«La Poesia è Scienza, la Scienza è Poesia»

«Darkness cannot drive out darkness; only light can do that. Hate cannot drive out hate; only love can do that.» (Martin Luther King)

«Não sou nada. / Nunca sarei nada. / Não posso querer ser nada./ À parte isso, tenho em mim todos los sonhos do mundo» (Álvaro De Campo)

«A good poem is a contribution to reality. The world is never the same once a good poem has been added to it. A good poem helps to change the shape of the universe, helps to extend everyone's knowledge of himself and the world around him.» (Dylan Thomas)

«Ciò che premeva e che imparavo, è che in ogni caso non ci potesse mai essere poesia senza miracolo.» (Giuseppe Ungaretti)

sabato 15 novembre 2014

In Nomine - I


Amiche care, e amici,

quest'estate ho sentito, dopo diversi anni di pratica del verso libero, di riavvicinarmi gradualmente alla "forma chiusa".
Non è una nostalgia del passato, né una reminiscenza scolastica. Semplicemente sentivo la necessità di riconsiderare la mia scrittura, un esercizio fin troppo facile per me, attraverso il filtro di una struttura formale, così come in musica, dopo decenni di atonalismo, l'orecchio sente il bisogno di "riposare" (si fa per dire) nell'ambito del sistema temperato e della tonalità, magari violandone qualche canone per motivi espressivi, o perché certi vincoli a volte ci vanno troppo stretti ormai.
Io ritengo la metrica classica, così come il sistema tonale, una convenzione di comunicazione, una sorta di patto stretto tra autori ed ascoltatori (o lettori) per stabilire un codice comune tra di loro, con un sistema di regole che in fondo sono una sorta di patto sociale, quasi di bon ton, dove anche l'infrazione assume un senso e una valenza forte.
In un sistema del tutto infranto, infatti, che senso può mai avere l'infrazione?
Se ci pensate, quando io mi affido al verso libero non dico nulla di "formalmente" nuovo, nulla che possa incidere sulla grigia entropia del convenzionale per trasmettere l'emozione o il messaggio poetico che mi sta a cuore. Il verso libero ha perduto ormai da molti decenni ogni sua valenza di novità, ed è divenuto semplicemente una convenzione come le altre, perfino più di altre. Con uno svantaggio, però, rispetto alle forme chiuse del passato, quella di aprire la via al facile, al superfluo, al nulla.
L'unico "canone" metrico del verso libero in realtà è il "a capo". E capirete che ciò traccia un confine assai labile con la prosa, e, peggio, con il prosastico, per cui è divenuto oggi difficilissimo comporre (o - purtroppo - leggere) dei versi liberi non dico eccellenti, ma anche solo accettabili. Un po' come oggi, nell'epoca degli smartphones, è divenuto difficilissimo realizzare (che non sia del tutto casualmente) una bella fotografia.
Per questo ho parlato di "riposo": il metro, la forma chiusa, la rima, offrono allo scrittore una struttura, un alveo in cui contenere la propria ispirazione, un modo di tenerla sotto controllo, come una vetta che offre al rocciatore gli appigli da afferrare, le spaccature a cui assicurare i chiodi che gli consentano di continuare a salire.

Naturalmente oggi non si può nemmeno semplicemente e mimeticamente "riesumare" una antica forma per appiccicarci i propri versi. Occorre assimilare, questa forma, renderla viva e significativa. Il che avviene non semplicemente con la conta delle sillabe, ma con un processo assai più complesso, che, se affrontato seriamente, diviene un nuovo autentico cimento per uno scrittore sufficientemente "onesto" con sé stesso. A questo punto la "facilità" non è più a portata di mano, e occorre invece lavorare (i.e. usare del proprio talento)  perché la forma non abbia il sopravvento, e dissolva l'emozione. Affascinante, non trovate?

