«La Poesia è Scienza, la Scienza è Poesia»

«Darkness cannot drive out darkness; only light can do that. Hate cannot drive out hate; only love can do that.» (Martin Luther King)

«Não sou nada. / Nunca sarei nada. / Não posso querer ser nada./ À parte isso, tenho em mim todos los sonhos do mundo» (Álvaro De Campo)

«A good poem is a contribution to reality. The world is never the same once a good poem has been added to it. A good poem helps to change the shape of the universe, helps to extend everyone's knowledge of himself and the world around him.» (Dylan Thomas)

«Ciò che premeva e che imparavo, è che in ogni caso non ci potesse mai essere poesia senza miracolo.» (Giuseppe Ungaretti)

sabato 4 giugno 2016

Cavalcavia


Amiche care, amici,

mesi fa seppi del suicidio di un'amica. Non un'amica prossima, o che frequentavo assiduamente. Un poco più di una conoscenza, diciamo pure una buona conoscenza, ma non tra la mia cerchia più stretta degli affetti.
Tuttavia era una persona di cui conoscevo bene la storia, alcuni pensieri, e che avevo sempre considerato dolce, sensibile, un poco troppo riservata, forse, con cui avevo scambiato frequenti chiacchierate, e qualche scritto…

Ebbi questa notizia, all'improvviso, da conoscenti comuni, seppi anche quale era stata la sua scelta per farla finita, una delle più drammatiche e cruente, e alcune circostanze di dettaglio (che avrei preferito non sapere) e nonostante fossero molti mesi che non la incontravo, né parlavo, rimasi profondamente scossa.
Tenni per me tutto, non ne parlai con nessuno, tanto meno in questo territorio sconsacrato che sono i "social". Mi tenni anche la terribile sensazione di non aver fatto abbastanza per comprendere questa persona, di non averle parlato quando forse ne aveva bisogno, di non aver fatto sentire la mia presenza; non dico che questo avrebbe potuto aiutarla o salvarla, nessuno può dirlo, anche perché per me rimase e rimane tutt'ora un mistero il motivo di quel salto nel buio. Ma almeno non mi sarei sentita così male, per non aver tentato nulla per lei: sapevo che aveva dei problemi, ma avevo fatto come il più delle volte si fa, se la persona non è al primo livello delle proprie liste affettive: avevo fatto finta di non capire, avevo buttato dietro le spalle quei segnali, della cui disperata drammaticità solo allora mi rendevo conto, e avevo tirato oltre.

Per questo in questo brano, che buttai giù piuttosto a caldo poco dopo i fatti, parlo di indifferenza. Prima di tutto della MIA indifferenza.
È proprio l'indifferenza, prima ancora dell'odio, e subito prima dell'oblio, tra i più perniciosi e mortiferi comportamenti umani.
Le persone fragili, magari anche solo momentaneamente, quelle più esposte, più indifese, sono quelle che dall'indifferenza ricevono le ferite maggiori, a volte, come in questo caso, mortali.

L'indifferenza delle persona, l'indifferenza del paesaggio, l'indifferenza delle ore, prima, durante, dopo, l'indifferenza della vita che "passa oltre", ineluttabilmente, questo era il quadro, il teatro e lo sfondo. Perché è più urgente, la vita, della morte, anche se atroce, anche se incomprensibile, anche se di una ragazza ricca ancora di anni e di bellezza. Un volo finale, per nulla romantico, per nulla "eroico", per nulla meditato, solo desiderato, e ottenuto con fredda determinazione, senza possibilità di recesso. Una morte inaccettabile, eppure così ben inserita in questo scenario squallido e freddo, inumano, come la base di un pilastro d'un cavalcavia autostradale. Lo scorrere dell'umanità, sopra, accanto, non si è interrotto nemmeno un istante. E forse sarebbe rimasto a lungo sconosciuto se la casualità non avesse fatto passare lì accanto un pellegrino, altrettanto improbabile e stonato del resto.
L'unico messaggio rimasto, e solo per chi si ferma in istante ad ascoltare, è la infinita solitudine d'un'anima.
Nient'altro.
Nulla infine rimarrà di tutto questo.

Vi lascio a questi versi, amiche dilette e amici, con dolente tristezza - e amore.

M.P.




Cavalcavia


Cavalcavia indiscreti
traversano la tangenziale, e
più avanti la ferrovia,
fiumane umane le percorrono entrambe,
indifferenti al vuoto, al pianto,
alla disperazione, al lutto, a tutto
tranne al loro moto cieco e bruto.

Indifferenza è la chiave di volta
di questa cattedrale a un dio possente
quanto indifferente, un dio d'acciaio
e gelida selce: l'indifferenza
è ciò che consente a chi è umano
di non perdere la ragione,
rendendosi in cambio disumano.

Una notte quale tante, notti fa,
dal cavalcavia marcato otto
s'è gettata un'ombra, una ragazza
già detta squilibrata o pazza.
Eppure l'equilibrio l'è bastato
per librarsi sullo stretto parapetto,
e poi non ha esitato, né tremato.

Un breve frullo di gonna bianca,
alla luce viola dei fanali autostradali,
come un cencio sfuggito al vento
dal filo teso d'una lavandaia
(se mai vi furono, le lavandaie),
l'ha accolta in fondo una piastra di cemento
e l'ha resa una macchia d'ossa e sangue.

Oddio io, per voler morire
preferirei vedere il cielo d'un Aprile
dalla cima d'una guglia al Lavaredo,
o da qualche cengia più appartata,
guardare a lungo la vallata
mentre il sole schianta dietro la cima
i suoi raggi e mi ferisce gli occhi,

e le alte nubi sfioccano d'argento
come angeli in parata, in onor mio,
e così lasciarmi andare,
e volare nell'aria casta e fina
sibilando come un nibbio in picchiata,
e abbracciare la pietraia infine
dove alcuno potrebbe mai più trovare

ciò che resta, e resterà per sempre
in mezzo ai sassi bianchi nell'anfratto.

.  .  .

La ragazza fu trovata al mattino
ormai inoltrato da un vagabondo
che pisciava sul pilastro accanto,
l'alito ancora torpido di vino.
Ma ormai che importa tutto questo
a un grumello d'ossa osceno, celato
sotto un fine cencio bianco?




Marianna Piani
Milano, 02 Ottobre 2015
.

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