«La Poesia è Scienza, la Scienza è Poesia»

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«Não sou nada. / Nunca sarei nada. / Não posso querer ser nada./ À parte isso, tenho em mim todos los sonhos do mundo» (Álvaro De Campo)

«A good poem is a contribution to reality. The world is never the same once a good poem has been added to it. A good poem helps to change the shape of the universe, helps to extend everyone's knowledge of himself and the world around him.» (Dylan Thomas)

«Ciò che premeva e che imparavo, è che in ogni caso non ci potesse mai essere poesia senza miracolo.» (Giuseppe Ungaretti)

sabato 26 novembre 2016

Le solitudini e il luoghi - V e VI


Amiche care, amici,

come da programma, ecco per voi il terzo appuntamento con questa mia raccolta, tutta centrata sulla forma del sonetto classico, sposando in qualche modo la tradizione italiana - millenaria - e quella inglese, da Shakespeare e dintorni in avanti.
Questa forma non è stata in realtà mai abbandonata, neppure da Autori moderni e contemporanei, la cui opera è per altro in esplicita contrapposizione con le accademie del loro tempo. Questo dimostra la vitalità inusitata di questa forma, nobilissima ma per nulla restia a "sporcarsi le mani", per così dire, con la modernità. La sua forza sta nella sintesi e concentrazione cui costringono quei quattordici versi, sia nella scrittura che in lettura, nella sua mirabile eleganza e  perfezione formale (quando ben riuscita, si capisce) unita alla sua straordinaria musicalità, senza però abbandonarsi alla emotività pura della canzone.

Le due composizioni seguenti, abbandonati per il momento i luoghi della Natura, sono due composizioni che potrei definire "urbane". La città è il luogo della solitudine per eccellenza: proprio qui, tra la folla, o invece quando quella stessa folla lascia quei luoghi - nel cuore della notte - deserti, si percepisce più forte il senso della propria povera, umanissima, disperata solitudine.
Il quinto della serie, "Pioggia", è un sonetto un poco "anomalo", come avrete notato, in quanto si sviluppa in 16 versi anziché i canonici 14. Naturalmente per me le ragioni del senso, del contenuto emotivo e della narrazione sopravanzano quelle della forma, e possono, all'occorrenza, forzarla. Ma se non si vuole far "esplodere" la forma canonica in qualcos'altro, che sonetto non è più, occorre prendere qualche precauzione, in questo caso si tratta di una chiusa in distico, così da preservare l'architettura dei 14 versi, con la semplice "aggiunta" - per così dire - di un transetto coerente in sé, senza interrompere l'armonia della navata centrale.

Amiche dilette e amici, vi lascio alla lettura, con immensa gratitudine per la vostra presenza, affettuosa e costante, e, come sempre, con amore.
M.P.






Le Solitudini e i Luoghi

 


V
Pioggia
Battito lieve sul vetro e sull'imposta,
le vetture tracciano scie fruscianti
di pulviscolo e schiuma, costanti
passaggi di anime spese, senza sosta.
Quella ragazza, laggiù sulla via
si ripara sotto un pergolato,
gelata, la pioggia sull'incarnato
del bel viso scava malinconia.
I sandaletti leggeri non sono
adeguati a guadare da quel lato
di strada fino al portone vicino
di casa, e alla salvezza. Indugia:
un poco piangendo sulla sua sorte
d'amata, un poco lasciando la pioggia
scendere adagio sulle bianche gote.
Lei e quella strada, deserte e immote.


 

VI
Notte

Una nebbia candida, opalescente,
come uno scialle di seta e di neve
avvolge la piazza, e il viale, e imbeve
lo sguardo e il respiro di umida quiete.
La notte è già greve, eppure v'è luce
più che un coltivo a maggio, o così pare.
Ogni suono si scorpora e muore
in questo strano fulgore, e ogni voce.
Sostare in mezzo a quel nulla apparente
ad ascoltare il silenzio che sprofonda
il mondo in un torpore incosciente.
Lasciare sorgere il canto che esonda
dal cuore pervaso, in quest'aura dolente,
da un ardente brama di pace - e d'ombra.


Marianna Piani
(Milano, 4 Marzo 2016)
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