«La Poesia è Scienza, la Scienza è Poesia»

«Darkness cannot drive out darkness; only light can do that. Hate cannot drive out hate; only love can do that.» (Martin Luther King)

«Não sou nada. / Nunca sarei nada. / Não posso querer ser nada./ À parte isso, tenho em mim todos los sonhos do mundo» (Álvaro De Campo)

«A good poem is a contribution to reality. The world is never the same once a good poem has been added to it. A good poem helps to change the shape of the universe, helps to extend everyone's knowledge of himself and the world around him.» (Dylan Thomas)

«Ciò che premeva e che imparavo, è che in ogni caso non ci potesse mai essere poesia senza miracolo.» (Giuseppe Ungaretti)

mercoledì 23 novembre 2016

Le Solitudini e i Luoghi - III e IV



Care amiche, amici,

terzo e quarto "sonetto" delle collana che avevo iniziato a proporvi la settimana scorsa.
Come dicevo, saranno quattordici composizioni legate da due tracce comuni: da una parte la forma, sono infatti tutti "sonetti classici", dall'altra la tematica, tutta ispirata ai luoghi della mia infanzia e adolescenza, che sono rimasti nella mia esperienza lo specchio della memoria e della mia anima profonda. Ho intitolato la collana alle solitudini che in questi luoghi mi hanno sempre accompagnata, anche quando mi ci inoltravo (e mi ci inoltro) in compagnia di qualcuno, amica amico o amante. "Solitudini" e non "solitudine", perché ogni luogo offre una sua propria solitudine, da vivere e assimilare.

In questa raccolta ho voluto utilizzare con una certa larghezza rime ed assonanze, secondo gli schemi e i canoni classici della versificazione, ovviamente su una predominanza metrica dell'endecasillabo.
Non amo moltissimo la rima, una delle caratteristiche formali di cui più efficacemente la prosodia moderna ha saputo liberarsi. Questi appuntamenti essenzialmente fonetici mi sono sempre apparsi dei vincoli "scomodi" allo scorrere libero del pensiero, all'espressione piena dell'emozione.
D'altra parte sapete come consideri il "verso libero" un modulo ormai largamente superato, a disposizione più che altro di quei dilettanti che immaginano di far poesia semplicemente andando a capo dopo due, tre o più parole di un fraseggio che rimane - quando va bene - ineluttablimente prosastio.
La rima, come il metro, in questo aiuta, anche se ovviamente non risolve un bel nulla: un verso poeticamente mediocre o nullo, rimane mediocre o nullo anche se metricamente "perfetto".
La rima in questo è la più insidiosa delle formule: occorre una straordinaria abilità (e talento, e urgenza di espressione) per evitare l'effetto "vispa Teresa" o, quando va bene, il "finto antico".
Ma in questo caso io desideravo che il mio "omaggio alla forma" fosse pieno e senza compromessi, e quindi la rima era inevitabile. Naturalmente ho lavorato su questo con tutta la libertà e intensità che pa prosodia contemporanea ci mette a disposizione. Il linguaggio è antico, antichissimo, ma gli strumenti sono moderni, attuali. In fondo anche questa una sfida nella sfida.


Alla fine è stata devo dire un'esperienza impegnativa ma esaltante. La mia compagna è una musicista (e di gran talento, un bacio cara!), e mi ha più volte raccontato della sua esperienza nel comporre un pezzo, con tutti i vincoli e le scelte tecniche, formali e di linguaggio che questo comporta, scegliendo tra tonalismo e atonalismo, elaborando la melodia (l'idea) in un tessuto armonico, ritmico e timbrico coerente ed espressivo.
Nello scrivere questi versi, ho potuto comprendere come non mai la straordinaria magia del suo lavoro.

Grazie per essere con me, amiche dilette e amici, vi lascio alla lettura,
con amore

M.P.






Le Solitudini e i Luoghi


III
Cielo

Foglie d'erba come un umido bacio
m'avviluppano le spalle, e le braccia,
una formica sul piede va a caccia
dei suoi semini, o del proprio coraggio.
Sotto di me sento premere il maggio
orgoglioso di vita e l'onda verde
della giovinezza che si disperde
nel soffio di brezza che spira sul poggio.
E mi sovrasta una volta di luce
così cobalto che quasi m'opprime,
e il volo bizzarro d'un corvo conduce
lo sguardo e il pensiero fino al confine
del cielo col prato, fino alla voce
di un canto che va già oltre la fine.


IV
Foresta

Il sentiero s'insinua tra le betulle
e le felci, così il mio cuore procede
passo passo, sorretto dalla fede
nella propria saldezza, sale sulle
memorie come il torrente che erode
pietra su pietra, sasso dopo sasso,
il crudo granito; ma ora, e adesso,
attorno a me è l'abetaia che esplode.
Tra i rami lampeggia un pallido sole,
pulviscolo fine fluttua nei raggi,
un picchio isolato chiama l'amore.
Io che svago da tempo in quei paraggi
tra amore inespresso e amore negato,
attendo che il folto si spalanchi al creato.



Marianna Piani
Marzo 2016


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