«La Poesia è Scienza, la Scienza è Poesia»

«Darkness cannot drive out darkness; only light can do that. Hate cannot drive out hate; only love can do that.» (Martin Luther King)

«Não sou nada. / Nunca sarei nada. / Não posso querer ser nada./ À parte isso, tenho em mim todos los sonhos do mundo» (Álvaro De Campo)

«A good poem is a contribution to reality. The world is never the same once a good poem has been added to it. A good poem helps to change the shape of the universe, helps to extend everyone's knowledge of himself and the world around him.» (Dylan Thomas)

«Ciò che premeva e che imparavo, è che in ogni caso non ci potesse mai essere poesia senza miracolo.» (Giuseppe Ungaretti)

sabato 23 luglio 2016

Il presente


Amiche care, amici,

questo è il racconto - e il ricordo indelebile - di un'avventura: il viaggio, la motocicletta, la libertà, la bellezza, la femminilità, la passione. Gli ingredienti di un sogno cui è per me mpossibile credere, e ancor più resistere.


Ci ritorno spesso, con la mente e con il cuore, e con la scrittura che ne scaturisce spontanea e inevitabile, poiché anche se una coincidenza astrale così irresistibile ed assoluta può capitare forse una volta sola nella vita, possiamo ritrovarla intatta nella nostra memoria, nei nostri sogni, e riviverla mille volte, nella nostra immaginazione.
L'importante è averla vissuta, l'importante è, al momento in cui si è presentata, non averla sfuggita, non avervi rinunciato, per timore, per convenienza, per senso di colpa, per abitudine, per pigrizia, per timidezza.


La malinconia, la nostalgia di un dolce, meraviglioso ricordo sono buone compagne di viaggio, che potranno accompagnarci per sempre, nel nostro itinerario, quale sia.
Il rimpianto per una rinuncia giustificata solo da ragioni di viltà è un pessimo, ingombrante, invadente passeggero, che può renderci spiacevole tutto il percorso che ci rimane ancora da compiere.

Vi lascio alla lettura, dilette amiche e amici, come sempre, apertamente e liberamente, con amore.

M.P.




Il presente


Non ho più indugiato:
sono balzata sulla sella
le ho stretto le braccia ai fianchi,
aderendo il petto
alla sua schiena bella
e diritta, e franca,
e in uno scalpitìo fremente
di valvole e di camme
(un suono pieno, tondo,
armonico come quello
d'un antico organo di chiesa)
con la spinta in progressione
dei centoquindici cavalli
che ci rendeva lievi e fragili
come farfalle,
siamo precipitate sulla strada
come giù dall'orlo di un abisso.

Lei portava la sua fiera
con destrezza, imperio e grazia,
e forse anche per questo io sentivo
di volerla in modo folle,
sconfinato, certamente allora
assai più della mia vita:
quei centotrenta sul quadrante,
su quella strada ignota,
deserta e protetta solo
da una lieve stola di foschia,
appena alla soglia dell'aurora,
non erano un cimento,
non erano neanche una follia:
era inutile ogni ragione,
superfluo ogni coraggio,
bastava lasciarsi andare
senza pensare ad altro
che a quel preciso
fuggitivo istante,
proprio come quando s'ama
non conta quel ch'è stato,
o che sarà domani,
conta solo ciò che siamo,
e soffriamo proprio ora, adesso.
Conta solo ciò ch'è presente,
fosse effimero o immanente.

* * *

Quando fummo giunte
non so nemmeno dove,
e non rammento come,
dopo due o tre ore
o forse più di corsa
vertiginosa e senza sosta,
con nelle orecchie
e nelle ginocchia ancora
la vibrazione incessante
del trecilindri di alluminio,
quasi senza fiato, d'improvviso,
fummo al letto mio,
che ci attendeva già da tempo

immemorabile,
e in un momento,
quasi per lo slancio stesso
di quel viaggio, senza sforzo,
grevi e lievi come due frecce
scagliate dal vigoroso strappo
di un preciso arco,
senza dire una parola
o emettere un sospiro solo
ci gettammo tra le braccia
una dell'altra.

E consumammo così assieme
il nostro mirabile presente.



Marianna Piani
Milano, 12-24 Novembre 2015

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