Dunque, in tutte le mie composizioni da qualche tempo a questa parte ha teatro, in misura maggiore o minore, questo conflitto, che ormai per me è l'unico terreno su cui il seme dell'ispirazione riesce a germogliare.
Tuttavia ciò avviene sottotraccia, e raramente - al di là della la mia predilezione, che viene da tempi "non sospetti", per l'ordinamento in quartine o terzine - raramente dicevo si avvicina a un canone metrico ben definito.

Eccezione per il sonetto: la Forma Poetica forse più nobile della tradizione Italiana, che ha esercitato su di me da sempre una attrazione e un fascino irresistibili, tanto da spingermi, se pur sporadicamente, a tentare qualche esperimento in tal senso.
Ma quest'estate ho sentito in desiderio - dovrei dire l'urgenza - di fare un passo in più, di esplorare a fondo questa forma nobile, sintetica, armoniosa, e di saziarmene per un po', in un certo senso.

Per questo ho avviato un progetto di raccolta che aveva (cosa inconsueta per me già questa) già dall'inizio una struttura architettonica ben definita:
quattordici sonetti come quattordici sono i canonici versi del sonetto, in una simmetria di carattere appunto architettonico certo non nuova in assoluto (sono tanti gli esempi del genere, anche solo restando nell'ambito della Poesia del novecento), ma di certo nuova, nell'intenzione, per me. Sonetti, come vedrete, "liberi", che si permettono di "giocare" un poco con la forma classica, versi irrelati e metri magari inconsueti, ma pur sempre dei sonetti.
E l'idea, l'ispirazione di base, è stata subito quella di scriverne ognuno dedicato a un diverso nome di donna, tra quelle che hanno avuto importanza nelle mie vita.
Non si tratta di ritratti veri e propri però, solo di suggestioni: dietro ciascun nome si cela un destino (di questo sono convinta) e ognuno di questi è il ritratto di UNA specifica donna che porta quel nome, ma non solo. Ogni nome è l'apparato simbolico che raffigura una certa universalità del femminile, vista dall'ottica di una donna, quale sono io, profondamente innamorata della femminilità, in tutte le sue espressioni.
Per fare un esempio, Gioia non è (solo) il ritratto di una specifica donna, amica mia, di nome Gioia, ma rappresenta, o vorrebbe rappresentare, tutte le Donne-Gioia che ho incontrato, e amato, nella mia vita.


Uh! Ma quanto chiacchiero! Scusate...
Ecco, da oggi vi proporrò, con la solita cadenza "tendenzialmente" bisettimanale, due di questi ritratti, o meglio, due di questi bellissimi e amatissimi nomi. Fino alla fine della raccolta.

Oggi aprirò la prima coppia anche con un "prologhetto giocoso" che ho composto (alla fine) con l'intento voluto di sdrammatizzare ogni aura accademica o scolastica di questo piccolo esperimento. Che spero tanto vorrete seguire con la vostra consueta indulgenza.

Grazie per esserci. Con amore, vostra

M.P.







In Nomine
Quattordici sonetti in libero canto



Sonetti sono!

(Prologhetto giocoso)


I sonetti, mi vanno un po' stretti:
come un paio di bei sandaletti,
così sensuali, alti di tacco,
ma così scomodi da portare.

Per questo ne ho composti di fila
un'intera dozzina, più un paio
che ho aggiunto poi per pareggiare
coi pezzi il numero dei canonici

versi. E per scongiurare i rischi
d'una accademica noia, presi
a caso tra le amiche più care

quattordici nomi di splendide donne,
care amiche, sorelle, amanti o spose,
a ispirarmi l'incanto della bellezza.


Nebbiuno, 12 Ottobre 2014




1

Gloria


Vita di sole, vita di luce, vita che al mattino
t'affacci alla vita; prato di salvia, muschio silvestre,
profumo dorato del lago che ti reca il libeccio,
sguardo adorato, gioiello di cielo in uno scrigno

di ciglia. Bocca ridente come la valle nell'alba
che s'apre alla brezza, le labbra assetate di brina,
e le tue braccia nude, sottili e bianche, appoggiate
al parapetto del giorno, e io qui che ti contemplo...

