«La Poesia è Scienza, la Scienza è Poesia»

«Darkness cannot drive out darkness; only light can do that. Hate cannot drive out hate; only love can do that.» (Martin Luther King)

«Não sou nada. / Nunca sarei nada. / Não posso querer ser nada./ À parte isso, tenho em mim todos los sonhos do mundo» (Álvaro De Campo)

«A good poem is a contribution to reality. The world is never the same once a good poem has been added to it. A good poem helps to change the shape of the universe, helps to extend everyone's knowledge of himself and the world around him.» (Dylan Thomas)

«Ciò che premeva e che imparavo, è che in ogni caso non ci potesse mai essere poesia senza miracolo.» (Giuseppe Ungaretti)

mercoledì 3 dicembre 2014

In Nomine - VI



Amiche care, amici,

Undecimo e dodicesimo sonetto, dunque, dedicati questi ai bellissimi nomi di Silvia e Stefania.

E i nomi, per me, come per magia, in un modo del tutto irrazionale e inspiegabile, descrivono e contengono sempre in qualche modo le persone che li portano


Di Silvia posso dirvi qualcosa di più, poiché di lei ho perso traccia, e difficilmente sarà riconosciuta o individuata dalle mie parole.
Silvia è un'infermiera, un paramedico esperto e una giovane donna di quieta ma luminosa bellezza, sposata, mamma di due figlie piccoline, e pur avendo una famiglia - adorata - cui badare, nel suo lavoro riusciva a dare tutta sé stessa, tutta la sua dedizione, la sua dolcezza, la sua immensa pazienza e capacità di comprensione.
Come il talento di un artista domina la vita di chi lo esprime, così Silvia era tra le corsie non più la donna di famiglia, la semplice ragazza sorridente e di natura spigliata e allegra che era, ma un Angelo Soccorritore, ruolo che in questo modo definitivamente totalizzante solo le donne sanno incarnare, a volte fino al martirio.
Non era questo il caso, tuttavia nel periodo che ho potuto passare con lei, nella clinica in cui ero ricoverata, ho capito a fondo il significato della Umana Pietas.
È stata lei, principalmente,  a ricomporre i pezzi della mia anima, sparpagliati ovunque senza un ordine qualsiasi, è stata lei, con infinita pazienza, anche sopportando la mia ostilità iniziale, la mia non volontà di fede, a ricondurmi in qualche modo alla ragione e alla vita.
Quando fui in piedi, e lasciai la clinica, traballante ma ricostruita, come una vecchia abitazione sconvolta da un ciclone e ristrutturata alla meglio, in quel preciso istante in cui la stavo perdendo, mi accorsi di amarla, come e più di una sorella.
Naturalmente, era tardi. E non la vidi più: io fui in clinica quasi un anno dopo per degli accertamenti, la cercai, ma seppi che si era trasferita in un'altro Paese.

Di Stefania, cui mi ispiro per il dodicesimo sonetto, invece non dirò molto, perché potrebbe essere riconosciuta, e se la Poesia è un atto pubblico (senza un pubblico nessuna poesia potrebbe esistere) le vicende legate alle persone sono private, segrete, e questa discrezione non deve essere violata, mai.
Dirò soltanto che si tratta di una ragazza che ho conosciuto solo "virtualmente", ma che rimane un punto di riferimento per me. Di una bellezza sconcertante, quasi perfetta, di una grande e sensibile intelligenza, fragile ma di grande determinazione, rappresenta per me la sintesi di ciò che una donna può donare di sé al mondo, con la sua semplice presenza.

Per voi, amiche care e amici

Con amore

M.P.





In Nomine
Quattordici sonetti in libero canto



11

Silvia

Il suo volto appare svanito per sempre,
nell'opaco destino che è lo specchio
appannato della mia nudità stremata
ed è l'immagine inversa e riversa

della mia inquietudine perversa, insana
compagna di cella di questa mia
disperata detenzione, esiliata
dall'essere una e una sola donna.

Mi trattenni allora salda e avvinghiata
al suo corpo paziente, come una radice,
per non esser travolta dalla corrente.

Nei giorni infami di carenza e di strazio,
soltanto il suo sguardo fu la luce
che mi guidò oltre l'oceano e lo spazio.


Marianna Piani
Trieste, 21 Giugno 2014






12

Stefania


Finestra sul creato che mi ha lasciata stupefatta
quel suo chiaro sguardo privo di rancore e incapace
di qualsiasi menzogna; radici aggrappate al cielo
quelle sue mani cariche di luce e frutta dorata.

Quelle sue mani, fini e sapienti, erano brezza
che solleticava il collo dell'amato e la fronte,
il suo sorriso era il sole vivo del meriggio
che lacera il sipario dei nembi all'orizzonte.

Fu il pensiero a strappare l'uragano giù dalle cime
ove s'annidava, fu quella sua sovrana bellezza
a eclissare la saetta, e la luna che la seguiva.

Alcune donne hanno la libertà inesauribile
dei venti e delle piogge, donano al mondo soltanto
il ristoro del maestrale o la furia del temporale.



Marianna Piani
(Giugno 2014)

2 commenti:

  1. Le tue parole sono come delle pennellate su di una tela bianca. Ricche di colori e sfumature. Quanto amo il sonetto Stefania. Hai dipinto delle immagini splendide e intense! "Radici aggrappate al cielo"... non esiste espressione più bella.
    Bravissima come sempre!!!

    Un forte abbraccio,
    Stefania

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    Risposte
    1. Grazie Stefy, grazie davvero!

      È il tuo nome, bellissimo, e come ho detto il nome in qualche modo "esprime" la persona.
      A proposito, ancora non sono riuscita a capire quanto in una donna l'intelligenza influisca sulla bellezza, e quanto la bellezza influisca sull'intelligenza: per me rimane un nodo inestricabile. La tua presenza certo non aiuta a scioglierlo...

      Tua
      Marianna

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