«La Poesia è Scienza, la Scienza è Poesia»

«Darkness cannot drive out darkness; only light can do that. Hate cannot drive out hate; only love can do that.» (Martin Luther King)

«Não sou nada. / Nunca sarei nada. / Não posso querer ser nada./ À parte isso, tenho em mim todos los sonhos do mundo» (Álvaro De Campo)

«A good poem is a contribution to reality. The world is never the same once a good poem has been added to it. A good poem helps to change the shape of the universe, helps to extend everyone's knowledge of himself and the world around him.» (Dylan Thomas)

«Ciò che premeva e che imparavo, è che in ogni caso non ci potesse mai essere poesia senza miracolo.» (Giuseppe Ungaretti)

mercoledì 24 agosto 2016

La stanza d'ombra


Amiche care, amici,

in questi giorni ho dovuto subire un ennesimo ricovero, a causa dei problemi di salute che chi mi conosce e segue da un po' di tempo probabilmente ha già incontrato su queste pagine.

La "stanza d'ombra" di cui parlo in questa breve composizione - in quartine libere - è l'angusta prigione in cui la mia mente di quando in quando si ritrova, incapace di sfuggirne se non con l'aiuto di opportuni e piuttosto incisivi interventi farmacologici. E di questa prigione mentale è raffigurazione e metafora la stanzetta della casa di cura in cui in questi periodi (compreso quello appena concluso) mi confinano, che sono quasi specchio l'una dell'altra, la prigione spirituale della mente e la prigione fisica delle pareti nude e fredde della stanza.

Gli "interventi farmacologici" cui ho accennato poco sopra, non sono privi di effetti poco piacevoli: ritrovo è vero un equilibrio, ma a prezzo di alcuni giorni di massimo smarrimento, di annullamento della mia volontà, come l'immersione in un sogno ininterrotto e strano. In quei giorni rimango incapace di scrivere, o anche pensare, immersa nella viva angoscia, temendo di non poter più riprendere il dominio della mia vita e delle mie emozioni.
Poi però, per fortuna, tutto si rimette in bolla, per così dire, e in qualche modo riesco a ritornare a una vita normale, e relativamente serena.

Questa quindi è la registrazione di uno di quei periodi, così simili uno all'altro, e a quello che ho appena vissuto. Ed è la memoria di come, come sempre, è la presenza e il pensiero di chi ci ama e amiamo a renderci possibile il ritorno alla vita.

Per voi, amiche dilette e amici, per voi e per chi amate.

M.P.






La stanza d'ombra


Quella è la stanza, la stanza d'ombra
dove trascorrevo i miei giorni
di affanno, di disinganno, e quelli
dei miei smarrimenti.

Qui lasciavo scorrere il tempo
come il torrente sopra la pietra
che leviga e lucida e poi all'improvviso
spacca e frantuma.

Qui mi adagiavo sul mio giaciglio
certa che la notte che giungeva
a bussare sui vetri con circospezione
fosse l'ultima della mia esistenza.

Allora non mi scoravo, pensavo
fosse del tutto cogente, e coerente:
la mia ragione svaniva pian piano
finché la notte non fosse soggiunta.

Mi bastava allora di contemplare
le linee di luce che le persiane
tracciavano sulla parete di fronte.
E dalla parete muovevano piano

avvolgendo il muto bianco mobilio
e gli oggetti compagni di vita
di linee e capoversi, come il foglio
d'un volume istoriato narrante

della mia lotta, e della mia disfatta.
Sola, era nell'ombra la tenue traccia
della tua presenza, della tua vicinanza,
che spalancava i balconi alla speranza.


Marianna Piani
Milano, 11 Gennaio 2016
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