E allora io mi chiedo stupita che mai ti trattiene
dal prendere il volo, come fa l'airone cinerino
dal suo canneto, per elevarsi al cospetto del sole.

E dispiegare le tue ali immense contro la luce
abbagliante. E invece, quieta, rimani nei tuoi pensieri,
appagata della beltà della tua candida grazia.




Marianna Piani
Nebbiuno, 5 Giugno 2014




2

Gioia

 
Sei discesa d'un balzo dalla motocicletta
come una rondine in livrea neroargentata,
hai liberato i capelli dall'elmo lucente
con una vampa di rosso che m'ha illuminata.

Per un istante i tuoi occhi color di foresta
hanno fissato la strada percorsa d'un fiato
che riverbera ancora del pulsare ruggente
del tuo due tempi - e del tuo cuore appassionato.

Ognuno vedendoti sogna di starti accanto
e di stringerti forte i fianchi per non cadere
mentre tu ti getti in picchiata nel precipizio

dell'aspide grigio d'asfalto giù dallo Stelvio.
La tua bellezza è quella d'una fiera pantera
che balza sull'anima, e ne addenta la gola.



Marianna Piani
Nebbiuno, 6 Giugno 2014


9 commenti:

  1. quanta magia, suona, canta e danza nella musicalità dei tuoi versi, abilmente cesellati con animo poetico. Atto di scrittura con desiderio di mostrare la bellezza dei suoi colori e dei tanti suoni che il liuto rilascia quando l'arco del poeta ne sfiora le sue corde.
    Mi affascina la la tua versione di struttura rigida che si scioglie nei versi e dona quel senso di libertà che genera poesia.
    Con ammirazione
    Il tuo devoto lettore
    Francesco

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    1. Caro amico mio,

      come sempre pregnante e sicuro nel cogliere quel che c'è da cogliere.
      A tutto il mio lungo prologo (forse troppo lungo?... Perché non ho la sicurezza di lasciar dire alla poesia, così, semplicemente?) aggiungo solo un pensiero, agganciandomi al tuo commento: essenziale è che ogni ricerca, ogni esperimento alchemico di parola e suono, non infici il motivo primario del fare poesia, che è e rimane quello di comunicare emozione.
      Fallito questo, fallita la poesia, che precipita nella prosa o nel borborigmo informe.

      Tu, forse con un pizzico di indulgenza di troppo, mi rassicuri che, forse, a questo rischio mi sono sottratta. Dando una ragione al mio lavoro, al mio sforzo.

      "Devoto lettore", ti amo!

      Marianna

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  2. Approvo tutto ciò che hai scritto, e apprezzo i tuoi versi contenuti. Eppure, non so mai se questa mia scarsa predisposizione per la metrica, per il gioco sapiente che ogni patto sociale presuppone venga rispettato, oggi sacrifichi in me la poesia, tanto più che al mio animo giunge non tanto il "contenuto", quanto la forma, una carezza, piuttosto che uno stravolgimento d'emozione. In ogni caso complimenti. Per la tua intelligenza, la sensibilità. L'eleganza.

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    1. Grazie, prima di tutto grazie davvero per essere qui da me.
      Non ricordo tuoi interventi prima di questo, e quindi credo tu sia un nuovo ospite nel mio salottino, e questo mi riempie di felicità: come ho detto in altre occasioni, la scrittura, qualunque forma di scrittura, ha senso, anzi, acquista senso solo quando trova qualcuno disposto a leggerla.

