«La Poesia è Scienza, la Scienza è Poesia»

«Darkness cannot drive out darkness; only light can do that. Hate cannot drive out hate; only love can do that.» (Martin Luther King)

«Não sou nada. / Nunca sarei nada. / Não posso querer ser nada./ À parte isso, tenho em mim todos los sonhos do mundo» (Álvaro De Campo)

«A good poem is a contribution to reality. The world is never the same once a good poem has been added to it. A good poem helps to change the shape of the universe, helps to extend everyone's knowledge of himself and the world around him.» (Dylan Thomas)

«Ciò che premeva e che imparavo, è che in ogni caso non ci potesse mai essere poesia senza miracolo.» (Giuseppe Ungaretti)

sabato 23 agosto 2014

Route Blanche


Amiche care, e amici

in viaggio verso il traforo del Monte Bianco, dal versante francese.
Uno dei miei tanti passaggi, dal momento che ho da quelle parti una mia cara amica (medico, esercita a Ginevra, e mi ospita ogni tanto, quando mi prende la voglia di viaggiare. Il suo appartamentino in centro città, non lontano dal lago, è anche un bel "campo base" per le nostre veloci puntate a Parigi, città che lei conosce bene, avendoci vissuto per un periodo non breve), e si tratta di un itinerario che ho ripercorso diverse volte, in stagioni diverse, e ogni volta il profilarsi quasi improvviso, percorrendo l'autostrada, di quel poderoso "quasi cinquemila" mi riempie di stupore e rispetto.
Sì, ho scritto "rispetto", con cognizione di causa. Io ho esercitato per anni, fin da giovanissima, alpinismo, con qualche soddisfazione: così piccolina e leggera avevo un senso naturale dell'arrampicata, non avevo timore alcuno dell'altezza, o del vuoto, ero una specie di scoiattolo, anche se mio padre, per farmi arrabbiare, mi chiamava criceto: "Te va su come un criceto, picia mia" mi diceva, nel suo dialetto, intendendo riferirsi a certe mie goffaggini tecniche che il tempo non mi ha concesso di superare o migliorare. Comunque fu mio padre a trasmettermi questa passione, e a condurmi ancora bimba in montagna, insegnandomi passo passo quel poco di tecnica necessaria per affrontare le facili pareti che mi portava - prudentemente - a risalire.

Mio padre era un discreto alpinista, ma devo dire che questa è una tradizione in un certo ambiente della mia città. Trieste è una città che offre spazio a diverse attività sportive, curiosamente condivise tra mare e monte, e la popolazione sportiva praticamente si divide tra l'alpinismo (o lo sci), la vela (o il canottaggio), il nuoto e la speleologia. Io - a parte quest'ultima che non ho avuto l'occasione di avvicinare personalmente - ho esercitato più o meno tutte queste discipline, scimmiottando il mio papà, che era un campione (almeno, così a me pareva, ovviamente) in tutte.

Tutto questo preambolo per cercare di raffigurarvi quale particolare impatto può avere su di me la vista di un massiccio così imponente. Il mio sguardo è quello di chi conosce, almeno un poco, la montagna, i suoi paesaggi, i suoi misteri, e i suoi pericoli. Il teatro delle mie (piccole) ascensioni è stato interamente dolomitico, il che vuol dire magico, vario, di una bellezza ineguagliabile, ma di dimensioni assai più contenute: conquistare una cimetta poco sopra i tremila, da quelle parti, è già raggiungere il tetto del mondo.
Ma c'è un sentimento che la montagna, ogni montagna, indipendentemente dalle dimensioni o dalle misure in verticale, incute ad ogni vero alpinista: appunto, il rispetto.

Un alpinista mette le mani sulla roccia nuda di una parete, la stringe, e sa che dalla sua capacità di interpretare correttamente il linguaggio di quella pietra dipende direttamente la sua vita. Da qui deriva prima di ogni altra cosa un profondo rispetto. Nessun vero alpinista si avventa su una parete come se si trattasse di una performance sportiva o di uno stimolante adrenalinico, quelli sono soltanto degli sbruffoni, incapaci di comprendere l'autentico senso della Montagna.
Una salita non è un "esercizio" sportivo, è uno scambio di forza e di pensiero tra la Montagna e l'Alpinista, un rapporto simbiotico, a strettissimo contatto, una sfida rituale tra un immenso Gigante e un minuscolo Golia.
Questo, al di là delle tecniche di roccia, è stato il principale insegnamento su questi particolari argomenti, di mio padre: l'amore per la Montagna porta al rispetto per essa, e il rispetto riconduce all'amore. La Montagna si confronta, non si sfida, si doma, non si ferisce. Solo allora sentirai di poter godere della sua amicizia. Ed è come stringere amicizia con una tigre, che sai che potrebbe in ogni momento ucciderti con il semplice movimento di una zampa.

Per voi, amiche dilette e amici cari, con amore

M.P.






Route Blanche


Queste assurde montagne
così tanto immense da sembrare infinite,
questa muraglia di vetro
come uno spettro possente che sbarra ogni accesso
alla vasta valle, e ogni fuga da essa...

Questo senso annichilente, trionfante
che schiaccia chiunque l'avvicini,
questo impossibile salire verso il cielo,
questa tracotanza nel voler sfidare le nubi
gelose della loro vicinanza al Divino.

Potrei risalire le rocce e i ghiacci per ore,
forse per giorni, e giorni ancora;
e a pochi minuti di volo d'uccello
dal mondo dei vivi e dalla sua folla,
potrei morire d'inedia, o di sfinimento.

Potrei precipitare in un crepaccio, oppure
venire schiacciata da un malvagio seracco,
e nessuno mi saprebbe più ritrovare, per decenni,
forse millenni: restituita infine all'alveo d'oblio
cui aspira in fondo ogni donna, e ogni uomo.

Così avviene che il sole trapassa, alle mie spalle,
diffondendo nell'aria una brezza sottile,
ma fredda, e dal cielo stupefacente d'azzurro
una fantasmagoria di luce arancio, e violetto,
si posa sulla più alta cima come un diadema.

Nascono stelle, a oriente, una ad una,
così come nascono speranze, e muoiono illusioni,
ogni singolo astro mi parla e confida
frammenti delle sue storie, perché le ascolti
e un giorno io le possa narrare.

Ogni astro è invisibile ancora al mondo
eppure rifulge di luce accecante,
ciò che si erge innanzi a noi
in tutta la sua potenza, non è umano:
umano è il sogno - illusione - di essergli pari.



Marianna Piani
Passy, 10 Aprile 2014

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