa!" mi ripeteva,
mentre m'aiutava a rassettare
di malavoglia, non con la gioia
che più sovente l'illuminava.

Io non le chiesi nulla
perché sapevo, conoscevo cos'era
quel suo essere delusa, che era
non di me - o non soltanto - ma di sé.
Tagliò breve, nella sera, e raggiunse
il letto prima di me, assai prima,
il che non è raro, ma anche prima
che dilagasse il suo disagio.

Gettò il libro in un canto, dopo un minuto,
mi chiese di attaccare al filo il cellulare.
si tirò il piumone addosso fino alle spalle,
si girò col viso alla parete, e s'allontanò
con l'anima il corpo ed il pensiero
da me e da ogni altra cura. Più tardi
io le scivolai quatta quatta al fianco
come una gatta, senza far rumore,

senza quasi flettere la rete a doghe,
al lume giallo fioco che ci dava
il mio solo abat-jour dal comodino.
Forse non mi sentì, o forse sì,
ma non si mosse, né mutò il respiro
gravido di notte. Rimasi anch'io, muta,
senza muovere un respiro,
mirando il soffitto bianco, a lungo.

Mi girai infine, cauta, e vidi
l'arco amabile delle sue spalle,
il flesso candido del lungo collo
ricoperto di finissima peluria,
e la fiamma arancio dei suoi capelli
liberi di fuggire scarmigliati sul guanciale
in corona, come raggi, agitati.
Non potei non pensare allora: "sei il mio sole".

E d'isinto lo dissi pure, con un sibilo
di voce. Lei non mi udì. O forse sì:
non si scosse. Né si mosse. Ma
un impercettibile fremito dell'anca
da sotto le nostre coltri, e io seppi
                                 che sorrideva.



Marianna Piani
Nebbiuno, 22 Maggio 2015

2 commenti:

  1. Essendo limitatissimo il tuo tempo di "Otium", (...)
    Preferisco non commentare in modo troppo rigoroso la composizione.
    E' semplice la struttura, però è complesso il contenuto (*).

    "Sei il mio sole" è - ad occhio nudo - uno dei piccoli pilastri, una delle poche certezze presenti all'interno di questa composizione, e contrasta vivacemente con i molti "Forse..." da te utilizzati :
    Si completa, in prima istanza, in maniera quasi naturale con il lume giallo fioco dell'abat-jour, ma in realtà, se vogliamo, "accende" a giorno la notte, rende maggiormente viva la figura della Donna "Delusa", in chiusura da te resa quasi "arrendevole (in senso buono : arresa alle emozioni che possono essere suscitate da una frase importante da dire, che tocca nel profondo, ed è in grado di far passare in secondo piano la propria individualità, i propri pensieri di vita strettamente personali), non soltanto fisicamente mediante "l'impercettibile fremito dell'anca", ma anche e soprattutto "spiritualmente", tramite il suo sorriso da te "percepito".
    Sorriso che, guarda caso, contrasta, a sua volta, con il titolo "Delusa", e chiude il cerchio in maniera, come dicevo prima, complessa (*).
    (L'Amore vince su tutto ? E' in grado di addolcire le nostre delusioni ?)

    Basta, mi fermo.

    Sono già andato oltre i famosi 140 caratteri ? Probabile, pazienza !

    Buon Sabato Marianna !

    E complimenti per il lavoro proposto !

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Luca,
      che commento bellissimo, perfetto, breve e illuminante, forse uno dei più belli che tu mi abbia mai dedicato - ed è tutto dire. Mi ha sinceramente commosso.

      Mi ha commosso perché percepisco, dalle tue parole, dette con benevolenza ma non senza rigore, che la mia scrittura riesce a raggiungere chi la sa ascoltare.
      Un risultato, come sai bene, non da poco per uno scrittore, sia pur dilettante!
      Adoro che hai colto il contrasto tra titolo e testo. Aggiungo che per me i titoli non sono mai una "cornice" o peggio un chiodo a cui appendere il quadro. Fanno parte integrante della composizione, e così vanno letti. Non a caso si tratta dell'ultima cosa su cui lavoro, le composizioni nascono sempre senza titolo, salvo alcune che scaturiscono direttamente da esso.

      Grazie ancora Luca: che posso far altro che lanciarti oltre l'etere un bacio?

      Marianna

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Sarei felice di sentire di voi, i vostri commenti, le vostre sensazioni, le vostre emozioni. Io vi risponderò, se posso, sempre. Sempre con amore.