«La Poesia è Scienza, la Scienza è Poesia»

«Darkness cannot drive out darkness; only light can do that. Hate cannot drive out hate; only love can do that.» (Martin Luther King)

«Não sou nada. / Nunca sarei nada. / Não posso querer ser nada./ À parte isso, tenho em mim todos los sonhos do mundo» (Álvaro De Campo)

«A good poem is a contribution to reality. The world is never the same once a good poem has been added to it. A good poem helps to change the shape of the universe, helps to extend everyone's knowledge of himself and the world around him.» (Dylan Thomas)

«Ciò che premeva e che imparavo, è che in ogni caso non ci potesse mai essere poesia senza miracolo.» (Giuseppe Ungaretti)

mercoledì 11 giugno 2014

Al ritorno


Amiche dilette, amici…

E se proprio non "presentassi" questa mia proposta di oggi? Se lasciassi, per una volta, che fosse la stessa composizione a "presentarsi" da sé?
Sapete, sono diversi i motivi che mi spingono a scrivere queste brevi introduzioni, mi piace certo intrettenere un dialogo diretto con chi dedica una parte del suo tempo a leggere le mie parole, e mi piace usare questo spazio per "sdrammatizzare" anche un pochino questa mia "ispirazione", spesso malinconica, o drammatica, magari illustrandone un poco l'origine, la genesi, la tecnica, come una specie di backstage, per così dire. Ma di sicuro alla base c'è una mia profonda ed invincibile insicurezza, e il bisogno che sento di non lasciare queste mie fragili creature ad "affrontare il mondo" senza accompagnarle per mano, almeno i primi passi… In effetti, al di là della "forma" più o meno riuscita che riesco a dare a queste mie parole, io in queste pagine ho scelto di scoprire me stessa nel profondo, senza infingimenti o pudori, e dunque sento una forte appartenenza nei confronti di questa scrittura. Ogni volta mi sento vivamente emozionata, come se dovessi uscire allo scoperto di persona, sulla scena, in un teatro, di fronte a dieci, cento o mille persone che mi osservano. Per questo la "presentazione" è quasi un'esigenza compensativa, un'ultimo brandello di "difesa" cui mi aggrappo, prima di "buttarmi" allo sbaraglio, ed è anche forse un modo per dilazionare il più possibile il momento dell'impatto...


Eppure, sinceramente, vorrei lasciare a chi legge la totale libertà di comprendere e giudicare le mie "cosette", lasciando piena libertà di pensiero, senza cercare di guidare in alcun modo il suo cammino nel bosco dei significati: in ogni caso farlo non ha senso, in prosa il testo dovrebbe essere del tutto autosufficiente, mentre in poesia, beh, in poesia proprio il margine di ambiguità, di oscillazione, di sfocatura del "senso compiuto" ne costituisce il fondamento e insieme il fascino.


Ecco dunque, senza presentazione salvo queste parole che parlano d'altro, questo mio piccolo, chiamiamolo così, "racconto di viaggio con ritorno"… Lo avevo intitolato inizialmente "Volver", ma poi mi è sembrato inutilmente cesellato, per cui ho deciso per un più limpido titolo in italiano.

Per voi, amiche mie care e amici, come sempre, con amore

M.P.





Al ritorno


Attraverserò il giardino di erba riarsa
dal gelo ancora impigliato alle radici,
lo stesso giardino che avevo varcato
in qualche era del passato: non ricordo
quando fu l'ultima volta che respirai
l'aria libera quale libera creatura.

Poco prima gli angeli bianchi, e quelli
dalla tunica verdeazzurra come ali di salvia
mi avrebbero accompagnato all'androne
scherzando sui miei giorni folli, scialacquati
senza coscienza né conoscenza: non piango mai
quando sono travolta da questo mio strano male.

Rido piuttosto, smodatamente, e questo i miei custodi
lo sanno. In altre stanze vi è un'umanità violata
che grida, che si torce le mani, io invece
preferisco piuttosto narrare. Oppure immaginare.
Per questo non m'arrendo, nemmeno
un istante: loro lo sanno. E io così sogno.

Quanto immenso è il mondo, sogno, e stupefacente
è il tramonto: se ciò è vero, per quant'è vero,
quanto è indicibile l'alba di un nuovo giorno!
Uscire dai cancelli che ci hanno recluso
ha più valore di ogni alba di ogni giorno
che potremmo mai trascorrere al mondo.

Ho sciorinato l'enigma della mia esistenza
intricata in trame strappate di legami irrisolti,
oppure spezzati, oppure indecenti; ho versato
il mio sangue nella cavità del vuoto trivellato
da molecole capaci di divorarmi la mente
per svellere il male dal bene, come un dente.

E assieme al male, la volontà di essere viva,
l'arbitrio che rende ogni respiro una conquista.
Così, alla fine, uno degli angeli mi vide,
che non piangevo, eppure tremavo,
e allora comprese, e mi accompagnò
dolcemente alla luce di quell'androne.

Temevo allora quel portone enorme antracite
più d'ogni altra cosa: dopo averla agognata
ora per ora, giorno per giorno, ora la luce
che mi si spalancava libera innanzi mi atterriva
come può atterrire il fascinoso abisso
cui ci affacciamo, quando disperiamo.

Me ne andai allora svelta, senza voltarmi.



Marianna Piani
Marzo 2014

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