      Parlando della tua osservazione, hai ragione: se la forma travalica ciò che in realtà è l'unico vero motivo di esistenza di un componimento poetico, cioé comunicare, cioé esprimere emozione, e fare in modo che venga accolta, allora si tratta di un componimento debole, se non fallito del tutto.
      Tutto il lavoro, inclusa la "tecnica", sta proprio nel tentare di superare questo muro, che si erge tra scrivente e lettore, tra dicitore e ascoltatore, e per farlo ci si può avvalere di diversi strumenti, codificati poiché - conditio sine qua non - comune dev'essere il codice di comunicazione affinché la comunicazione abbia speranza di successo.

      Ma vedi, non vi è ormai una reale differenza tra la forma chiusa e il verso libero, in entrambi i casi vi è una norma, un codice, da rispettare e/o infrangere. Il verso libero, nelle sue molte forme, è ormai codificato anch'esso, fin più del metro "chiuso". E altrettanto difficile è fare "vera" poesia - e coglierla nella lettura - in un caso e nell'altro.
      Ciò che provo, in questo piccolo esperimento sul sonetto, è di trovare nel metro una struttura architettonica attorno cui edificare la mia costruzione narrativa ed espressiva, cercando di conservare la sincerità e la verità del discorso lirico. Naturalmente posso esserci riuscita più o meno, sono pur sempre una piccola dilettante (che studia molto, ricerca molto, ma dilettante) in quest'arte, di difficoltà verticale.

      Spero che almeno la "carezza" ti sia giunta, e ti abbia reso la giornata un pizzico, un atomo più bella...

      Grazie, di cuore, per esserci: torna a trovarmi, sarai sempre la (o il) benvenuta (o benvenuto).

      Un abbraccio

      Marianna

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  3. Ho apprezzato Gioia....sembra descrivere un sentimento di una persona che conosco....Sei brava....

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    1. Grazie Patrizia, benvenuta anche a te!

      Sono felice che ti piaccia la mia "Gioia". Vedi, a contraddizione di quanto scrivo nella premessa, Gioia in realtà è proprio un ritratto, e piuttosto verosimile, di una persona che ho amato - e un poco, anzi tanto, anzi troppo, amo ancora, nonostante mi abbia recentemente "tradita".

      Ma l'intenzione rimane, quella di evocare dei nomi per parlare di un universo femminile che abbracci tutte, tutte le ragazze e donne che costituiscono la mia piccola galssia personale di affetti e amori e illusioni. E poi, di ciò prova ne è, come vedrai se mi seguirai ancora, la presenza di tanti nomi "significanti" in questo piccolo catalogo personale.
      Voglio dire, Gloria e Gioia non sono soltanto due ragazze di nome Gloria e Gioia, e non sono soltanto due bellissimi nomi che rappresentano tutte le Glorie e Gioie del mondo, sono anche "LA Gloria" e "LA Gioia"...

      Ad ogni modo, al di là di ogni elucubrazione programmatica, ciò che conta è ciò che mi dici, che è il più bel complimento che un lettore possa fare a uno scrivente:
      "Sembra descrivere un sentimento di una persona che conosco", che vale a dire: "mi riconosco, in qualche modo, in quello che scrivi, riconosco un pezzo del mio mondo".

      Questo, sappi, e nessun altro, è il solo motivo per cui scrivo.

      Grazie ancora, cara, e spero davvero di incontrarti ancora qui da me...

      Marianna

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  4. Penso che tu abbia un grande dono....scrivere con poesia la VITA ....buona serata Marianna

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  5. Quanto mi piace leggerti.
    Soave e fluida.
    Bellissimi versi!!!
    Ho apprezzato particolarmente Gloria: l'immagine dell'airone è splendida!!!

    Ti abbraccio fortissimo,
    Stefania

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    1. Grazie Stefania, non immagini nemmeno quanto tenga al tuo apprezzamento!
      Ma, se vuoi, resta "sintonizzata": oggi arrivano delle altre, come promesso... E spero tanto che ti piaceranno.

      Come si risponde con un abbraccio? Con un abbraccio più forte!

      Marianna

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