«La Poesia è Scienza, la Scienza è Poesia»

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«Não sou nada. / Nunca sarei nada. / Não posso querer ser nada./ À parte isso, tenho em mim todos los sonhos do mundo» (Álvaro De Campo)

«A good poem is a contribution to reality. The world is never the same once a good poem has been added to it. A good poem helps to change the shape of the universe, helps to extend everyone's knowledge of himself and the world around him.» (Dylan Thomas)

«Ciò che premeva e che imparavo, è che in ogni caso non ci potesse mai essere poesia senza miracolo.» (Giuseppe Ungaretti)

mercoledì 20 luglio 2016

L'ordine naturale



Amiche care, amici,

mi chiedo a volte, come chiunque, quale è per me "l'ordine naturale": ciò che è giusto e sano nella mia vita, ciò per cui sarei nata, e invece, a mezza strada mi fu negato?
Quella che è una serena normalità, la quiete dolce di una famiglia, dei figli, un lavoro tranquillo, un quotidiano applicarsi alla vita come fanno mille e mille persone attorno a me?
Generata da una frase della mia compagna, una sera che discutavamo del nostro futuro, è una composizione a limite della confessione, questa, narrativa e discorsiva. Ho scelto una struttura metrica quasi completamente aperta e libera, vagamente di canzone, e un verso piano, dialogico, quasi da lessico quotidiano, perché ciò che per me contava qui era la sincerità della parola. Nient'altro.


Amiche dilette, amici, grazie di cuore, come sempre, per la vostra presenza, che mi consola e incoraggia.
Con amore
 

M.P.





L'ordine naturale


Dimmelo tu, qual è
l'ordine naturale delle cose:
una certa giovinezza, una casa
non lussuosa, che sia bella,
un lavoro di qualche soddisfazione,
un uomo buono, davvero innamorato
accanto, bimbi sani da allevare,
non ricchezza, ma qualche agiatezza
e tempo per poterne godere,
che so, viaggiare, andare a sciare,
coltivare una passione con il cuore,
o un proprio giardino fiorito di rose.

Dimmelo tu, perché
tutto questo dalla vita m'è stato
a un tratto del tutto negato?
Pure la ebbi una famiglia, una casa,
dolci anni in cui nulla sapevo
di felicità o disperazione, perché
la felicità umile e quieta
era data, era scontata.
Poi, un Destino alacre
e troppo geloso, oppure -
per chi ha fede - un Dio acre
e tignoso, ecco, molto mi ha tolto.

Fui fortunata a nascere donna,
nome che ha in sè la radice
del dono, e insieme, la maestà
del dominare: domina, donna,
donare vita, dominare bellezza.
E la bellezza mi fu sì concessa,
ma non così il dono di dare vita.
Dimmelo tu, dunque, a che pro
esibire bellezza se questo dio
ironico, beffardo non mi concesse
di donare vita al mondo,
se non su qualche foglio?

Scombinati brogliacci surrogati di vita,
nient'altro, e io, lacerto di donna
inetta a ciò cui ogni femmina
degna è chiamata, inetta
al mio unico ruolo in natura.
Pateticamente mi consolo
partorendo con travaglio parole:
qualche flebile ombra di grazia...
Ora, se puoi, dimmelo tu,
amata mia cara, dimmi dunque: quale
sarebbe per me ciò che tu chiami
"l'ordine naturale delle cose"?

E dimmi ancora,
se non fosse per questo tormento
li avrei mai fabbricati
questi miei effimeri fiori di carta velina?
Non sarebbe stato cento, mille volte
preferibile un giorno, un solo minuto
autentico e vero contro le mille e mille
parole tracciate su queste pagine
lise, destinate soltanto al vento?
Un singolo giorno sospeso sopra il vuoto,
è il "corso naturale delle cose"?
Ma tu infine - amor mio -

saresti allora rimasta, con me?



Marianna Piani
5 Novembre 2015
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2 commenti:

  1. L'ordine naturale delle cose! Non esiste, esiste solo il disordine naturale cose, che l'uomo arrogante disfa a suo piacimento ed interesse, per imporre il suo ordine innaturale.

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    1. È vero Rosanna!

      L'ordine come frutto dell'arroganza, della Hybris dell'Uomo, dell'assurdo - innaturale, appunto - bisogno di presumere ed arrogare il potere, di avere il "controllo" del mondo, in primis sopra gli altri uomini. Noi donne da millenni siamo dalla parte dei dominati, certo senza volerlo, anche senza saperlo, e forse per questo siamo più "naturali" e naturalmente refrattarie all'ordine. A quell'ordine, intendo (possiamo essere nella vita ordinatissime e sciammannate allo stesso tempo, come lo sono io)

      Parlando invece di Poesia, l'argomento che ci più ci unisce ed appassiona: è interessante osservare come esso sia il territorio dove maggiormente di attua il nostro tentativo di trovare un "ordine naturale" condiviso e nello stesso istante lo si rompe, lo si distrugge, per aprire le porte all'innovazione, alla creazione.
      La creazione, e anche di questo noi donne sappiamo qualcosa, è un travaglio, anche estremamente doloroso, per mettere in gioco noi stessi, e spezzare il giogo della conservazione; negare l'ordine, insomma, che è per definizione immobilità.
      Perché la nascita, paradossalmente, non è "continuità", non è perpetuazione di sé, è la massima discontinuità, una catastrofe gioiosa, l'unica che ci può dare speranza.
      E questo è il motivo di fondo, amica mia cara, per cui io, incapace di creare vita, sono e rimango prigioniera della disperazione.

      Un caro, forte abbraccio, grazie per essere con me.

      Marianna

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