«La Poesia è Scienza, la Scienza è Poesia»

«Darkness cannot drive out darkness; only light can do that. Hate cannot drive out hate; only love can do that.» (Martin Luther King)

«Não sou nada. / Nunca sarei nada. / Não posso querer ser nada./ À parte isso, tenho em mim todos los sonhos do mundo» (Álvaro De Campo)

«A good poem is a contribution to reality. The world is never the same once a good poem has been added to it. A good poem helps to change the shape of the universe, helps to extend everyone's knowledge of himself and the world around him.» (Dylan Thomas)

«Ciò che premeva e che imparavo, è che in ogni caso non ci potesse mai essere poesia senza miracolo.» (Giuseppe Ungaretti)

sabato 21 giugno 2014

Le tue mani, la tua gloria


Amiche dilette, amici cari

a volte mi si chiede (è una domanda piuttosto comune, tanto per far conversazione, ma non così banale se ci pensate), quale è la prima cosa che osservo in una donna (o in un uomo).
Io non ho dubbi nella risposta, in questi casi, anche se certo non si tratta di una risposta particolarmente sorprendente credo. Gli occhi, di certo, sono fondamentali, ma prima ancora lo sono le mani. Le mani, per me, sono la sintesi dell'intera persona e della sua personalità, più ancora dello sguardo, che negli anni e con l'interazione sociale impariamo a dominare, a mascherare, anche a fingere: le mani invece, sono l'autentico specchio dell'anima.

Non è soltanto una metafora, o un paradosso poetico, nelle mani è davvero espressa l'intera persona, a cominciare dall'aspetto fisico, l'eleganza, la bellezza, la dolcezza. Le mani sono forti o tenere, snelle o gravi, agili oppure caute, delicate oppure tenaci, sensibili o voraci; attraverso le mani si compie per me una gran parte del percorso seduttivo che si scatena tra un individuo e l'altro, l'attrazione (o all'opposto la ripulsa) per me partono dal contatto e dalla immagine che le mani per prime ci comunicano, senza possibilità di finzione o mascheramento, poiché sono le parti più esposte e nude che offriamo all'ambiente esterno.


Le mani, poi, sono quelle che ci sfiorano, ci accarezzano, ci eccitano, esplorano il nostro corpo e scatenano emozioni e puro piacere nell'incontro con i nostri più segreti e intimi recessi.
L'innamoramento è un processo complesso, non importa quanto istantaneo o di lunga maturazione possa essere, coinvolge così nel profondo e così tanta perte di noi da non poter essere definito, per quanto da sempre i Poeti, eterni illusi, si sforzino a farlo. Ma per me, di certo, nel momento in cui le mie mani raggiungono e stringono quelle dell'oggetto della mia attenzione e del mio desiderio, in quel preciso istante sono certa il processo giunge al suo compimento, al suo apice, e l'attrazione si può chiamare da quel momento, e forse solo da quel momento, amore.

Dedico a voi, amiche care e amici, queste mie piccole riflessioni, e le parole che ne sono scaturìte.

Con amore.

M.P.





Le tue mani, la tua gloria,
furono tutto il mio destino
dal primo istante che le scorsi:

più degli occhi, così chiari
come stelle alla marina,
in cui temetti di annegare.

Più delle labbra tue
ardenti come fiamme
che mai avrei osato di sfiorare

per timore di bruciare.
Prima anche del tuo cuore,
che solo ora così conosco

e mi sconvolge, più del vento
che scompiglia i tuoi capelli
riversando oro puro sul tuo viso.

Così sfiorarono le mie le mani tue,
come le ali d'un falco bianco,
salde e lievi, sussurranti.

Le mie allora, incerte inerti
raggelate dal riserbo,
palpitariono lievemente.

E da quel palpito soltanto
le tue seppero che mi possedevi,
da quell'istante, forse per sempre.

Mani bianche come neve,
mani calde, tenere camelie,
senza il segno d'uno screzio,

prive di ogni esitazione,
mi stringevano le dita
acciocché io non più fuggissi.

Le tue mani vidi, quel giorno
sulle mie, e da allora
è mutato il mio destino,

è mutato il corso delle stelle,
è mutato il cielo ed è mutato
fino anche il mare che ci attende

tra faville di bellezza.
Mai più vorrei lasciare
il loro tenero possesso.

Questa dolcissima
mia tenera prigione.



Marianna Piani
Milano, 16 Marzo 2014

5 commenti:

  1. Intrecciate le mani,
    si stringono
    i cuori.
    Le carezze lente,
    poi veloci,
    accendono i desideri.
    Le mani sono
    essenziali,
    nell'incontro di anime.

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    1. Le carezze lente
      poi veloci,
      poi profonde,
      poi sognanti,
      poi languenti,
      poi fiammanti...
      Poi il cuore intero
      tra le tue mani.

      Lauretta mia!

