«La Poesia è Scienza, la Scienza è Poesia»

«Darkness cannot drive out darkness; only light can do that. Hate cannot drive out hate; only love can do that.» (Martin Luther King)

«Não sou nada. / Nunca sarei nada. / Não posso querer ser nada./ À parte isso, tenho em mim todos los sonhos do mundo» (Álvaro De Campo)

«A good poem is a contribution to reality. The world is never the same once a good poem has been added to it. A good poem helps to change the shape of the universe, helps to extend everyone's knowledge of himself and the world around him.» (Dylan Thomas)

«Ciò che premeva e che imparavo, è che in ogni caso non ci potesse mai essere poesia senza miracolo.» (Giuseppe Ungaretti)

mercoledì 9 dicembre 2015

Per la sua strada


Amiche care, amici,

vi propongo questo madrigaletto dell'assenza (la "tigre assenza" per citare Cristina Campo), scritto attorno alla fine di un amore, perduto e mai più ritrovato, carto mai più con una tale intensità e profondità.
La domanda è come può accadere nelle relazioni umane che si stabiliscano legami così appassionati e forti, esclusivi e profondi, da parere che non possano mai sciogliersi, finché c'è vita nelle nostre vene.
E che poi proprio questi legami si sciolgano d'improvviso, senza motivo apparente, oppure per un'inezia, per un futile dettaglio.

Quando qualcuno che ami alla follia e da cui ti pensi riamata si rivolge a te con una frase come "lasciami respirare", oppure "ho bisogno di un mio spazio", senti il sangue raggelarsi nelle vene, ammutolisci, incapace di una qualsiasi replica. Sai di amare con tutto il cuore questa persona, ma il tuo amore d'un tratto viene vissuto come un'oppressione: ti senti sprofondare in una "colpa" che non riesci a riconoscere, poiché tutto il tuo cuore appartiene all'altra persona, e quindi come può mai sentire questo possesso come un peso? Ti rendi conto, di colpo, che tutta la tua vita accanto questa persona è stata segnata dalla sua assenza,  in quanto persona amata, che tutto è stato una illusione, un fallimento.
Così pensi; e non comprendi che questo è spesso il prezzo finale di un amore profondo e incondizionato, dell'affidarsi completamente a questo sentimento. A volte basta un attimo di squilibrio, e tutto il tuo castello fantastico crolla ai tuoi piedi.

Il senso di smarrimento poi è tale da renderti incapace di ritrovare pace, credi - e forse a ragione - che mai più potresti vivere quegli attimi così intensi, che la vita si fermi a quel punto, per te.

Per voi, amiche dilette e amici cari queste riflessioni, con tutto il mio amore.

M.P.





Per la sua strada.


La vita crea, la vita sfa.
Di tutte le persone belle
che amiamo nella vita, in fine
non ci rimane che la nebbia

nel cavo della loro assenza.
Non importano le parole
che svaporano nel sole,
non importa il vero

oppure il falso, tutto è affidato
solamente a un abbaglio
del pensiero vago.
All'ingannevole illusione

di un sogno vano.
Forse è spesa la mia parola
forse sospesa la mia figura
sopra un filo di memoria.

Chi mi ha tanto amato, un tempo
infinito ch'è ormai finito
ora è andato, senza rimpianto,
obliando quel primo tocco

della mano sulla mia mano
quale rabbioso vasto incendio
ha scatenato, e quel bacio
rubato sulla strada, tra la gente,

come ha saldato i destini
delle nostre anime ferventi
per un tempo che credevamo
illimitato - e che fu breve ahimè.

Breve come una folgore scoccata
sul prato accanto, accecante
per la frazione di un istante,
fatale per l'eterno al cuore

squassato, assordato. Ella va
dunque ora per la sua strada
disciogliendosi in memoria vaga:
la vita prende, ciò che da'.



Marianna Piani
Trieste, 31 Maggio, 2015




2 commenti:

  1. 1) La vita crea, la vita sfa. La vita prende, ciò che da'.
    2) Tutto è affidato solamente a un abbaglio del pensiero vago.
    All'ingannevole illusione di un sogno vano.
    3) OBLIANDO
    4) DISCIOGLIENDOSI
    5) "Per la sua strada", credo fosse l'unico titolo veramente appropriato per questo madrigale.
    Ha, infatti una doppia chiave di lettura, ovvero :
    I) Lei va per la sua strada (soltanto apparentemente, la "chiave" di lettura principale)
    II) Io rimango NUOVAMENTE, come sempre, solo / a, (concretamente, la bruciante ferita "interiore" che ha dato vita alla composizione, e che, personalmente, non ti abbandonerà mai).
    Lei avrà una strada da seguire.
    ... Ma io ?

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    1. Caro Luca,

      curioso come tu quasi sempre tocchi il punto nodale di ogni composizione. Quello su cui ho più indugiato, o lavorato, o titubato, prima di dare pubblicità al testo.

      In questo caso il titolo: non l'ho dovuto cercare, come mi capita spesso, ma si è presentato da solo, subito, perfino prima che io giungessi alle ultime strofe.
      Poi però l'ho messo in un canto. Non è raro che io dia a una composizione un "titolo provvisorio" destinato poi a cambiare, anche più volte, prima della effettiva pubblicazione. Ma qui la cosa era diversa. Sentivo che il titolo era il suo, indubbiamente, ma mi pareva un poco retorico, un poco "da canzone" (intendo canzone con musica, alla De Andrè, per intenderci). Non era una questione di nobiltà o meno del testo poetico (del resto proprio De Andrè riesce a volte - come Bob Dylan - a raggiungere vertici espressivi "nobilissimi"), ma della sua connotazione espressiva. Qui non c'è la musica, non c'è la voce del cantante-autore, con la sua fascinazione di presenza. Qui la sonorità è tutta interna al testo, interna alla percezione dell'eventuale lettore.
      Alla fine però ho dovuto cedere, superare le mie perplessità, come dici tu era evidentemente "l'unico titolo veramente appropriato per questo madrigale"...

      Grazie sempre per la tua lettura Luca.

      Marianna

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