«La Poesia è Scienza, la Scienza è Poesia»

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«Ciò che premeva e che imparavo, è che in ogni caso non ci potesse mai essere poesia senza miracolo.» (Giuseppe Ungaretti)

mercoledì 4 giugno 2014

Arrigo Beyle, a Milano



Amiche dilette e amici,

La composizione che vi propongo oggi appartiene al genere che io chiamerei (mutuando il termine dal linguaggio musicale) della variazione.

Infatti, nasce dall'incontro di un tema, variato su diverse visioni e prospettive: il mio essere, il mio sentirmi Milanese, pur sentendomene tutt'ora estranea, il mio amore contrastante per questa città, che io considero tra le più brutte d'Italia, e che pure mi ha accolto da anni nel suo grembo, e cui sempre ritorno, pur sempre tentando di fuggirne.
Lo spunto, casuale, viene dall'aver fatto un po' d'ordine in biblioteca, nella "sezione" francese, e quivi d'aver re-incontrato e riordinato la mia piccola collezione "opera omnia" di uno degli autori a me più cari, tra gli scrittori fondamentalmente estranei all'ambito della Poesia, quel Marie-Henri Beyle, aka Henri Brulard, aka Stendhal, sublime dilettante, nato nel 1783 e morto nel Marzo del 1842, e tumulato a Montmartre sotto la  pietra che reca la celebre iscrizione, in Italiano, voluta dallo stesso Stendhal:

"Arrigo Beyle / Milanese / Scrisse / Amò / Visse".

Riflessioni sul mio pellegrinare da Triestina transfuga (anche Beyle fu per un periodo non breve a Trieste ndr), milanese d'adozione, cosmopolita di spirito e vocazione, dilettante pura, innamorata del bello, innamorata della letteratura e delle lingue romanze, quasi bilingue italo-francese… Ovviamente non poteva non entrare trionfalmente nel mio background la figura di questo grande Spirito Libero.
E poi questa Milano, soprattutto, questa intollerabile, sgraziata, malversata ma generosa città…

Vi lascio amiche care e amici con queste riflessioni, venate di malinconia per un amore mai veramente totalmente espresso, mai totalmente riconosciuto, come tenuto in un cantuccio. Non un omaggio, quindi, una semplice constatazione.
Milano in fondo, secondo me, è una città da cui occorre fuggire, per poterla comprendere…

Con amore

M.P.

 



Arrigo Beyle, a Milano


Questa città che mi aspetta
in una mattina di inverno inoltrato
indecisa tra un sole ingiallito
e un grigio torpore di nebbia.

Questa città senza un fascino vero
se non quello d'esserne priva,
dove i palazzi s'affollano senza grazia
a ridosso di larghi viali anneriti
da decenni di traffico inerte,
ai crocevia di strade sbucciate
da secoli di passi affrettati.

Nuove torri crescono su spianate
orridamente livellate, come scheletri
di brontosauri spolpati dalle ere.
Negli occhi di gente ai passaggi
qualche speranza si legge, ma non per oggi:
forse, se sarà, sarà per l'indomani.

Potrei lasciare l'informe cerchia
di là dai navigli, e avventurarmi, col cuore in gola,
al centro del centro pulsante: qui gli edifici
da casuali si fanno maestosi, inutilmente,
senza un'autentica nobiltà da esibire.
O forse palese, ma io non la distinguo.

Tuttavia qui dove punto ora i miei piedi
elegantemente calzati di design italiano
le pietre hanno veduto ben altri passi,
e forse per questo sono sconnesse, corrusche,
come piastre di archetipe testuggini
schiacciate dal peso di reggere il mondo.

Ogni qualvolta mi lascio portare
dalla tranvia della mia mente
tra quelle muraglie dense, macchiate
dal nero dei fumi di una civiltà ormai decaduta,
mi rammento di quella pietra, a Parigi,
così incongrua in quel luogo di morte.