      Mari

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  2. Due cose mi hanno colpito, questa volta :

    La prima è stata l’utilizzo del carattere corsivo ANCHE nell’introduzione :
    “… ma prima ancora lo sono le mani.”
    Può sembrare una banalità, o una cosa di scarsa importanza, di certo per me non lo è.
    Provo a spiegarmi.
    L’utilizzo del corsivo in chiusura di affermazione (come in questo caso) è una sorta di personale presa di posizione, nonché di “apertura” nei confronti di ciò che il lettore si troverà ad analizzare in seguito, ovvero la parte “corposa” e vitale dell’introduzione e, naturalmente, la composizione.
    E' essenziale.
    La seconda cosa che mi ha colpito, è la seguente :
    Hai espresso, mediante l’introduzione, (rischiando un po’) fin da subito le tue idee riguardo l’importanza delle mani al fine di “capire” una persona al primo impatto, dunque il lettore avrebbe potuto benissimo dire :
    “Ok, la tua idea l’hai già espressa, quindi la composizione non mi dirà nulla di meno, e nulla di più”.
    Sbagliatissimo.
    Mediante la composizione, hai “motivato” in maniera poetica le affermazioni espresse nell’introduzione, aggiungendo magia e dettagli "in HD"come solo tu e il tuo pennello magico sapete fare.
    In questo caso, più che mai, l’introduzione non può fare a meno della composizione, e viceversa.
    Parlando appunto della composizione,
    L’hai iniziata scrivendo :
    “Le tue mani, la tua gloria,
    furono tutto il mio destino
    dal primo istante che le scorsi…”
    Per poi aggiungere, via via :
    Più degli occhi, più delle labbra…
    (Al fine, appunto, di avvalorare la tua tesi).
    Il culmine l’hai toccato, a mio avviso, componendo questi versi :
    “…mi stringevano le dita
    acciocché io non più fuggissi.”
    Hai fatto capire perfettamente la differenza che passa tra occhi, labbra, e, appunto, mani :
    Concordo con te quando scrivi (riassumendo) :
    “Solo nel momento in cui le mie mani raggiungono e stringono quelle dell'oggetto della mia attenzione e del mio desiderio, l'attrazione si può chiamare amore.”
    La chiusura ? “Innamorata e intrappolata”.
    E’ una conseguenza logica, se ci pensi :
    Nel momento in cui ci innamoriamo, siamo “in trappola”.
    Siamo, in una “tenera prigione” (parole tue) dalla quale non vorremmo mai evadere.
    Nel momento in cui prendiamo per mano la persona amata, siamo “incatenati” :
    Le nostre mani si fondono e convergono in una mano sola, mentre le braccia, camminando, sembrano disegnare una enorme lettera V.
    Quindi, teoricamente, si potrebbe dire che la più grande vittoria, il più grande e sentito gesto, in amore, sia appunto quello di prendersi per mano.
    Non è mai un gesto falso prendere per mano qualcuno, a differenza di un’occhiata sensuale o di un bacio.
    Così come non è mai un gesto falso fare una carezza, o sfiorare i capelli della persona amata.
    Concludo dunque riprendendo (ancora ?!) una tua affermazione :
    “Le mani sono l'autentico specchio dell'anima”.
    E’ proprio così.
    Complimenti ancora.

    Un abbraccio grande,

    Luca

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    1. Bellissimo commento, Luca, anzi, perfetta analisi critica, hai colto tutto ciò che c'era da cogliere, ogni mia intenzione. Anche questa volta non saprei che cosa poter aggiungere senza rischiare ridondanze su un commento critico fin troppo lusinghiero.
      La mia intenzione, nello scrivere, è prima di tutto comunicare, e da ciò che tu qui scrivi ricavo la sensazione, molto emozionante, di esserci in qualche modo riuscita.

      Ma la tua attenzione è sorprendente, e arriva fino al punto di rilevare dettagli apparentemente insignificanti come il "corsivo" inserito nel testo della "introduzione".
      Come altre volte ho detto, queste piccole introduzioni - che nascono in realtà molto dopo la composizione cui si riferiscono - le scrivo per timidezza, per insicurezza, perché proprio non riesco a lasciare andare nel mondo una mia creatura senza in qualche modo tentare di accompagnarla.
      A volte mi capita di sentire l'esigenza di trattare gli stessi argomenti contenuti nel componimento poetico, ma sbaglierebbe chi (sia pur in tutta leggittimità, per me il giudizio e la volontà del lettore sono sacri) si soffermasse sull'introduzione senza poi avvicinare la composizione nel pensiero che in fondo sempre dello stesso argomento si tratta. Il componimento "poetico" - riuscito o meno che sia - è tutto un altro mondo. È come una descrizione a parole del canto del mare, in confronto a un pezzo musicale che questo canto invece tenta di interpretare e riprodurre.

      In ogni caso, se doveste proprio scegliere, io suggerirei di saltare pure la introduzione, e di leggere direttamente la composizione.

      Grazie Luca, grazie ancora!

      Un abbraccio
      Marianna

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  3. Non volevo certo paragonare l'introduzione alla composizione.
    Il mio era un discorso più ampio, relativo alla "pazienza - scrupolosità" del lettore, soprattutto il lettore "da web".
    Ovviamente il componimento poetico è altra cosa !
    Ma è un discorso troppo lungo.
    Ti auguro una buona giornata !
    Un abbraccio

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