«La Poesia è Scienza, la Scienza è Poesia»

«Darkness cannot drive out darkness; only light can do that. Hate cannot drive out hate; only love can do that.» (Martin Luther King)

«Não sou nada. / Nunca sarei nada. / Não posso querer ser nada./ À parte isso, tenho em mim todos los sonhos do mundo» (Álvaro De Campo)

«A good poem is a contribution to reality. The world is never the same once a good poem has been added to it. A good poem helps to change the shape of the universe, helps to extend everyone's knowledge of himself and the world around him.» (Dylan Thomas)

«Ciò che premeva e che imparavo, è che in ogni caso non ci potesse mai essere poesia senza miracolo.» (Giuseppe Ungaretti)

mercoledì 3 febbraio 2016

Arcipelaghi


Amiche care, amici...

dunque, sapete care e cari, ho vacato da tempo la soglia dei quaranta (anni, quarant'anni, non quarantamila Euro in banca, ahimè) e inizio a guardare persone, ragazzi e ragazze, più giovani di me, nel modo in cui ogni generazione osserva quella che viene subito dopo di lei.

Purtroppo io non ho figli, né mai li avrò, ma mi soffermo a volte a pensare che se avessi avuto la opportunità di portare a termine la mia prima sfortunata gravidanza, a quest'ora Alice, la mia bimba mai nata, sarebbe alle soglie dell'Università… È una sensazione strana, questa mia mancata maturità di donna, - quella maturità radicale e profonda che solo l'essere madre può dare - tuttavia questa condizione "sospesa" non mi impedisce di sentirmi a tutti gli effetti parte della mia età anagrafica. È vero che l'età è solo quella che uno sente dentro di sé, e io mi sento giovanissima beninteso, ma è vero anche che le ragazze e i ragazzi di vent'anni che si affacciano ora alla vita li osservo ormai con la coscienza che essi sono parte di un mondo nuovo, cui io posso assistere come amica, compagna di strada, anche sorella, ma non più appartenere
Quello che scorgo spesso in loro, e mi intenerisce e affascina indicibilmente, è l'immensa potenzialità con cui questi ragazzi si gettano nel mondo, prima, molto prima delle delusioni, delle storture, dei compromessi, delle ipocrisie che inevitabilmente, come tutti noi, sono destinati ad incontrare.
Anzi, più luminosa e alta è la loro purezza di aspettativa e generosità d'animo, più cocenti e dolorose saranno le delusioni nell'incontro/scontro con la "realtà" del mondo.
La possibilità poi per ciascuno di loro è la stessa che è stata offerta a noi al nostro tempo, ed è dipeso solo da noi se abbiamo saputo o meno avvalercene: quella di potere - e sapere - preservare dentro di sé più intatta possibile la forza dirompente della propria giovinezza, al di là e al di sopra di qualsiasi ostacolo, difficoltà, convenzione, aggressione da parte delle Forze Oscure della conservazione o della reazione. Non fraintendetemi, lo sto dicendo in senso morale, trascendente, non politico, contingente.
Nella capacità di ogni generazione di salvaguardare la propria carica di giovinezza è fondata la capacità di innovazione, evoluzione, creatività, in ultima analisi della "felicità" della società che tale generazione è in grado di generare.

Per voi, amiche mie dilette e amici cari, queste riflessioni e questa composizione, un po' complessa e impegnativa, in tono vocativo più che intimo e lirico, scritta con il pensiero aperto al futuro, alle sue luci e alle sue ombre. Con speranza, innanzi tutto, credetemi.


E con amore.

M.P.




 
Arcipelaghi


Ebbene, scendete, ora,
scendete, vi esorto, scendete
il sentiero che dal monte
conduce al piano, la via
della vostra salvezza,
dal gelo alla luce, dalla scissione
all'interezza, e poi
trovate il percorso più sano
che dalla luce conduca
al mare, quel mare franco
cui tendono tutte le nostre
più tenere vive speranze.

Io vi seguirò, da lontano,
seguirò l'arco del vostro andare,
non per altro, per osservare,
e poi per intonare
qualche forma di canto
che vi possa trovare
giovani come eravate a partire,
così illusi, confusi, illuminati,
le menti, come gli sguardi,
spalancate, appagate, illimitate,
le mani aggrappate alle mani
dei vostri più teneri amori

appena sorti all'orizzonte
e già così densi, intensi, violenti,
così venati di vita e di sensi
e a volte di morte
come gli uragani
sugli arcipelaghi in fiamme
dei nostri desideri immolati
alle speranze di questa perduta
generazione - ancora senza voce.
Verrò, avanti a voi, dietro di voi,
sarò con voi, non parte di voi,
ma sarò il vostro sguardo,

e sarò la vostra voce.
Precoce, lascerò il mattino
cogliere il frutto delle piogge
lasciate sopra i prati, i declivi,
i terreni appena arati, come
un dono prezioso, dalla notte.
E narrerò dei rivoli limpidi
o dei torbidi stagni,
delle mobili argille
o dei duri sentieri accidentati
scavati dalle acque in fuga
verso valle, perennemente.

E quando chiuderemo il ciclo
e saremo sul bordo estremo
della riva, e il mare, questo
nostro dolce vasto mare,
ci dirà di essere pronto
ad accoglierci nel suo materno
generoso seno per il viaggio,
allora, allora sappiate
che mi unirò a voi, finalmente,
e il mio canto sarà così
il vostro canto; e la vostra bellezza,
sarà quella la mia salvezza.



Marianna Piani
Milano, 27 Giugno 2015
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