«La Poesia è Scienza, la Scienza è Poesia»

«Darkness cannot drive out darkness; only light can do that. Hate cannot drive out hate; only love can do that.» (Martin Luther King)

«Não sou nada. / Nunca sarei nada. / Não posso querer ser nada./ À parte isso, tenho em mim todos los sonhos do mundo» (Álvaro De Campo)

«A good poem is a contribution to reality. The world is never the same once a good poem has been added to it. A good poem helps to change the shape of the universe, helps to extend everyone's knowledge of himself and the world around him.» (Dylan Thomas)

«Ciò che premeva e che imparavo, è che in ogni caso non ci potesse mai essere poesia senza miracolo.» (Giuseppe Ungaretti)

sabato 29 novembre 2014

In Nomine - V


Amiche care, amici,


questo è il quinto appuntamento con la mia raccolta di "sonetti" intitolati ai nomi di donna che hanno arricchito la mia vita.

Dirò, a chi non fosse addentro a questioni di prosodia e di storia della Poesia, o a chi fosse incuriosito da un poca di "cucina", che l'idea di raccogliere una "rosa" di quattordici sonetti, tanti quanti sono i versi che ne compongono la forma canonica, non è affatto nuova o inconsueta, né nel passato e neppure nella letteratura contemporanea, dove si possono incontrare diversi esempi di composizioni o raccolte formalmente simili a questa, in un arco che va dal Boiardo a Pasolini, Zanzotto, Landolfi.


Inoltre, ho parlato qui sempre di "sonetto", ma naturalmente siamo distanti dalla vera forma canonica e chiusa del sonetto tradizionale italiano, dal Petrarca in avanti.

Per prima cosa, mi sono sentita libera dalla rima, che rappresenta nella nostra lingua forse l'aspetto più marcato e riconoscibile di ogni forma poetica canonizzata.
Mi sono affidata piuttosto ad assonanze, rime interne, e in special modo al ritmo ricorsivo, per ottenere una sensibile tematica musicale, certo essenziale per questa forma poetica. Dal punto di vista puramente metrico/sillabico, ho mantenuto una qualche regolarità di struttura, e spesso mi sono affidata al più classico di tutti, l'endecasillabo. Questo perché desideravo ottenere una cantabilità piana e una tonalità dolce, adatta ai temi (e alle figure) trattate.
Inizialmente ero tentata di intitolare la raccolta "Cum Figuris" alludendo alla grande importanza del "genere ritratto" in tutte le composizioni, ma poi l'ho pensato troppo specifico e vincolante. Alla fine si tratta di suggestioni, più che di "life portraits", senza una necessaria concordanza con le figure "reali", quindi ho ripiegato sul titolo attuale.

"Laura" è il condensato simbolico di una figura di donna fragile e forte, che dal nome riceve un carattere particolarissimo di purezza e "innocenza" - nel senso paradigmatico del termine.
"Eleonora" invece è il ritratto di una donna prigioniera - in un certo senso - della propria consapevolezza e della propria acuta intelligenza, una donna sempre impegnata in un cammino di ricerca.

Diversissime tra loro, eppure accomunate da un comune destino di lotta e ribellione alla propria umana e femminile inadeguatezza. Ognuna è parte così di ognuna di noi.

Per voi, amiche dilette e amici fedeli, come sempre, con amore

M.P.





9

Laura

 

Ho seguito un mattino il corso del torrente
a ritroso, risalendo le pietre bianche
a piedi nudi, nella corrente, in cerca
della sorgente di quella casta purezza.

Non crediate sia stata una lieve fatica,
sanguinavano i passi sui bordi taglienti
dei sassi, e scivolava ogni malcerto appoggio
sui crani levigati dei massi giacenti sul fondo.

Così fresca, così dolce, questa sua fonte,
così lucente e lontana da ogni affanno
pare sgorgare per dissetare chi l'ama.

Chi mai direbbe quanto è aspro il declivio,
spaccate le rocce, nudo il sentiero, netto
e dolente l'alveo inciso nella sua valle!
 


Marianna Piani
Milano, 18 Giugno 2014




10

Eleonora


 
Inganna l'aspetto di una ragazza,
ingannano gli occhi ombrosi, distanti,
in apparenza svagati, o fiammanti,
ingannano le labbra richiuse in riserbo.

E ingannano le mani pallide e fini,
e le gambe scoperte dalle vesti
di lino, e i piedi lucenti di smalti
cobalto immersi nell'erba smeraldo.

Credevamo fosse solo passione
l'acerbo affanno che le gonfia il seno
come fa il maestrale al fiocco di prora.

É conoscenza, invece, orgoglio
dell'innocenza serbata, e il panico
di sé d'un astro che sa d'essere stella.



Marianna Piani
Milano, 19 Giugno 2014

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