«La Poesia è Scienza, la Scienza è Poesia»

«Darkness cannot drive out darkness; only light can do that. Hate cannot drive out hate; only love can do that.» (Martin Luther King)

«Não sou nada. / Nunca sarei nada. / Não posso querer ser nada./ À parte isso, tenho em mim todos los sonhos do mundo» (Álvaro De Campo)

«A good poem is a contribution to reality. The world is never the same once a good poem has been added to it. A good poem helps to change the shape of the universe, helps to extend everyone's knowledge of himself and the world around him.» (Dylan Thomas)

«Ciò che premeva e che imparavo, è che in ogni caso non ci potesse mai essere poesia senza miracolo.» (Giuseppe Ungaretti)

sabato 13 febbraio 2016

Epifanie e Cosmogonie - 2



Amiche care, amici,

come promesso, ecco la seconda "stazione" della raccolta dedicata alle mie "radici", piantate in luoghi e momenti che cerco di restituire qui immagini e parole.


Il Colle di SanVito è il luogo dove ho vissuto tutta la mia infanzia. Si tratta di un quartiere un poco ai margini della Trieste più nota, quella centrale stretta attorno al colle di San Giusto, collocato nel quadrante sud-est della città, davanti alla baia di Muggia e con le prime propaggini istriane ben visibili dai piani più alti delle abitazioni, com'era la mia.

Una zona non molto affollata (specialmente a quei tempi) con molte aree verdi a giardino o piccolo parco. I giardini più vicini a casa (Piazzale Rosmini) dove più spesso mamma mi portava a giocare sono stati soggetto di alcune mie cosette, in passato. Il più vasto e strutturato parco di Sant'Andrea era una meta per me meno frequente, nel corso dell'anno, ma diveniva la preferita in estate (nei periodi per la verità non lunghi in cui eravamo in città piuttosto che in vacanza al mare oppure in montagna).
Inoltre, questi giardini sono forse la memoria personale più antica e remota, in quanto li ho frequentati di più nella primissima infanzia. Ho foto che mi ritraggono ancora nel passeggino, sopra lo sfondo di quegli alberi secolari e di quella passeggiata quieta, sotto il sole mite primaverile, o negli ultimi tepori dell'autunno. A anche quando la bora - in una giornata chiara- indugiava a zufolare tra i rami anchilosati di quei platani e di quei castagni centenari.

Per voi, amiche dilette e amici, questa mia foto d'album, in bianco e nero, se vorrete darci un'occhiata. Immaginatemi bambina, alta un metro, o forse meno, con un vestitino rosa e bianco, e nastrini tra i capelli. E già voglia di fuggire...

Con amore, vostra

M.P.




Passeggio Sant'Andrea, Trieste - Il piazzale




Epifanie e Cosmogonie


2

Giardini di Sant'Andrea



La balaustra in pietra del piazzale
che guarda verso lo scalo, ha colonnine
tutte eguali, in forma di bottiglia
appena un poco ingentilite
da un ghiribizzo in alto dove
poggia la trave orizzontale.

Dio quant'ero io piccina, allora,
se a pena giungevo al parapetto,
se quelle colonnette erano alte
solo poco meno di me stessa,
se i miei occhi erano grandi
come ciottoli d'ardesia!

Non vista, m'infilavo nell'interstizio
tra due colonne (un giorno scoprii
che una di esse pencolava,
e si scostava se la spingevo)
e mi perdevo a guardare
oltre il limite della strada.

V'era qualcosa che mi attirava
in quell'oltre, di là dalla scarpata
guarnita di trifoglio, un qualcosa
al di là della ferrovia,
oltrepassate con un solo balzo
le gru e le cataste dei container,

oltre la scia d'argento dei battelli,
oltre il profilo nero della costa,
oltre le nubi quasi magenta
all'orizzonte, oltre il mondo certo

verso l'incerto, oltre le rotte ultime
dei gabbiani, oltre, oltre il cuore.

Era quell'inconfondibile sapore
d'aria libera, spazio aperto.



Marianna Piani
Milano, 23 Giugno 2015

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