«La Poesia è Scienza, la Scienza è Poesia»

«Darkness cannot drive out darkness; only light can do that. Hate cannot drive out hate; only love can do that.» (Martin Luther King)

«Não sou nada. / Nunca sarei nada. / Não posso querer ser nada./ À parte isso, tenho em mim todos los sonhos do mundo» (Álvaro De Campo)

«A good poem is a contribution to reality. The world is never the same once a good poem has been added to it. A good poem helps to change the shape of the universe, helps to extend everyone's knowledge of himself and the world around him.» (Dylan Thomas)

«Ciò che premeva e che imparavo, è che in ogni caso non ci potesse mai essere poesia senza miracolo.» (Giuseppe Ungaretti)

martedì 13 marzo 2018

Ferrovia costiera




Amiche care, amici,

questa poesiola la scrissi pensando a quando per la prima volta lasciai la mia città natale, con l'intenzione di non ritornarvi per lungo tempo, forse mai più.

La lasciai dunque senza rimpianti: ero rimasta sola, e me ne partii quasi con rabbia, come se volessi dare alla città la colpa di ciò che mi era accaduto. Anche mia sorella, Paola, partì, si separò da me senza voltarsi indietro, forse lei in qualche modo incolpava me di ciò che era accaduto; allora non lo sapevo, ma non l'avrei più rivista.

Me ne partii dunque senza rimpianti, tuttavia qualcosa dentro di me si spezzava, e provavo un sordo senso d'angoscia, ma non per tutto ciò che mi era accaduto e che mi aveva infine spinto a partire, ma proprio per tutto ciò che, assieme ai miei anni più felici, lasciavo alle mie spalle. A partire dal paesaggio, lo splendido, inconfondibile ("aspro e vorace" per dirlo con le parole di Umberto Saba) paesaggio triestino e del suo ampio e quieto golfo.

Come sa chi ha avuto modo di visitare questa città (oltre ovviamente a chi vi abita o vi ha abitato), il tratto ferroviario che la unisce al resto dell'Italia - e del mondo, direi - percorre la stretta striscia di terra che, chiusa tra le alture carsiche e il mare, porta fino a Monfalcone, dove il paesaggio sfocia allargandosi nella parte più orientale della pianura veneta. Appena partiti e per almeno una ventina di minuti il convoglio procede a velocità molto moderata, per via delle molte curve che seguono il contorno orografico della costa, tra macchie mediterranee di pini marittimi e arbusti, brevi gallerie e molte aperture panoramiche sul golfo, un centinaio di metri più sotto. Queste sono le ultime immagini che il viaggiatore registra della città che sta lasciando, le ultime immagini che porta con sé nel suo ricordo.

E ora, a distanza di tanti (tropi) anni da quella prima partenza "definitiva" (anche se in seguito sono tornata a Trieste molte volte, pur tutte di breve o brevissimo periodo) il ricordo pian piano sfuma ineluttabilmente nella nostalgia.

Grazie sempre, amiche dilette e amici, per essere con me in questi miei percorsi sentimentali e personalissimi.

Con amore (tanto)
M.P.







Ferrovia costiera


Il pensiero, il ricordo, il sogno a volte,
ricorre a quel mare che da molti anni
ho lasciato - senza rimpianto.

L'ultima curva della ferrovia,
tra i roccioni spaccati e i fitti rovi,
apre dall'alto al golfo come d'incanto.

A quell'ora lo scintillìo del sole
sull'onde è intollerabile per quanto
è intenso, ma dura appena un istante.

Subito il convoglio s'infila - cambiando
di tono il canto - in una galleria,
tetra come il timore di morire.

Quanto fu acuto allora il mio sentire,
in quel preciso istante, da fuggitiva,
che non avrei rivisto più quel mare

come sua figlia, come sua sposa,
come sua amante.



Marianna Piani
Milano, 9 Agosto 2017

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