Chi la depose lo fece in memoria
di uno spirito acceso, spietato
nel suo ironizzare leggero, scorrevole
come scorre la Senna sotto i pilastri dei ponti
a bagnare i basamenti delle cattedrali.
E io mi chiedo cosa spinse quell'uomo

a dichiararsi straniero a sé stesso
per amore forse d'un luogo più creduto
che conosciuto. Più sognato che vissuto.
Se egli lo fece, anch'io lo posso,
di dichiararmi, pur non essendo,
d'amore, Milanese…


 

Marianna Piani
2 Marzo 2014

1 commento:

  1. Premessa :

    Anche io credo che Milano sia una delle città più brutte d’Italia.
    Fortunatamente, e sottolineo, FORTUNATAMENTE non ci vivo.
    Non potrei MAI viverci, sono troppo abituato al verde, alla natura, agli spazi ampi.
    Certo, mi capita di venire a fare acquisti, non lo nego.
    In fin dei conti, l’unica vera bellezza di Milano (a mio modesto parere), sono i negozi : se ti serve qualcosa di particolare, a Milano sei sicuro di trovarlo.
    Da questo punto di vista, Milano è molto generosa.
    Anzi, la città più generosa d'Italia, e non solo.
    ...Come diceva il nostro caro Arrigo ?
    "Non ci consoliamo dai dolori, semplicemente ce ne distraiamo."
    Ecco, via Montenapoleone può certamente distrarti per due o tre ore dai dolori della vita !
    Anche se non amo molto il concetto di “uscire di qui, entrare di là”.
    A Milano, in fondo, si esce da un negozio - appartamento - ufficio, per entrare in un altro, e via così tutto il giorno.
    Fortunatamente per te, vivi in zona San Siro, vicino a Monte Stella, almeno un po’ di verde lo vedi anche tu, e puoi correre in (quasi) tranquillità.


    Parlando della composizione :

    Non potevi iniziarla in modo migliore, ovvero “inserendo” la nebbia.
    Parlare di Milano senza nominare la nebbia è come parlare di Roma senza nominare il Colosseo.
    Continui dicendo “Questa città senza fascino vero, se non quello di esserne priva”.
    Essere privi di fascino e di conseguenza averne…Geniale !
    E’ come dire : non mi piaci, però se voglio restare devo per forza accontentarmi di come sei, visto che non cambierai mai.
    Notevole anche l’accostamento agli scheletri dei Brontosauri, così come la mancata speranza nei confronti dell’oggi negli occhi della gente e il fatto di rimandare la speranza al domani.
    Cogliere uno sguardo - qualunque sguardo - non è mai facile, e generalizzare potrebbe risultare banale e ripetitivo.
    Non è questo il caso : parlando al plurale, utilizzando il termine “gente", non rivolgendoti ad una singola persona, hai colto nel segno in maniera cruda e reale, risultando molto credibile.
    Naturalmente, non poteva mancare il classico “momento vanità”, nel passaggio “Qui dove punto ora i miei piedi elegantemente calzati di design italiano…”.

    Concludendo :

    Chi, come te, ha avuto la fortuna di nascere e trascorrere parte della vita in un luogo magico come Trieste, a contatto con il mare e la natura, non può e non potrà mai amare veramente i loculi di cemento presenti nelle grandi città.
    Lo lasci trasparire chiaramente nel finale.
    Cerchi quasi di "farti coraggio", prima chiedendoti cosa abbia spinto Stendhal a "dichiararsi straniero a sè stesso", per poi concludere in maniera possibilista-malinconica dicendo :
    "Se l'ha fatto lui, posso farlo anch'io".

    P.s.
    Hai utilizzato l’abbreviazione “aka”, molto utilizzata nel linguaggio Rap…
    Complimenti Marianna Piani, Also Known As…
    La FIERA ragazza di Trieste !

    Un abbraccio,

    Luca

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